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De mortuis nihil nisi bonum

Antonella Iurilli Duhamel
(21.05.2013)

"Non viviamo una crisi economica, è una crisi morale, per questo sarà tanto difficile uscirne".

"Il Bene e il Male non esistono in se stessi, ciascuno di essi è solo l’assenza dell’altro."

Jose Saramago (1922-2010), aveva anima e fantasia da vendere; un fiume in piena, una autentica forza della natura; era dotato di una lucidità tagliente capace di far traballare gli ipocriti castelli persuasivi di molte istituzioni, e per questo dovette pagare fino alla fine dei suoi giorni con l’esclusione e la persecuzione. In Italia per esempio, la casa editrice Einaudi, si rifiutò di pubblicare “Il quaderno di Saramago”, (per fortuna ci hanno poi pensato Bollati Boringhieri a farcelo conoscere).

L’imperdonabile Saramago nei suoi libri, portò coerentemente avanti, l’osservazione della nostra umanità malata che cerca al di fuori di se stessa la cura e l’antidoto contro la propria autodistruzione: ma il suo tipo di analisi fu ritenuta imperdonabile da parte di chi ancora ritiene di avere l’unica chiave di salvezza contro i mali del mondo. Nel 2010 fu colpito da scomunica da parte del Vaticano che da quel giorno gli dimostrò un odio talmente imperituro da non chetarsi neanche alla sua morte, come ben testimonia in necrologio demolitore di Claudio Toscani apparso sull’Osservatore Romano, esonerando ovviamente, gli uomini del Vaticano dalla massima caritatevole "De mortuis nihil nisi bonum”.

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Opera di Antonella Iurilli Duhamel

L’aspetto paradossale è che tale doppia morale ha avuto un effetto boomerang, ha confermato suo malgrado la legittimità e la verità della posizione critica di Saramago rispetto alla falsità di una istituzione che non smette di contrabbandare amore anche quando è in guerra aperta. Saramago è stato uno scrittore arguto e vitale e queste sue qualità non hanno ancora smesso di incutere un senso di minaccia; la scomunica e l’accanimento anche dopo morto gli hanno solo garantito una meritatissima immortalità, dimostrando al mondo che per la Chiesa egli è vivo anche dopo che le sue ceneri sono finite sotto un sasso del suo giardino.

Non si perdona a Saramago come non si è perdonato a Nikos Katzanzakis, a David Herbert Lawrence di averci proposto una chiave di lettura del Cristo troppo umana, corredata di limiti e trascendenze; il Cristo di Saramago ha il torto di nascere veramente povero:

“Come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio”.

Deve lottare come ogni infante con umori soffocanti e presto rendersi conto dei paradossi del male, delle miserie umane. Da Dio suo padre, eredita i suoi errori alla stessa stregua di ogni normalissimo figlio su questa terra, e come accade a molti, presto diviene consapevole di essere venuto al mondo per essere immolato alla causa della sua famiglia e ancor prima di divenire uomo si renderà conto di come la sua morte verrà strumentalizzata, a danno dell’umanità a tal punto da scusarsi con gli uomini prima di morire.

Questo figlio predestinato secondo i piani paterni, riecheggia i normali meccanismi di potere all’interno di una qualunque famiglia, dove i figli fanno parte di piani che forniscono identità, forza e potere ai loro genitori. La tragedia di questi figli immolati sull’altare dell’immagine e del potere famigliare, potrebbe fornire uno spunto di riflessione da non mancare, e solo l’ottusità di una istituzione che non vuole correre il rischio di mettere in discussione un potere assoluto e arbitrario, può ritenersi minacciata da queste ragionevolissime questioni e considerarla pura blasfemia.

Il Dio di Saramago in “Vangelo secondo Gesù”, come molti genitori usa suo figlio e non per la salvezza dell’umanità ma per estendere e glorificare il proprio dominio, spandendo sulla terrà una colpa inestinguibile, generatrice di patologie e miseria.

Saramago non era un pessimista era un uomo vibrante pieno di intelligenza e di amore che coglieva una salvezza nella solidarietà sincera tra gli esseri umani a prescindere dalle bandiere costretti a sventolare, o nell’adesione acritica nei confronti di dottrine inventate dalla Chiesa a proprio uso e consumo.

Il suo romanzo “Cecità” è una magnifica testimonianza dello spessore dei suoi valori umani e una lucida metafora del nostro male di vivere e dei suoi possibili antidoti. Il cambiamento repentino conseguente ad una globale perdita della vista aveva mandato fuori di senno i cittadini della società immaginata da Saramago nel suo romanzo. La crisi aveva dato come spesso accade, la stura ai più bassi istinti, solo una donna,(emblematica la scelta di una figura femminile), solo una donna non perde la vista ed è colei che non ha perso il senso della pietà e della solidarietà umana.

L’accanimento post mortem della Chiesa ha dimostrato la sua fragilità e le sue contraddizioni di fronte alla paura di perdere l’appannaggio millenario di costituire l’unica salvezza dell’umanità. La sua cecità nell’ignorare e nel negare che i più alti valori umani possono nascere e proliferare anche al di là delle sue royalties, e che non è da considerarsi l’unica competente in questioni di anima e spiritualità. Il suo costante programma di evangelizzazione è la chiara prova di arrogante superiorità spirituale rispetto ad altri credi e altri culti e nonostante l’accumulo di abusi perpetrati nel corso della sua storia si rimane saldamente arroccati all’illusione e falsità di tale superiorità e purezza, non rendendosi conto che la pretesa di per sé è una denuncia tutt’altro che spirituale del proprio desiderio di vittoria e di dominio che arreca grave offesa come è stato ampiamente dimostrato in moltissime circostanze.

Ma per la Chiesa la blasfemia, la corruzione e l’immoralità esistono solo al di fuori delle proprie mura, il che l’autorizza sin dai suoi albori ad imbracciare qualunque arma pur di sconfiggere i suoi nemici, al bando dunque non solo Il Vangelo secondo Gesù Cristo, Caino, tutti i libri di Saramago a scanso di equivoci; così a Saramago perseguitato bandito dalla vita sociale toccò rifugiarsi a Tías nelle Canarie in isolamento ma in ottima compagnia con: Lev Tolstoj, Katzanzakis, D. H Lawrence, Giovanna d’Arco, Napoleone, Fidel Castro, il Decamerone di Boccaccio, le opere di Machiavelli, Rabelais, Erasmo da Rotterdam, Copernico, Francesco Bacone Honoré de Balzac, Henri Bergson, George Berkeley, Cartesio, D’Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Jacques Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Voltaire, Émile Zola. Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Gabriele D’Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Ada Negri, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo e Pietro Verri. Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia, Woody Allen, Milan Kundera, Popper, Camus, Ida Magli, Bukowsky, Vidal, Asimov, Stephen King, Kerouac, Vazquez Montalban, Gore Vidal, De Marchi, Fallaci, i Comunisti e persino Avatar e Halloween e da data immemorabile tutti gli animali.


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3.04.2017