Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

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Fulvio Caccia
Rain bird

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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TRANSFINITO International Webzine

Il maniero del dolore riflesso

Stefano Fiini
(27.08.2013)

L’esperienza sembra essere l’affluire di una moltitudine di rigagnoli che il destino fa piovere casualmente e poi confluire in un corso che ci trascina e in cui ci confondiamo. Penso spesso al senso dell’esistere e mi rendo sempre più conto che è racchiuso in piccole cose, in frammenti che a volte ci capitano come un sogno che si realizza o li cogliamo come un frutto impegnandoci a scalare un albero che sembra altissimo, in un forziere chiuso nel maniero dell’animo. Ci sei tu e per me sei totalmente da vivere, nei ritagli, nelle parentesi che via via apriamo e chiudiamo, ma non voglio altro... Sfioro le pagine dei miei libri, della mia biblioteca, che ho eletto a racconto di vita, vivo attraverso le parole e le esistenze di altri che mi hanno preceduto. Se erano innamorati vado a spulciare la parola che li ha resi completi, se erano feriti, la parola che li ha rasserenati, ma in tutti vedo il nulla, se si innamorano lo fanno per riempire una mancanza che avevano dentro, se si arrabbiano lo fanno per fuggire all’abisso che sta lì davanti a loro, se si creano nemici è solo per rendersi conto di dove sono e che forza hanno in sé. Mai nessuno che si innamori per annullarsi nell’altro, per svuotare il proprio animo e ogni desiderio e riempirlo della felicità di chi amano, per palpitare del piacere dell’altro e essere cosciente che la carne non è che un grezzo strumento per levigare la mente, per creare quel punto invisibile che lega due esistenze e che è così oggettivo e, al tempo stesso aleatorio, da essere vissuto da entrambi. Non importa il tempo, il luogo o l’occasione che lo faccia esperire quel punto; non importa neppure, paradossalmente, trovarlo, ma sapere che c’è, che completa e aiuta a sopportare ciò che ogni evento scalfisce in noi. Sapere che ci sono due labbra che pronunciano il mio nome come nessuno ha fatto, due labbra che scrivono, in soffi di voce, una storia che nessuno ha vissuto prima e la scrivono dentro, in posto recondito del corpo che continuamente pulsa e anela a quel impalpabile soffio. Due labbra che amano libere, senza giudizio, senza il tribunale della morale e condividono altre labbra, altri soffi, altri punti scritti nella linea della strada che percorrono. Addurre il bisogno d’amare altro, addurre la favola che l’amore non basta mai o che si eredita dal sangue di chi ha tradito un’idea, una sposa o una famiglia, è specchio dell’odio e della sentenza che vuole anche nell’atto sublime la colpa. Ma non vi è amore, non vi è peccato e colpa, solo lasciarsi andare nell’immagine che un sentimento cesella in noi. Nulla più, più nulla. Vivo in un solo attimo quello che altri vivono in un’intera vita e lo stesso attimo mi consuma in una delirante felicità. Le parole non bastano mai, sono lievi e imprecise, sono frecce senza punta e senza bersaglio, ma il silenzio, il silenzio che completa la parola, la fa librare oltre ogni siepe, ogni ostacolo, ogni muro; quel silenzio che arma le mani della voglia di fare, di cercare un contatto, di intrecciare altre mani e, dimentico, lascia incidere al tempo una via. Se penso al tuo viso non posso che immaginare uno specchio. Uno specchio che riflette ciò che vorrei essere ma che posso solo carezzare. Quale dolce sogno da vivere nell’abbandono di un risveglio.

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Hiko Yoshitaka, "La precisione", 2013, cifratipo, tecnica mista su carta

15/08/13

Stefano Fiini


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