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Chi sputa più sul primato del fallo? A proposito di Carla Lonzi

Giancarlo Calciolari
(9.09.2013)

La filosofia, ovvero quel pensiero che si formalizza tra il mito in Platone e il logos in Aristotele, e che sorge come supplemento e filia di una sapienza inattingibile, come anche l’erotica di Diotima (che era arte e scienza di vivere, senza dazi da pagare a quello che oggi si chiama erotismo), esclude lo zero, l’infinito, la contraddizione, la differenza, i poeti, le donne, i bambini, il barbaro… e ammette la non contraddizione, l’identità, il terzo come escluso, la serie dio-demone-uomo-animale-vegetale-minerale, la serie Atena-Afrodite-Era-Ecate, la serie Cloto-Lachesi-Atropo…

Il Nome, HaShem, il nome innominabile, diviene nominabile, blasfemia: Theos, Dio. Ha Shem non è il nome di Dio: è intraducibile con Dio.

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Opera di Hiko Yoshitaka, dettaglio

Il mito della caverna di Platone (che è un invito a immaginare) si formalizza come logica in Aristotele. Questo impianto, con infiniti aggiornamenti, e prima di questi, c’è in Paolo, proprio in quanto ellenizzato, che depredato da Hegel assurge a scienza della logica. La psicanalisi al suo cominciamento, ovvero Freud, s’imbatte nelle vestigia dell’impianto con totem e tabù, con l’animale totemico e le donne quali proprietà e possesso del padre, contese dai fratelli parricidi ancora prima che fratricidi. L’impianto del totem e tabù è quello dell’animale politico di Aristotele e della sua logica. In questa logica le donne vi figurano come impolitiche, irrazionali, supporto dell’impianto: vi circolano come merci (anche in Marx e in Lévi-Strauss).

Freud con la sua passione archeologica e geologica non identifica meglio il fondo roccioso dell’analisi (invidia del pene per le donne e protesta virile per gli uomini): è di fronte all’impianto del porco, al mulino a vento di Don Chisciotte, ma ci crede. L’impianto lo chiama primato del fallo. Il porco ha un sesso unico e lascia alla troia un godimento supplementare, di cui lei non ne sa nulla. E questo è Lacan, che lucida i sessi disegnati da Félicien Rops. Riformalizza dopo Aristotele la sessualità arrivando a scrivere le formule della sessuazione, mantenendo la pietra senza scandalo.

La cerimonia e la liturgia del liceo classico è il modo della riproduzione del primato del fallo. Taubes si era accorto che l’Occidente grecizzato è senza ebraismo. Di fronte a questo movimento di negazione dello zero, dell’uno, dell’Altro, Hegel è un post-algebrista di Aristotele e di Paolo. Eppure Sputiamo su Hegel di Carla Lonzi, scritto nel 1970, maturato prima del sessantotto e in particolare del sessantottismo (declinato con la logica hegeliana rovesciata di Marx) tuttoggi è un libro provocatorio, non solo nel titolo. Se Carla Lonzi avesse sparato più alto avrebbe scritto Sputiamo su Aristotele. E non c’è homo philosophicus che sia in condizione di scrivere Sputiamo su Paolo, anzi negli ultimi anni si è assistito a una ripresa di Paolo da parte dei filosofi pseudo rivoluzionari di sinistra, che oggi occupano lo spazio vuoto dei rivoluzionari di destra, egemoni con il fascismo e il nazismo.

Non abbiamo i termini dell’album linguistico e di immagini nel quale si situa il verbo “sputare” impiegato da Carla Lonzi. Non li abbiamo reperiti nel libro, uscito nel 1974 e segnalato dal nascente giornale “La Repubblica”. Lo sputo indica l’inassumibilità e l’inaccettabilità del posto dato alla donna dal sistema di Hegel. Non avendo letto nulla di Hegel all’epoca non abbiamo cercato di leggere il testo di Carla Lonzi, e poi forse ci siamo accontentati, nostro malgrado, di leggere il nome di Carla Lonzi nelle analisi (per lo più catalogazioni) del femminismo italiano. L’impianto hegeliano, anche quale nesso di copertura dell’impianto aristotelico, è per Carla Lonzi indegno nei confronti delle donne. Lo sdegno che non incrimina espresso nel titolo resta comunque una rarità anche oggi in cui il fallo di Hegel ancora riluce e semina.

Sei sono i testi della raccolta la cui ristampa indica un interesse rinnovato per la sua autrice: “Manifesto di rivolta femminile”, “Sputiamo su Hegel”, “Assenza della donna dai momenti celebrativi della manifestazione creativa maschile”, “Sessualità femminile e aborto”, “La donna clitoridea e la donna vaginale” e “Significato dell’autocoscienza nei gruppi femministi”. Le obiezioni di Carla Lonzi vanno contro il primato del fallo e si esprimono con i termini di un glossario che richiederebbe altra elaborazione. Nell’operazione non viene colta la lezione di Freud che rimane irriducibile ai suoi errori teorici e che avrebbe forse potuto fornire qualche altra arma intellettuale alla sua battaglia. Carla Lonzi narra cose nuove con un linguaggio che se non desueto era già datato nel momento della scrittura dei testi di Sputiamo su Hegel. L’onomatopia: il tentativo di situare il nome (di togliere l’innominabilità e l’anonimato del nome), che è anche lo specifico del contrappasso del cancro (ragione della sua morte prematura) ha richiesto a Carla Lonzi l’assunzione della falsa alternativa tra donna clitoridea e donna vaginale, che risultano pretesti per elaborare l’accettazione e la non accettazione del primato del fallo da parte delle donne. La partita è difficilissima anche oggi, in ragione della cancellazione sociale dell’isteria e del suo ragionamento. Rarissime sono le psicanaliste che mettono in discussione il primato del fallo da Freud a Lacan a Verdiglione, ben che quest’ultimo non mantenga assolutamente il primato del fallo nella teoria, ma nella pratica. Certamente, gli psicanalisti che mettono in discussione il primato del fallo sono ancora più rari delle psicanaliste. Gli altri intellettuali non capiscono nemmeno di cosa stiamo parlando.

Ecco lo stile aforistico di Carla Lonzi: “L’uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna ai livelli più alti” (5). “La donna non va definita in rapporto all’uomo”. “L’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione”… E’ una messa in discussione di ciascun dettaglio dell’esperienza. Carla Lonzi affronta questioni specifiche come la guerra, la competizione, la verginità, la nominazione, la differenza sessuale e tocca la questione delle questioni: “Dietro ogni ideologia noi intravediamo la gerarchia dei sessi”. La teologia politica quale giustificazione dell’esistente.

Gerarchia è termine teologico e mutuato come riflesso della credenza in una struttura divina di cui quella umana sarebbe il riflesso. La gerarchia è un effetto del primato del fallo, del principio d’autorità, del principio totemico. Rispetto a questo ordine ogni ideologia è compromessa, anche le ideologie libertarie, anarchiche o di estrema sinistra. Carla Lonzi attaccando Hegel mira a colpire la sinistra hegeliana, in particolare Marx, perché i marxisti, gli amici suoi più o meno violenti, le ingiungevano di aspettare la rivoluzione sociale prima di porre la questione femminile: “il marxismo ci ha venduto alla rivoluzione ipotetica” (10).

Hegel ha “giustificato nella metafisica ciò che era ingiusto e atroce nella vita della donna” (10). Il corollario nel “Manifesto di rivolta femminile” è: “Sputiamo su Hegel”, che ha fatto della donna un essere aggiuntivo, complementare a quello maschile. E rispetto al filosofo la sua annotazione non è mai stata fatta prima: “La Fenomenologia dello spirito è una fenomenologia dello spirito patriarcale” (20).

C’è anche la chiusura? “Comunichiamo solo con donne”(11). Per quanto l’epoca contemporanea sia quella della comunicazione totale, in effetti è rarissima la comunicazione originaria tra donne e uomini. La tentazione di limitare la comunicazione è solo l’indice di quanto sia latitante la tentazione dell’apertura intellettuale. Per quanto il testo di Carla Lonzi si indirizzi alle donne, si tratta di indicazioni che riguardano chi si attiene all’altra vita, quella da inventare, quella non convenzionale. Nessuna delega: “Non possiamo cedere ad altri la funzione di sommuovere l’ordinamento della struttura patriarcale” (15). Se poi questi altri sono uomini illustri, allora: “Indaghiamo sulla vita privata dei grandi uomini” (35). Per altro noi indaghiamo anche nella vita privata delle rare donne illustri.

Nessuno è sulla nostra pista di vanificazione del primato teologico-politico e ci pare di trovarci nella posizione di Peirce, che riteneva di avere un solo lettore, il correttore delle bozze dei suoi testi. Scriviamo nel malinteso estremo, senza la pretesa di perorare la causa delle donne o d’altri. Ci interroghiamo sull’originario e non solo sugli orpelli e i gadget della cultura dominante, che oggi si promuove come anti-dominante. Ci interroghiamo sul modo della divisione sociale anche nel suo aspetto di divisione sessuale. Anche sul tentativo di Carla Lonzi di distinguere tra un inconscio femminile e un inconscio maschile: “L’inconscio maschile è un ricettacolo di sangue e paura”. In questo caso si tratta del “conscio” maschile. E ci interroghiamo perché non apparteniamo a nessun gruppo, banda, clan o cappella. Ci interroghiamo perché non siamo nati con la camicia, perché non abbiamo le spalle coperte, perché siamo i figli di nessuno… Potevamo anche non uscire di pista dal protocollo sociale scritto per noi ancora prima della nostra nascita. Negli istituti tecnici non è insegnato Hegel e solitamente chi esce da queste scuole non tocca più un libro per tutta la vita, salvo qualche manuale tecnico. Ma volevamo leggere che cosa teorizzavano di noi le eminenze grigie o multicolor. E ci siamo trovati nella posizione minoritaria, la stessa imposta alle donne, ai neri, agli ebrei, agli omosessuali. Ma non accettiamo posizione che non sia nella sembianza, che non sia quindi un’immagine semovente e altra.

È una silhouette di questo tipo – che è un cifratipo e non uno stereotipo – che Carla Lonzi dà del suo caso intellettuale. E per questo non è neanche più questione di chiedersi quando le donne usciranno dall’Egitto della sessualità maschile: l’itinerario di Carla Lonzi si è svolto in assenza di questa credenza, nel senso anche che l’ha vanificata di passo in passo. Occorre lavorare ancora nel cantiere aperto da Carla Lonzi con il suo Sputiamo su Hegel. E queste note affioranti tornano a margine tra il sogno e la dimenticanza, e restano in quaderni inviolabili, in cui forse c’è molto di più di Sputiamo su Aristotele.

Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel, et al., pp. 130, € 8,00


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14.09.2017