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La linea costruisce veri e propri scheletri semantici?

La pittura dell’assoluto. Lucia Porfiri

Luca Campana

I risultati ottenuti non hanno certo esaurito le premesse iniziali e lasciano ampio spazio alle prossime ricerche.

(1.03.2005)

L’opera pittorica della giovane artista maceratese Lucia Porfiri si rinnova nell’ossessiva ricerca di un fondamento significante che permanga oltre l’oscura serie di segni che transitano nella sfera effimera dell’attualità: una volontà d’arte che è insieme volontà di consistere nel contatto con l’immutabile extrafenomenico, continuamente riscoperto mediante il colore e la linea.

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Lucia Porfiri, "Senza titolo", cm 70x90, 60x80, 70x90

Un’ampia campitura cromatica a tratti fluida, trasparente, a tratti contaminata da residui materici, distesa sino a lambire gli estremi del quadro, isola uno spazio centrale dove il colore non penetra: qui, ai margini della materia cromatica, l’evento eternamente si ripete attraverso il segno grafico.

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Lucia Porfiri, "Senza titolo", cm 50x70

Un movimento vorticoso attraversa la campitura confluendo nella quiete estatica che emana dal centro: il colore è materia e insieme tensione, addensamento di spinte e di equilibri, è forma strutturante il quadro ed insieme struttura del mondo come apertura, come occhio rivolto all’evento, come "sacro recinto" al cui interno è custodita l’immagine immutabile del dio.
Il timbro della campitura è netto, tendente al monocromo o legato ad una nota dominante dalla ben distinguibile valenza semantica: oro "bizantino", viola "quaresimale", rosso "materico", blu "immaterico", dissolvendo fino al nero.

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Lucia Porfiri, "Senza titolo", cm 40x80, 50x100, 40x80

All’interno dello spazio consacrato il linguaggio segnico si rarefà e diviene terso, diafano, essenziale: la linea costruisce veri e propri scheletri semantici la cui identità significante risplende, amplificata dal processo di astrazione che si spinge ai limiti dell’inesprimibile e del silenzio.
Ne consegue l’originale percorso di rivalutazione del segno pittorico, tracciato alla luce di un intensa vita spirituale e della disposizione a concepire religiosamente l’arte.
I risultati ottenuti non hanno certo esaurito le premesse iniziali e lasciano ampio spazio alle prossime ricerche.

Luca Campana, lettore d’arte.


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30.07.2017