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Verdiglione. Ipotesi di qualità 6

Giancarlo Calciolari
(22.09.2012)

“Nessuno ha e non ha: procede dalla struttura che si erige sul non dell’avere e sul non dell’essere.” (19). La struttura si erige? Il non dell’avere e il non dell’essere sono la struttura. La struttura si erige sulla struttura? La struttura si erige sulle funzioni? E dopo che si erige fa qualcos’altro. Perché è importante, al punto di scriverlo, che la struttura si eriga?

Quando non si erige la struttura, quando le funzioni si compiono nelle formazioni di compromesso? Quando non c’è la lettura del funzionamento linguistico di ciascun elemento?

Quando l’elemento procede dalla chiusura, dall’albero della conoscenza del bene e del male, allora nella circolarità significa, e in tal senso è più che conoscibile: è già conosciuto, poiché la significazione sta nelle sue premesse logiche. La significazione ha due facce: l’idea di sé e l’idea dell’altro, sia del corpo sia della psiche. Questa dicotomia dell’idea, quindi la sua negazione, crea il comportamento. E la prima algebra è tra comportamento buono e cattivo. Il taglio attribuito all’albero della vita “crea” l’albero dicotomico, l’albero della conoscenza del bene e del male. Tale albero fatto, creato, non solo strutturalmente è il vitello d’oro, l’albero del politeismo e quindi anche del teismo, diviene nella teoria di Armando Verdiglione l’animale fantastico anfibologico. In Freud la sua elaborazione è quella dell’animale totemico, che ha anche un’altra faccia, quella tabuica. L’idea che uno ha di sé e dell’altro è la copia della vita sotto forma di animale fantastico. Il fantasma è copia, impossibile.

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Opera di Hiko Yoshitaka

L’instaurazione, l’erigere, l’ergere. Teoria dell’instaurazione, anche nella formulazione “l’instaurazione del transfert”. Chi instaura? Chi è l’instauratore? Come l’instaurazione non è ontologica? S’instaura l’albero della vita o “s’instaura” l’albero della conoscenza del bene e del male, l’albero binario, ternario, quaternario…? L’albero algebrico e geometrico. L’albero circolare, l’albero diviso. L’albero dell’ipotiposi bestiale, ovvero l’albero dell’animale anfibologico. L’albero del fasto e del nefasto. L’albero bipolare. L’albero della cosa bestiale, innominabile.

Il contrassegno dell’albero della bestia. Imitazione della bestia quale realizzazione dell’ideale d’essere come Dio. E subito in società si sa chi ha il contrassegno per il commercio bestiale, come vaticinava Giovanni nella sua Apocalisse. Da sempre gli umani sono nella rivelazione dell’albero bestiale. Per questo aspetto il discorso ebraico è il primo scarto dall’ordine della bestia, dall’amore dell’animale totemico. Per forza Freud legge e rilegge la questione dell’animale in quella del totemismo; e per la stessa forza indaga il mito di Mosè: la non venerazione del vitello d’oro.

“Ognuno è preso nella struttura chiusa: senza oggetto, senza ostacolo assoluto e senza altrove” (19). Tale è la caverna platonica: il regno del soggetto che procede dall’ordine del serpente, che porta i vantaggi e gli svantaggi, il rimedio e il veleno, i beni e i mali. E la donna come mediatrice del serpente, Pandora. La donna dell’intesa buona che ciclicamente è la donna della cattiva intesa. La fata e la strega. La donna come rompitrice dei vasi del bene e del male, con le sue varianti popolari.

Eva: la mela buona ideale e la mela cattiva reale (Eva delle imprecazioni maschili).

Senza altrove: il bunker, il collegio, il mausoleo, la prigione, l’ospedale, l’istituzione negata, la costituzione negata. La casa chiusa, il bordello, l’harem, la città del lutto, la città del dolore (Dante: per me si va nella città dolente…).
La prigione immanente e la libertà trascendente. Il taglio dinanzi, l’albero del taglio. La relazione tagliata, anche in tizio e caio che sono tagliati per fare qualcosa piuttosto che qualcos’altro. L’ordine bestiale è così l’ordine nel quale qualcuno è tagliato per fare naturalmente qualcosa, a discapito dell’altra cosa.



Questo animale fantastico anfibologico non ha niente a che vedere con l’enigma animale. Questione aperta e istanza dell’animale. Non chiusa dalla ligatura di Isacco. Isacco non muore, non perché l’animale è ucciso al suo posto, che non è ucciso nemmeno al posto del padre che ha provocatoriamente detto Lacan per smuovere la congiura degli imbecilli intorno all’animale. Isacco non muore perché Dio opera. Dio non è agente di Abramo. Insospendibile è la logica di dio. L’errore tecnico è di averlo voluto concreto, ossia sostanziale e mentale, come lo vuole tuttora ogni umano, talvolta troppo umano, spesso bestiale, ma anche vegetale e minerale, per non dire demoniaco.

Il viaggio nella caverna è circolare: è il viaggio dell’idea che uno ha del viaggio. E’ il viaggio già scritto, e la scrittura originaria si è persa nell’origine: rimane una parvenza di scrittura, un supplemento. Questa è anche la scrittura farmaceutica di Derrida, tratta com’è dalla farmacia di Platone.

Il fatto: l’atto tagliato, la dicotomia dell’atto. Dove c’è gerarchia c’è il fatto: l’assenza di evento e di avvenimento, rimpiazzata dall’attesa del miracolo. Invece si realizza la geometria dell’algebra in gioco e quindi l’assenza di miracolo. La realizzano i manovratori che determinano le azioni circolari, il su e giù?

“L’arte e l’invenzione costituiscono due aspetti della struttura” (19). L’arte e l’invenzione sono costitutivi? La costituzione è proprietà del nome. Il nome è costituente. L’arte e l’invenzione sono due aspetti della struttura? L’arte e l’invenzione costitutive sono la meta-arte e la meta-invenzione. L’arte e l’invenzione non sono aspetti dell’impresa?

Dinanzi alla struttura è l’altrove” (19), allora per avere dinanzi qualcosa (o per esserci dinanzi qualcosa), la struttura è costituita più che costitutiva o costituente… E chi la costituisce? E quale mano la muove? Quella di chi immagina gli uomini prigionieri, i soggetti divisi, anche tra competenti e incompetenti.


L’albero della paura. Albero della paura algebrica e della paura geometrica, poi la paura algebrica si divide in orrore e terrore e la paura geometrica in spavento e panico. Paura costituzionale e paura istituzionale. Qual è il fantasma che costituisce e istituisce la paura? L’abolizione della parola. Il fantasma di abolire il padre è costituzionale. Il fantasma di abolire il figlio è istituzionale. Il fantasma di abolire il tempo è transtituzionale. La transtituzione è del tempo: ciò che dissipa la credenza nel tempo topologico di Lacan.
La competizione è una proprietà della gerarchia, della divisione di ogni elemento preso come uno identico a se. A=A è già la divisione di A. La competizione ha tre postulati: principio di non contraddizione, principio d’identità e principio del terzo escluso. Il due indivisibile, indicotomico, esclude la competizione. Il due come sistema, così sistemato da Aristotele e risistemato da Heidegger, è il sistema stesso dell’immagine fatta, dell’immaginazione. La querelle des images è rispetto all’immagine fatta.
Immaginazione e credenza. L’immaginazione la esige. La credenza è nelle immagini. L’altro nome della credenza è l’assenza di fede.



“L’immaginazione e la credenza scambiano l’altrove per l’al di là” (20).
L’immaginazione quale algebra della paura e la credenza quale geometria della paura, anche nel senso che la credenza è il dispiegamento della progettazione algebrica. Nessuno scambia: sarebbero l’immaginazione e la credenza a farlo. Immaginazione e credenza come scambiatori. L’immaginazione come perpendicolarità e la credenza come orizzontalità.

Verdiglione abbozza una teoria “vettoriale”, definisce vettori, algebrico e geometrico le quattro forme di paura. Poi definisce tali l’immaginazione e la credenza. I vettori sono topologici, richiedono una teoria del campo di forze, richiesta dallo stesso “campo” lacaniano, che a sua volta richiede il nomos della terra di Carl Schmitt. La divisione dei campi, sino alla divisione sessuale del lavoro nei campi, è un aspetto della dicotomia sociale e politica. Ciascun elemento non entra nella tripartizione (o nella partitura della parola) e è spaccato in due, poi in quattro… Poi, quando l’uno diventa due? Quando si rompe, si divide, si spacca?

Verdiglione chiama vettori anche l’immaginazione e la credenza: “Se questi due vettori diventano un canone e si fissano, vengono stabiliti un principio algebrico e un principio geometrico”. Era “parodiando” che l’algebra e la geometria della vita (tentativi chimerici) diventano “vettori” e ora i vettori diventano, non si sa come, un canone, ovvero una misura, anzi quella misura che sistematizzata è la gerarchia, anche dei valori, nonché della divisione sessuale del lavoro. Questo nella parodia della vita, nell’impossibile rappresentazione vettoriale o nell’impossibile vettorialità. O si tratta piuttosto di caricatura? Un’indagine sull’immunità nei due casi potrebbe dare qualche indicazione.

Divenire canone va assieme alla fissazione. I due vettori si canonizzano e si fissano. L’immaginazione e la credenza si fissano. Questa lettura, rispetto alla credenza, è stata abbozzata da Charles Peirce, che ha scritto proprio un testo dal titolo “Come si fissano le credenze”. E siamo sempre nella parodia o nella caricatura della vita. Quando l’immaginazione e la credenza si canonizzano e si fissano vengono stabiliti un principio algebrico e un principio geometrico.
L’immaginazione e la credenza, altamente instabili, vengono stabilite. La stabilità è degli pseudo principi: al cominciamento è una parodia di Verdiglione, ovvero una parabola, molto più importante di qualsiasi discorso scientifico, canonico, fissato e stabile. E trattandosi di vettori parodistici: il divenire, il fissarsi e lo stabilirsi sono tappe fantasmatiche di casi differenti.
L’immaginazione e la credenza sono già algebra e geometria della vita: un’idea della vita nella sua logica e un’idea della vita nella sua procedura.
L’immaginazione è un aspetto del nome del nome, che è l’ipotesi di toglimento del nome. La credenza è un aspetto del figlio di, o figlio del figlio, che è l’ipotesi di toglimento del significante. Tra l’altro è così che si affaccia il fallo come elemento linguistico del godimento e del desiderio.



L’immaginazione e la credenza come i pilastri dell’edificio gerarchico.
Quando nel testo delle 160 conferenze di Armando Verdiglione, che costituiscono L’affaire fiscale, interverranno i principi algebrico e geometrico occorrerà valutare la fabula introduttiva del secondo capitolo, “L’alibi”. Quanto al testo dei seminari di Jacques Lacan stabilito dal genero, l’ipotesi di lettura è che uno strato del palinsesto riguardi l’immaginazione e la credenza di Jacques-Alain Miller. Le obiezioni all’opera stabilizzatrice nel caso del seminario “Il transfert” sono note, e sono giunte all’edizione di ben altra versione dello stesso seminario. Del resto è lo stesso Miller a narrare della caricatura di Lacan che faceva dopo la sua scomparsa, e non sorprende che abbia cercato le sue cause nella neurofisiologia, ossia nell’aldilà della parola, senza altrove.




22 settembre 2012


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