Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

La teoria dell’immagine di Pierre Legendre. Introduzione. Seconda parte

Giancarlo Calciolari
(22.12.2012)

L’idée du semblable naît de cette division. (9)

La divisione è qui in ballo è sinonimo della separazione dell’uomo da se stesso.
Il simile e il dissimile sono fuori dalla sembianza. E la procedura fantasmatica non riuscendo a imperare sulla dimensione della immagini non può che produrre industrialmente simili e dissimili, come nei film di vampiri. Si può seguire in tal senso la fabbrica dell’uomo, che è anche un titolo di un film di Legendre, nella fabbrica delle somiglianze e delle dissomiglianze nel testo stesso dell’autore.
Non è l’uomo che si divide da se stesso, ma il significante che si divide da sé. E il significante non rappresenta il soggetto per un altro significante, come scrive Lacan se non nella connotazione, nella marcatura sociale della trasmissione, quella sognata da Legendre.

JPEG - 76.9 Kb
Opera di Hiko Yoshitaka

Sans la représentation du semblable, agencée en chaque exemplaire de l’espèce comme dialectique de l’autre et du sujet, la reproduction de l’animal parlant ne serait pas. (9)

Già il simile è nella sembianza della sembianza, ossia nella rappresentazione, e qui ci si trova al terzo livello algebrico delle immagini fatte: la rappresentazione del simile. Agencée in ciascun esemplare della specie. Manteniamo il termine in francese per il suo riferimento all’agenzia. Qual è l’agenzia che marca l’uomo come animale parlante nella dialettica dell’altro e del soggetto? L’agenzia è l’altro nome dell’istituzione divina. L’agente superiore nel teomonismo, che è veicolato dalla credenza negli imbecilli, così bisognosi del bastone, Schaft, del fallo, garante invisibile della riproduzione. Immagine sacra dell’animale umano.
La frase di Legendre ha anche un aspetto rivoluzionario: senza la rappresentazione del simile nessuna riproduzione dell’animale parlante. La scheggia della vita originaria fa breccia: senza credenza nell’ontologia nessuna riproduzione vampiresca del simile e dei suoi oppositori: i dissimili, i devianti. Mentre invece è la pulsione stessa, Trieb, a essere la deviazione, secondo Lacan.

L’homme porte en lui le miroir. Il le sait, non sur le mode de l’objectivation scientifique, mais sur le mode de la rencontre des images précisément, autant dire de l’aliénation et du déchirement. (9)

Per quanto non sia realistico il portare in sé lo specchio, che l’uomo porti in sé lo specchio consiste nell’assunzione dell’oggetto. Quindi semmai è l’uomo a essere oggettivato, più che lo specchio. L’assunzione dello specchio, dell’oggetto causa di godimento, che va con l’assunzione dello sguardo come punto di vista e con la voce ridotta a vox populi.
L’uomo in quanto diviso da se stesso è alienatoe lacerato: portatore dello specchio, portatore dello sguardo, portatore della voce. L’uomo portatore, il Träger l’altro nome del soggetto, anche il Dasein.
Che il portare lo specchio sia saputo dall’uomo pone la questione della significazione. Solo lo specchio significato (speculare) può essere portato dall’uomo come ipostasi animale. Non c’è oggettivazione scientifica che possa costituirsi come sapere sullo specchio. Questa oggettivazione è un tentativo in atto in moltissimi ambiti, anche nella ricerca psicologica sull’immagine, presunta mentale. Se lo specchio non sta nella realtà allora è questione di simbolico. E così per l’immagine: nessuno ha mai trovato l’immagine nel cervello, meno che meno le moderne tecniche di imaging de cervello.
Nell’incontro delle immagini l’uomo saprebbe di portare in sé uno specchio immateriale, non oggettivabile, un’obiezione stessa al discorso scientifico.
Incontro che è alienazione e strappo, lacerazione.

Nous ne vivons que par rapport à cette coupure et dans la proximité de la folie. La recherche de l’autre en nous. L’image est l’instance dont dépend, pour chaque individu vivant, son allégeance à la Raison, c’est-à-dire son entrée dans les montages de l’identité.(9)

Il ragionamento di Legendre abbisogna di molte ipotesi sull’origine e sono quelli che chiamo assiomi, ma quando non sono più messi in discussione funzionano come postulati. È la sua episteme e anche la sua substantia: è ciò che sta sopra e ciò che sta sotto l’immagine. La sua epistemologia sostanziale si chiama dogmatica, antropologia dogmatica.
Dopo aver letto almeno una decina di libri di Legendre, circa metà delle sue opere, posso dire che la nozione di identità non è mai elaborata.
Di quale follia si tratta quella così prossima a noi che viviamo (o sopravviviamo) in rapporto alla divisione dell’uomo da se stesso? È associata alla ricerca dell’altro in noi. È ai, l’altro immaginario di cui parla Lacan nel rapporto speculare. Questo è il mondo della rappresentazione, la società dello spettacolo di Debord.
Gli animali vivrebbero nell’immaginario, la cattura immaginaria, l’imprinting … Arriverebbe poi il simbolico, l’istanza del padre a distogliere dalla cattura immaginaria narcisistica. La relazione, il due, l’apertura, non è il rapporto. La relazione non si risolve in rapporto. Il due non diventa un sistema di rapporti.
Chi o cosa divide, anche l’uomo in due? Il principio di divisione, anche in psiche e corpo, in simile e altro, in uomo e donna, in greco e ebreo, è l’asse totemico. Movenza fantasmatica. L’intero non si rompe, l’integrità non viene meno, perché l’inconscio è dissidente.
L’immagine come istanza: accenno allo stare delle cose, all’ontologia fondamentale, che diventa anche in Legendre antropologia fondamentale: cos’altro è la sua “dogmatica”?
L’immagine come istanza da cui dipende per ciascun individuo vivente il suo assoggettamento e anche fedeltà alla ragione, scritta con la maiuscola. Immagine agente, assoggettante, fidelizzante. L’assoggettamento si otterrebbe con il montaggio delle immagini.
Qual è la ragione assoggettante?
L’assoggettamento alla ragione: ovvero l’entrata nei montaggi dell’identità. Accettare il montaggio dell’identità è assoggettarsi, farsi soggetti. Se non si accetta si scivola verso la follia, la cattura dell’immagine narcisistica, la morte.
Entrata nei montaggi dell’identità. Topologia delle caverna. Anche in Lacan c’è la nozione di accesso all’ordine simbolico, e nel contempo sono creati anche coloro che non hanno accesso. Gli psicotici. In tal senso ognuno lo è, psicotico. Perché tentando l’accesso, psicotizza. Il tentativo stesso è la psicotizzazione.
E poi non entra nemmeno nell’identità, se si sapesse che cosa sia, e resta come l’anima, la coscienza, un’ipotesi. Entra nei montaggi, tra il catafalco e l’impalcatura. Termine caro a Legendre, assieme a montaggio, impalcatura, échafaudage.

J’aborde ici le point opaque […] : le traitement de l’énigme subjective par le phénomène institutionnel. Comment s’organise le maniement de l’image de l’homme pour la reproduction de l’homme et des sociétés ? (9)

Intanto stabilisce l’enigma della soggettività. E l’opacità del punto riguarda il trattamento di questo enigma da parte del fenomeno istituzionale. Legendre indaga sull’anello di connessione tra il singolo e il collettivo. Mentre pare che dal singolo (psicologia) non si possa mai arrivare al collettivo (sociologia) e vice versa, verrebbe fondata nel suo discorso la marcatura del soggetto. C’è il maneggiare, quello che per Freud è il cerchio forgiato con le proprie mani. Il maneggiare l’immagine dell’uomo per la riproduzione. Ma non c’è l’immagine dell’uomo. Non si edifica sullo specchio in speculare e sullo sguardo indomestico. Il termine inanalizzabile è quello di riproduzione. Termine nella fenomenologia, nell’antropologia, nella sociologia. Ma dove sta scritto che il figlio è un riprodotto del padre e della madre. E se fosse un prodotto. Perché sarebbe una ripetizione dell’identico e non una estrema novità?

L’actuelle fragmentation de la pensée (9), forse parte del discorso tecno-sciento-economico, non è un effetto di un movimento contro il pensiero che in sé sarebbe non frammentario, coeso, unito, ma del principio di divisione, principio di discriminazione, al colmo del suo divisionismo. È la logica fallica a disprezzare l’impero delle rappresentazioni insapute. Sebbene l’impero di rappresentazioni sia la negazione estrema e stremata della dimensione delle immagini. Infatti, che Legendre non disprezzi e analizzi l’impero delle rappresentazioni non toglie nulla alla sua ontologia fondamentale, che si accontenta di riformulare come antropologia dogmatica.
L’uomo dovrebbe essere istituito, fondato, montato, impalcato, catafalcato, identificato, identato, alterato, eretto, immaginato, ovviamente ad Imaginem Dei.
Una volta negata la materia, che è anche materia delle immagini, qualsiasi montaggio privato o pubblico può funzionare normativamente. E la norma, anche dopo cinquant’anni di studi di diritto, non trova il suo statuto intellettuale. E così la regola e il motivo.
Qualsiasi catafalco particolare o qualsiasi impalcatura universale può infine erigersi sulla cancellazione dell’inconscio, irriducibile al mito negativo, Narciso, bestialismo, serbatoio d’impulsioni distruttive, prigione immaginaria, simbolica o reale.

L’attuale frammentazione del pensiero entraîne à mépriser l’empire des représentations insues. (10)

Fascino per l’impero delle rappresentazioni. Non la dimensione di sembianza, la dimensione delle immagini, ma il regno e la gloria dell’ontologia, della negazione delle immagini. Infatti le immagini istituite sono senza eco, dovrebbero significare per ognuno la stessa cosa, avere lo stesso effetto normativo. E ognuno è preso per criminale o per pazzo quando si espone all’eco di un’immagine originaria.
Legendre non disprezza l’impero delle rappresentazioni, lo rivaluta, ne indica l’urgenza, si pone come l’ultimo interprete della rivoluzione dell’interprete sorta nel XII secolo e difensore del soggetto, della creatura gnostica fondata da Descartes.

Nous aurons à revenir vers les formulations antiques, à reprendre le raisonnement talmudique, la mystique musulmane et les démonstrations scolastiques, à situer la déroutante découverte de la scène inconsciente du sujet.(10)

Avendo letto anche le altre lezioni di Legendre, in particolare l’ultima, L’autre Bible de l’Occident. Le monument romano-canonique, non abbiamo trovato le prime due letture ma solo quella delle dimostrazioni scolastiche. Anzi la prima lettura proposta, quella del ragionamento talmudico è sfiorata solo per meglio aderire alla costruzione del monumento romano-canonico che esclude le “insensate interpretazioni ebraiche”, come le ha chiamate Graziano.
Leggere le formulazioni antiche per situare la sconcertante scoperta della scena inconscia del soggetto. Questo il progetto e l’ipotesi di lavoro di Legendre. La scena inconscia del soggetto è per Legendre sinonimo di inconscio. Ma le cose non stanno così: già la scena inconscia è un aspetto della logica delle dimensioni, appunto la logica delle immagini. Corpo inconscio e scena inconscia. Da dove vengono le cose e dove vanno. Corpo della parola e scena della parola. Non corpo del soggetto, non scena del soggetto. La scena inconscia del soggetto è senza la scena. Avrebbe potuto scrivere come altrove: la rappresentazione inconscia del soggetto. Rappresentazione inconscia è un termine paradossale della linguistica freudiana. Ancora da leggere, come il rappresentante della rappresentazione per parlare dell’oggetto della parola.
L’inconscio è senza soggetto, malgrado la breccia di Lacan, quasi occlusa dal suo omaggio al giardino alla francese di Cartesio. E il soggetto diviso, mutuato sulla Ich-Spaltung freudiana, è solo un primissimo approccio alla divisione nella parola. La divisione è in indossabile dal soggetto. La presunzione del soggetto non ha sbocco attraverso la sua algebra. Certo, Lacan e il lacanismo hanno di fronte il soggetto, il paziente, l’analizzante e dinanzi alla sua pienezza e aderenza alla scena sociale, allevato così dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa, dall’esercito, dall’impresa, pare una gran cosa che arrivi a dividersi, a avere due padroni come Arlecchino.
Una sola volta Freud utilizza il termine “soggetto” e non nel modo cartesiano ripreso poi da Lacan per fondare il soggetto dell’inconscio.
Le brecce ebraica, cristiana e islamica andrebbero mantenute aperte per riconoscere

les filiations entrecroisées du discours de l’identité en Occident

per riconsiderare anche in termini attuali

le problème de l’institution des images. Qu’est ce qu’instituer les images ? (10)

Istituire le immagini vale a destituire la dimensione delle immagini per creare quella della rappresentazione, della fiction su ciò che si vede e su ciò che appare, negando appunto ciò che si vede e ciò che appare per la mitologia iperdogmatica dell’Imago Dei e delle sue emanazioni fatte a sua replica e somiglianza. Impianto gnostico nel suo candore esplicativo, poiché nessuno ha mai visto il volto di Dio. E il dio di cui ci fosse una immagine sarebbe una creatura gnostica.
Quello di Legendre è un fondamentalismo strutturalista, di cui la vulgata francese abbonda, al seguito di Claude Lévi-Strauss. Come nella matematica di fine ottocento si è cercato di fondarla, per abbracciare una metamatematica in posizione divina, così l’ipotesi della struttura nascosta delle cose crea un inconscio non visibile che governi il visibile, che lo stabilisca, lo fondi. Varrebbe ciò che sta sopra, l’episteme, e ciò che sta sotto, la substantia. Il discorso scientifico e il discorso teologico insieme per imperare sulle immagini. Questo è l’impero delle rappresentazioni, sapute o insapute.
A Legendre giustamente non basta il discorso tecno-scientifico-manageriale, epitome dell’epistemologia e non gli basta il discorso teologico-politico, epitome della tradizione teologica, sua secolarizzazione. Cerca l’asse di divisione delle cose, a partire dalla divisione dell’immagine di sé dall’immagine dell’altro, come suo duplicato speculare. Cerca la logica delle divisione, del taglio sociale, l’altra faccia di un altro tesoretto dell’ideologia francese contemporanea: il legame sociale.

Le savoir faire des interprètes dans la civilisation di Droit civil vacille. (10)

Detto questo a proposito dell’istituzione delle immagini. L’aspetto geometrico, esecutivo, è impari rispetto all’aspetto algebrico, legiferante, della pratica interpretativa.

Il s’ensuit des effets de casse, le phénomène contemporain de la désinstitution du sujet, sans compter la débâcle dans maint domaine de la pensée, et d’abord dans l’ordre politique.(10)

Legendre attribuisce gli effetti distruttivi al saper fare vacillante. All’esecuzione non impeccabile della buona istituzione delle immagini. Che invece gli effetti devastanti siano il frutto del principio di divisione, di discriminazione, come effetto della parte esclusa (che come la parte inclusa devia dal protocollo), non lo sfiora. Per questo non mette mai in discussione il principio ideale, artefice dell’economia del male, del peccato, dell’incesto. Il principio totemico, altro nome del principio di divisione, così lo chiama nell’altra Bibbia, fa l’economia dell’incesto quale sua altra faccia. È lo stesso principio che fa scambiare le donne in Lévi-Strauss.
Il fenomeno contemporaneo della destituzione del soggetto porta Legendre a re-istituire il soggetto. Fenomeno che non è lontano dal tramonto della metafora paterna, dal declino del padre. Ma il padre nella sua funzione non declina, non evapora, non si squaglia al sole come un pupazzo di neve.
La costituzione delle immagini passa per la loro istituzione e non può che concludersi nella destituzione. E poi il ciclo riprende. Gli effetti scassanti sono epifenomeni della destituzione delle immagini insita nella loro costituzione e istituzione. Non può funzionare l’istituzione delle immagini. La padronanza e il controllo sulla vita non riescono. E il padroncino, il soggetto-Re, non c’è. La padronanza e il controllo non s’incarnano. Il despota, il tiranno e il vampiro sono indici della disfatta della vita, non lo splendore della loro apoteosi.
Tra gli effetti distruttivi abbiamo anche la disfatta in vari domini del pensiero e dapprima nell’ordine politico. Quando la credenza nella finzione degli interpreti, creata escludendo la lettura ebraica, vacilla, allora emerge anche la disfatta in vari settori del sapere, e tra questi primeggia l’ordine politico. Quindi, altroché insensate le interpretazioni dei rabbini, insensato è sostenere che occorre mantenere l’ordine politico sulla soppressione della lettura ebraica, propedeutica allo sterminio degli ebrei, dai pogrom alla soluzione finale nazista. La destituzione del soggetto (un modo molto contorto di affermare che si può sgarrare rispetto all’originario), gli effetti distruttivi, la disfatta … sono da attribuire al principio del fallo, al principio di divisione, al principio totemico, all’asse di offesa e difesa condiviso anche da Pierre Legendre, e non solo da Freud e Lacan.

Nous ne comprenons pas l’infernale question du miroir ni la logiques des constructions normatives indéfiniment réinventées pour la civiliser. (10)

Quando il saper fare degli interpreti della civiltà del Diritto civile vacilla ne segue che non si capisce più l’infernale questione dello specchio. Legendre inverce capisce la questione infernale dello specchio. Capisce così bene la questione dello specchio che la reputa infernale. Certo come Freud, Acheronta Movebo. Ma lo specchio, e anche lo sguardo e la voce, sono senza infernalità. Si trovano nell’inferno e nel superno, nel labirinto e nel paradiso, senza assumere l’infernalità o la supernalità. Quando poi, al seguito degli scolastici legge l’Imago Dei come specchio, ne assume anche la supernalità, la divinizzazione. L’istituzione delle immagini in Legendre è in effetti la costruzione degli idoli, sia maggiori che minori.
L’ipotesi infernale, il pessimismo descrittivo, è l’altra faccia dell’ottimismo normativo. L’infernale questione serve a far passare le costruzioni normative. La fiction del potere. L’infernalità è la presunzione che lo specchio sia speculare e che rifletta appunto il male, il negativo, il peccato …
C’è un’altra civiltà che trova la sua condizione nello specchio, nello sguardo, nella voce. Io, tu e lui quali aspetti dell’oggetto della parola.
Qual è il compito della psicanalisi anche rispetto agli psicanalisti che troppo facilmente dimenticano l’approccio freudiano del principio d’istituzionalità?

La psychanalyse doit travailler à distinguer entre le plan de la représentation (où se joue la condition du langage), et le niveau subjectif de l’imaginaire (la question de l’aliénation subjective). Sortir des commentaires figé sur la catégorie de l’Imaginaire s’inscrit aussi comme notre horizon. (10)

La psicanalisi non è in posizione di lavoratore e neanche di distintore. La psicanalisi di Legedre è senza la logica della distinzione. Senza punto di distrazione, senza punto di sottrazione, senza punto di astrazione. È senza la materia del suo discorso. Il punto di distrazione infatti non è altro che lo specchio al quale dedica il libro. Non solo distinguere non è in gioco come logica dei punti, ma diviene anche una facoltà umana, in questo caso proprietà degli psicanalisti. E comunque nemmeno attribuendo la distinzione come una facoltà della psicanalisi le cose si distinguono. Che cosa distinguerebbe questa psicanalisi? Tra il piano della rappresentazione e il livello soggettivo dell’immaginario. Ovvero non distingue. Non c’è lettura del piano, del livello, della presunta spazializzazione della rappresentazione simbolica. Non c’è nessuna topologia della rappresentazione. L’immagine non è la rappresentazione: questa distinzione non è alla portata, pare, di Legendre. E l’immaginario è senza livello e tantomeno soggettivo. L’immaginario non ha nessun livello soggettivo salvo che è interamente una categoria soggettiva in Lacan. Sicuramente serve alla costruzione della creatura gnostica nel testo di Lacan, malgrado Lacan e le sue brecce in direzione della parola originaria.
La sembianza, la dimensione delle immagini è irrappresentabile, e non è neanche l’immaginario di Lacan, che non è l’immaginario di Sartre. L’orizzonte di Legendre è di uscire dai commentari stereotipati dell’immaginario. Il risultato è l’immaginario che gli serve per debellare l’ipotesi infernale, l’ipotesi di tenebra, l’ipotesi senza luce: l’alienazione del soggetto. Non l’alienazione della parola, la sua imprendibilità, il suo altrove, l’alibi, ma l’alibi soggettivo, anche quello di governare gli umani con il principio di istituzionalità. I postulati fondamentali di Legendre, che poggiano su una monumentalità che non è solo quella del canone romano-canonico ma anche sulla successiva canonizzazione della psicanalisi, e quindi sia di Freud che di Lacan. Occorre dissolvere la credenza nella canna di misura delle cose. Nessun compromesso tra la psicanalisi e la misurabilità, che è alla base anche del principio di valutazione universale del discorso tecno-scientifico-manageriale, questo sì ben identificato da Legendre.
Ecco la frase che conclude la nota marginale di due pagine scritta prima del prologo al libro Dieu au miroir:

Nous allons retrouver l’ordre structural, qui soutient, partout dans l’humanité, les montages de la reproduction et permet d’apercevoir leur centre de gravitation : la question de l’Interdit. (10)

Sì, l’opera di Pierre Legendre è un enorme commentario strutturalista, il cui respiro viene da Lacan per la via di Lévi-Strauss. L’ordine strutturale è poi quello del fallo, della sua significazione. Un afflato universale. Definirlo immanente o trascendente aggiunge solo ironia e illeggibilità alla questione. L’interesse è che pensando di precisare l’ordine strutturale delle cose apre un cantiere che non a torto capisce che rarissimi sono coloro che ne intendono qualcosa. Legendre apre archivi non più frequentati, sfiora questioni inenarrabili, più che à côté de la plaque, dalla parte cieca della questione, si trova di fronte alla questione e vede ciò che sta sopra e ciò che sta sotto. Non vede ciò che appare ma quello che è istituito. Vede i montaggi, le impalcature, i catafalchi della ragione, che scrive con la maiuscola. Non vede l’immagine ma la sua istituzione e quindi sempre dinanzi anche alla sua destituzione (solo secondariamente risulta riguardare il soggetto in quanto asservito all’immagine istituita). Contro la destituzione, rinnova l’appello all’osservanza della fiction. Resistibile Pierre Legendre!

Per l’annotazione intorno al commento strutturalista sono debitore di una conversazione con Alessandro Taglioni.

Pierre Legendre, Leçon III. Dieu au Miroir. Étude sur l’institution des images, Fayard, 1994.

22 dicembre 2012.


Gli altri articoli della rubrica Diritto :












| 1 | 2 | 3 |

19.05.2017