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Creatività / Divagazioni

Antonella Iurilli Duhamel
(21.05.2013)

La creazione è un grande mistero; dalla notte dei tempi è protetta dagli Deix e benedetta dalle Fate. Nelle cosmologie mitologiche, certune divinità erano associate a specifiche espressioni artistiche, e a loro ci si appellava a seconda della propria Arte per ottenere aiuto e ispirazione.

Antichi poeti, danzatori, musicisti e racconta-storie si avvalevano dei loro doni per superare la linea di demarcazione tra il regno dell’umano e quello dello spirito, tra la terra dei vivi e quella dei morti. L’artista era a tutti gli effetti, una sorta di sciamano che ritualmente creava nuovi mondi, nuove idee e nuove realtà.

Debole da sempre è la linea di demarcazione che separa l’ispirazione dalla follia; per coloro che lavorano servendosi dell’intuizione, ricorrendo a quanto le Muse sussurrano alle loro orecchie, la fatidica linea a volte, diventa quasi impercettibile.

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Foto e elaborazione digitale di Antonella Iurilli Duhamel

Nelle tradizioni mitiche l’artista quanto lo sciamano, camminano pericolosamente sul filo della follia teso tra tutti i mondi possibili: talvolta il loro dono proviene proprio dall’essersi saputi gestire nell’andirivieni dal mondo della follia a quello degli dei, delle fate e viceversa.

Per gli antichi romani il genius, era lo spirito, il daemon che si legava ad un dato artista e non era affatto considerato un attributo. La scintilla divina proviene dal daemon, la funzione dell’artista è quella di fare da crogiuolo , come un utero che accoglie l’embrione e lo porta fino ai cancelli di una nuova realtà.

Tuttora sono molti gli artisti che alla stregua degli antichi romani, vedono nella creazione un processo misterioso, magico ed alchemico il quale necessita non solo di preparazione e bravura, ma anche di idee ed impulsi che ci giungono da luoghi e tempi sconosciuti.

Nelle culture antiche le arti creative erano utilizzate letteralmente e metaforicamente per curare, celebrare, rinnovare, e persino maledire; l’ispirazione era attinta dal proprio genius, o dalle Muse, le figlie di Zeus. e di Mnemosine: Clio (storia), Euterpe (poesia lirica), Talia (commedia), Melpomene(tragedia), Terpsichore (danza e canto), Erato (canti d’amore), Polimnia (inni divini), Urania (astronomia), and Calliope (poesia epica).

Tra gli antichi Celti Leanan–Sidhe era una fata ad ispirare i poeti con il semplice tocco della sua mano, ma se si abusava della sua generosità, ella poteva giungere a bruciare il malcapitato fino ad estinguerlo.

Tra i Cherokee c’erano leggende che parlavano di una donna antilope che ispirava poesia canti; solo coloro che in grado di mostrale rispetto, avrebbero beneficiato del suo aiuto nel momento in cui lei si sarebbe presentata nel bosco sotto le sembianze di un cervo bianco.

In campo artistico sono in molti a cercare la propria ispirazione nella foresta degli archetipi seguendo un percorso tracciato nei secoli dagli artisti che li hanno preceduti; si insegue il cervo bianco attraverso le commedie di Shakespeare, la poetica di Dante, la visione dei simbolisti, solo per citarne alcuni.

Le Muse ci parlano non solo attraverso i sogni e le immagini, ma anche attraverso tutti gli atti creativi della vita: quando cuciniamo, facciamo l’amore, conversiamo, creiamo rapporti, componiamo preghiamo. Per alcuni l’ispirazione creativa si presenta nei momenti di quiete, per altri nelle situazioni più intense della loro vita.

In questa era non animista, pero non accade più che edera, frutti e fiori vengano deposti sull’altare per onorare la propria divinità, anche se poi ognuno preserva una serie di rituali e talismani: la penna favorita, un particolare tipo di carta, colori, pennelli, il caffè in una certa tazza, il telefono fuori portata, la mail box svuotata o il tavolo pulito a specchio prima di metterci all’opera.

In tutti questi piccoli rituali, puliamo il campo mentale non solo fisico per focalizzarci nel passaggio tra il mondo fisico e quello immaginativo, che rimane ancora un momento mitico, potente così come quando in certe fiabe l’eroe si bagna nelle acque una, due, e persino tre volte prima di varcare la soglia del mondo incantato.

Certi giorni viene così facile bagnarsi nelle acque e perdersi come Alice nel paese delle Meraviglie, altri invece, è veramente dura, e soprattutto non ci è mai dato di saperlo in anticipo. Certi giorni la porta è sprangata, come se Giano dio delle soglie, o Hermes dio dei confini fossero di guardia a bloccare la via.

A volte questi momenti di secca vengono presi bene; fanno pensare ad un pozzo che è bene asciugare affinché lo si possa nuovamente riempire. Solitamente, si teme che il pozzo non potrà più riempito. E a volte si sa, i pozzi si esauriscono per un tempo infinito. In molte circostanze non è proprio la mancanza di ispirazione ad interferire con il processo creativo, quanto invece è la mancanza di tempo nemico di turno.

Thomas Mann in “Autobiografia di uno scrittore" afferma:

"Non vediamo l’ora di incontrare quei momenti quando la vita di ogni giorno sembra cancellarci e non esiste altro che il fuoco dell’ispirazione; sono attimi di grazia rari. Fatene tesoro! Ma non diventatene dipendenti, per il resto del tempo dobbiamo imparare a lavorare malgrado i conti da pagare, il cane che abbaia, il telefono che squilla e il postino alla porta."


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3.04.2017