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La teoria dell’immagine di Pierre Legendre. Introduzione

Giancarlo Calciolari
(15.12.2012)

Nella nota marginale al libro Dieu au miroir si trovano già gli elementi portanti dell’analisi di Pierre Legendre.

Penser dans l’humanité le semblable, penser l’altérité, pour penser l’identité et la reproduction du sujet.(9)

È l’ingiunzione a immaginare nel mito della caverna di Platone. L’ingiunzione a immaginare è senza immagine: ciascun elemento linguistico diventa ogni elemento, l’elemento significato, senza acustica. Del resto le cose sono impensabili. Non c’è il pensiero pensato. Legendre avvia la lettura con la categoria della somiglianza e della dissomiglianza, questa è la sua alterità. Anche questa da pensare, come se non fosse abbastanza pensata dalla filosofia e dall’antropologia. E con la nozione di identità, tra l’altro sempre da pensare. Una coazione a pensare è in atto nella ricerca di Pierre Legendre.
Vale il principio di identità e così il principio di non contraddizione e il principio del terzo escluso. Altra cosa sono il principio di inidentità, il principio di contraddizione e il principio del terzo.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Identità del soggetto e riproduzione del soggetto. Come si trasmette l’esperienza? Con la riproduzione dei soggetti.
Si tratta di sette postulati: pensare, umanità, simile, alterità, identità, riproduzione, soggetto. Non è l’assiomatica. Non si tratta di assiomi, di ciò che vale per ciascuno, la denotazione, il power of mind di Peirce, ma di ciò che la società connota come valore. In questo caso è ciò che vale per Legendre.
Tra l’altro, ciò che non è il simile e neanche l’alterità è inumano. Anche quel che non è identico e di quel che non riguarda la riproduzione del soggetto. Allora l’inumano e l’irriproducibile riguardano l’intellettualità e anche la sessualità, che non diviene mai appunto genialità, riproducibilità.
Quelli che per noi sono postulati costituiscono

L’horizon de toute interrogation sur l’institution des images.(9)

Legendre non è interessato alla natura delle immagini, al loro statuto originario, ma al loro montaggio, la loro istituzione. È un teorico delle istituzioni, da indagare rispetto al diritto, che non è stato elaborato dalla psicanalisi di Freud e neanche da quella di Lacan.
L’interesse per Pierre Legendre ci viene dal considerare che la sua analisi è per certi aspetti radicale. Anche la sua analisi dell’istituzione e dell’immagine, perché precisa le colonne portanti del discorso della morte, scambiate tuttavia per le colonne della vita. E si tratta d’intendere come avviene questo nel suo testo.

L’immagine istituita è quella che per conseguenza logica nella lettura di Nomi (Esodo) sarebbe l’immagine fatta: “non ti farai immagini”… Come se le immagini si potessero fare. E comunque le immagini fatte sono gli idoli. Tale è la vicenda del vitello d’oro. Eppure l’immagine istituita di Legendre dovrebbe risolvere la stessa questione degli idoli personali e poi, molto dopo, di quelli collettivi. L’idolo personale sarebbe quell’immagine fatta che chiama immagine narcisistica. Per uscire dall’impasse narcisistica fonda lo specchio come terzo, che scrive con la maiuscola.

Istituire le immagini: renderle stabili. È questo lo stato e il loro statuto. Solo un’immagine fissa, stabile è accettata dal sistema che esce dal diritto romano canonico che fonda ancore il nostro occidente, secondo Legendre. Ma potrebbe anche non essere l’unico fattore. Sebbene procedere dall’ipotesi dell’unico fattore causale permette di trarre il fantasma verso la sua natura, quella di copia della sembianza, la dimensione delle immagini.
Si potrebbero leggere anche le parti del libro che non riguardano direttamente la questione dell’immagine. Per esempio

L’Homme n’est assuré de son être que par la séparation d’avec soi, de sorte que devenir autre pour lui-même est la condition de sa vie, la supposition première de sa présence au monde et l’accomplissement de la faculté de se différencier du monde. (9)

E perché l’uomo dovrebbe essere sicuro del suo essere? In tal senso parrebbe che una buona parte dei suoi sforzi siano dedicati all’essere sicuro del suo avere. E comunque perché dovrebbe essere sicuro. Nessuno ha questa sicurezza. E poi se l’essere non fosse suo? La questione originaria riguarda il non dell’essere. E così la questione seriale, riproduttiva, riguarda la sicurezza e l’assicurazione dell’essere. L’ontologia è la questione seriale. La separazione da sé è richiesta per l’istituzione della vita, per la vita istituita, per il viaggio istituito. Al punto che divenire altro sarebbe per l’uomo assicurato e sicuro la condizione della sua vita. La passione di essere un altro risiede qui. Condizione non è il sembiante, ma l’altro che diverrebbe lui stesso. Non a caso questa è la supposizione primaria, la supposizione della supposizione, la rimozione della rimozione, la metafora della metafora, ossia quella paterna.

La supposizione primaria è quella di Legendre, la supposizione d’origine. Il codice romano canonico come origine. Quanto alla presenza al mondo fa parte dell’ontologia della sfericità delle cose mondate dalla parola, quindi sostanziali e mentali. E occorrono tutta questa sostanzialità e mentalità per costituire la facoltà, la facilità umana. Poi la difficoltà risulterà dai contrappassi e dai contraccolpi della facoltà troppo umana di essere sicuri del proprio essere e dei propri averi. L’asse della riproduzione, l’asse dell’essere, l’asse mai pronunciato dell’avere, l’asse del principio, del Terzo, del Testo, della Referenza,che per tutta l’opera di Legendre acquisisce vari altri nomi, e che in Lacan è la significazione del fallo, è anche l’asse della divisione sociale del lavoro, che in alcuni antropologi diventa persino l’asse della divisione sessuale del lavoro. È niente di meno che la metamorfosi dell’albero della conoscenza del bene e del male.

La nozione stessa di “facoltà” non richiederebbe altra lettura rispetto al contesto, ma indaghiamola rispetto alla sua specificità per Legendre in questa nota marginale.

Faculté de se différencier du monde.

Il mondo sarebbe l’indifferenziato. Pone la questione che in Peirce è il manifold of senses. La molteplicità dei sensi. Qui i sensi sono già organizzanti in mondo, modificati, ma rimane la questione di come si distinguono e come si differenziano le cose. Nemmeno l’ipotesi di Peirce è semplice e convincente. Ci sarebbero quattro forme di differenziazione, di separazione, di divisione. Anche Freud esplora la questione della divisione, e arriva alla nozione di Ich-spaltung, divisione dell’io. Non avrebbe poi torto Legendre seguendo questa via a interrogarsi sulla separazione dell’uomo da se stesso e sulla differenziazione tra l’uomo e il mondo. Tuttavia si tratta di nozioni filosofiche che non sono ancora entrate nella linguistica freudiana. Occorre notare che lo sforzo fatto da Pierre Legendre tra diritto e psicanalisi è importante, e questo introducendo una minima parte della lezione freudiana e di quella lacaniana.

Questa favola di Pierre Legendre, nelle prime sette righe della sua nota marginale, introduttiva, ha la stessa forza della finzione che lui trova costitutiva dell’occidente, e come questa richiede ancora un’altra lettura. Dalle nostre righe emerge una pista che Legendre non ha mai incrociato, anche se più di trent’anni fa si era imbattuto in quella di Armando Verdiglione.

Pierre Legendre, Dieu au miroir, Fayard, 1994


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19.05.2017