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A proposito del libro di Armando Verdiglione "L’Affaire fiscale"

Ipotesi di qualità 4

Giancarlo Calciolari
(8.09.2012)

Questione e istanza. Questione aperta o chiusa. Apertura o chiusura. L’apertura è il questionamento. La chiusura è senza questionamento, se non nella forma del ricordo del questionamento. La chiusura si chiama anche apertura canonica. Per altro la misurazione in questione, rispetto alla canna, è impossibile. È lo schaft del sovrano, il bastone del numero uno che sovrasta tutti gli altri numeri, candidati eterni al posto del sovrano.


Che cosa deve l’istanza alla stanza della parola? Quando scriviamo, e l’abbiamo scritto, per esempio, l’istanza ebraica, che cosa intendiamo rispetto all’ebraismo? E’ forse il risultato che resta sempre da acquisire per il dibattito intellettuale, che è avanti anni luce rispetto al modo in cui vivono (sopravvivono) gli umani?

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Opera di Hiko Yoshitaka, 2012, cifratipo, acrilico su carta

Come l’istanza non è ontologica? L’istanza del valore non può essere che connessa per ciascuno al suo modo di questionamento. Come si confronta ciascuno col valore? Qual è il valore assoluto? La vita o la lotta contro la morte? A ognuno la sua assiologia. Ognuno ha la sua idea del valore. La sua scala dei valori. È così che la scala sta difronte, con i suoi valori positivi e i suoi valori negativi. L’Affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo comincia con il valore come questione e come istanza. E la scala è una ipotiposi dell’apertura e non sta dinanzi, ma nel giardino, nella stanza della parola. La scala della vita, appena allusa dal sogno di Giobbe.


“La questione del valore come questione, anche intellettuale”. Sin da questa prima conferenza, “Preambolo” (4 ottobre 2008), la verifica sostanziale avviata dalla Guardia di Finanza, arrivata oggi alla sua fase processuale, con l’imputazione anche di associazione a delinquere per Verdiglione e alcuni suoi collaboratori, è letta incessantemente, ma non al livello fantasmatico, che risulta concreto, che la sorregge. Qual è il valore dell’attività di Armando Verdiglione e qual è il valore intellettuale della sua impresa? E perché del valore dell’attività dell’opera di Armando Verdiglione se ne occupa un tribunale? E perché se n’è già occupato un tribunale nella seconda metà degli anni ’80? E’ l’unico intellettuale scomodo dell’occidente? L’oriente ha avuto solo Shalman Rushdie?


È solo una resa dei conti milanese? Come vengono sistemati gli altri intellettuali scomodi in Italia? Non ce ne sono? Vengono colpiti dalla censura bianca divenendo invisibili? E se fosse così, in cosa Verdiglione, che dopo il 1991 è tornato in scena da invisibile (parole sue), che cosa l’ha reso nuovamente visibile? Si può distinguere tra visibile all’occhio inquisitoriale e visibile al pubblico? C’è in Italia un’opinione pubblica, non opinione comune, che sia favorevole all’opera intellettuale di Armando Verdiglione? E se no, perché?


La negazione dell’intellettualità che cosa comporta? La sostanzialità e la mentalità. I valori sostanziali e i valori mentali, sia personali che sociali. E sono valori dicotomici, positivi per gli uni e negativi per gli altri. Sostanza e mentalità è già la dicotomia: l’attribuzione del tempo all’apertura. L’altro nome di questa antiprocedura è la questione chiusa.


I valori sostanziali? Tutto ciò che è ritenuto droga o psicofarmaco, veleno o rimedio. I valori mentali? Le idee che ognuno ha di tutto ciò. In questo agone del valore personale e sociale Verdiglione sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso del funzionamento sostanziale e mentale? Una goccia fittizia poi, questa è l’accusa. Il vaso in questione ha la struttura di una bottiglia di Klein, e le gocce sono sempre fittizie e traboccanti, nella circolarità. Bottiglia che senza intersecarsi nel suo funzionamento pneumatico esisterebbe solo nelle quattro dimensioni. Una idealità. L’attacco inquisitoriale non qualifica di intellettuale l’opera attaccata. La burocrazia con la sua mentalità agente è acefala e colpisce a caso, senza qualificare il caso di intellettuale. Altrimenti bisognerebbe dare alle Pussy Riot lo statuto di intellettuali e leggere le loro canzonette come una novella teorica, che peraltro non piace al novelliere teorico di stato.

L’opera di Armando Verdiglione non è intellettuale perché è inquisita. Semmai è inquisita per l’infima e infinitesima inintellettualità, quella che appunto ha dato il pretesto all’avvio della procedura di controllo fiscale.


Se la questione si chiude, ossia se l’albero della vita è sospeso per l’albero della conoscenza del bene e del male, vale l’immagine fatta della caverna e del prigioniero, vale l’animale anfibologico circolare, vale l’androgino, vale lo zombi personale e sociale o entrambi. Ma come può la questione aperta chiudersi? Chi chiude? Il soggetto? L’idea che uno ha o è? La chiusura è il ricordo di copertura, l’immagine fatta, l’idea fatta, l’idolo. La rappresentazione, che nella sua circolarità è sempre dicotomica, come il suo impossibile soggetto, l’homo duplex, non alieno da algebre e geometrie più complesse.


Tre rappresentazioni offrono nel modo del rebus la ricetta imposssibile di vita. Modi dell’incetta, sicuramente percetta. Rappresentazione del sintomo, rappresentazione dell’impasse, rappresentazione della schisi. In altri termini: la rappresentazione non riesce. Il vitello d’oro non s’instaura: la sua doratura mostra il vile metallo ignobile.


Evitare la questione e l’istanza del valore, evitare l’assioma come proprietà dell’elemento linguistico in atto, che non è mai un fatto, comporta. E’ il comportamentismo: l’uomo come animale personale e sociale. Comporta la rappresentazione impossibile. L’evitamento è il modo dell’abbracciare ciò che si cerca di evitare. La negazione della negazione moltiplica la controforza, che Freud chiama “controinvestimento”. Allora la rappresentazione è ciò che vale. La società dello spettacolo è ciò che vale per i suoi spettatori. La vita originaria, negata, si mostra nelle sue negazioni: malattie e benattie organiche e mentali.


L’idea che uno ha di sé e degli altri è ciò che vale al sommo grado, e sta al posto del valore assoluto. Ecco perché ognuno è un sistema completo, chiuso, decidibile, inscalfibile, in cui una parola che proceda dall’apertura e che abbia tra le sue proprietà la libertà è introvabile. E si mostra sempre come fatalità dinanzi al male, alla malattia, al peccato, all’incesto, anche nel modo della lotta contro il male, contro la malattia, contro l’altro, il nemico la cui idea non rispetta la mia…


Economia domestica e economia politica costituiscono una distinzione ontologica (L’Affaire…, 11), e quindi teologica. La dicotomia è la distinzione ontoteologica. Teleologia della pseudo vita.


Endoeconomia esoeconomia. Privata e pubblica, individuale e sociale. Dentro e fuori non come ipotiposi ma come rappresentazione circolare, tale la topologia di Lacan, in cui la spartizione dicotomica arriva sino alle formule della sessuazione e prima sino ai quattro discorsi.


L’homo oeconomicus è l’homo cannibalis, l’uomo prigioniero nella caverna. L’uomo che procede dalla questione chiusa. La questione chiusa è anche quella formulata da Platone e Glaucone. L’animale fantastico circolare, doppio o multiplo. L’animale razionale o politico: il prigioniero razionale, il prigioniero politico. L’agente doppio, che era anche l’idea che aveva di sé Paolo Fabris, clone di Umberto Eco. Zimbello per Giorgio Agamben.


La dieta del prigioniero è cannibale, non solo sulle Ande.


La questione del valore trae con sé quella della ricchezza? Vale ciascun frutto dell’albero della vita o vale il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male? L’idea di bene, anche del bene supremo, è appesa all’albero degli zecchini d’oro. E’ l’idea di ogni Pinocchio, che s’imbatte nel bene ideale prospettatogli da Lucignolo. Per non parlare del gatto e la volpe.


Il valore diviso, sino alla condivisione forzata, è quello dicotomino. Il bene come valore ha l’altra faccia nel male come disvalore, e sono la stessa cosa. L’elemento linguistico come “uno”, quindi rispettoso del principio dell’antivita, quello di identità. L’elemento linguistico come rimedio e come veleno. Tolto dalla tavola rinascimentale si trova diviso tra la tavola dei rimedi e la tavola dei veleni.


O la ricchezza è originaria, ancorata all’assioma sino al capitale intellettuale nel processo di valorizzazione, oppure è ricchezza sociale, che non resta, come temono anche i più “ricchi” della terra.


L’economia d’impresa, l’economia aziendale. L’idea di bene e di male associativo, tra l’economia privata e l’economia pubblica. L’idea di bene della trasmissione. La trasmissione benefica, che risulta malefica: Freud, Lacan, Verdiglione. L’idea del bene, l’immagine fatta del bene (l’idolo), trae con sé l’idea di salvezza (12). Il bene come modo per salvarsi dal male. Economia del male: tale risulta sia l’economia domestica che l’economia sociale, ivi compresa l’economia aziendale. L’albero circolare. L’albero dicotomico. L’albero ontologico, algebrico e geometrico.


Valore d’uso e valore di scambio. Tale distinzione in Aristotele comporta un altro valore, connesso all’idea di bene. Il bene supremo. Il bene soluto. La soluzione benefica che si realizza come malefica. La soluzione del bene, sino alla soluzione finale. Il massimo valore possibile, poi neutralizzato dal minino valore impossibile: il nonnulla che fa crollare l’impero. Chi conduce l’ontologia e l’habeologia dicotomiche? Quale agente? Quale mano invisibile? Quella più spettacolare. Esatto, quella di Adam Smith. Mano divina e diabolica, umanamente umana. Anche mano di scimmia. Impossibili rappresentazioni della mano intellettuale. Invisibile?La mano invisibile pone la questione della mano intellettuale e poi quella del visibile e dell’invisibile.


L’invisibile è l’irrappresentabile? Rimane il finalismo visibile. L’idea agente finisce nella soluzione. Finalismo economico, finalismo del profitto. Profitto della soluzione. Profitto dell’agenzia, cappella o bunker, collegio o bordello.


La mano agente del dio superiore o inferiore (il mio dio, il tuo dio, il suo dio…) economizza l’errore tecnico. Volge il male in bene. Il veleno come rimedio.


Il valore assoluto, il plus valore. L’interesse intellettuale. Senza intellettualità, l’interesse è personale o sociale. Interesse individuale o generale.


Il più valore è il valore del’istanza di valore. Un altro valore oltre al valore d’uso e al valore di scambio. Qual è la base del valore? Il sistema delle relazioni sociali che mette in valore e in disvalore? Lo scambio commerciale? Il mercante è qualcuno o lo specchio? L’economia è la teoria pura del mercante? Del gruppo di mercanti? Dei mercanti dell’oro? E quanto conta la presunta equivalenza generale? Qual è l’equità del valore che non è generale? E l’iniquità del valore personale che deve soggiacere all’interesse pubblico, sia per Aristotele che per Marx? Qual è il valore preso nel finalismo, nella circolarità, nel tragitto rettilineo che è l’atra faccia di quello circolare? Il valore che procede dalla questione chiusa. E l’elemento senza la proprietà del valore è preso nell’oscillazione tra valore positivo e negativo.


Gli agenti economici, i geometristi di un testo algebrico invisibile, vedono, prevedono e postvedono. Vedono tutta la circolarità. Sanno che ogni impresa ha un ciclo favorevole e che poi inevitabilmente ci sarà un declino, una fase sfavorevole. L’attualizzazione del valore è rispetto alla visione, all’idea che gli agenti hanno del valore. Il valore atteso è attualizzato, sino alal prossima escatologia. Questo non è il processo di valorizzazione, che è imprevisibile, improbabile. La teoria del valore non deve nulla alla dottrina del valore fornito dalla previsione degli agenti oculari e pendolari tra il valore più basso e il valore più alto. La teoria del valore non procede dal regno della paura, quello che sorge con l’idea di padronanza, richiesta dallo stato di schiavitù. Come fa i conti la speranza con la paura? Togliendo lo sbaglio, facendo quadrare i conti. Il sistema economico e finanziario è senza sbaglio di conto, come mostrano i suoi agenti mandatari nazionali e internazionali, e l’errore di calcolo diviene l’errore di logica da sanare. L’errore di calcolo come crisi generale e permanente, la stessa che autorizza lo stato d’eccezione, la sospensione del diritto dell’Altro, a partire dal diritto di parola. L’oscillazione, anche quella tra sovrano e bestia, un enigma per Jacques Derrida, è tra alto e basso, tra ricco e povero, tra dentro e fuori, e così il modo di scendere e salire della borsa, che nell’orso-toro mostra tutta la sua anfibologia animale circolare. E’ la borsa di chi fa ciò che vuole. La borsa folle. Le banche criminali, i banksters, la finanza impazzita, avvelenata e avvelenante. Il ciclo. Il ritorno al punto di partenza. Desargues l’ultimo matematico prestato all’economia. Un agente agito e agitato. Nello stesso periodo Descartes crea il cogito, a mezza strada tra il burattino e la marionetta, tra il robot e l’automa, tra Arlecchino e Pinocchio, tra la prolessi e la metessi dell’autismo e dell’automatismo.


Valorizzazione e valutazione. La valutazione del nostro lavoro allinea le cose rispetto all’assiologia del valutatore. La sua idea agisce, tra contrappassi e contraccolpi, ovvero non opera. Non è l’idea che io ho e l’idea che l’altro ha che operano. La sopravvalutazione è una proprietà dell’oggetto e non dell’altro. La sopravvalutazione dell’altro è denigrazione e degradazione, come mostrano il gatto e la volpe. L’albero degli zecchini d’oro è ontologico e habeologico. L’albero dell’algebra e della geometria. L’albero dicotomico. L’albero del festivo e del feriale. L’albero di Lucignolo e di Pinocchio. In tal senso la topologia di Lacan è sia algebra della geometria sia geometria dell’algebra. L’accusa di “vecchio arlecchino” mossagli da Louis Althusser è quella di essere servitore di due padroni, mentre lui lo era di uno solo. I due agenti invisibili della mano visibile di Lacan sono l’algebra e la geometria. Per questo Lacan toglie l’ipotesi che la topologia sia un modello o uno schema illustrativo: non ha torto a dire il suo errore tecnico come se fosse un’acquisizione. La topologia è la struttura. La topologia è il tempo. In Lacan il tempo da logico diviene topologico, sempre ciclico, il tempo della prigione. L’asserzione anticipata o posticipata appartiene al prigioniero.


Perché gli umani accettano la mitologia proposta da Platone? La prigione e la prigionia sono inaccettabili. Accade a fronte di un sogno accettabilissimo, che vale molto di più: la liberazione. La salvezza. Per questo aspetto Paolo è ellenico, addirittura platonico.


Dicotomia della stanza in costituzionale e istituzionale. Anche nella forma della costituzionalizzazione dell’istituzione (ipotesi sull’origine, ipotesi algebrica del buio ) e dell’istituzionalizzazione della costituzione(ipotesi sulla fine, ipotesi geometrica del buio). Due forme di illuminismo e di comportamentismo.


La stanza è stabile o instabile? La stanza in viaggio non si lascia stabilire. La stabilità è data dalla questione chiusa. Anche per questo Jacques-Alain Miller ha stabilito il testo dei seminari di Lacan. Ovvero la sua versione è un’interrogazione chiusa, risponde all’idea che ha di Lacan, che non mette sopra al due più due fa quattro. Come se la messa e la missione appartenessero al soggetto, all’idea che ha di sé J.A.M.


La stanza è in equilibrio? L’albero dicotomico fluttua? Qual è la stanza equa, che non sia di prigione o d’ospedale o cella mortuaria? Quella che procede dall’albero della vita, senza più dicotomia e quindi anche senza più algebra e senza più geometria.


L’idea che uno ha della stanza porta all’edificazione con le parole chiuse, togliendo l’apertura da ciascun elemento linguistico, devarim.


Economia e finanza sociali e politiche. Topologia dell’economia e della finanza. Rapporto sessuale tra l’orso e il toro.
Istanza di conclusione? La conclusione nella stanza? O la stanza giunge a conclusione del suo viaggio? E poi riparte per altre conclusioni abduttive. Dire istanza di conclusione potrebbe avvallare la conclusione logica. Istanza logica e quindi ontologica. L’idea che uno ha della conclusione, per esempio di una circostanza che si mostra come negativa. L’istanza se è in viaggio cole la stanza allora è istanza pragmatica. Istanza abduttiva. E’ rispetto a questa analisi che andrebbe letta la modern money theory, in cui la mano visibile dello stato batte moneta secondo il suo desiderio, come un falsario. Verificazione sostanziale privata e falsificazione mentale pubblica, nella circolarità. Ne sa qualcosa anche Jaxques Chirac.


Istanza di conclusione di ciò che si cerca. Istanza di conclusione di ciò che si fa. Istanza teorica e istanza pratica? C’è chi predica bene e razzola male? Istanza teorica sostanziale e istanza pragmatica ideale? Grande libro di teoria della navigazione e nave allo sbando? Dalla nave dei folli all’arca funebre. Dalla villa al bunker. In linea con Aristotele e con Lacan: la funzione fallica, la funzione di morte. Il monofunzionalismo dell’uno, il pezzo da novanta, quello che pesa e conta e l’afunzionalismo di tutti gli altri, che non pesano e non contano. Teoria della villa che non sarà mai un bunker e pratica del bunker quale negazione della villa. E’ anche il caso di Heidegger e di Céline. Il caso di Campana e di Piccoli. Il caso di Cantor e di Godel.


Come si presenta e si rappresenta la morte? In modo diammetralmente opposto: la morte si mostra come vita. Come si mostra l’idea che uno ha? Come idea originaria, inappropriabile, impossedibile. La negazione del maschile e del femminile come si mostrano? Con la faccia della significazione della differenza sessuale. Come si mostra la negazione della logica? Con la crezione della metalogica… Come si presenta Satana? Col volto di Dio.


Come appare il sistema dicotomico? Sotto il principio di unità. Principio dell’androgino, principio della messa a morte del padre. E l’elemento lingiuistico? Diviene concetto, preso collettivamente e stabilito nel suo significato.


I tre principi della logica di Aristotele sono la negazione della tripartizione del segno. Peirce non si chiede quale sia l’unità della molteplicità, ma come la molteplicità arriva a leggersi per separazione, divisione, scissione, precissione. Questione di denotazione (power of mind) e non di connotazione (off-mind power). Eppure è in Aristotele che Peirce reperisce l’abduzione, la notazione per astrazione, più che la definizione.


L’unità ideale? La concretezza, anche di Kandinskij, che la preferisce a astrazione. Qual è l’astratto che ritorna come concreto? Quello dello spiritualismo nell’arte, quello del triangolo spirituale. E’ anche quello del purismo economico e finanziario. Ma il non ritorno economico e finanziario, com’è il caso della gratuità, è ancora purismo, il modo più sicuro per espandere la macchia.


La concretezza è l’unità di sostanzialità e mentalità. Concreta è la topologia di Lacan. L’intero si rompe, l’uno si divide in due, la schisi è indossata dal soggetto: l’io diviso. Il concetto di crisi è la schisi del soggetto. Il soggetto è sempre in crisi, e così la sua economia e la sua finanza. La molteplicità si rappresenta come moltiplicazione delle donne, delle case, dei soldi, delle beffe, del cibo. Creazione della ricchezza e ri-creazione della povertà. Non è solo il destino di Maddox. La ricchezza sempre più alta, e la povertà sempre più bassa sonon il segno della circolarità del sistema? Il capitale è dato dalla somma delle ricchezze o è una proprietà della cifra? La ricchezza e la povertà, sia del soggetto sia delle nazioni, è decisa dalla mano invisibile? Perché il soggetto perseguendo il prprio interesse perseguirebbe l’interesse pubblico? La mano invisibile appartiene a un burattinaio illuminato? Come la negazione del sinodo si realizzerebbe nell’interesse pubblico? Una moltiplicazione di soggetti divisi, così divisi da fare unità. Ecclesia, universalità. Tutto questo nell’idealità: nella questione chiusa che si mostra come questione aperta, come nel mito della caverna di Platone. Dall’universo al cosmo: il finalismo concreto. I conti tornano e così i numeri. E infine i soggetti. Il loro discorso è quello tecno-scientifico-manageriale. Sono ipersoggetti, ipertecnici, ipermacchinici.


La presunzione ontologica non riguarda solo la zoologia, ma anche la demonologia, la teologia, l’antropologia, la botanologia e la mineralogia. Il plusvalore non è l’idea di bene. E’ il transvalore, quello inseguito da Nietzsche. La qualità intellettuale. Mentre la qualità ontologica è quella circolare.


Lettura del testo o lettura quale restituzione del testo? Il testo che in sé è già restituito, al punto da poterne fare la lettura, è il testo significato. Il testo significato è quello personale quale altra faccia, e viceversa, di quello sociale. Il testo connotativo. Il concetto di delirio risponde al tentativo impossibile di disleggere il testo sostanziale e mentale così costituito e istituito.


Lacan dota la sua dottrina psicanalitica di una dottrina matematica per godere della trasmissione esatta, non umana. Ecco perché dice che la psicanalisi non è una scienza ma un discorso. Un modo di fare legame, ossia di servire e disservire un sistema morfologico dinamico dicotomino. Il legante slegante è il fallo, nella sua funzione concreta, in cui i conti tornano. L’economia e la finanza del male fanno tornare non solo i conti ma il bene supremo, per altro diammetralmente opposto al plusvalore. È anche la trasmutazione dell’elemento in oro, senza trasformazione. Del resto gli alchimisti economici e finanziari pullulano, con licenza di uccidere. La Norinberga del purismo economico e finanziario non è stata fatta. Parzialmente è stata fatta quella del purismo razziale, nazista, nemmeno sfiorando quello comunista.


Istanza della proprietà e istanza della qualità. Assioma e cifra. Ciascun elemento: dall’assioma alla cifra.


Il discorso occidentale e il discorso orientale, ovvero lo smarrimento, il correre qua e là, in quanto senza occidentamento e senza orientamento, è la circolarità, la verticalità trasmutata in perpendicolarità: la retta che scende dall’alto e entra negli umani dagli orifizi costituendo e istituendo la significazione. È anche il caso dell’approccio di Jean-Michel Vappereau.


Allora che il proprio itinerario intellettuale sia molto lontano dal discorso occidentale lo indica ancora nella sua sfera di azione. È forse diametralmente opposto al discorso occidentale? L’apoteosi della geometria si afferma come controgeometria, contro la geometria. Per un più altro grado geometrico. Come nel passaggio dall’anima al soggetto di Cartesio, e poi dal soggetto al dasein di Heidegger.


Talvolta impieghiamo in modo ironico la formula “diametralmente opposto”. L’affermazione di trovarsi molto lontano indica la prossimità di un soggetto alla pseudo questione o questione chiusa. Il diametralmente opposto ha la sua fine nell’apposto, e anche la sua finanza. Ecco perché opporsi al golpe finanziario vale a farne parte, per tornaconto, per la missione galattica di far quadrare i conti, ossia di servirne la circolazione. Il diametralmente opposto è il più puro apposto. Incollato al posto, alla sua dicotomia e ripartizione sociale. “La separazione delle carriere”, secondo Alessandro Taglioni, ne è un aspetto.


La salvezza, il ritorno del transumano, la transumanza, sospende il ritorno del nome, del “mosso”, più che “rimosso”, per la metessi infinita, data come prolessi immediata del godimento, del desiderio e del piacere. Nella gnosi, aggiornata come teoria della conoscenza, il male ritorna come bene, adiacente all’albero fallico, dipinto senza ironia da Michelangelo, che è fatto della stessa materia del serpente, e viceversa. Basta l’idea del bene per opporsi alla vita e apporsi alla vita parallela. La salvezza si espande, si inchina e uccide, ma col volto della salute, della cosmesi, persino dell’invenzione della cottura come fuga dall’animale.


La narrazione o l’affabulazione discorsiva, quella di parole di parole, le parole chiuse narrate nella Torah? Economia narrativa, ricerca narrativa. Finanza narrariva, conclusione narrativa. E la conversazione? Quando il verso è comune? Mai. Oppure, quando la conversazione approda al sinodo?


La narrazione è senza più l’idea di bene e la concretezza del male da purificare, da guarire, da estirpare. La narrazione comincia con il funzionamento del mosso, sfiorato da Freud con la questione del ritorno del rimosso. La narrazione debutta col funzionamento del trasformatore, che ha la sua condizione nel formatore, il sembiante, che non è un trasmutatore, come non lo è l’automa.


La narrazione procede dall’apertura. La ricerca non si chiude su se stessa, l’impresa non si chiude su se stessa. L’inquisizione non ha presa sulla narrazione, lo si nota a partire dal “Preambolo” dell’Affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo di Armando Verdiglione. La narrazione non lascia chiudersi il paniere, il fuscello, la fiscalità nel fiscalismo, nel purismo fiscale, e dispensa l’avvento e l’evento. Le due facce della narrazione sono la ricerca e l’impresa. La ricerca: quali rametti da intrecciare. L’impresa: quale intreccio da portare a compimento. Il paniere è arte e cultura. Paniere scientifico ancora prima che finanziario. Paniere clinico. La piega della parola risponde a ciò che si fa perché si narra. Mentre gli impiegati del discorso cercano di negare gli effetti della narrazione, che incancellabile e indistruttibile parla nei sintomi. Quel che non si fa non si piega. Al posto della clinica s’installa la psicopatologia, la ricerca del fare. Il fare come, seguendo l’idea di sé o l’idea dell’altro. Oscillando, circolando.



8 settemre 2012


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