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A proposito dell’"Affaire fiscale" di Armando Verdiglione

Bellissimo, interessantissimo, eccellentissimo. Ipotesi di qualità 2

Giancarlo Calciolari
(28.08.2012)

L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo è un libro eccellente, come altri ha scritto. Bellissimo e soprattutto interessantissimo. Perché bellissimo, perché interessantissimo e perché eccellente, anzi eccellentissimo? Bellissimo perché se la bellezza si staglia sul funzionamento del nome, quello che Freud chiama rimozione, in questo libro non solo il nome funziona, senza nessun bisogno di poggiare su qualche nome del nome, in più offre l’occasione per intendere come il metodo sia sintattico. Nulla a che vedere con un metodo soggettivo, come per altro al colmo della soggettività è emerso con Cartesio.


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Opera di Hiko Yoshitaka

Interessantissimo perché mai come in questo libro la cosa è il narcisismo originario. Non il narcisimo delle differenze, grandi o piccole che siano, ossia quantitativo. Questione di intellettualità: narcisismo qualitativo, interesse intellettuale. Le due facce del narcisismo, l’autismo dell’oggetto e l’automatismo del tempo, dissipano la credenza almeno in certi ritratti che sono stati fatti di Armando Verdiglione, che sono semmai negazioni del ritratto quale aspetto della scrittura dell’esperienza e risultano parodie o caricature.


Eccellentissimo, più che eccellente, se citiamo la breve galleria di Machiavelli che qualifica di eccellentissimo colui che intende da solo. In tal senso, la dissidenza freudiana, titolo di una delle prime opere di Armando Verdiglione, è anche dissidenza rispetto al discorso di Freud: la restituzione del testo di Freud richiede la dissidenza dell’inconscio e l’assoluta irreligiosità rispetto alal sua opera. In questo libro è coglibile la distinzione che Verdiglione fa e ha fatto a più riprese tra discorso e testo, tra l’idea che uno ha e l’idea come operatore. Solo in questo libro Verdiglione trova in Freud qualcosa di irricevibile, a proposito di un plesso di fantasmi sulla donna. E molte sono le obiezioni teoriche a Lacan, a Paolo e anche a Gesù. Perché? Perché sono anche le obiezioni ai propri errori tecnici. E’ l’unico modo per proseguire l’analisi. Se noi siamo interessati al modo della trasmissione della psicanalisi di Freud, di Lacan (che si è spinto sino a dire nel 1978 che la psicanalisi è intrasmissibile) e di Verdiglione è perché la trasmissione (e la trasmissione della psicanalisi) richiede ancora un’altra lettura. L’idea che ognuno ha della trasmissione è un errore tecnico. Per Freud ha comportato il comitato segreto e l’Istituto psicanalitico di Berlino e poi l’IPA. Per Lacan ha comportato l’Ecole freudienne sino alla dissoluzione e poi l’école della soluzione milleriana. Per Verdiglione comporta un’a-sociazione mentale e una montagna sostanziale, che peraltro è sempre in condizione di essere gettata im mare. Per noi ha comportato il disinteresse per il dispositivo canonico della pratica clinica. La parola originaria non è confinata nell’orario delle sedute d’analisi! E oggi gli psicanalisti sono per lo più ipertecnici, gnostici ai quali è impossibile porre la questione intellettuale. Più propriamente sono psicoterapeuti, usciti dall’istituto prussiano realizzatosi poi come nazista. L’istituto Goring, ex istituto psicanalitico di Berlino. Tre erano le correnti della nazificazione della psicanalisi che ha eretto il vessillo della psicoterapia: la corrente adleriana, la corrente junghiana e la corrente degli “psicanalisti” tedeschi senza più Freud e senza più la psicanalisi. E questo con l’importante contributo dell’IPA, che ha salvato la pelle degli psicanalisti ebrei, che hanno potuto emigrare, ovvero ne sono stati inclusi alcuni per meglio escludere l’infinito dell’intellettualità.


Eccellentissimo anche in questa analisi il libro di Armando Verdiglione, che indica come sia stata nefasta per il destino della psicanalisi la trattativa tra l’IPA e il regime nazista.


Eccellentissimo perché già sono rari gli eccellenti che intendono ciò che altri intende. La questione aperta c’è solo in Verdiglione, non c’è in Freud né in Lacan, e non c’è negli scienziati odierni. Non c’è teologo, filosofo, filologo, psicanalista, matematico, artista che abbia fornito un minimo contributo alla questione aperta. Quelli che emergono sono indiretti, da leggere molto tra le righe. Tra l’altro è per l’assenza delal questione aperta che in Lacan proliferano i cerchi. Ma Lacan era disperato anche dinanzi al giovane Verdiglione… Non aveva trasmesso nulla a nessuno, nemmeno a Verdiglione. Lacan non si è accorto di Verdiglione: si è accorto che il lacanismo era negazione della trasmissione, ma non si è accorto che Verdiglione inaugurava un’altra cosa. Per altro Freud non si è accorto di Lacan, che gentilmente gli ha inviato la sua tesi di dottorato. Il sistema delle trasmissioni canoniche, delle cooptazioni, che vige anche nelle associazioni di psicanalisi, è fatto per non imbattersi nella trasmissione. Verdiglione qualifica i suoi collaboratori di “piccoli”, e ricorre a parabole in cui l’animale oscilla tra l’ipotiposi e la circolarità. Piccolo, klein (che per ogni psicoterapeuta erudito evoca l’uso di klein fatto dal presidente Schreber), fatto fugacemente. Ma appunto, per Lacan, Verdiglione era klein, come lui lo era per Freud. Certamente anche la struttura formativa inventata da Freud, come quella di Lacan e quella di Verdiglione non permettono l’emergenza del nuovo, apparentemente perché c’è così tanto da imparare che ognuno rimane nel solco del maestro, per non delirare, come ha affermato Maud Mannoni rispetto a Lacan: mi attengo a Lacan…


La trasmissione come insegna l’eccellentissimo Verdiglione è un effetto del significante, del suo funzionamento. Forse è un modo del suo funzionamento se non il funzionamento stesso. Quindi nessuna trasmissione umana o transumana. Non c’è pietra né Pietro su cui edificare una chiesa, ossia una mnenomacchina e una mnemotecnica di trasmissione. E non c’è nemmeno la via imboccata dall’altro Simone, il mago, che è poi quella dei più.



28 agosto 2012


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