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"Dossier Freud" di Mikkel Borch-Jacobsen e Sonu Shamadasani

Giancarlo Calciolari
(17.09.2013)

Per Mikkel Borch-Jacobsen e Sonu Shamadasani, Dossier Freud. L’invenzione della leggenda psicoanalitica, (Bollati-Boringhieri, 2013, pp. 309, € 35) la psicanalisi per oltre un secolo ha intessuto la grandiosa leggenda di se stessa e in un documentatissimo saggio-inchiesta ne forniscono le prove, al punto che dissolta la leggenda con la ricostruzione storica, sempre parziale per via dell’accesso limitato agli archivi di Freud, non resta niente. Nessun testo, nessuna istanza intellettuale, nessuna invenzione… Per questi nullisti della psicanalisi, più che negazionisti, ci sarebbero solo delle leggende differenti nel supermarket mondiale delle psicoterapie. Questa teoria ingenua, relativissima, non è esplorata, anche perché suppone che l’approccio storico, e in effetti storicistico, degli autori sia esso pure un pseudo canovaccio culturale in concorrenza alla fiera teologicopolitica per i vantaggi secondari del posto gerarchico, in particolare universitario e poi mediatico.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Leggiamo da quasi vent’anni i testi di Mikkel Borch-Jacobsen, disperatamente rivale di Freud, quasi che da bambino, in un mondo parallelo dal tempo sincretico, si fosse bisticciato con Freud e ne avesse prese così tante da essere oggi uno dei suoi maggiori detrattori. E’ ovvio tra l’altro che i detrattori di Freud sopravvivono solo in quanto detrattori, ossia devono la loro carriera a Freud, che in questo caso sarebbe un autore teoricamente vuoto, che non avrebbe lasciato se non una traccia falsa, leggendaria, costruita sulla menzogna e sulla chiusura degli archivi ai ricercatori.
Leggiamo dalla “coda” e dal “codex” del Dossier Freud : “Si potrebbe dire che questa [la psicanalisi], in un certo senso, non esiste più – o piuttosto, non è mai esistita”. Proseguiamo nella lettura della conclusione e della profezia negativa che in effetti è in atto: “Stiamo per assistere con i nostri occhi all’eliminazione della leggenda freudiana, e con essa della psicanalisi, per fare spazio ad altre mode culturali, altre modalità d’interazione terapeutica”. La psicanalisi ridotta, anzi eliminata, come moda culturale è il modo in cui la psicanalisi – non ancora eliminata – si suicida. E si autoelimina quando è ridotta a terapeutica, ossia a psicoterapia. Impossibile la distinzione tra psicanalisi e psicoterapia per Borch-Jacobsen, Shamadasani e per la società dello spettacolo che possiede i suoi migliori schiavi tra l’intellighenzia in particolare universitaria.
Mikkel Borch-Jacobsen, storico che insegna francese e letteratura comparata all’University of Washington di Seattle, per la sua battaglia contro la leggenda freudiana, ossia contro Freud ridotto o eliminato a leggenda, ha trovato sinora molti compagni di strada: dalle edizioni Syntelabo, ovvero un laboratorio farmaceutico anche di psicofarmaci, ovviamente schierato contro Freud, ai cognitivisti e ai comportamentisti (che sono oggi la leggenda che ha sostituito quella freudiana) del Libro nero della psicanalisi, di cui è un redattore, e colpo gobbo in Italia approda con Dossier Freud alle edizioni Bollati-Boringhieri, apparentemente il tempio editoriale di Freud perché a tuttoggi pubblicano l’edizione italiana delle opere di Freud. Ma per l’appunto il marketing del Dossier Freud poggia sul marchio Freud e non sul marchio Borch-Jacobsen e Shamadasani. Il coautore è storico e insegna al Centre for the History of Psychological Disciplines dello University College di Londra. Shamadasani promuove la nuova edizione storico-critica delle opere di Jung. Pare che il marketing di Sono Shamadasani poggi quindi in particolare su Jung.
Sin dal suo debutto con Hypnoses nel 1994, scritto in collaborazione con Eric Michaud e il filosofo Jean-Luc Nancy, Mikkel Borch-Jacobsen ricerca nei documenti storici gli elementi di convalida della sua non-lettura freudiana. E per questa ragione ha ricercato e ricerca sui testi editi e inediti degli archivi freudiani. L’altro archivio che sta costituendo della leggenda freudiana è conteso al modo di costituzione degli archivi freudiani depositati alla Library of Congress di Washington, che Anna Freud ha praticamente secretato per molto tempo. In questo gli autori del Dossier Freud sono precisi e affermano documenti alla mano che gli archivi di Freud sono stati fatti in modo da non essere accessibili. Il mal d’archivio riguarda anche quelli del ex KGB, quelli di Vichy, quelli del Vaticano e tanti altri.
La precisione degli autori è una costante del libro e della loro ricerca storica. Oggi il Dossier Freud è un eccellente archivio della psicanalisi e della sua storia, in mancanza dell’apertura degli archivi freudiani che sono parzialmente aperti solo a rari ricercatori psicanaliticamente e freudianamente corretti. Che poi non condividiamo la lettura che gli autori fanno dei materiali d’archivio non toglie che siano proprio Mikkel Borch-Jacobsen e Sono Shamadasani ai quali dobbiamo un’estensione del controllatissimo archivio freudiano. Resta che leggere Sigmund Freud e anche Anna Freud sia un’altra cosa, in cui la leggenda freudiana sia il pregiudizio a disposizione per cominciare la nostra lettura, come insegna Peirce, che non ha ancora avuto la sua leggenda ed è meglio che non l’abbia.
La cosa si ripete anche in altri ambiti storici. La psicanalista e matematica Natalie Charraud ha avuto accesso agli archivi del matematico Georg Cantor e il suo libro costituisce oggi l’archivio cantoriano a disposizione dei lettori. Quanto alla sua lettura lacano-milleriana del caso Cantor e del suo archivio ha un interesse non rispetto a Cantor ma rispetto al caso intellettuale di Natalie Charraud. Il suo Cantor è fatto a immagine e somiglianza della creatura fantastica che serve ai suoi scopi. Leggere Cantor, come leggere Freud, è infinitamente più difficile e anche per un altro aspetto più semplice, che presumere di leggere un personaggio che non è creato dalla leggenda popolare messa in circolazione dalle élite ma è il delegato superiore creato di sana o mala pianta dal delegante. Il Freud di Borch-Jacobsen e di Shamadasani non esiste come non esiste quello della leggenda.
Il testo, la lezione e l’istanza intellettuale di Freud esistono e sono ciò contro cui i detrattori si esercitano. E oggi sono legione.
Appena un accenno di un’altra lettura del caso e dell’archivio Freud. I materiali d’archivio accumulati dagli autori permettono di leggere un aspetto importante del come Ernest Jones ha scritto la biografia di Freud. Unanimemente ha scritto la sua agiografia, un’immagine di Epinal della psicanalisi e del suo fondatore, un “santino”. L’epoca dell’uscita della biografia di Freud scritta da Jones è quella del massimo successo della psicanalisi, tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, gli anni messi in discussione da Jacques Lacan che trovava come Freud fosse ridotto (non ancora eliminato) dal freudismo e in particolare dall’anafreudismo. Il successo di Freud è dovuto alla sua eliminazione come nome e come autore. Il successo di Freud è senza Freud. Inquietante successo perché è come quello della psicoterapia sotto il Terzo Reich. Ovvero il successo di Freud è un altro successo della psicoterapia, della non lettura di Freud. Come del resto sarà il successo editoriale del Dossier Freud. In questo caso è dichiarato che non esiste nessun testo freudiano che non sia leggenda e nient’altro. La psicanalisi non è mai esistita. La conclusione stava nelle premesse leggendarie.
Nelle note a margine che non sfruttiamo per questa introduzione al libro di Borch-Jacobsen e di Shamadasani, abbiamo rilevato come la carrellata dei ritratti che vengono fatti di Freud sono da attribuire al contro-personaggio antileggendario creato come pessimo autoritratto degli autori del Dossier Freud. Persino l’emulazione mimetica del maestro appartiene non solo all’ambiente freudiano ma è una prerogativa del modello d’insegnamento universitario. E questo mimetismo degli autori partecipa a quello che impedisce loro di “leggere Freud”, di andare oltre l’impianto deduttivo e permettersi una catacresi, ossia un rilancio del loro itinerario che non può confinarsi alle esigenze del mercatino glocale universitario.
Eccellenti filosofi, come Gilles Deleuze e oggi Judith Butler, non arrivano a leggere Freud. Ridurre Freud alla filosofia è impossibile. E così ridurre Freud alla sua storia e a quella della psicanalisi è un’operazione impossibile. La ricerca storica universitaria manca proprio la ricerca. Manca la storia come ricerca. Perché ha già trovato ancora prima di cominciare: i postulati di partenza tornano come conclusioni. Non fanno una piega. E qui poggia anche la rigidità monotematica del libro. Non c’è traccia dell’aria che si trova nei testi di Tucidide, di Tacito e di Sallustio.
Quanto all’archivio freudiano che si trova in Dossier Freud, ne faremo una lettura dettagliata in un altro scritto, e per questo ringraziamo gli archivisti Mikkel Borch-Jacobsen e Sono Shamadasani.

Mikkel Borch-Jacobsen e Sonu Shamadasani, Dossier Freud. L’invenzione della leggenda psicoanalitica, Bollati-Boringhieri, pp. 309, € 35


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19.05.2017