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"Dipingo tutti Cristi che si deliberano dalla croce"

La pittura di Luciano Loatelli. Intervista

Giancarlo Calciolari

Essenziale per la pittura di Luciano Loatelli il mito di Cristo. Non più le varie mitologie.
La pittura di Luciano Loatelli è la particolarità secondo cui avviene il suo viaggio. Sino all’approdo in opere straordinarie.

(1.01.2005)

Qual è il colpo di pennello con cui incomincia qualcosa? Qualcosa comincia, e questa è l’autorità, la crescita. Senza gnosi, che cerca l’uno originale per rendere ognuno copia. Nessuno sa del destino della pittura. Picasso, forse, non è andato oltre la beffa di Duchamp, che è stata presa e corretta dalla critica d’arte di ogni regime. L’opera di Luciano Loatelli procede dalla radice intellettuale, senza compiacenza per le varie forme di radicalismo che sono la faccia stessa del convenzionalismo, del naturalismo. Arte. E la natura è natura dell’arte, non della sostanza e della mentalità.
Essenziale per la pittura di Luciano Loatelli il mito di Cristo. Non più le varie mitologie.
La pittura di Luciano Loatelli è la particolarità secondo cui avviene il suo viaggio. Sino all’approdo in opere straordinarie.

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Luciano Loatelli, "Resurrezione", cm 210 x 130

Come incomincia l’avventura della pittura nella tua vita?

Inizialmente andando nelle gallerie d’arte. Mi hanno colpito vari pittori: Alberini, Ghioni... dopo mi sono infarinato. Sono stato a scuola d’arte. Semeghini e contemporanei. Sono stato vicino a Marcello Vianello. Perché aveva preso lo studio di Dall’Oca Bianca. Aveva la mano forte.

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Luciano Loatelli, "Stravolgimento", cm 200 x 120

Un influsso intellettuale o l’hai anche incontrato, Vianello?

Sono stato a casa sua. Sono stato a scuola anche da lui. Così mi sono ben infarinato.

Quanto tempo fa?

Ormai... diciotto anni fa. Ma Vianello era un impressionista o un post-impressionista. Però aveva dei particolari... la classicità. Faceva affreschi per le chiese, e dopo, quando dipingeva, aveva una tattica sua, impressionista. Era definito impressionista.
Ho imparato varie cose da lui, mescolando i colori, le sfumature delle tovaglie, dei drappi, lo studio della luce e dell’ombra.
Era noto perché aveva fatto un sacco di affreschi per le chiese. Erano tempi buoni i suoi tempi... Ha cominciato a pitturare ancora prima della guerra.

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Luciano Loatelli, "Piazza Erbe", cm 100 x 80

Da quanti anni è che dipingi?

Da tanto. Ho cominciato prima di sposarmi, poi ho smesso. Ho ripreso dopo essermi sposato. E da allora sono 35-36 anni.
Avevo una grande passione di vedere i pittori, conoscerli. A me piace la pittura e anche la musica. Quando pitturo mi ci vuole la musica. Mi occorre per fare certe pitture. Perché la musica aiuta la fantasia. Per le tragedie ci vuole musica classica, invece per opere di fantasia è più indicata quella moderna o musica leggera.

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Luciano Loatelli, "Decomposizione", cm 150 x 140

Hai delle cose tratte dal vero o altri sono i pretesti per dipingere?

Mescolo. Un po’ il realismo e l’impressionismo, e la fantasia, diciamo il surrealismo. Stando in mezzo, ho mescolato tante tattiche: metafisica... Ma questo non vuole dire niente.

Qual è l’essenziale, cos’è che conta?

Conterebbe e bisognerebbe che il pittore si facesse conoscere. Ma a continuare a fare mostre su mostre costa un occhio della testa! Anche a fare una trasmissione televisiva, come ha fatto Faccincani. Faccincani lo conoscevo. Non era buono a fare niente.

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Luciano Loatelli, "Venezia in maschera", cm 130 x 140

Faccincani ha trovato un cliché, non ha una ricerca artistica. O forse l’ha avuta e poi si è fermato. È la via facile della pittura, Faccincani. Lo trovo dappertutto nella Verona provinciale.

Lo riconosco subito. Anche senza leggere la firma.

Oppure ha ragione tua moglie, a dire che queste annotazioni sono l’altra faccia della gelosia che porti per la tua pittura?

Geloso?

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Luciano Loatelli, "Composizione", cm 50 x 60

Mi dice che anche se vendi i tuoi quadri, in realtà ti pare sempre di dare via qualcosa che vorresti e non vorresti dare via.
Sei come quell’editore che preferiva stampare i suoi libri piuttosto che vendere quelli che aveva già stampato?

No, no. Ne ho vendute tante...

L’essenziale?

La pittura mi libera altre idee, pensieri. Come uno scrittore nello scrivere poesie o romanzi... Ecco, se avessi avuto altre scuole avrei potuto fare anche lo scrittore. Oppure comporre della musica.

Quali sono i temi che ti interessano di più, che hai attraversato o che continui a rielaborare...?

Ricerche che faccio a idea mia, non suggestione pluralistica della pittura esterna. Ricerche mie.

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Luciano Loatelli, "Vendemmia", cm 100 x 120

Cerco di capire se c’è qualche tema o qualche questione della pittura, come certi pittori che insistono sul cielo, sul volto, sul paesaggio, sull’immagine di Cristo... E in effetti non parlo a caso, mi ricordo di una tua opera di anni fa: una crocefissione, ma senza la croce... Perché Cristo?

C’è anche questo. Io ho la mania dei Cristi.
Perché tutti quanto pensano a un Cristo, all’al di là, che cosa c’è che cosa ci sarà... Allora, ecco l’immagine di Cristo. Io sono cristiano, non ci metterò Budda!
Immagino Cristo, ma lo faccio in tante maniere che quasi... quasi... È la liberazione del Cristo quella che faccio io. Non è mai composto in croce. Solo in chiesa è composto in croce. Dipingo tutti Cristi che si deliberano dalla croce.

Quale sarebbe la croce di vita? O quale sarebbe la croce da cui si libera Cristo?

Cristo poteva, secondo me, anche liberarsi dal male che ha trovato presso la croce. La forza spirituale, si vede che non ce l’aveva più. O il Padre non glie l’ha data. Era sempre lui. Poteva spaccare tutto. No?
Anche le scene d’amore sono belle. I paesaggi hanno della poesia.

Ho presente un tuo paesaggio viola e blu, dal contrasto luminoso...

Ci sono stati tanti passaggi nel dipingere quei paesaggi.
I pittori si copiano. E io sono qui che mi guardo da solo. A farmi un carattetere proprio. I pittori, Semeghini, Zoppi Moreno... Zoppi pittura come Semegnini perché ha imparato da Semeghini. Non ha mai trovato un suo stile. Gli piaceva De Pisis , ma non l’ha mai seguito... Era brutto De Pisis nella pittura. Un po’ sporcaccione, ma era originale. Anche Luciano Albertini era sporcaccione, ma originale. E risulta facile copiarlo, se uno ha un po’ di occhio. Comunque non tengo a queste cose, a copiare dagli altri. Non ci ho mai tenuto. Ho sempre seguito il mio carattere. Mi sono lasciato ancora influenzare da certi artisti, e forse qualche tocco si potrà vedere, su certi paesaggi. Ma, ultimamente, non voglio più saperne di pitturare come lo fanno gli altri.
Vianello mi ha insegnato le tecniche; e ce ne sono andati tanti a scuola da Vianello. E vendeva!

Come interviene la città di Verona nei tuoi quadri?

Verona, la faccio. Piazza Brà. Piazza Erbe, l’hanno rovinata... dal punto di vista poetico. È rimasta una piazza nuda, rimpicciolita, non ci sono più colombi... L’immagine che si vedeva una volta è sparita. E le cabine che stanno sotto gli ombrelloni danno un senso di commercio, sono brutte da vedere. Non le dipingo.
I paesaggi si possono ritrarre dal vero o da una fotografia. Non c’è nulla di male.
Perché i tempi non sono come quelli di una volta: andare là a perdere tempo, tanto, per dipingere un paesaggio che tanto con una fotogrtafia, oppure con un disegno. Io facevo anche disegni. Li portavo a casa, e dopo sapendo dov’era il sole e dov’era l’ombra proseguivo a pitturare.

Lavori spesso su tela?

Sì. Anche su tavola.

Quante opere hai fatto sin’ora?

Una settantina di opere, senza contare quelle piccoline. Per fortuna un po’ me ne sono andate via.

E mostre, ne hai fatte?

Siamo piuttosto scarsi a Verona di luoghi disponibili per queste cose. Oppure bisogna andare dai privati. E ci vogliono soldi.

Praticamente, le gallerie negli ultimi dieci anni non guadagnano con la vendita delle opere ma si fanno pagare dagli artisti per esporre...

Chiedono di dividere le spese a metà.

E qual è il programma del futuro?

Il futuro sarà una mostra... a Verona, a Mantova, a Trento...
Adesso sto fermo, perché lo studio non è riscaldato. E se hai in mente qualcosa ti può anche andare via. Disegno...

Cos’è che guida la tua ricerca?

Non lo so. Mi escono dei diavoli. Mi viene fuori tanta diavoleria. Ma non è che io stia lì a pensarci. La diavoleria viene fuori e non so perché. E poi c’è anche la realtà. Bisogna metterci la realtà vicino.
Mi vengono le idee... man mano che vado avanti. Non abbozzo niente.

Come procede il lavoro?

Prima disegno. Vedo che cosa viene fuori. Se non viene fuori niente, cancello. E faccio un’altra cosa differente. Sempre con la musica.

Altro?

È difficile vivere di pittura. Non è vero che un pittore viva bene. Vive male.

Solo quando diventa noto...

Ma ce ne sono pochi. Se guardi nella storia, tutti i pittori sono morti di fame!

Però la battaglia bisogna proseguirla. E ciascuno trova il suo modo di vivere.

Eh! E dopo è anche facile andare giù, se uno va su!

Non è detto che resti l’opera di chi va su e giù. Quello che resta non dipende dal su e giù.

In effetti, bastano i soldi per andare su.

E una pubblicazione sul tuo lavoro?

Quando terrò una mostra: mi toccherà farla. Una bella monografia. È una bella spesa.

Luciano Loatelli, pittore. Castel d’Azzano, Verona.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017