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L’umanità in tempi bui : una lettura di Hannah Arendt

Stefano Fiini
(4.06.2013)

A Chiara S. , specchio nell’amicizia

L’ “umanità in tempi bui” ( Brecht) è identificata in quei periodi storici, assai frequenti, in cui alla politica si chiede di soddisfare solamente i bisogni minimi vitali degli individui e il mantenimento della libertà. In questi tempi emerge con forza l’idea di amicizia e gli elementi che la compongono: il piacere di stare insieme, l’esperienza che diviene racconto, il dialogo e la rappresentazione del mondo la condivisione della fatica e della gioia, la bellezza e la verità. Tutto ciò è indice della capacità dell’individuo di dare preminenza all’incontro e alla relazione rispetto all’obbedienza dell’autorità soverchiante e totalitaria. Il reale.

L’amicizia diviene quindi dispositivo di parola e di apertura verso l’altro.
Dispositivo, in quanto nel dialogo trova il terreno fertile per modellare un progetto che dia sicurezza, condivisione nel fare, arricchimento reciproco, e apertura , in quanto le emozioni e le passioni, positive o negative che siano, possano trovare un giudizio in un luogo e in un tempo dato per manifestarsi liberamente. L’immaginario.

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Hiko Yoshitaka, "La ferita", 2012, cifratipo, acrilico su carta

Amicizia, come del resto l’etimo di amore, comporta un sentimento puro che implica la caduta di qualsiasi maschera sociale, di qualsiasi finzione, lo spogliarsi ( a- mores) per rendersi conoscibili nella sincerità di una esistenza che è nel mondo, appartiene al mondo e come tale tramuta l’ideale nel reale, tramuta la verità tramandata e accettata in un sistema dato per la sicurezza di ognuno nella libertà di pensiero di ciascuno. Il simbolico.

Selbstdenken (il pensare da sé), concetto lessinghiano che la Arendt riprende e sottolinea, implica non solo l’utilizzo della facoltà di pensiero per formulare idee, ma implica l’azione. Non importa se le idee prodotte possono essere contraddittorie e stridenti tra loro ma basta che producano movimento, fare. L’azione diventa allora sinonimo di libertà : andare dove si vuole.

Azione e sentimenti, coesi nelle emozioni e nel dialogo diventano il cardine dell’amicizia. I sentimenti , per Lessing , diventano fasci di luce nel buio, come la collera che rivela il mondo, la speranza , in cui l’anima oltrepassa la realtà, la paura, in cui l’uomo indietreggia timoroso rispetto al mondo, il piacere che intensifica la realtà e verso il quale nessuna tragedia può farlo deragliare dal suo fine. Si oltrepassa, in questa formulazione, l’ideale stoico in cui un Io poteva bastare a se stesso, fuggendo dalla sofferenza e dalle passioni rifugiandosi in un microcosmo sordo e cieco, a favore di un Io,unico ma mai solo, che si riconosce nello specchio dell’Altro e che vive della ricchezza della libertà e dell’emozione. Un Io che ritorna a sé, ogni volta modificato, migliorato. Il transfer.

Per Lessing l’uomo che raggiunge il massimo livello di perfezione è quello più compassionevole. Colui che unisce la passione al fare, il giudizio all’etica, e in cui il dialogo umano si distingue dalla semplice conversazione o discussione per il fatto di essere intriso dal piacere che si prova per l’altra persona e per ciò che essa dice : “la gioia è loquace”.

Un uomo che racchiude in sé la compassione non appartiene allo spazio della città o dello stato: è apolide, abita ciascun spazio senza assumerlo . Dialoga con gli umiliati e gli offesi, coloro che hanno sulla pelle il segno del discernimento e che per questo si riconoscono nella speranza , ritirati in uno spazio interiore aperto dove l’invisibilità del pensare e l’afasia del dire non assumono e accettano la maschera della morte. Nell’amicizia il tempo perde la connotazione dello spazio, non è gestibile ma diventa vissuto, esperibile nel suo scorrere e leggero nella sua cadenza.

Essere amico nella fugacità di ogni attimo trascorso nell’unione della parola, in una distanza che si accorcia sempre più e in cui ogni riflesso del pensiero trova pace nell’ombra della vita, nel banchetto di pietanze amare che l’esistenza ci offre e nello sguardo schivo di chi sa già pronunciare l’empatia della luna, in un mozzicone di sigaretta che illude nella nube di fumo della speranza e in un sorriso celato. Quale altro cammino si può percorrere?

Stefano Fiini

2 giugno2013


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