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Quiet: Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare

Antonella Iurilli Duhamel
(21.05.2013)

Gli introversi non fanno gruppo, non amano le grandi riunioni preferiscono starsene in disparte a guardare i giochi effervescenti che i più arditi imbastiscono dalla mattina alla sera. Gli introversi non sono introversi con se stessi, non sono dei timidi; sono solo orientati verso l’interno, prediligono il silenzio della solitudine per rifugiarsi nel proprio mondo, piuttosto che confondersi con la folla. Hanno bisogno di luoghi tranquilli per pensare, per riflettere, per ritornare presenti ed efficienti quando la vita li chiama ad agire. Non vanno di moda, e contrariamente a quanto si crede hanno successo; se così non fosse stato, non avremmo avuto, i quadri di Van Gogh, i notturni di Chopin, i versi di Leopardi….

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Kore. Opera di Antonella Iurilli Duhamel

La classificazione dei Tipi psicologici di Jung parte dalla distinzione tra introversione ed estroversione; l’introversione sebbene non sia una funzione apprezzata nel mondo occidentale a differenza di quello orientale, è per Jung altrettanto importante quanto la funzione dell’ estroversione, e riguarda primariamente l’orientamento dell’energia psichica. Entrambe le modalità sono necessarie , per funzionare pienamente, anche se nelle persone si assiste ad una dominanza dell’una o dell’altra funzione.

Susan Cain ha recentemente scritto un libro che parla della forza degli introversi, si tratta di: Quiet: Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare. Il libro si pone come antidoto nei confronti di folta schiera di urlatori incapaci di percepire il momento in cui sarebbe più opportuno tacere. Siamo abituati alle urla di persone che tendono di imporsi rumorosamente e a sovrapporsi ai propri e altrui stridori piuttosto che cercare una comunicazione profonda e di qualità. Chi è in grado di polarizzare l’attenzione di solito riscuote ammirazione, mentre gli introversi risultano a volte persino antipatici, oppure si notano appena, salvo quando vengono fuori con delle opinioni che ci colpiscono per la loro saggezza e la loro pertinenza.

E opinione diffusa credere che gli estroversi sono carismatici, sicuri di se, affascinanti e conquistatori, ma il più delle volte non ci si rende conto che queste qualità sono strettamente legate a problematiche narcisistiche, ad una assenza di profondi valori e sentimenti, ma la nostra società privilegia il loro garrulo ciarlio e si struttura da tempo sulle loro caratteristiche,

Le persone maggiormente contemplative e riservate , sono in partenza messe fuori gioco e paradossalmente dalle proprie famiglie; spesso genitori estroversi si rivolgono agli specialisti del settore affinché l’introversione del loro pargoli sia sanata, paradossalmente ci si preoccupa meno di un bambino iperattivo, tanta è la tendenza a confondere l’iperattività con la vitalità.

Agli introversi non manca la capacità di instaurare forti legami sociali, e persino il piacere di un party, solo che ad un certo punto preferiscono ritrovarsi a casa in pigiama e pantofole, preferiscono dedicare le loro energie sociali alle persone più intime, ai colleghi , ai famigliari, sono più propensi ad ascoltare che a parlare, a riflettere prima di parlare, sono più versatili nella scrittura che nella conversazione, tendono ad evitare i conflitti, possono disdegnare una chiacchierata e invece apprezzare una comunicazione più profonda e personale.

La Caine nel suo libro usa la metafora dell’orchidea per descrivere l’introversione nei fanciulli; la loro riservatezza con le cure appropriate può far spazio ad una preziosa fioritura, mentre la svalutazione a priori loro riservata,non può che candidarli ai cronici stati depressivi.

Almeno un terzo delle persone che ci circondano sono introverse, la tendenza a sottovalutarli costituisce una perdita, perché di fatto non esiste alcuna correlazione tra l’essere il migliore oratore e avere le migliori idee. Susan Caine nel suo libro analizza la nascita di ideali di estroversione nel ventesimo secolo ed esplora l’ampiezza delle loro conseguenze, puntualizza con molta precisione la linea di demarcazione tra la biologia e la psicologia del comportamento introverso e ci illumina sull’abilità degli gli introversi di saper modulare le loro personalità in relazione alle varie circostanze. Nel libro ci sono validi consigli per gli educatori per meglio valorizzare e sostenere i bambini introversi, nonché per le aziende al fine di trarre vantaggio dal talento di individui maggiormente introversi.

La Caine incoraggia gli introversi ad essere fedeli alla propria natura, il bisogno di quiete non è un dramma, se si ha bisogno di fare le cose lentamente non fatevi spingere dagli altri, se avete paura di esprimervi in pubblico, non sentitevi sbagliati è una reazione naturale dalle radici antichissime, si riferisce al comportamento dei nostri antenati che vivevano nella Savana; per loro essere fissati da uno sguardo equivaleva ad essere avvistati da un animale in procinto di attacco. Gli introversi hanno maggior bisogno di credere alle proprie viscere, e alle proprie idee e trovare il modo più idoneo per condividerle, anche se è totalmente diverso dalla maggioranza della popolazione mondiale costituita da estroversi.

E’ un libro molto interessante che capovolge completamente la visione ordinaria che il mondo ha degli introversi ma soprattutto la stima che gli stessi introversi riservano al loro potenziale e alle possibilità di successo in uno mondo troppo estroverso.


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19.05.2017