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La cosa più complicata è l’onestà

Antonella Iurilli Duhamel
(21.05.2013)

"Io sono un grande fautore della parola compromesso, oggi tanto disprezzata. Compromesso, secondo alcuni, vuol dire non essere onesti, mancare di ideali, nel mio vocabolario invece è sinonimo di vita. Non ci può essere una vita senza scendere a compromessi e l’opposto di compromesso è fanatismo. Incontrarsi a metà strada non significa capitolare, porgere l’altra guancia, ma cercare di accettare le ragioni dell’altro. Il compromesso si estende a tutte le cose della vita, dal matrimonio ai conflitti tra vicini piccoli e grandi, fino a quello tra israeliani e palestinesi. Entrambe le parti devono accettare un compromesso a denti stretti, questa è l’unica soluzione."
Amos Oz

C’era una volta un vecchio serpente che voleva arrampicarsi in alto sulla collina, per dare un ultimo sguardo al tramonto, prima di passare a miglior vita. Era vecchio e malandato, con i suoi mezzi non ce l’avrebbe mai fatta, ma all’improvviso vide un bimbo che camminava verso di lui. Non si fece sfuggire l’occasione e implorò il ragazzino di prenderlo in braccio per andare in cima alla collina ad esaudire il suo ultimo desiderio.

"Non sono uno stupido” rispose il bambino,
“ Sei un serpente velenoso e potresti uccidermi con il tuo morso”
"Ma dai …. ti giuro solennemente che non lo farò, Tutt’altro! Ti sarei immensamente grato”

Così il bambino convinto dalle promesse del serpente, se lo caricò in braccio e lo condusse sano e salvo in cima alla collina. Dall’alto, il calare del sole era come al solito bellissimo, lo ammirarono sdraiati vicini sull’erba, poi il serpente chiese di essere riportato in basso.

“ Sono vecchio e stanco per favore riportami dove mi hai preso”.

Il bimbo lo riprese nuovamente in braccio accostandolo al petto ben attento a non farlo cadere. Giunto a destinazione lo adagiò con cura nella sua dimora, gli diede da mangiare e da bere e quindi, lo salutò. L’indomani il serpente si fece avanti con una nuova richiesta:

“ Bravo bambino, sono molto vecchio e sto per morire, mi condurresti nel bosco in cui sono nato?

Il bambino fiducioso per l’esperienza del giorno precedente, lo prese nuovamente in braccio, lo portò nel bosco, ma prima di posarlo nuovamente a terra il serpente lo morse sul petto.
Piangendo il bimbo grido:

“ Perché, mi ha fatto questo, perché mi uccidi?”
“ E’ inutile che piangi “ disse il serpente sibilando, “Sapevi benissimo chi ero quando mi raccogliesti”

Certo non si può affermare che il serpente fosse stato inautentico, alla fine dei conti aveva rivelato la sua vera natura. Al pari del serpente, ci sono molte persone che appellandosi all’obbligo della trasparenza e dell’autenticità, non si curano minimamente di arrecare danno e dolore con l’insensibilità delle loro parole e delle loro azioni. Sono stati sinceri, hanno detto quello che pensavano e questo secondo il loro punto di vista, li assolve. Tuttavia il dubbio rimane; si tratta di onestà o di autenticità? Sono costoro dei disonesti autenticamente malvagi ? Oppure degli incoscienti perfettamente onesti? In cosa l’onestà differisce dall’autenticità?

Probabilmente ciò che la maggior parte di noi intende per: " essere onesti o, "essere se stessi", è un doppio atto di disonestà e di inganno. Inganniamo costantemente noi stessi e gli altri, senza saperlo, ci portiamo sulle spalle un grosso fardello di illusioni ed errori di valutazione che alimentano un considerevole bagaglio di recriminazioni, giudizi e accuse a cui si aggiungono le spessissimo le problematiche irrisolte con le persone significative del nostro passato.

Saturi di emozioni negative e confusione si finisce con il perdere il controllo per un nonnulla, e in uno stato di incoscienza totale, si scarica facilmente sugli altri, quel mare di tossine non identificate a cui solitamente viene dato il nome di “proiezioni”.

Siamo generalmente inconsapevoli dei veleni accumulati, e quando decidiamo di essere “onesti” con gli altri, ciò che spesso ne risulta è una paccottiglia di accuse caotiche, di recriminazioni, di ricordi parziali trasferiti in modo apparentemente razionale ma spesso sarcastico, condiscendente o violento, volto a mettere l’altro sotto tiro facendolo sentire inferiore e privo di valore.

A quel punto possiamo mentire a noi stessi dicendoci: “ Sono stato onesto”, e mentiamo anche agli altri pretendo di essere stati onesti. Quanta violenza, quante aggressioni, abusi, modi rudi e volgari vengono razionalizzati e sdoganati come onesta e autenticità?

Credo che niente possa essere così distante dalla verità! E’ sicuramente vero, che non possiamo essere onesti con gli altri, più di quanto siamo in grado di esserlo con noi stessi. La prima persona con la quale dovremmo iniziare un rapporto più trasparente e genuino siamo noi. E’ verso di noi che abbiamo l’obbligo morale primario dell’onestà.

Dovremmo cominciare a praticare l’onestà all’interno dei nostri confini prima di lanciarci sugli altri, solo a quel punto avremmo l’occasione di intraprendere una autentica auto-scoperta. Ci renderemmo conto per esempio, che i nostri sentimenti verso una data persona possono essere ambivalenti e complessi, e approfittare dell’opportunità di approfondirli da soli o con l’aiuto di qualcuno di cui ci fidiamo. Potremmo esplorarli in privato, conoscerli meglio, prima di scaricarli sul malcapitato di turno, vomitandogli addosso, colpendolo con una lunga serie di recriminazioni armati del consueto atteggiamento arrogante di chi si crede in diritto di bacchettare, giudicare colpire e offendere.

Ciò consentirebbe ai sentimenti di sgorgare direttamente dal cuore, e a quel punto saremmo veramente onesti. Viviamo in un mondo molto diverso da quello dei nostri antenati se così fosse stato avremmo avuto molti meno problemi con l’onestà. L’autenticità dei sentimenti avrebbe caratterizzato la nostra espressione in modo naturale poichè funzionale al nostro autentico Sé, piuttosto che a vantaggio del falso Sé che abbiamo dovuto innalzare come barriera difensiva nei confronti di un mondo ingiusto, disumano e malato.

Dal momento in cui tutti noi abbiamo sperimentato mancanze, abusi e ferite a cominciare da quando siamo nati, quando nostra madre ha fallito nel soddisfare i nostri bisogni primari, perché incapace di riconoscerli, dobbiamo essere molto cauti quando parliamo di “Essere onesti”, piuttosto dovremmo scegliere con cura cosa, come, quando esprimere in dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti.

Ci sono innumerevoli situazioni, in cui è molto più saggio trattenerci dal rivelare certe informazioni mantenendo i nostri sentimenti e le nostre fantasie per noi stessi. Ci sono altre situazioni invece, specie quelle con persone con cui abbiamo una relazione intima, dove questa riservatezza rischia di essere inappropriata e deludente.

La strada delle relazioni è difficilissima, non ci sono ricette preconfezionate, si procede per tentativi ed errori nella conoscenza di noi e dell’altro, umiltà e prudenza si rivelano spessissimo i nostri migliori alleati.

testo e opera di
Antonella Iurilli Duhamel


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30.07.2017