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Come si creano gli esclusi

Giancarlo Calciolari
(26.01.2013)

Le principe de Raison dans la culture et ses effets normatifs d’Interdit dans la société n’ont de sens que si le singulier relève de soi ayant assumé la négativité, sauf à considérer les montages institutionnels de l’image comme régulation d’automates qui auraient rompu avec l’impératif de la signification. (Legendre, Dieu au miroir, 188).

Il principio di ragione di Legendre sarebbe da confrontare con il principio di ragione sufficiente di Leibniz. Pare la stessa cosa. Il principio di ragione è il principio totemico (e non affermato è anche il principio tabuico), il principio d’autorità, lo specchio assoluto, il terzo assoluto… I suoi effetti normativi sono evidenti, ma non nel modo interno all’uomo come superio. C’è il superio in Legendre e lo chiama soggetto monumentale, ma è esterno, è il testo. Tutte cose che Legendre scrive con la maiuscola. Possiamo anche formulare la questione così: come il Soggetto Monumentale s’instaura come superio nel “soggetto” senza monumento?

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Opera di Christiane Apprieux, 2013

La trasformazione, l’abduzione , la catacresi, si chiamano “assunzione”. Il principio di divisione e i suoi effetti totemici e tabuici avrebbero senso solo se il singolo risente di se stesso in quanto avrebbe assunto la negatività. Il singolo qui è il soggetto, la creatura gnostica, l’immagine fatta di sé. Inoltre se assume la negatività è soggetto. Soggetto della rimozione. La negatività è in assumibile. Il sogno degli umani per sostituire al sinodo la società è quello dell’assunzione del nome e del figlio. Assunzione del non dell’avere per avere. Assunzione del non dell’essere per essere. Il non nell’ebraismo è enunciato dalla serie dei comandamenti che cominciano appunto con “non”.
Per Legendre la negatività è data, prima dell’istituzione delle immagini e dei suoi soggetti. Non c’è funzione di rimozione nella sua teoria, se non come produzione secondaria per rispettare l’interdizione.
Tolto il nome sorge l’animale fantastico, la creatura gnostica, il singolo che ha assunto la negatività, il nome del padre e il nome dell’altro…, le dicotomie, come anche incluso e escluso.

Se non è così si considererebbero i montaggi istituzionali dell’immagine come regolazione di automi che avrebbero rotto con l’imperativo di significazione. Lo pseudo sillogismo di Legendre non va da sé. Gli automi che avrebbero rotto con l’imperativo di significazione (che sono smarriti e perplessi, ovvero negativi per non avere assunto la negatività) sono l’apoteosi degli automi che si attengono all’imperio della significazione. La rottura dell’imperativo della significazione appartiene alla significazione.
I montaggi istituzionali dell’immagine regolano gli automi dell’imperativo della significazione. Il principio totemico, il principio di perpendicolarità come negazione della verticalità, è il principio fallico. C’è una sola significazione ha scritto Lacan, la significazione del fallo. La vita non parte dalla significazione per tornare a se stessa come compimento del soggetto dell’essere e dell’avere che rimane nell’ordine rotatorio che tanto scassava Lacan. Dalla significazione alla significazione passando per la significazione, senza altra parola di quella dei glossatori teologico politici che sono il riferimento costante della ricerca di Pierre Legendre.
Considerare i montaggi i montaggi istituzionali dell’immagine come regolatori delle marionette umane non avrebbe senso. Certo: né buonsenso né consenso né senso comune. L’inassunzione del nome non toglie il quiproquo, il lapsus, e il senso arriva come controsenso, senso sessuale. Questo è Freud.

L’homme n’est pas fabriqué par clonage d’images se reproduisant indéfiniment en réitérant le modèle, mais par un discours socialement institué, qui ouvre au sujet de l’univers symbolique comme fondé sur la séparation de l’homme d’avec son image. La démétaphorisation du discours des fondements dans la culture anti-normative d’aujourd’hui devient, sous cet éclairage, plus compréhensible : on prétend concilier l’inconciliable, bannir la négativité, mais conserver à l’homme statut d’humanité dans une société de remplissage. Cela est possible, si le poids est reporté sur certains, qui viennent incarner la négativité, afin que d’autres, selon la formule de l’idéologie du bonheur industriel, vivent pleinement leur vie. Cette nouvelle constitution dogmatique de notre culture ne sera convaincante que sous condition : qu’en soit affiché le cynisme et accepté le prix politique, à savoir l’inscription d’une partie de l’humanité sous statut de sacrifiés (189).

Può darsi che i contorni dell’immagine clonata siano incerti in modo che qualcosa spetti anche a ciascuno della vita originaria e non solo di quella della riproduzione delle marionette. Eppure è quello che emerge dalla meccanica di Legendre: gli uomini fabbricati per clonazione d’immagini che si riproducono indefinitamente reiterando il modello. Il discorso delle immagini istituite. Quando dice che non è così, ma che l’uomo è fabbricato da un discorso socialmente istituito, intanto rimane un uomo fabbricato. La sua fabrica non appartiene alla parola ma al discorso. Discorso socialmente istituito: questa è la connotazione. E la comunità degli istitutori è quella dei glossatori, algebristi e geometristi teologi-politici. In più non è il discorso socialmente istituito ma “un” discorso…

Ciascuno fabbricato dal discorso entra nell’universo simbolico del soggetto, ossia soggettivo, e non può che girare in tondo, sia separato che unito alla sua immagine. Ci sarebbero gli amanti dell’immagine e gli odiatori dell’immagine. Immagine fatta, istituita, fondata. Negazione dell’immagine originaria.
Il soggetto dell’universo simbolico (incompleto, indecidibile, inconsistente: non, non , non…) è fondato sulla separazione dell’uomo dalla sua immagine. Questo è il mito della separazione, della divisione, della scissione, della rescissione, della distinzione. Gli preferiamo la favola di Peirce sul power of mind? La questione delle istituzioni e del diritto si ritroverebbero all’insegna della connotazione. Mancherebbe comunque il punto di presa tra denotazione e connotazione. E qui arriva anche la psicanalisi di Legendre. Il soggetto monumentale connotativo diviene il superio denotativo. Soggetto interno/soggetto esterno. Senza inconscio. È una singolare filosofia che per ragioni patriottiche Legendre chiama antropologia, dogmatica. L’aporia e l’antinomia del Soggetto e del soggetto, della denotazione della connotazione, dell’interno e dell’esterno, della psiche e del corpo, provengono dalla rottura dell’intero, ossia della parola originaria. Anche dentro e fuori sono nella parola, nel numero, nell’inconscio: e sono un modo dell’apertura, dell’inconciliabile.

La demetaforizzazione del discorso ha vari nomi nel lacanismo, tramonto, scomparsa, indebolimento, evaporazione … sarebbe il frutto di una cultura anti-normativa, che tuttavia non ha alcuna padronanza della metafora, del nome, dello zero, del padre. Invece nel lacanismo, anche quello di Legendre, la metafora paterna può scemare, essere padroneggiabile e controllabile.
Invece le negazioni dell’inconscio non intaccano la metafora. Certo ognuno può esercitarsi contro la vita, sino alla mortificazione estrema. E sino all’ultimo, e anche dopo, l’inconscio lascerà le sentinelle della disfatta. Indistruttibilità del sintomo per Lacan e non solo del desiderio per Freud.
Contro l’indistruttibilità della parola si pretende di conciliare l’inconciliabile, di escludere la negatività. La parola perderebbe l’apertura, l’inconciliabile e tutto procederebbe dalla caverna platonica, la prigione universale. La vita come inferno. E non basta: mettere al bando la negatività se riuscisse toglierebbe il nome: e tutti vivrebbero nell’anonimato degli eterni numeri due. Senza zero, quindi zeroficati, senza valore intellettuale. Senza padre, quindi nell’eterno litigio dei fratelli. Questo permette di conservare all’uomo il suo statuto di umanità, in una società di riempimento. Antropologia conservativa. Autentico conservatorismo. Oscurantismo da illuminare, vuoto da riempire. Uomo senza genealogia, come l’inumano salvatore.

La cultura anti-normativa, demetaforizzante, come qualsiasi altra cultura non riesce rispetto all’inconscio. La cultura originaria è una formazione dell’inconscio. La demetaforizzazione della metafora non riesce e la non riuscita si popola di animali, di grandi e di piccoli fratelli, e la loro istanza per quanto totemica richiede la lettura. L’epoca è antinormativa, anticonformista, antitutto. Tale epoca presente si caratterizza per la pretesa di conciliare l’inconciliabile, di mettere al bando la negatività, conservando una sembianza di umanità, dato dalla sopravvivenza e non dalla vivenza, in una società di riempimento. Modalità di facciata per non leggere il vuoto, da quello della rimozione a quello della funzione vuota, la funzione temporale. Solo il vuoto ontologico richiede il riempimento. Quello che non coglie Legendre è che la cultura normativa (il diritto) produce la sua cultura anti-normativa. Il principio di divisione produce la norma e l’anti-norma, la regola e l’anti-regola, il motivo e l’anti-motivo. L’antinorma non è una perversione della norma (questa è la lettura di Legendre) ma la sua altra faccia. L’anti-metafora paterna come la metafora paterna di Lacan sono due facce della negazione della metafora. La cultura normativa non è la norma originaria, inconscia.

La profezia negativa che lancia Legendre a proposito della cultura anti-normativa è che la società di riempimento riesce solo a condizione che il peso sia riportato su alcuni, che incarnano la vittima, la negatività, al fine che altri secondo la formula dell’ideologia della felicità industriale vivano pienamente la loro vita. E precisa ulteriormente che questa nuova costituzione dogmatica (dal volto antidogmatico) della nostra cultura non sarà convincente che a condizione che sia manifesto il cinismo e accettato il prezzo politico, ovvero l’iscrizione di una parte dell’umanità sotto lo statuto dei sacrificati.
Nell’esoterismo al governo del pianeta questo cinisno (canismo) è manifesto così com’è accettato e contabilizzato il prezzo da pagare per le guerre e i massacri. Talvolta qualche sparata euforica lascia cogliere il fondo della questione, da George Bush che declama: noi siamo un impero (2002) a Lloyd Blankfein che afferma d’aver fatto il lavoro di Dio (2009).

Quello che non va è l’attribuzione della strage alla nuova dogmatica, quando proprio dalla sua erudizione Legendre potrebbe intendere che la parte dell’umanità maledetta è frutto del principio di divisione, il principio normativo che funziona con i tre principi dell’anti-vita, in particolare il principio del terzo escluso. Gli esclusi non sono sacrificati per una perversione della logica istituzionale ma prodotti dal principio istituzionale, che non a caso per Legendre è anche totemico. Il comunismo in Russia non è stato il frutto della perversione di una teoria del comunismo buona e pura, ma il comunismo teorico di Marx è corresponsabile assieme agli attanti sociali del destino di settant’anni di comunismo in Russia e dintorni. Il golpe finanziario tuttora in atto nel pianeta non è una perversione del buon capitalismo ma un suo frutto precipuo. E questo non cancella nessuna responsabilità: dal banchiere folle del suo desiderio di ricchezza al cliente della banca che scommette da perdente sulla stessa follia di un desiderio infinito potenziale, irriempibile.
La qualità della loro vita – dei padroni come dei servi - non è umana, ma totemica, animale, sostitutiva. Il cinismo lo indica. Il dio animale, il sovrano bestia, l’homo homini lupus, è una bestemmia.

Per quanto psicanalista, Pierre Legendre non reperisce l’istanza e lo statuto della legge al di là del legalismo e dell’illegalismo, non reperisce l’istanza e lo statuto dell’etica al di là della morale della comunità degli interpreti, e non reperisce l’istanza della clinica al di là psicopatologia della sopravvivenza diurna e notturna.


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14.02.2017