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Leggere, scrivere, parlare

Giancarlo Calciolari
(18.02.2014)

“In seguito Lacan dedogmatizza Freud, poiché Freud è lo scritto, e Lacan parla Freud”

(Jean-Michel Vappereau, Lacan e la topologia, Transfinito, p. 46)



Racconta lo psicanalista e matematico Jean-Michel Vappereau che Lacan era sorpreso da Kojève (tra l’altro nipote di Kandinsky e amico e interlocutore di Jacob Taubes), perché dedogmatizzava Hegel, ovvero lo parlava. E è questo che si trova a fare con Freud: lo parla. Se rispettasse Freud non lo parlerebbe e sarebbe parlato da Freud. Ogni freudiano, ogni lacaniano, è esposto a questo pericolo d’essere la marionetta vocale di Freud, di Lacan, di chi li mette in posizione di maestro teologico-politico, in posizione di quel sovrano che decide nello stato di emergenza. Lo stato di assedio del primato del fallo. Occorre precisare che “essere parlato da Freud” non ha nulla a che vedere con Freud e con il suo testo. Il Freud che il freudiano parla e da cui è parlato è fatto a immagine e somiglianza del freudiano delegante. Colui che è parlato da Freud sa che il suo Freud è un dio ridicolo, e che lui ne sa una più del diavolo, ma decide di non sorpassarlo, come fa Lacan con Freud, che lo annota negli Scritti.

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Opera di Christiane Apprieux

Come leggere. Come scrivere, come parlare. Dalla dislessia all’agrafia alla balbuzie: le cose non sono facili. Lacan diceva nel seminario L’identificazione: “È per questo che mia figlia e io viviamo in manicomio”.
Nessuno sa come leggere, come scrivere, come parlare. La pedagogia più che esercitare le capacità e mettere in gioco i talenti di ciascuno, è l’orpello per nascondere l’incapacità, come ha insegnato rispetto alla logica Peirce. E il garante non c’è. In nome del nome è feticcio. Il fallo è feticcio. Il feticismo è generale e non investe solo le merci e le donne equiparate alle merci.

La sua significazione è l’imbroglio dell’inconscio strutturato come un linguaggio. Non l’imbroglio soggettivo di Lacan, ma l’imbroglio in cui Lacan si trova e che talvolta nomina come “un certain ordre rotatoire”. La significazione richiede l’incognita, la variabile, per darsi come significazione del cognito, del già scritto. Nelle tentazioni di Gesù, Satana dice: sta scritto, come poi dirà Lacan nella Trosième, conferenza di Roma.

Se la significazione è del fallo (Lacan si spinge sino a dire che non c’è nessun altra significazione): leggere, scrivere, parlare significano. Ovvero sono già significate dalla serie delle disgiunzioni esclusive che a grappolo costituiscono la gerarchia della società e del soggetto.

Ora le risposte al come leggere, al come scrivere e al come parlare sono soggette alla stessa disgiunzione esclusiva che crea i suoi inclusi e i suoi esclusi. La psicopatologia della lettura, della scrittura e del parlare trae qui la sua ragione sufficiente per un secondo controllo che dovrebbe essere riuscito dopo il primo fallimentare. Rimane che neanche gli inclusi hanno trovato la via della parola originaria, ma solamente applicano il protocollo che si sono dati come deleganti per creare un delegato superiore che comanda come un dio.

Leggere, scrivere e parlare sono indelegabili. Chi non si espone alla lettura, alla scrittura e alla narrazione viene governato dalla sua non lettura, dalla sua non scrittura e dalla sua assenza di narrazione. E’ letto, scritto e parlato dalla famiglia e dalla società. I maschi passano il tempo a protestare virilmente contro il tiranno e le femmine invidiando il fallo del potere sono prese in altre coazioni.
Chi non si attiene alle appartenenze gerarchiche e procede dall’apertura si trova in un suo modo singolare di leggere, scrivere e parlare. Facendo, non rinunciando al passo e al piede del tempo, non rispettando i protocolli istituzionali di come correttamente leggere, scrivere, parlare. Chi si trova in questa altra via rispetto alla circolarità del viaggio comune è accusato appunto di non attenersi ai protocolli sociali, è indagato nella sua formazione culturale, è inquisito per misconoscimento sistematico del sapere di gruppo… Mentre non è indagata l’arte la cultura e la scienza (pressoché inesistenti) di chi appartiene e mostra di appartenere a qualche istituzione socialmente corretta. E’ inquisito l’analista laico e prospera lo psicoterapeuta a indirizzo psicanalitico, che è un ossimoro. La psicanalisi non fornisce indirizzi psicanalitici.

Questo non riguarda “solo” gli psicanalisti ma i ricercatori nei vari settori. I migliori matematici non hanno avuto la vita facile dei peggiori al potere. Era il caso di Cantor e di Godel, e lo è ancora oggi con il caso di Grothendieck. E non citiamo i “peggiori”.

Lacan parla Freud e quando è parlato da Freud è perché si attiene a dei postulati, come quello dell’unica libido fallica. Ma la sua analisi prosegue in direzione della qualità. Scrive in Ancora parlando a un pubblico di analisti:
“Nel vostro discorso analitico voi supponete che il soggetto dell’inconscio sappia leggere. È solo questo, la vostra storia dell’inconscio. Non solo supponete che sappia leggere, ma supponete che possa imparare a leggere. Solo che quel che gli insegnate a leggere non ha assolutamente niente a che fare, in nessun caso, con ciò che potete scriverne”. E “si tratta di leggere—che cosa? – nient’altro che gli effetti di questi dire”. Questa lettura spetta a ciascuno, anche malgrado Lacan, anche contro Lacan.

Nessuna polemica con gli integrati e con gli apocalittici, e non solo quelli legati a Lacan. La guerra intellettuale è in direzione della qualità e non contro la rappresentazione dell’Altro nel nemico. L’Altro è anche l’altro tempo del leggere, dello scrivere e del parlare senza più attenersi al primato del fallo, al principio disgiuntivo esclusivo, gerarchico. L’itinerario va dal latte al miele. Le ceneri restano una prerogativa del tentativo di imperio sulla vita.


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19.05.2017