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"Nel Nome della Madre, della Figlia e... della Spirita Santa" di Paola Zaretti

Giancarlo Calciolari
(16.10.2013)

Paola Zaretti s’interroga sul futuro del femminismo, della psicanalisi e della politica, in particolare della politica delle donne. L’epoca pare aver separato definitivamente queste tre istanze intellettuali e di vita originaria, per mantere la supremazia di un impianto sociale di dominio, dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna, che appunto non tollera la vita e che nello specifico dell’indagine di Paola Zaretti procede dalla negazione del femminile, come aveva anche constatato Freud in uno dei suoi ultimi scritti, Analisi terminata e analisi interminabile, ripreso appunto nell’elaborazione in atto nel libro Nel nome della Madre, della Figlia e… della Spirita Santa. Femminismo e psicanalisi (Confine, 2013, pp. 152, € 10).

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Opera di Hiko Yoshitaka

La negazione del femminile ha due nomi nello scritto citato di Freud: protesta virile nel caso dell’uomo e invidia del pene (penisneid) nel caso della donna. Occorre notare tra l’altro come ci siano rari scritti sulla protesta virile e invece esista una biografia interminabile sull’invidia del pene. Il modo della risposta alla notazione di Freud decide delle sorti della psicanalisi e del femminismo.
L’invidia del pene trova la sua messa in scena per eccellenza nell’isteria, sin dalla teatralizzazione che ne hanno dato le pazienti di Charcot. Per altro la neutralizzazione dell’isteria, rilevata da più ambiti della psicanalisi, mira anche a rincantuzzare l’irruzione delle donne nella scena civile dell’occidente.

Per leggere l’attuale occorre riprendere il filo delle acquisizioni della battaglia intellettuale che ha per nome “femminismo”. E la posta in gioco del dibattito in Italia, che ha portato all’egemonia del pensiero della differenza, richiede di riprendere il confronto sulla questione dell’isteria che c’è stato tra due delle voci più importanti del femminismo italiano: Angela Putino e Luisa Muraro.
Paola Zaretti con il suo libro riapre l’archivio: non accetta il mal d’archivio, come lo chiamava Jacques Derrida, e scrive in un’onda singolare in cui tornano in gioco i testi delle due autrici, oggi pressoché introvabili. Si tratta di La posizione isterica e la necessità della mediazione (1993) di Luisa Muraro e di Amiche mie isteriche (1998) di Angela Putino. Testi che sarebbe il caso di ripubblicare. È questa anche la ragione della struttura del libro molto ricca di citazioni tratte dai due testi, ma anche da altri scritti di autrici che erano intervenute in questo dibattito. Per un altro aspetto importante il libro è un omaggio a Angela Putino, scomparsa nel gennaio del 2007.

Paola Zaretti rimette in discussione la via politica di risposta alla questione isterica, che nell’approccio di Luisa Muraro rappresenterebbe una vera e propria cura, quindi sostitutiva anche della pratica analitica. E i termini della prima non chiusura del dossier sull’isteria vengono dal testo di Angela Putino che non dà per acquisita l’assunzione dell’isteria nel pensiero femminista. Curioso per altro come il fantasma isterico (altro non è che un tentativo di padronanza e di controllo sulla vita, un tentativo di edificare una “copia”, tale è l’etimo di fantasma) non sia attraversato né da Angela Putino né da Luisa Muraro, e questo secondo caso nonostante l’autrice si rubrichi dalla parte delle isteriche.

In termini filosofici si scontrano una filosofia del divenire e un’ontologia fondamentale, giunta a chiamarsi “ordine simbolico della madre”, entrambe forse non affermate nel modo preciso in cui lo riscontriamo.
A lato del libro di Paola Zaretti, e lungo la sua lettura, e quella dei testi che gentilmente ci ha messo a disposizione, si potrebbero anche valutare le convocazioni in causa di autrici e autori per intenderne l’influenza. Come quella positiva di Virgilio, dichiarata da Dante, o come quella negativa di Hegel per Carla Lonzi. E si tratta di influenze che non determinano. In tal senso, Angela Putino forgia alcuni dei suoi strumenti linguistici nelle officine di Gilles Deleuze e di Michel Foucault, mentre alcuni importanti materiali del viaggio li trova in Virginia Woolf e in Simone Weil.

La questione di Paola Zaretti rispetto alla psicanalisi è quella di quale intervento nel caso dell’isteria. Né la medicalizzazione né la psicologizzazione e neanche la riproposizione della cura psicanalitica? Perché neanche quest’ultima? Perché si tratta della cura della psicanalisi dei padri o in altri termini della psicanalisi che non rinuncia all’impianto del primato del fallo, di un solo sesso, di una sola libido, come ha teorizzato prima Freud e come ha radicalizzato poi Lacan. Rare sono le psicanaliste che leggono il primato del fallo come fantasma e non come struttura fondamentale. Quello che annota Paola Zaretti rispetto alle analisi che comportò parte del femminismo quando considerò conclusa l’autocoscienza e la pratica dell’inconscio è che nella più parte dei casi c’è stata una felicità privata che non ha più avuto risvolti politici, pubblici. E annota anche che il femminismo teorizzato da Luisa Muraro, a partire da Luce Irigaray, non ha portato una trasformazione della psicanalisi, ma solo la sua ripresa filosofica.

Quanto all’essenziale del lavoro di Paola Zaretti, dopo aver riaperto l’archivio del femminismo italiano, e avere ridato la priorità di lettura alla lezione di Angela Putino, c’è l’acquisizione che l’ordine simbolico della madre, teorizzato da Luisa Muraro, sia una nicchia che richiede lo stesso impianto fallico che contesta. Due ordini (o più) al posto di uno non intaccano il sistema ordinale, che produce esclusioni, come quella di Lacan, di Irigaray, di Putino…
Dal testo emerge l’istanza di un’altra psicanalisi, in cui ciascuno/a sia in condizione di affrontare il viaggio intellettuale senza pagare dazi a nessun ordine. Una psicanalisi che non può esistere in quanto tale ma nell’atto di ciascuno/a psicanalista. Qual è la traccia di questa altra psicanalisi? Che nemmeno una briciola del fantasma possa intervenire come prescrizione. La prescrizione e la proscrizione sono infatti i modi di riproduzione dell’impianto gerarchico.
Emerge anche l’istanza di un altro femminismo. E il libro di Paola Zaretti ne è un contributo.

Paola Zaretti, Nel nome della Madre, della Figlia e… della Spirita Santa. Femminismo e psicanalisi, Confine, 2013, pp. 152, € 10.


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