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Considerazioni sulla questione della laicità di psicoanalisi

Nicola Rosti
(29.05.2013)

Dopo la conclusione della prima giornata di studi del convegno La formazione in atto dello psicoanalista tenutosi a Ravenna il 18 Maggio 2013 si ha la sensazione di trovarsi a un punto di svolta decisivo. La psicoanalisi si trova esposta alla condizionedi fronteggiare un vincolo e una possibilità, termini cari alle scienze della complessità. Tale condizione è forse dovuta alla necessità che la psicoanalisi applichi a sé stessa, forse per la prima volta, la sua propria struttura teorica, rivolgendo a sé medesima in quanto disciplina autonoma, la stesse questioni che essa rivolge quotidianamente ai suoi analizzanti e ai suoi pazienti?

Le domande in causa devono riguardarealmeno uno degliinterrogativi fondamentali, il cui esito risulta determinante per tutto il resto del discorso, fino a toccare in pieno i punti che investono la questione centrale della laicità della psicoanalisi. Il quesito è il seguente: “ a quale domanda risponde oggi la psicoanalisi e a quale è chiamata a rispondere?”. Ne va qui, non solo dell’impianto teorico, ma della possibilità, ben più significativa e densa di conseguenze, di (ri)trovare o meno un posto per la psicoanalisi proprio a partire da un’interrogazione interna circa la sua funzione sociale, interrogazione che sola può sottrarla al destino della statalizzazione.

L’indipendenza della psicoanalisi era intesa da Freud come rispondente anzitutto a una domanda di conoscenza – e dunque analisi – dell’inconscio e delle sue formazioni, prima e anzi tutto rispetto alla questione della cura del sintomo psichico. Ciò significa che la specificità della psicoanalisi si regge sulla specificità, sulla peculiarità unica, della domanda alla quale essa è chiamata a rispondere, incontrando così nel desiderio dell’altro – desiderio di analisi dunque – il suo proprio desiderio di riconoscimento e dunque sé stessa. E tale specificità subordina il sintomo alla domanda espressamente analitica, domanda di verità e di parola piena. Qualora invece l’analista dica “si” alla domanda espressamente terapeutica del suo cliente egli si trova a colludere con la questione medica in cui l’analisi viene oggi a trovarsi e a essere presa d’assedio. E’ questo “si” alla domanda di cura a far scivolare la psicoanalisi verso la deriva medica. È la mancanza di tenuta etica che sembra far difetto non la pressione dello Stato.

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Hiko Yoshitaka, "La banca", 2012, cifratipo, acrilico su carta

Questo aspetto chiama in causa un qualcosa di ben più rilevante che non la sola questione di opposizione alla Legge Ossicini. Chiama in causainfatti, la capacità della psicoanalisi in quanto metodo di applicare, come dicevamo, a sé stessa i suoi costrutti e le verità scientifiche di cui si fa portavoce. In primo luogo il tema della morte e della castrazione.
Assumere pienamente il peso della domanda alla quale essa è chiamata a rispondere, significa accettare il rischio che tale domanda, qualora non trovi più eco nel sociale, esca di scena portando con sé la psicoanalisi tout court. E’ sostenibile questo rischio?
Ciò significa che la volontà della psicoanalisi di mantenersi salda sulla sua propria questione etica ammetta la possibilità di una sparizione della psicoanalisi stessa, qualora essa non riesca a mantenere viva l’apertura desiderante verso una domanda a cui essa sola è chiamata a rispondere; una domanda di analisi, appunto. Accettare la possibilità della sparizione di tale domanda significa dunque riportare nelle fila della propria interrogazione il tema della morte e della castrazione, tema non eludibile per chi intenda trasmetterlo.

Forcludere questo aspetto significa esporsi a derive immaginarie colme di desiderio invidioso per l’”oggetto” dell’altro, in questo caso la psicologia medica: identità sociale e professionale, protezione, ortodossia, legame, assicurazioni, sono alcuni fra i termini in gioco. Ma qui la psicoanalisi deve ancora una volta saper analizzare se stessa, per guadagnare poi un ulteriore elemento di autonomia. Si domandiinfattialle psicoterapie analitiche se intendono veramente aver a che fare con l’assunzione della mancanza a essere propria della condizione analitica, la destituzione soggettiva, il posto del morto occupato dall’analista, il poter contare in ultima istanza solo su quel desiderio X che è il desiderio dell’analista in quanto tale; termini che non possono essere iscritti in alcuna formazione quadriennale, né imposti per deontologia e dunque rifiutabili di buon grado e riconsegnati alla psicoanalisi in quanto tale qualora essa intenda assumerli in tutta lo loro portata e inserirli in quella domanda che le è propria e solo entro la quale essi acquistano valenza significante. Si domandi dunque se essa intende davvero assumerne il peso radicale.

Riappropriarsi della specificità del proprio inserimentonel socialea partire dall’unicità della propria vocazione, significa poter far propri i rischi e gli oneri di questa inusuale posizione, chiarendo in cosa essa differisca dalla “condizione” delle psicoterapie psicoanalitiche e dalla domanda a cui esse rispondono. La rinuncia a riferimenti nosografici, deve di necessità corrispondere alla rinuncia a rispondere a una domanda iscritta infondo entro questi criteri, per di più oggi assai lontani da quanto Freud aveva messo a tema più di un secolo fa. Motivo in più per allontanarsene, e costruire un legame sociale fra analisti fondato sulla specificità della “condizione” di analista, fuori da scenari immaginari. Ciò naturalmente comporta una ripercussione sul piano soggettivo ed economico da parte dell’analista stesso che deve essere adeguatamente sopportata e fatta oggetto di elaborazione.

Evitare quest’assunzione di specificità significa inoltre commettere un duplice “tradimento”. Il primo colpisce la questione analitica così come intesa da Freud, il quale voleva la sua analisi aperta a non medici non per una questione di eterogeneità culturale, quanto perché non era medico l’intento analitico in quanto tale, bensì propriamente scientifico. Rispondere a una domanda di cura, volendo guarire il paziente, qualsiasi cosa questo significhi, mette invece al centro una questione diversa da quella analitica. Si risponderà che non solo i due piani sono “annodati” ma che spesso il sintomo emergente svanisce entro breve, lasciando emergere un discorso differente e prettamente centrato nella questione analitica.
Questo però è il secondo tradimento, rivolto questa volta alla domanda del cliente e alla sua persona. Perché rispondere analiticamente (in senso proprio) a una domanda diretta di curadel cliente significa eluderel’assunzione dellasua specifica richiesta. Egli nel suo après-coup potrebbe a ragione recriminare: “quando ho chiesto un trattamento che mettesse fine ai miei – ad esempio – attacchi di panico, non intendevo dire che sarei stato disposto a mettere al lavoro il mio rapporto con l’Altro, il mio fantasma, il Godimento, la castrazione, a consegnare i miei sogni e i miei lapsus all’orecchio dell’analista per cinque, dieci o magari vent’anni. Intendevo dire solamente che desideravo guarire dal sintomo”.
La separazione di questi due aspetti rende dunque possibile assumere un’etica esente da ingestioni mediche, le quali spesso “ci sanno fare col sintomo” meglio e prima della psicoanalisi, naturalmente con un prezzo assai maggiore in termini soggettivi. È opportuno intervenire in questo spazio ancora libero nel quale l’analisi ha il pieno diritto di esistere prima che tale spazio sia colmato dalle nuove libere professioni, che in forza stanno saturando gli spazi fra medicina e analisi, prendendosi in carico la domanda desiderante che parla di senso, verità, desiderio, domanda,sapere, prima che di cura e malattia.

In ultimo non va dimenticato che la questione posta trascina con sé tutta la rilevanza etica di un cedimento sul desiderio analitico in quanto tale, con tutto ciò che comporta non solo in termini etici, ma anche nel senso che ciò che resta, oltre, è parola vuota, che non fa legame né progresso e che espone invece pericolosamente la psicoanalisi sempre più sul versante medico.


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30.07.2017