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Attualmente vive e lavora a Empoli

Tomaso Tommasi o della visione

Paolo Pianigiani

Tomaso Tommasi è nato ad Arrus in Sardegna nel 1955.
Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Cagliari, si trasferisce a Firenze per studiare Architettura.
Si interessa di teatro di avanguardia con particolare riferimento agli aspetti della messa in scena multimediale.

(2.09.2003)

L’inizio?
Il mare sempre, mai calmo, che dialoga col cielo, mai terso.
E le nuvole allora che si rincorrono in un crescere lento e inesorabile, che cercano strutture per toni di colore.

Fondo o fondale, le quinte che limitano o delimitano la scena narrante: e il reale, che ci sta ai piedi, ci situa nello spazio: ci dice che ci siamo, dove siamo e che stiamo guardando.Ci accoglie ai limiti del visibile.
O di una visione: il quadro è la finestra che ci racconta. Pittura visionaria o di visioni. Visioni controllate, colte con assoluta perizia e intensità visiva.
Il particolare ingrandito, la conchiglia che si attorce o l’uva che si distende. Il resto è dentro l’immagine, il raccontare è verso il mare, il cielo.
Il mare?
E il mare è l’origine, è l’orizzonte che sfuma, è l’incontro con la riva.
Le nuvole e le onde, quindi, che riflettono o sono animate dalle nostre emozioni, dai nostri pensieri.
Le nuvole?
Le vedi salire dal basso verso l’alto, trasparenti di luce o cupe d’ombra, sempre in movimento, mai uniformi o uguali. È il loro disperdersi che anima la scena e rende fluttuante e mobile la luce. E si appropriano, per noi, dello spazio.

Le architetture?
Sembrano innalzate da mani greche, abilissime, sull’isola di Creta o su sponde attiche: il richiamo al mito è immediato. Ma non essenziale.
Infatti non ci sono rovine, le costruzioni si stagliano taglienti e sicure fra le rocce e gli alberi, a raccontarci di un passato dove qualcuno le abitava, o di un presente dove qualcuno le abita.
Ma non ci trovi finestre o aperture umane, le strutture ad arco sottendono costruzioni inutili.
Sono volumi, sono quinte minerali che alludono ad altro e rappresentano un altrove.
Gli alberi?
Gruppi di cipressi verticali a cercare il cielo o pioppi silenziosi o l’arrogante quercia che si impone e disperde i suoi rami e si staglia fra le nubi, nel contrasto timbrico dei verdi.

Le rive?
Dove arrivano le barche, in sospesi approdi, le vele triangolari e oblique appena vuote di vento.
Barche che sembrano giunte da sole, senza la guida di nessun marinaio. Ma forse Ulisse ha appena incontrato Calipso.
Dove corrono i cavalli e danzano col vento, scivolando fra le onde appena mosse. Cavalli marini ricoperti di squame, ambigui, dalla coda di pesce, o cavalli terrestri, colti nell’incresparsi obliquo di un amore.
Dove San Giorgio ammazza il suo drago.
Dove una donna ci regala il suo mistero.
O dove non accade niente e il silenzio è rotto solo dalla musica del mare.

Tomaso Tommasi è nato ad Arrus in Sardegna nel 1955.
Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Cagliari, si trasferisce a Firenze per studiare Architettura.
Si interessa di teatro di avanguardia con particolare riferimento agli aspetti della messa in scena multimediale.
Espone a Firenze per la prima volta nel 1994 alla Ken’s Art Gallery.
La galleria internazionale Orler, la Renzo Spagnoli Arte e la Tec.Se Arte di Asiago si occupano dei rapporti con il mercato della sua opera.
Attualmente vive e lavora ad Empoli.

Paolo Pianigiani, artista, scrittore, redattore di "Transfinito".


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30.07.2017