Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Il diavolo in corpo : l’enigma dell’isteria

Marina de Carneri
(9.11.2012)

L’isteria dal 1987 è stata eliminata dall’elenco ufficiale delle malattie psichiatriche redatto dall’American Psychiatric Association (DSM-III-R) quindi da un punto di vista nosologico non esiste più, cioè non è più una malattia psichica riconosciuta. Il termine però viene ancora usato dalla psicanalisi e rimane anche nel linguaggio comune dove viene a volte utilizzato in senso derogatorio per indicare i comportamenti eccessivi e irrazionali di alcune donne.

JPEG - 253.1 Kb
Opera di Hiko Yoshitaka, 2012

Negli incontri precedenti ho parlato del fatto che esistono malattie la cui causa è psichica, ma che si esprimono nel corpo e attraverso il corpo spesso imitando disturbi la cui causa è organica. La psicanalisi usa il termine “conversione” per indicare il processo attraverso il quale un turbamento emotivo viene convertito in disturbo fisico. In psicanalisi questo tipo di manifestazioni psicosomatiche è stato riportato sotto la categoria di isteria o nevrosi di conversione. La volta scorsa ho parlato del fatto che la conversione di ciò che è emotivo in sintomo somatico avviene quando una persona non è in grado di mettere in parole la sua sofferenza perché il riconoscimento delle sue cause è vietato da un tabù sociale e culturale. Un trauma che non viene riconosciuto socialmente non può manifestarsi chiaramente nemmeno a livello individuale e tanto meno può essere espresso attraverso il linguaggio. Esso allora sarà manifestato attraverso il corpo, proprio perché il dolore fisico è più facilmente riconoscibile da tutti come vero dolore, mentre il dolore psichico non lo è.

L’isteria è sempre stata considerata un disturbo tipicamente femminile imputato alla presunta debolezza e instabilità del corpo femminile. Quel che la medicina non ha mai voluto comprendere e che la psicanalisi ha invece osservato è che c’è uno strettissimo collegamento tra la nevrosi di conversione e la femminilità nella misura in cui il regime patriarcale—in cui noi viviamo da millenni—si basa sulla teorizzazione dell’inferiorità morale e intellettuale delle donne.

Il termine isteria è antichissimo, deriva dal greco ὑστέρα, "utero", e fu coniato da Ippocrate per indicare una serie di disturbi provocati appunto da quest’organo che fu eletto a rappresentare l’intero organismo femminile. Al di là del termine, che fu un’invenzione greca, una descrizione di sintomi presentati come tipicamente femminili si trova già nel primo scritto medico conosciuto: il papiro di Kahun (1900 a.C.), oltre che in un altro scritto, il papiro Ebers (1600 a.C.). E’ significativo che i primi scritti medici conosciuti siano dei trattati di ginecologia in cui si parla di sintomi, come il senso di soffocamento e le crisi di convulsioni, che sono presentati come tipiche malattie delle donne e attribuiti agli spostamenti dell’utero errante. Per la filosofia e la medicina dell’antichità classica l’essenza della donna è rappresentata dall’utero e l’utero viene immaginato come un animale agitato e impaziente. Scrive Platone in un celebre passo del Timeo (91c):

"Nelle donne la cosiddetta matrice e la vulva somigliano a un animale desideroso di far figli, che, quando non produce frutto per molto tempo dopo la stagione, si affligge e si duole, ed errando qua e là per tutto il corpo e chiudendo i passaggi dell’aria e impedendo il respiro, genera il corpo nelle più grandi angosce e genera altre malattie di ogni specie".

Questa diagnosi mostra che la donna è concepita come una creatura sempre posseduta dalle esigenze della procreazione e mancante di capacità di controllo emotivo oltre che della razionalità che invece caratterizza l’uomo. Per esempio, Aristotele, nel trattato di scienze naturali De generatione animalium, teorizza la passività del corpo femminile, identificato con la materia opposta alla forma maschile. Secondo Aristotele tutte le cose sono fatte di forma e di materia, ma in questa polarità la forma ha maggiore importanza perché nella costituzione degli enti, la forma precede la sostanza poiché senza forma alla sostanza mancherebbe l’idea che la fa essere se stessa. La forma è per Aristotele sia causa efficiente, quella che rende possibile l’esistenza della sostanza, sia causa finale, che esprime il fine che dà senso all’esistenza della cosa stessa. Ma, sostiene Aristotele, la priorità della forma è anche logica perché "di ogni cosa si può parlare in quanto ha una forma e non per il suo aspetto materiale in quanto tale". (Metafisica VII, 1035a). Quindi il corpo femminile per Aristotele avrebbe meno forma di quello maschile e per questo sarebbe preda delle influenze caotiche della materia, ossia della matrice, cioè dell’utero. L’utero in quanto organo della riproduzione mostrerebbe l’eccesso della materia sulla forma rendendo il corpo femminile debole e allo stesso tempo sregolato e selvaggio. In questo modo la femminilità è identificata con la capacità riproduttiva e condannata insieme ad essa. Così si è configurata una nozione del corpo femminile che dura da millenni e arriva fino a noi e che è riassunta nel concetto di isteria. La diagnosi di isteria certifica appunto predominanza patologica del corpo e delle emozioni negli esseri umani di genere femminile. E’ per questo il corpo femminile deve sempre essere sottoposto a regimi particolari (bagni, massaggi, diete, esercizi) che cambiano con le epoche. Ma poiché in generale a partire dai greci si riteneva che l’utero entrasse in agitazione perché voleva generare, l’isteria si curava principalmente attraverso il rapporto sessuale e la gravidanza.

Considerato che le crisi di convulsioni e gli altri sintomi che le donne hanno manifestato nel corso dei secoli non sono altro che l’espressione fisica di un dolore e di una rabbia impotente a manifestarsi altrimenti, è significativo che la cura tradizionale prescritta per questa condizione non sia nient’altro che la re-imposizione delle due funzioni tradizionalmente assegnate alle donne: la sessualità e la maternità. Insomma, quando le donne andavano in escandescenze, gli uomini si attivavano per ristabilire il controllo attraverso l’imposizione “terapeutica” dell’atto sessuale e della conseguente gravidanza.

Se i sintomi isterici si esprimono nel corpo che è il solo luogo in cui possono essere socialmente riconosciuti, è anche vero che una volta entrati nella sfera pubblica il loro significato viene appropriato e trasformato dai discorsi culturali dominanti. Per esempio, a partire dal medioevo si fecero strada due fenomeni uguali e contrapposti: quello delle sante e quello delle indemoniate. I sintomi che esibiti da queste due categorie di donne sono quelli di sempre, ciò che cambia è che ora sono attribuiti non a problemi medici ma a forze sovrannaturali—divine in un caso, diaboliche nell’altro. Da un lato ci sono le mistiche, dall’altro le streghe, ma se andiamo a guardare da vicino, i loro sintomi sono gli stessi.

Infatti, nelle biografie delle mistiche sono menzionati: anoressia, mutismo, trance (assenze mentali), posture teatrali, allucinazioni, dolori lancinanti che si spostano in varie parti del corpo, piaghe che si aprono e si rimarginano improvvisamente. D’altra parte, negli atti dei processi alle streghe si trovano riferimenti ad allucinazioni, delirio, anestesie in parti del corpo spesso corrispondenti alle cosiddette zone isterogene (bocca, seno, vulva). Che cosa permetteva di distinguere tra una santa e una strega, dato che le manifestazioni esteriori erano le stesse? Tutto dipendeva dalla capacità della donna di mostrare ai membri della gerarchia ecclesiastica che le rivelazioni ricevute erano del tutto in accordo con i dogmi della chiesa e che non contenevano alcuna traccia di sensualità, di ribellione e aggressività.

Nei secoli passati, la via religiosa era l’unica alternativa che una donna potesse avere al ruolo obbligato di moglie e di madre, ma poiché anche le donne erano subordinate e marginalizzate anche all’interno della gerarchia cattolica, il misticismo era un modo per guadagnare per sé un’autorità e una libertà che altrimenti a una donna non sarebbe mai stata concessa. Chi è un mistico all’interno delle religioni monoteiste? È una persona che rivendica una conoscenza superiore che deriva dalla sua esperienza personale della parola di Dio. Il mistico fa a meno della mediazione della gerarchia ecclesiastica e attinge direttamente alla fonte divina della verità attraverso l’estasi che gli permette di ottenere una comunione reale e non semplicemente simbolica con Dio.

Attraverso le visioni mistiche, che per altro la Chiesa vedeva con molto sospetto, alle donne poteva riuscire di ottenere un ascolto e un’autorità che non avrebbero potuto raggiungere in nessun altro modo. Una delle mistiche di maggiore fama fu Teresa d’Avila (1515-1582) la fondatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze, pronunciata santa nel 1622 e infine dichiarata dottore della Chiesa nel 1970. Per difendersi dalle accuse di essere un’indemoniata, Santa Teresa scrisse una biografia in cui raccontò il suo cammino verso il misticismo. Da qui apprendiamo che soffriva di continui e acuti dolori fisici di natura imprecisabile, di estasi, visioni e che si imponeva continuamente flagellazioni e altre mortificazioni della carne. Nel 1559, Teresa cominciò ad avere visioni di angeli e poi di Gesù stesso in carne e ossa. Nella più famosa di queste visioni compare un cherubino che le infila una lancia infuocata nel petto causandole un dolore insopportabile e allo stesso tempo un piacere ineffabile. Leggendo la descrizione di questo rapimento divino è difficile non vederne la forte connotazione erotica, che è però angelicata, cioè mascherata da metafore. Scrive Teresa:

Vedevo un angelo accanto a me, a sinistra, in forma corporea. … Non era un angelo grande, ma piccolo, bellissimo, col volto così infocato che pareva di quegli angeli dei cori più alti, che paiono ardere tutti d’amore. … Lo vedevo tenere in mano una lunga freccia d’oro che sulla cuspide mi pareva avesse un po’ di fuoco. Mi pareva che me la conficcasse più volte nel cuore spingendola fin dentro le viscere: e quando la estraeva, avevo l’impressione che se la tirasse dietro, lasciandomi tutta ardente di un immenso amor di Dio. Il dolore era tale che mi faceva emettere quei gemiti che dicevo, ma la dolcezza al tempo stesso era così sovrabbondante, che l’anima non poteva desiderarne la fine ne volere altra consolazione da Dio. (Vita di Santa Teresa D’Avila, p. 228)

Leggendo questa descrizione è difficile comprendere come Teresa sia riuscita a districarsi dall’accusa di essere un’indemoniata. Evidentemente riuscì a convincere i suoi direttori spirituali della origine puramente divina e non sessuale delle sue visioni.

Per ricapitolare, l’isteria, cioè i disturbi di conversione, sono stati attribuiti tradizionalmente a tre cause. La prima è la causalità fisiologica: dal punto di vista della tradizione medica, i sintomi isterici sono l’effetto della natura del corpo femminile, che è debole, sregolato e mancante di naturale equilibrio. Questa linea di pensiero continua ininterrotta almeno fino al XVIII secolo. Per esempio, secondo la medicina settecentesca, i disturbi femminili erano provocati dalla porosità del corpo femminile che mancava di definizione, cioè di confini netti (la forma aristotelica). Questa porosità faceva sì che l’aria si infiltrasse troppo facilmente nel corpo e provocasse delle ebollizioni che nel 1700 venivano chiamate “vapori”. I vapori mandavano le donne in escandescenze e coloro che ne soffrivano erano chiamate nei salotti francesi le “vaporose”. sempre in quel periodo, l’aspetto eccessivo, scandaloso e incontrollabile del comportamento isterico fu per la prima volta diagnosticato “ninfomania” da un medico francese, J.D.T. de Bienville, 1771). Per evitare questa malattia nervosa il medico raccomandava alle madri un’educazione autoritaria e restrittiva delle fanciulle, alle quali si proibiva persino la lettura dei romanzi d’amore nel timore che questi esacerbassero le loro deboli fibre nervose.

La seconda è la causalità sovrannaturale, sia divina che diabolica. La chiesa cattolica accetta ancora oggi l’esistenza sia di visioni divine che di possessioni diaboliche. Queste ultime vengono sottoposte alla cura di un sacerdote specializzato che le tratta con un particolare rito cosiddetto di esorcismo. Il valore di ribellione degli atteggiamenti mistici e dei rapimenti, divini o no, si manifestò chiaramente nel fenomeno delle “convulsionarie” che iniziò a Parigi nel 1731, dopo numerosi casi di crisi di convulsioni seguite da guarigioni miracolose avvenuti nel cimitero di Saint-Medard, sulla tomba del diacono François Paris, morto in odor di santità. Poiché nel cimitero si raccoglievano folle crescenti di donne in preda a rapimenti e svenimenti le autorità cominciarono a preoccuparsi dei buoni costumi delle convulsionarie che nel loro entusiasmo si dimenavano in modo osceno e si slacciavano le vesti. Così nel 1732 il Re emanò un ordinanza che chiudeva il cimitero. I cittadini di Parigi ironizzarono su questa ordinanza con un motto divenuto poi celebre che diceva: “il re fa divieto a Dio di compiere altri miracoli in questo luogo”.

La terza causalità è quella psichica che è quella individuata dalla psicanalisi. Abbiamo già visto che la grande scoperta della psicanalisi è stata quella di attribuire i sintomi isterici a pensieri inconsci rimossi. Ma perché certi ricordi erano traumatici? Cioè che cosa costitutiva l’aspetto traumatico di un ricordo? L’ipotesi che era nell’aria negli ambienti psichiatrici e che Freud adottò con decisione fu che i ricordi traumatici erano di origine sessuale, cioè ricordi di abusi sessuali. I sintomi isterici quindi erano l’effetto di esperienze di “seduzione sessuale infantile” che oggi noi chiameremmo semplicemente molestie sessuali.

L’ipotesi di Freud era appunto che “le isteriche soffrono di reminiscenze”, cioè di ricordi di molestie sessuali, ma la complicazione sta nel fatto che si tratterebbe di ricordi inconsci. Parlare di ricordo inconsci è un ossimoro, cioè un’espressione contraddittoria, come è possibile avere un ricordo inconscio? Secondo Freud le isteriche avevano subito molestie sessuali da parte di familiari, governanti o amici di famiglia in un età molto precoce, verso i quattro cinque anni, cioè in un momento in cui non avevano gli strumenti per codificare e interpretare l’accaduto. Tali ricordi sarebbero quindi rimasti “dormienti” nell’inconscio fino alla maturazione sessuale della persona. Il risveglio sessuale avrebbe riattivato il trauma, non nella coscienza in forma di consapevolezza dell’evento, ma nel corpo come sintomo. Secondo Freud i sintomi isterici sarebbero come un "monumento" eretto per ricordare un evento. Il sintomo, come il monumento, sarebbe una rappresentazione simbolica di un fatto accaduto e poi rimosso.

Il problema di questa ipotesi è che Freud aveva molte difficoltà a far affiorare l’effettivo ricordo delle molestie sessuali. Abbiamo già visto che la prima tecnica adottata per riportare alla luce questi ricordi fu quella dell’ipnosi, ma Freud si rese conto che c’erano molte controindicazioni perché i nevrotici non erano facilmente ipnotizzabili e perché si creava una relazione di sudditanza tra ipnotizzato e ipnotizzatore. Abbiamo visto anche che in seguito Freud rinunciò all’ipnosi e si limitò a mettere una mano sulla fronte del paziente dicendo al paziente che in quel momento avrebbe percepito un’immagine mentale o un ricordo di cui avrebbe dovuto parlare.

La teoria di Freud era che attraverso la libera associazione durante le sessioni psicanalitiche i ricordi traumatici rimossi sarebbero venuti alla coscienza e quindi non avrebbero più avuto il potere di causare i sintomi isterici. Tuttavia nel corso delle libera associazione, Freud esercitava un’azione di stimolo e di filtro perché non si accontentava di qualsiasi idea venisse in mente alla paziente, ma ricercava specificamente quelle di contenuto sessuale. Infatti, Freud riteneva che un ricordo per essere patogeno cioè per produrre sintomi deve essere separato dalla sfera della consapevolezza da “un’enorme resistenza” che doveva essere sciolta attraverso l’interpretazione dell’analista. Per via di questa enorme resistenza, Freud ipotizzava che il ricordo non emergesse mai direttamente e esplicitamente, ma si presentasse attraverso simboli cioè rappresentazioni o atti mentali che servivano da sostituti per l’espressione di un’idea o un desiderio. Freud nota che “mai i pazienti raccontano spontaneamente queste storie, né mai, durante il trattamento, giungono di colpo ad offrire al medico il ricordo completo di tale scena”. L’evento traumatico infantile quindi era il risultato di una ricostruzione analitica, cioè era ricostruito a partire dai simboli rivelati durante la libera associazione delle idee. Per spiegare come avviene la formazione dei simboli che mascherano i ricordi traumatici, Freud elaborò il concetto di ricordi di copertura.

Freud nota che la maggior parte delle persone ha alcuni ricordi che risalgono alla prima infanzia. Questi ricordi si riferiscono a volte a momenti importanti e significativi (nascite, morti, esperienze emozionanti), altre volte invece, sorprendentemente, registrano scene o episodi del tutto insignificanti. Freud si chiede: perché la nostra memoria ha custodito ricordi di eventi non significativi? Facendo delle domande alle famiglie dei pazienti, Freud scoprì che questi ricordi apparentemente insignificanti sono legati a situazioni o accadimenti importanti che erano invece rimasti fuori dalla cornice del ricordo. Freud fa l’esempio di un professore di filosofia il cui primo ricordo riportato ai tre o quattro anni d’età, è una tavola apparecchiata sulla quale è posata una scodella con del ghiaccio. Secondo i genitori del professore a quel tempo risaliva la morte della nonna del professore che lo aveva molto impressionato. Quindi l’immagine della scodella con il ghiaccio era stata deputata a rappresentare e allo stesso tempo a cancellare un evento traumatico. La scodella del ghiaccio era insomma la metafora cioè un simbolo di quell’evento, nel senso che una metafora è un procedimento simbolico attraverso cui una cosa viene rappresentata (ma allo stesso tempo anche nascosta) da un’altra che può non avere nessun collegamento logico con la prima. Questo secondo Freud è il modo normale in cui i ricordi vengono codificati nell’inconscio.

Esiste però un’altra categoria di ricordi che chiama ricordi di copertura che sono propriamente dei pseudo-ricordi nel senso che sono ricordi ricostruiti a posteriori. Un ricordo di copertura è costituito da un ricordo reale più la sua interpretazione. L’interpretazione del ricordo reale trasforma la sostanza del ricordo stesso. Per esempio: una bambina di tre anni o quattro è abituata a succhiare il ciuccio. Un giorno durante una gita con i genitori si accorge che il ciuccio è stato dimenticato a casa e ne sente la mancanza. Da adulta le riviene in mente questo episodio però in un’altra versione: non è vero che il ciuccio è stato dimenticato, è lei che nel corso della gita ha preso il ciuccio e l’ha volontariamente e drammaticamente gettato giù da un ponte per indicare di essere ormai diventata grande. La memoria le mostra la scena di lei bambina che lancia il ciuccio da un piccolo ponte nel fossato sottostante. La cosa interessante dei ricordi di copertura è che sono tendenziosi, cioè hanno una tesi da dimostrare e che spesso mettono in scena il protagonista stesso che si vede rappresentato come se fosse visto da un’altra persona.

Per ritornare alla questione dei ricordi inconsci delle isteriche, il punto è: il processo di analisi e di interpretazione delle immagini che emergono durante la libera associazione porta alla luce ricordi reali che sono stati rappresentati con immagini simboliche, oppure induce alla costruzione di pseudo-ricordi cioè ricordi di copertura indotti dall’intervento dell’analista?

Freud stesso confessava di non essere mai riuscito a riportare chiaramente alla coscienza la memoria di tali eventi. Per spiegare questo dato, Freud teorizza che il ricordare stesso è un processo metaforico, cioè che non si ricordano le cose stesse, ma delle immagini ad esse collegate (metonimia). Tuttavia Freud si accorge anche che esistono i ricordi di copertura che sono ricordi di secondo grado, cioè ricordi che sono stati ristrutturati in un secondo tempo dalla persona sotto l’influsso di un’intenzione ulteriore. Insomma, i ricordi inconsci delle isteriche in cura da Freud erano di primo grado, cioè si riferivano a fatti realmente accaduti o erano di secondo grado, cioè erano ricordi di copertura indotti nelle pazienti dal desiderio di Freud di trovarli?

Oggi abbiamo una consapevolezza molto più chiara del fatto che i ricordi possono essere indotti e spesso i ricordi che emergono in questa maniera sono di tipo sessuale. È di ieri la notizia che le maestre dell’asilo di Rignano Flaminio accusate di abusi sessuali sui bambini che accudivano sono state assolte perché il fatto non sussiste. In questo e in altri casi vengono alla luce le angosce e i fantasmi che gli adulti proiettano sui bambini. Questo però non deve far pensare che gli abusi e le molestie sessuali su donne e bambini non esistano e che non siano molto più frequenti di quel che si pensa. Tuttavia, quando questi fatti hanno luogo, vengono ricordati. La volta scorsa ho accennato al fatto che un evento è traumatico non perché è stato rimosso ed è diventato inconscio, ma perché la violenza che lo ha caratterizzato non viene riconosciuta come tale dalla società. Per esempio, la crudeltà sui bambini all’interno delle famiglie o le donne picchiate stuprate e uccise da mariti e fidanzati o amici non sono delle novità, ma solo ora cominciano a essere pubblicamente riconosciute e condannate. Solo ora questi atti sono interpretati come patologici o criminali. Nel frattempo, le vittime di queste situazioni hanno sofferto senza poter dare un nome al loro dolore. Il trauma per loro è certo stato causato dalla rimozione dei ricordi, ma non da parte delle vittime, ma da parte dell’intera società che non ha voluto né vedere né comprendere.

Per ritornare a Freud e alla teoria psicanalitica. Freud cominciò a trovarsi in difficoltà quando si accorse che non era così agevole risalire dai ricordi delle pazienti alle scene di seduzione infantile. Fu allora che postulò che tali ricordi dovevano essere ricostruiti attraverso un’interpretazione selettiva delle immagini portate dalle pazienti in analisi. In questo modo, inconsapevolmente aprì la strada alla formazione di ricordi di secondo grado, cioè ricordi di copertura. Attraverso questo procedimento fu in grado di mantenere la teoria dell’effetto traumatico dei ricordi inconsci di molestie sessuali subite in giovane età. Accadde così che il numero di donne in analisi che si ricordavano di aver subito abusi sessuali crebbe moltissimo e Freud cominciò ad avere dei dubbi sulla realtà del fenomeno—per lui era difficile credere che così tante signore di buona famiglia avessero subito abusi da parte dei familiari. Doveva esserci un’altra spiegazione.

La spiegazione a cui arrivò Freud fu che i traumi sessuali infantili non erano ricordi di fatti veramente avvenuti, ma erano fantasie di seduzione. In altre parole, le isteriche non erano più viste come le vittime di seduzione sessuale, ma erano invece diventate loro le seduttrici nel senso che, secondo Freud, erano le autrici inconsce di fantasie di seduzione generalmente nei confronti del padre. Quindi l’ipotesi che le isteriche soffrivano di “reminiscenze” inconsce viene emendata nella teoria che le isteriche soffrivano di fantasie sessuali incestuose inconsce e che fosse proprio il carattere proibito di queste fantasie a creare la rimozione e i sintomi isterici.

È su questa ipotesi che si basa tutta la teoria del complesso d’Edipo che è diventata il concetto fondamentale e distintivo della psicanalisi. Come sapete, il complesso d’Edipo è l’idea che lo sviluppo psichico individuale deve obbligatoriamente passare attraverso una fase in cui la bambina desidera il padre e il bambino desidera la madre e vede il padre come un rivale da eliminare. La cosa da sottolineare è che secondo Freud, anche i bambini piccoli provano fin da subito desiderio sessuale, piuttosto che un sentimento di attaccamento o di affetto. Così le fantasie isteriche sarebbero proprio la manifestazione del complesso d’Edipo nella sua declinazione femminile.

Come prendere questa interpretazione di Freud che è costitutiva della psicanalisi? In verità, si tratta di una radicale inversione di marcia della direzione iniziale. La psicanalisi era nata da un atteggiamento veramente rivoluzionario che era il desiderio di dare per la prima volta ascolto alle parole delle donne in un mondo in cui le loro parole non avevano alcun peso e alcuna autorità. Dalle loro parole certamente emergeva un rapporto problematico con la sessualità che fu rapidamente attribuito alle fantasie incestuose derivanti dal complesso d’Edipo.

Il problema è che in nessun caso veniva messa in discussione l’autorevolezza dell’interpretazione dello psicanalista maschio, cioè di Freud. Gli psicanalisti sanno o dovrebbero sapere che esiste la violenza dell’interpretazione, cioè c’è sempre la possibilità che lo psicanalista attribuisca all’analizzante i propri pensieri e desideri. In particolare, Freud preferì pensare che non siano i desideri di seduzione degli adulti verso i bambini a costituire un trauma, ma che sia l’opposto, cioè il fatto che siano i bambini ad avere desideri sessuali verso gli adulti. In questo caso, la violenza dell’interpretazione sta nell’attribuire ai bambini pensieri (le fantasie edipiche) che invece sono proiezioni degli adulti. Del resto, il mito di Edipo prima di essere la storia di un figlio che uccide il padre, è la storia di un padre (Laio, il re di Tebe) che tenta di uccidere il figlio perché l’oracolo di Apollo a Delfi aveva profetato che Edipo lo avrebbe ucciso). Potremmo tranquillamente dire che il complesso di Edipo è il ricordo di copertura che i padri hanno prodotto per mascherare la loro rivalità con i figli dicendo: “non sono io che lo voglio morto, è lui che mi vuole eliminare per prendere il mio posto”. La qual cosa è naturalmente corretta perché inevitabile che le generazioni si succedano e i padri devono rassegnarsi a tramontare. Ma i patriarchi che non vogliono accettare di uscire di scena producono il complesso di Edipo, proiettando sui figli il proprio sentimento di rivalità.

Per concludere, che cos’è quindi l’isteria? L’isteria è un enigma, come ho scritto nel titolo, perché non è stata analizzata dalla giusta prospettiva. Si tratta di una condizione psichica che non deriva tanto dal fatto contingente che le isteriche abbiano o no subito abusi sessuali, ma piuttosto dal fatto che le isteriche in quanto donne soffrono in una cultura patriarcale dei mille modi in cui il sesso femminile è stato marginalizzato e silenziato nel corso dei secoli. Diciamo che le isteriche sono donne che non si sono adattate a questa condizione sia perché più sensibili, più intelligenti, più ostinate o perché il loro vissuto è stato particolarmente traumatico. Poiché le isteriche non hanno le parole proprie per parlare di sé, parlano la lingua dell’altro. L’altro nel corso dei secoli è stato il medico, il prete, lo psichiatra e infine lo psicanalista. Poiché le donne non sanno chi sono (non essendo libere di essere ciò che vogliono), diventano ciò che vuole l’altro. Se l’altro dice che sono indemoniate, diventano indemoniate, se si apre la possibilità di diventare sante diventano sante, oppure diventano “convulsionarie”, “vaporose” e infine diventano “isteriche”, cioè malate della psiche.

Uno psicanalista francese che si chiama Lucien Israel, diceva che “l’isteria è un combattimento”, come tutti i sintomi psichici quelli isterici sono una formazione di compromesso poiché da un lato le "isteriche" obbediscono al desiderio dell’altro e dall’altro lo contraddicono. Si tratta di una forma di resistenza passiva delle donne contro l’interpretazione stereotipica e misogina della loro natura. A questa misoginia ha contribuito senz’altro anche la psicanalisi. Freud era lui stesso convinto della inferiorità costituzionale della donna.

Rispetto alla questione del legame tra isteria e sessualità, al di là dei casi effettivi di abusi sessuali subiti da molte donne, la condizione femminile è particolarmente vulnerabile perché la donna è educata a considerarsi sempre oggetto di desiderio sessuale e non soggetto. In altre parole, la donna ha sempre il compito di piacere e di attrarre il desiderio dell’altro e facendo questo è chiamata a dimenticare il suo. Dunque la femminilità si trova in una condizione di passività che la espone alla violenza sessuale simbolica oltre che reale. L’isteria è la reazione di ribellione a questa situazione. Attraverso i sintomi isterici le donne chiedono di smettere di essere oggetti di attrazione e di diventare soggetti.

Oggi il termine isteria, come abbiamo visto, non è più utilizzato nel linguaggio psichiatrico ufficiale, quello codificato dal DSM, che cosa significa questo? La tendenza della psichiatria contemporanea è quella di ridurre il disagio psichico a un disturbo meramente fisiologico. Il disagio psichico oggi viene riassunto generalmente sotto la categoria di “depressione” o di "schizofrenia" termini che hanno il vantaggio di significare tutto e niente. Attraverso l’abolizione del termine di “isteria” si è voluto cancellare la memoria dei molti tentativi che le donne hanno fatto nel corso del tempo per farsi finalmente ascoltare.




sito dell’autrice: http://www.resistenzadellinconscio.com/#!/p/la-resistenza-dellinconscio.html


Gli altri articoli della rubrica Psicanalisi :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

16.05.2017