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Appunti su una logica che non c’è

Giancarlo Calciolari
(29.04.2013)

Le grandi e complesse questioni hanno risposte semplici, senza più complicazioni. L’ineludibile teoria del primato del fallo, da Freud a Lacan, sciacquata dalle psicoterapie a indirizzo lacaniano e dalla psicanalisi marrana, che ritiene d’avere nel cassetto ancora la teoria pura, ha avuto sinora dei tentativi di vanificazione politici o culturalistici ma non teorici. In particolare il femminismo che legge la psicanalisi e alcune psicanaliste hanno proposto una politica delle donne contro l’assunzione dell’ordine fallico.

Come è già successo con l’omosessualità e in modo differente con l’isteria: la psichiatria non le rubrica più né come malattie né come disturbi mentali. La prima è sparita per l’opposizione politica del movimento gay e la seconda per la pressione politica del femminismo che andava nella stessa direzione di una messa in causa radicale. Il risultato parziale di una maggior vivibilità in caso di omosessualità e in caso d’isteria lascia la questione teorica al punto freudiano di partenza. Per altro Lacan ha radicalizzato la posizione di Freud e non ha costituito nessuna rivoluzione rispetto alla questione del fallo. L’aver elargito un supplemento alle donne in forma di godimento non fallico è un aggiornamento fallico della mitologia della costola di Adamo. Un aggiornamento filosofico e non una nuova teoria della sessualità. Filosofico nel senso che l’impianto è fornito da Aristotele.

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Hiko Yoshitaka, "L’affaire", 2012, cifratipo, acrilico su carta

Ciascun elemento linguistico non significa e per questo l’effetto di qualità nell’approdo di una narrazione è differente. Tra l’altro quando la differenza è assoluta è anche sessuale, non esente dalla politica del tempo. L’approdo è senza erotismo, senza pseudo soddisfazioni. Quando invece un elemento linguistico oscilla tra due poli, come l’eroina che nasce come farmaco e poi diviene droga e si ripropone come medicina nel metadone, allora non siamo nella denotazione (la notazione originaria) ma nella connotazione, nell’edificazione sociale del significato. E questa è la ragione che ha spinto Lacan a dire che c’è solo una significazione e è quella del fallo. Le comunità falliche assegnano i valori convenzionali alla sessualità e a ogni cosa.

Per Frege uno solo può dire la verità in un mondo di menzogna, che mai riuscirà a spacciarsi al posto della verità singolare. L’interesse per Freud e per Lacan è quello in direzione della particolarità, della singolarità, del caso dell’unico. E si stagliano con semplicità le ragioni gregarie che restano da leggere nei loro casi intellettuali. Nessun interesse per il gossip psicanalitico. Ciascuna questione procede dall’apertura. Solo così Freud, nel 1891, ancora prima d’inventare il termine psicanalisi, nell’apparato nervoso comincia a leggere un’altra cosa: l’apparato linguistico, che diviene apparato psichico nel Progetto del 1895 e diviene psicanalisi l’anno dopo. È molto nota la vicenda della teoria della seduzione, prima reale e poi fantasmatica. Il “fantasma” sorge lungo questo spostamento di accento. E prende un altro rilievo il caso in cui la seduzione sia un contrappasso o un contraccolpo al fantasma. Impossibili da giocare come limiti dell’etica e della responsabilità. Le ragioni organiche, innate, comportamentali, cognitive, costruite, sono irresponsabili. Assolvono dalla responsabilità del proprio viaggio di vita.

L’ago della bilancia, lo spartiacque tra bene e male, tra rimedio e veleno, tra uomo e donna è la punta del fallo. È il modo di separazione che crea le gerarchie e i significati.

Il fantasma è l’ipostasi di un’idea. L’ipotesi di una fissità, di uno status. Quando nell’originario le idee sono in viaggio: allora nessun fantasma può costituire una tentazione in intellettuale, ossia sostanziale e mentale.

Non c‘è d’aver paura delle idee di protesta virile e di invidia del pene, anche se si mostrano molto più gravi di un’ipostasi dell’idea o di un’ipotesi logico-deduttiva quale corollario fallico dell’assunzione come assioma del postulato del fallo. Freud le chiama in Analisi terminata e interminabile il fondo roccioso dell’analisi. Come il fondo roccioso delle afasie studiate dalla medicina diviene per Freud l’idea in viaggio dell’afasia linguistica, così queste rocce possono riprendere il viaggio e vanificare la loro sostanzialità. Senza imitatio di chi le montagne le solleva e le scaglia nel mare.
Occorre ciascuna volta vanificare le connotazioni. Non si tratta di proporre un’altra algebra della denotazione. Non è questione di opporre un nome della madre al nome del padre o di dare entrambi i nomi, come non è questione di proporre un ordine simbolico della madre contro l’ordine simbolico del padre o di spronare una funzione patri-materna rispetto alla funzione paterna…
L’algebra del nome, del padre, della madre è infinita. Tra l’altro mai come in questa epoca del declino del patriarcalismo, della metafora paterna, sino allo squagliamento del nome del padre e alla sua evaporazione: il primato del fallo funziona, dall’immobilismo degli ascensori sociali, che semmai funzionano solo in discesa, alla violenza sulle donne, alle guerre e alle fabbriche d’armi.

Come la rappresentazione del sintomo si vanifica in un’analisi così si vanifica il fantasma che il primato del fallo sia strutturale e non appunto fantasmatico.

Le gerarchie sono fantasmatiche e non rocce basilari indiscutibili. Si possono leggere anche in tal senso il mito di Gesù e quello di Paolo. E spingere l’elaborazione sino a chiedersi come il vanificatore di tre coppie falliche (uomo e donna, greco e ebreo, padrone e schiavo), qual è Paolo, sia diventato il fondatore della gerarchia più imperitura, quella della Chiesa.

Non si tratta di andare al cuore degli stati gerarchici per prenderne il possesso, né di abbattere le teste delle gerarchie del male, ma di vanificare l’ipotesi fallica, ossia gnostica, in ciascun istante. Al di là del bene e del male. Non nel senso dell’irresponsabilità.

L’ordine nella narrazione è linguistico, non fallico. Nessuno è esente dalla parola e dalla sua libertà.


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