Transfinito edizioni

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Bouazizi e Gesù

Giancarlo Calciolari
(1.12.2012)

Gianfranco Ravasi, dalle pagine del “Domenicale” del Sole 24 Ore del 25 novembre 2012, legge l’infanzia di Gesù scritta dal Papa: Molti teologi si avvolgono nel manto dell’autoreferenzialità linguistica, striata di oscurità esoterica e oracolare, invalicabile alla “gente che non conosce la Legge” (Gio 7,49).

“Tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente”, questo è Wittgenstein nel suo Tractatus logico-philosophicus. Intanto il dire non sottosta al potere. Quel che si può dire è fantasmatico e dirlo chiaramente o oscuramente è psicotizzante. Accogliamo comunque la proposta per dire chiaramente una briciola sul come s’inventa un mito.

Opera di Hiko Yoshitaka

L’interpretazione dell’infanzia di Gesù da parte di Benedetto XVI è per Ravasi teologica e storica, ovvero non accetta l’ipotesi che si tratti di una lettura teologica espressa in forma di storia. La cosa pare servire per disfarsi delle interpretazioni “insensate” degli ebrei, come le ha chiamate Giustiniano. La chiama lettura midrashica, una sorta di narrazione parabolica, di drammatizzazione narrativa di verità teologiche. Infatti non basta tenersi il cristianesimo, occorre che sia fatto a discapito dell’ebraismo: se Gesù è vissuto per davvero, allora l’ebraismo è un fossile, come se n’è accorto Freud. E questo serve all’innesto cristiano per distogliersi dalla sua radice ebraica.

Com’è sorto il secondo corpo di Gesù, quello divino? Per dirlo come Joseph Ratzinger, in modo limpido, essenziale, incisivo, persino umile, nel senso che si tratta di una ipotesi di lettura, non ancora storia e non ancora leggenda, l’invenzione di Cristo possiamo intenderla con la più piccola invenzione odierna della leggenda di Bouazizi, che si è immolato dopo essere stato offeso da una rappresentante del potere, che le aveva sequestrato il carretto delle sue mercanzie, senza licenza. Come per il messia, ce n’erano stati altri prima e tra l’altro anche dopo. L’ultimo negli ’80 del secolo scorso a New York. Prima di Bouazizi si erano immolate una quindicina di persone, eppure è Bouazizi la scintilla che fa partire la primavera ebraica. Se questa è la versione autentica, occorre ammettere che il sacrificio di Bouazizi ha fatto perdere il potere a Ben Ali, a Gheddafi, a Moubarak… e scuote oggi il potere di Assan, intanto che lo Yemen è riuscito a incassare il colpo. Interessante è chiedersi perché non ha sfiorato il Marocco, l’Algeria e l’Arabia saudita. Non stavano nel destino di Bouazizi? O forse non stavano in quello della vigilessa, donna assimilata agli ordini degli uomini, che ha voluto fargli vedere che in quel caso l’aveva lei il fallo: la questione non è stata il sequestro del mezzo, ma le frasi di scherno che l’hanno accompagnato.



Una serie di dittatori che tenevano in pugno la loro nazione, riconosciuti ai tavoli dei potenti della terra, e che potevano morire con tutti gli onori, come un caso applicato della teoria del caos, hanno perso il loro potere per una scheggia di strapotere di una donna funzionario. Essenziale che sia stata una donna a svergognarlo, pare quindi che se lo avesse fatto un uomo, Bouazizi avrebbe incassato il colpo e Ben Ali e compagni sarebbero ancora lì. Alla lettura di questa teoria, il personale dei servizi segreti si sganascerebbe dalle risa, e sicuramente lo hanno fatto. E chissà come sta vivendo la vigilessa, anonima, che ha sulla coscienza la distruzione seriale di militari al potere, per spalancare la via di religiosi al potere.


È chiaro, limpido, essenziale, incisivo che la storia di Bouazizi, pur storicamente vera, si è prestata all’invenzione di una leggenda infinitamente più grande di lui e degli altri suicidi col fuoco. Nello stesso modo la vita di Rabbi Gesù che è morto in croce, non accettando nessun compromesso con i poteri costituiti, in particolare con quello militare romano e quello religioso ebraico, si è prestata all’invenzione di un mito che la teologia come costruttrice non può leggere. Solo il midrash laico di Freud fornisce i primi strumenti di lettura.




1 dicembre 2012


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