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Sollecito Zero

Giancarlo Calciolari
(3.10.2012)

“L’immaginazione e la credenza scambiano l’altrove con l’aldilà” (Armando Verdiglione, L’affaire..., 20). Il soggetto – chi si immagina e si crede soggetto – scambia l’altrove con l’aldilà. Siccome il soggetto è immaginazione e credenza l’operazione totemica e tabuica non funziona. L’altrove ritorna e l’aldilà è preso tra la peste e il terremoto. Le malattie corporali e mentali sono da leggere come ritorno, come sintomo. Almeno questo è Freud. Al più, abbiamo Verdiglione, che dissolve la credenza nel ritorno e qualifica il secondario, non tanto di primario, ma di originario. Il sintomo è il metodo (e secondaria è la sua rappresentazione impossibile) e il ritorno del rimosso è il funzionamento del nome, che viene avvertito come ritorno, come controsenso sessuale, come godimento sostitutivo, ma si tratta dell’intoglibilità del funzionamento. Circolare non è il funzionamento del nome, ma il suo tentativo di sostituirlo con il nome del nome, il nome dell’immagine, dell’immaginazione. La circolarità è del tentativo algebrico e geometrico di sopravvivenza, ogni volta tolta la vivenza.

È la reiterazione del tentativo a essere ciclica. La topologia è quella del tentativo, per l’appunto algebrico e geometrico. Lacan si è avvalso di giovani matematici, tra i quali Pierre Soury e Michel Thomé: due topologi. E si tratta tutt’oggi, nella ricerca di Michel Thomé, di topologia descrittiva. È in gioco più che la scrittura, una “scrizione” che giunge sino alla descrizione. E la cifra è una “decifra”. La topologia è decifrazione oppure è scrittura dell’esperienza, come si avverte nell’opera di un altro matematico e psicanalista, Jean-Michel Vappereau.



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Opera di Christiane Apprieux

L’aldilà è l’immaginazione e la credenza che svaniscono nel loro tentativo di imperio, di tentazione inintellettuale, nella sua elaborazione che s’imbatte nell’emergenza dell’altrove. L’immaginazione lascerebbe il nome senza altrove. La credenza lascerebbe il significante senza altrove. La scrittura dell’immaginazione e della credenza è nella circolarità, è circolare. Tale è la world literature, che pare compiersi perfettamente nella mitologia del viaggio descrittivo in cui il punto d’arrivo si doppia sul punto di partenza. La descrizione è circolare, la sua fine è già contenuta nell’inizio.


Se l’araldica non giunge all’ipotiposi, al modo dell’ironia, è l’animale poco fantastico che s’incarna, s’incista, s’invischia, abita l’umano. E togliere l’erroneo risulta una missione impossibile. E questo è lo pseudo viaggio dalla rupe tarpea al fondo roccioso dell’analisi di Freud, abitato per quasi vent’anni da un cancro. Mentre non sappiamo da quando il cancro – l’animale totemico e tabuico – si era installato in Lacan, che eviterà di curarsi, non a torto. Il sogno dell’araldica è la partizione sociale, il governo delle famiglie, anche nel caso della famiglia Borromeo, con il suo emblema del nodo arabo, descrittivo, formato da tre anelli, che da allora, più di mille anni dopo, si chiama nodo borromeo. Qui si annodano le ragioni che hanno portato Armando Verdiglione all’acquisto della villa san Carlo Borromeo nel 1984. A Lacan è il nodo borromeo che andrà come un anello al dito, mentre è la villa nel caso Verdiglione a svolgere la funzione fantastica di anello, di cerchio. Pur formulate in modo erroneo, lontano dal modo ironico, le obiezioni che vedono la villa SCB come suggello del matrimonio tra il principe e la principessa, al punto da qualificarla anche come bunker, mostrando più che altro il fantasma di chi le formula, restano da leggere. La villa è un errore tecnico? Si compie oggi la fusione circolare del punto di arrivo sul punto di partenza? La villa è anche la rappresentazione impossibile del dispositivo di trasmissione della lezione di Armando Verdiglione? Il modello dell’istituzione cifrematica è ancora divino?


L’assenza di soluzione è dissoluzione. Se l’École freudienne de Paris era per Lacan una soluzione, proprio per questo non ha potuto che compiersi come dissoluzione. Se la compravendita della villa SCB s’inscrive come soluzione, non può che concludersi con la dissoluzione. Ovvero il labirinto e il paradiso si scrivono con la dissoluzione della villa. La solidità della villa porta alla liquidazione del transfert, come nel sogno a occhi aperti di François Perrier.


“La nostalgia come sensazione di un sapere e di una ripetizione irrappresentabili” (20). Se il sapere e la ripetizione sono irrappresentabili, allora la sensazione è originaria. L’azione giunge al senso, che non è extralinguistico, non è fuori dalla parola. Non costruisce il percetto per poi diventare percetto-segno: in Freud, nella lettera 52, c’è l’inseguimento dell’origine del segno. Il percetto è dell’immagine l’immaginante, il sembiante, che è l’oggetto anche della percezione. L’immaginante non autorizza nessuna immaginazione e nessuna credenza. Mentre gli autorizzati, gli apposti e gli opposti alla gerarchia delle autorizzazioni, immaginano e credono di poter trovare altrove quello che la psicanalisi come scienza non può dare: nell’Avvenire di un’illusione è quello che Freud chiama proprio una illusione. E cosa trovano nell’aldilà della parola? Il fantasma, la copia, l’immagine fatta del potere, del suo ordine, della sua gerarchia. Aldilà dell’altrove: la stessa cosa senza oltre, la cosa stessa senza oltre. L’autismo e l’automatismo senza alibi. In altri termini, il narcisismo delle differenze algebriche e geometriche.

L’alibi conferma la cosa intellettuale, che senza l’altrove sarebbe personale e sociale, appeso all’albero semiologico, l’albero dei segni positivi e negativi, inseguiti nel corpo e nella scena. L’albero della prolessi ideale e della metessi reale. La rappresentazione dell’avvenire si realizza nell’attesa. Prolessi del nome e metessi del ritorno del nome. Anche la parusia, quale macchina della salvezza costituita e istituita da Paolo, segue e insegue l’albero gnostico. E’ la gnosi di Paolo, l’idea che ha di Gesù, della chiesa come suo corpo. La chiesa come compromesso di duemila anni (come l’ha qualificata Armando Verdiglione dopo aver riflettuto sul compromesso di 700 anni della repubblica Serenissima), come impossibile rappresentazione dell’avvenire, è in dissoluzione, in destituzione.

La valutazione sociale e non la valorizzazione intellettuale, singolare, richiede i segni positivi e negativi dello stato di salvezza più che di salute. Tale è il compito anche delle agenzie di valutazione. Ma il nome è in movimento: l’erranza del nome non conosce stato. Nessuno stato del nome.

Tolta la negazione (il non dell’avere e il non dell’essere) ci sono i segni del negativo: tutta l’immaginazione e la credenza nel negativo. Allora la conclusione negativa va anticipata e la disforia è perenne. I segni del positivo, nel modo dell’euforia, sono la prolessi del fasto che si realizza nel nefasto. E questo, tolto il tempo, il fare, perché non c’è il non del tempo.

Tra realismo politico e politica reale si gioca il trionfo della morte: trionfo dell’erotismo magico e trionfo dell’erotismo ipnotico. Il trionfo delle idee (21).

Nessuno stato del nome e quindi nessun luogo del nome. Questa è la chance per la dissoluzione del cancro. Quando l’idea di sé è sospesa e non cerca più d’incarnarsi nel luogo del nome, nel nome di origine, nell’origine del nome, allora accade il miracolo, e non solo nel caso del cancro. Miracolo: l’altrove della ricerca e l’altrove della procedura. La struttura non finisce. Quale sarebbe la struttura che finisce? La struttura circolare. E contro la conclusione circolare non può che intervenire l’idea di ritardante, katechon, è il suo prezzo in Carl Schmitt è il nazismo. L’economia come altrove della storia e la finanza come altrove della politica. A questo proposito occorre dire che gli ipertecnici dell’economia e della finanza, i superesperti, si riferiscono all’economia e alla finanza senza altrove. Quindi sono gli ultimi da consultare per leggere quelle che vengono chiamate crisi economiche e crisi finanziarie. La ciclicità non è della storia né della politica:è degli ipertecnici, tra rovina e frammentazione.
Il fantasma è ridondante chiamarlo materno o metafora paterna. La copia della vita è impossibile: si realizza la vita data come possibile e tale è il fallimento degli umani.

L’immagine fatta, l’altro nome del fantasma, implica sempre la morte della materia, la morte del linguaggio e la morte della dimensione stessa delle immagini.



Il mondo contemporaneo è l’elemento linguistico “mondo” senza il bordo del “non-mondo” e senza l’adiacenza dell’altro dal mondo e dal non-mondo. Allora l’elemento linguistico non è più nella tripartizione funzionale e significa. L’elemento quando segue alla morte del linguaggio, della materia e della sembianza, significa. La significazione del fallo è questa, intendendo l’ordine del fallo come l’ordine della morte. L’ordine personale e sociale è mortale. La dicotomia ha un suo pendant nella macelleria umana, non solo nella vivisezione del fantasma schizofrenico.

L’immagine fatta significa. La dicotomia tra amore delle immagini e odio delle immagini significa, ovvero produce i segni del positivo e del negativo. La distinzione tra amico e nemico è portatrice di questa significazione del fallo. E a questo proposito Paolo non predica l’indistinzione. Os me, come se non, non è l’indistinzione: è la dissoluzione delle coppie dicotomiche, antinomiche, canoniche.

Tolto l’elemento linguistico (toglimento che non funziona e lascia una sentinella illeggibile con la psicopatologia) dal movimento, in altri termini tolto il suo funzionamento come nome, si crea così l’animazione, dai campi di morte ai campi di vita. E così il mondo animato e il mondo inanimato (la grande riserva del business dell’animazione) è diretto dall’anima invisibile e dalla sua mano. L’azione è già animazione. Chi è agente? Nei suoi matemi dei discorsi, Lacan costituisce e istituisce il posto dell’agente, connotato da una lettera, sia S barrato, S1, S2, a. Più precisamente si tratta dell’idea di una lettera riguardo al posto dell’agente. Considerare un elemento linguistico come lettera abolisce il versante frastico del viaggio. Il significante diventa significato, inscritto nell’ordine simbolico fallico.

Se esistesse l’agente sarebbe l’idea, consacrata nel dio agente dei giganti e dissacrata nel dio inoperante dei nani, gli scalognati di Pirandello. Il mondo animato dalle idee è senza direzione intellettuale e quindi ciclicamente muore e rinasce, tale è anche il concetto di crisi. Crisi dei valori, crisi economica, crisi finanziaria… L’ordine mondiale non ha altra idea che l’immagine fatta. L’apoteosi (bisognerebbe coniare i neologismi: apoantroposi, apodemonosi, apozoosi, apobotanosi, apomineralosi…) tra fasti e nefasti è dell’immagine sostitutiva, per altro impossibile. Le idee fatte stabiliscono l’ordine mondiale. E così le idee fatte degli psicanalisti stabiliscono l’ordine psicanalitico, lo psicanalismo, oggi agnello nell’ovile della psicoterapia.

L’ordine mondiale è disordine, come si evince ogni giorno dai media; ma non si tratta di essere contro l’ordine mondiale, che è la tentazione dei nani, come del resto non si tratta di essere per l’ordine mondiale, che è la tentazione dei giganti. Ciascuna volta in cui l’immagine non è più fatta, e risulta intoglibile il suo cinema, il suo teatro, la sua scena, allora più che sospeso l’ordine mondiale è dissolto. Per questo aspetto, Gesù non ha accettato nessuna immagine fatta, né dalla Hollywood romana, né dalla Hollywood ebraica.

“Questo ordine [mondiale] si definisce prima nella geopolitica, poi nella geoeconomia, poi nella geofinanza” (22). Trattandosi di algebra e di geometria della vita (la geometria pare evidente nei termini impiegati da Verdiglione) questa operazione non può che dissolversi, e prima avere altre trasformazioni logico-matematiche, come la permutazione dei vettori algebrici, ossia dell’algebra della politica con l’algebra della finanza, per fare l’esempio dell’epoca presente.

Certamente possiamo interrogarci sull’algebra e sul primato della finanza oggi.
Il principio del purismo economico e finanziario è un aspetto del principio dicotomico, che è totemico e tabuico. Il principio della distinzione amico/nemico, principio del fratricidio, è anche il principio della guerra civile totale. Ecco perché Carl Schmitt parte dalla coppia amico/nemico per fare la scoperta della guerra civile mondiale, che è anche sincronica e diacronica. Sarebbe sempre guerra e lo sarebbe sempre stata. Verrebbero così cancellate le istanze dell’arte, della cultura e della scienza (che non si riassume nel discorso scientifico).

Il finalismo economico e il finalismo finanziario, sia nella versione dei giganti che nella versione dei nani, non riesce. La non riuscita è nella strage dei giganti e nella strage dei nani. Ognuno, gigante o nano che sia, cerca solo di non essere colpito dal taglio fallico e non s’interroga sul funzionamento della macchina e della tecnica falliche.

“La libertà è tollerata vincolata al finalismo” (22). Gode di una certa tolleranza chi immagina e crede di appartenere a qualche aspetto dell’ordine gerarchico. In tal senso, Verdiglione indica che la libertà di parola, d’impresa, di arte e di cultura non è tollerata. L’atto di parola supera sempre il tetto di tolleranza sociale, come accadde appunto a Verdiglione con il congresso sulla sessualità a Tokio.

Gli intolleranti sono legione, eppure l’accusa d’intolleranza colpisce chi si muove senza coperture sociali.

La crisi finanziaria mondiale è uno scenario dell’oligarchia finanziaria, che è senza scena. Nessuno vede la sua mano invisibile, per altro pilotata niente di meno che da dio, agente doppio, dolcissimo con gli uni e terribile con gli altri.
Dio dell’aldilà e dio dell’al di qua. Dio del luogo e dell’altro luogo. Talvolta protettore dei giganti e talaltra protettore dell’orfano e della vedova. Dio agente, statale o liberista. Il dio bolla che esplode o implode. L’alchimista di Terrier che unifica o squarta l’homo bulla, inseguito inutilmente da Michel Onfray.

“Nessuna clinica senza finanza, senza l’altrove del pragma” (22). Il principio del purismo finanziario comporta l’ospedale non la clinica. Non la piega della parola ma la pianificazione della malattia e della benattia, dei tabù e dei totem. Niente cifra ma la decifra senza la finanza come istanza di conclusione. Le cose non finiscono, non si registrano, ma concludono al piacere. L’anomalia assoluta fa saltare il presunto registro della clinica. “In virtù dell’anomalia […] l’impresa si scrive” (22). Quando invece l’impresa è simile o dissimile a un’altra impresa, allora la scrittura lascia il posto alla descrittura e si realizza come descrizione, con tutto il rispetto per il cerchio e la circolazione.


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26.04.2017