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Testo e sessualità

Giancarlo Calciolari
(18.02.2014)

Come stabilire un testo? E’ quello che ha fatto Jacques-Alain Miller con il testo di Jacques Lacan? Le texte établi. La questione chiusa è ontologica: le cose che appaiono sono soppiantate da quelle che non si vedono e richiedono la fede, secondo Paolo. Le cose sono sovrastate e sottostate. Episteme e sub stantia sono i due strati delle cose stabilite e stabili, nell’isola della coerenza, della consistenza, della compattezza, della decidibilità, della completezza. L’episteme sta già sopra e quindi non c’è nulla sopra il sopra, ecco perché sopra due più due fa quattro Jacques-Alain Miller non mette né Lacan né Dio.

La stabilità dell’equilibrio toglie l’equità: è il regno dell’iniquo e del narcisismo delle piccole differenze. Il minimo modo possibile di approccio al fallo senza rimanerne terrificati, ma scottati tutta la vita. Marcati a fuoco. Il marchio genealogico, anche della stabilità della gerarchia.

La stabilità, anche dell’oggetto e del tempo, non evita per altro il terremoto e il maremoto, la sensazione del parricidio e la sensazione della sessualità. Per cui non c’è isola blindata contro la contraddizione.

John Nash ha offerto un punto di equilibrio nei giochi non cooperativi e il mondo economico e finanziario, che è anche quello della guerra e della pace, lo ha premiato con il Nobel per l’economia. E non si tratta della finanza come istanza di conclusione delle cose che si fanno: è spronato il principio dello stallo, l’altro nome del principio di equilibrio, per mantenere le guerre e la pace come loro sospensione.

Quando è ricercato l’accumulo dell’equivalente generale dei valori: nessuna istanza delle cose che si cercano. Nessuna economia, nessun altrove del labirinto, che anche placcato oro è sempre un tunnel o un buco. Traumatismo del buco per Lacan (troumatisme).

Nella Nuova serie di lezioni introduttive della psicanalisi, lezione XXXIII, Die Weiblichkeit, 1932, Freud dice: “Noi abbiamo chiamato libido la forza pulsionale della vita sessuale. La vita sessuale è dominata dalla polarità maschile-femminile. Va da sé esaminare il rapporto della libido con questi opposti. Non sorprenderebbe se risultasse che a ogni sessualità corrisponda la sua particolare libido. C’è una sola libido [maschile], che viene messa al servizio sia della funzione sessuale maschile sia di quella femminile; se vogliamo chiamarla ‘maschile’, seguendo la convenzionale equiparazione fra attività e mascolinità, non possiamo dimenticare però che essa rappresenta anche tendenze con mete passive”. Per Freud: attivo-passivo e maschile-femminile sono parte della sua assiologia. Valgono. Come gli assiomi della matematica sono indimostrabili, esistenziali, impredicativi, inconstruibili (e quindi non c’è filosofia che possa decostruirli). Fanno parte del costo ontologico da pagare per Quine. La libbra di carne del Mercante di Venezia di Shakespeare, che paga il costo ontologico di un nome d’arte e si accontenta e per questo gode.

L’esperienza insegna che ciascun elemento linguistico entra nella parola come significante, come nome e come altro dal nome e dal significante. Ciascun elemento procede dalla questione aperta e per questo entra anche nell’analisi, che non è solo logica ma anche pragmatica. Quindi possiamo leggere sia gli opposti maschile-femminile (caso di secondità per Peirce) sia ciascun termine, e questo senza restare nella primità della qualità delle sensazioni, che fa valere il principio del narcisismo delle piccole differenze, ma confrontandosi con la terzità, la struttura stessa del simbolo, del segno, persino dell’uomo come segno. Non basta l’oggetto e il representamen (come nelle tesi reattive e relazionali del maschile-femminile, che comprendono anche la guerra tra i sessi): occorre l’interpretante. La conclusione dell’argomento come interpretante e non come significato, per altro già dato nelle premesse. Intepretante è il punto di distrazione, lo specchio, che non permette le specularità sociali, ossia non permette la formalizzazione del carnevale. “Maschile e femminile attengono alla maschera”, scrive Armando Verdiglione (15). La maschera non è né oggetto né representamen (né rappresentazione) né interpretante. È la marcatura inindossabile della differenza sessuale nella sembianza. Differenza sessuale che è linguistica e non differenza genetica o di genere dei sessi. È carnevale buffo quello di certa teoria dei gender studies che arriva a cinque sessi ordinali.

La divisione convenzionale tra attivo-passivo e tra maschile-femminile è un corollario del principio fallico come principio di divisione delle cose. Principio gerarchico, anche nella forma dell’elogio della debolezza. Accettando e parzialmente teorizzando il primato del fallo, Freud s’imbatte in una divisione che è addirittura un fondo roccioso della psicanalisi, quello tra protesta virile e invidia del pene. E in questo è comandato dalla mano invisibile del fallo. I paradossi provengono dall’assunzione dei postulati, presi come assiomi.
I postulati comandano le sensazioni e solo la loro analisi dissipa il cerchio magico e ipnotico che ognuno, secondo Freud, si forgia con le proprie mani, fatte a immagine della mano invisibile e dei suoi turbamenti. Le tentazioni del mondo.

Sulla stessa questione, scrive Verdiglione che “Lacan se la cava in maniera formidabile in linea con Aristotele: c’è una sola funzione, la funzione fallica, e è la funzione di morte, ben distribuita fra maschile e femminile” (15).

Altre parti nel testo di Freud contraddicono il mantenimento del primato del fallo. Pulsione sessuale e pulsione di morte sono modi del due, dell’apertura e l’economia dell’uno, del primato dell’uno risulta impossibile. Il principio di unità punta all’idea di bene. Non dovrebbe invece puntare all’astrazione intellettuale, all’ipotesi nuova,come Peirce chiama l’ipotesi abduttiva.

La sillogistica bandisce la tripartizione del segno. E l’equilibrio stabilito è concreto, in tutta la sua circolarità. È l’incantesimo. Il cerchio magico e ipnotico.

La sospensione del principio del circolo vizioso richiede il processo intellettuale verso la legge e verso l’etica. Questione di narrazione, di compimento nella clinica. “Ciò che si piega è ciò che si fa”, scrive Verdiglione, non lontano dalla massima del pragmatismo formulata da Peirce.


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19.05.2017