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L’altra burocrazia. L’amministrazione. L’Affaire fiscale di Armando Verdiglione. 1

Giancarlo Calciolari
(21.08.2012)

Armando Verdiglione, L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo.



Una nota della conferenza del 12 agosto 2011 è messa in quarta di copertina: è l’analisi della burocrazia, che “sta diventando sempre più opprimente, schiacciante, devastante in Europa”, secondo l’anticipazione di Vladimir Bukowskji. E se al tempo di Federico II fosse stata ben più nefasta?


Qual è lo statuto della burocrazia, quello dell’istituzione neutra tra l’armata e la chiesa? Le armate e il loro mercato non sono più devastanti della burocrazia? E così potremmo argomentare delle chiese: non sono più devastanti della burocrazia? Se dal 1475 non c’è più una comunità ebraica a Trento è dovuto alla burocrazia o alla mano militare e religiosa del principe vescovo? Oggi i pogrom sono dovuti alla mano burocratica? La corte e la curia hanno lasciato il posto all’ufficio?

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Opera di Hiko Yoshitaka, 2012

I burocrati hanno lo strapotere opprimente, schiacciante e devastante, dalle solide radici nel nostro paese, per non parlare della Prussia? La burocrazia ha le spalle coperte dall’armata e dalla chiesa.


Senza l’algebra militare e la geometria religiosa nessun governo degli uffici. Burocrazia militare e burocrazia religiosa: le due facce dell’amministrazione alla quale sia sottratta l’intellettualità. La burocrazia opprimente, schiacciante, devastante, sta di fronte, come albero dicotomico, procede dalla questione chiusa, come attesa Davanti alla legge, apologo di Kafka, il burocrate.


C’è chi di fronte ha il potere militare, altri ha il potere religioso. Nel modo più banale, che è quello del male, c’è chi trova la sua vita impedita da questo e da quel capo del governo, da questo o da quel capo religioso. Qui è il capufficio della Guardia di Finanza. Lo vedo ma non ci credo? Ma non ce l’ha lo strapotere di opprimere, di schiacciare, di devastare, il burocrate, se non come mano geometrica di algebristi che presumono, nella loro acefalia (poiché vivono rinunciando alla questione intellettuale) di dettare legge, ossia di non tenere conto della legge della parola, che Freud chiama inconscio.


C’è una ragione se Armando Verdiglione ha dinanzi la burocrazia e gli indefinibili burocrati, gli omini volanti col cappello e ombrello di Magritte. E’ il suo errore tecnico. E’ tutto lì. La società parallela, la vita parallela, la doppia partita, la doppia fatturazione, la doppia alimentazione. L’ingenuità di credere di poter permettersi qualcosa: fatture o fattucchiere… Società duplex e homo duplex: morsa opprimente, schiacciante e devastante alla quale non sono sfuggiti né Freud né Lacan: il cancro quale impossibile incarnazione dell’animale anfibologico circolare. Endogamia della trasmissione della psicanalisi. L’ipotesi senza qualità. L’uomo senza qualità e la sua azione parallela, che in Robert Musil giunge sino all’incesto tra fratello e sorella, nel biancore disforico della realizzazione della luce, senza più la sua ipotesi. Non l’ipotesi di luce (bel titolo di una bella conferenza di Armando Verdiglione nell’Affaire fiscale) ma l’ipotesi dell’ombra dinanzi: l’ipotesi di Platone. Immaginarsi gli uomini prigionieri in una caverna…


La battuta raccontatami da un amico psicanalista ebreo: che cosa fa un ebreo che approda in un’isola? Costruisce due sinagoghe! Una dove andrà e una dove non metterà mai piede. Verdiglione che non ha mai messo il piede nel metrò parigino, e in nessun altro, è oggi appiedato in una villa che diventerà sempre più una stazione deserta di metrò? L’uomo che mangia ciò che vuole, presumendo che gli altri mangino quello che sono costretti a mangiare (dalla mano politica, militare, religiosa, burocratica, algebrica e geometrica in tutto il suo infinito potenziale: l’infinito della questione chiusa) non è una metamorfosi dell’uroboro? L’acucina di Verdiglione resta da leggere. Come la cucina cinese di Lacan, che pensava che i cinesi non avessero l’inconscio. Certamente: non prendere mai il metrò e mangiare monoverdure all’aceto non è materia penale, anche se è una penitenza.


“La burocrazia ha un’idea, la sua idea, un fantasma, un’idea che agisce anziché operare”: perché Verdiglione non distingue tra idea e fantasma? O è ritenuto fantasma quell’idea che è presunta appartenere a un soggetto? La burocrazia agisce? Non incappa nell’inconscio? Perché per quarant’anni Verdiglione ha scritto che l’idea opera e non agisce e in questo suo caso invece agisce? Perché Verdiglione ha letto e legge in modo diametralmente opposto tutti gli altri casi meno il suo? Per la stessa ragione per cui mangia in modo diametralmente opposto agli altri? Se un membro dell’Associazione di Cifrematica, fondata da Armando Verdiglione, è perseguito per esercizio abusivo della psicoterapia, perché viene lasciato solo a risolvere un problema che si è attirato per ragioni fantasmatiche? Perché non è un caso si burocrazia sempre più opprimente, schiacciante, devastante anche questo? Cosa impedisce di leggere anche nel caso di Verdiglione di avere provocato l’inquisizione fiscale? Questo disconoscimento fiscale delle attività culturali di Verdiglione segue a quale tentativo di riconoscimento fiscale? Lo dovevano ricevere tra i pari dell’alta borghesia finanziaria milanese, che ha sempre disapprovato il suo matrimonio con l’erede simbolico di un’antica dinastia d’imprenditori meneghini?

C’è un bellissimo racconto di Borges in cui la costruzione del labirinto per rinchiudere e nascondere un “problema” diventa invece il modo per dischiudere e rendere noto il problema. Ovvero sull’isola in cui è eretto il labirinto la sua imponente costruzione attira l’attenzione invece di distoglierla. Sessanta società per gestire una barca a vela possono costituire un pretesto per una verifica fiscale? E’ stato l’acquisto di un’altra barchetta a attirare l’attenzione del metaburologo?


La mentalità burocratica agente. Questa sarebbe l’ipotesi senza qualità: è l’agenzia, e il dio gnostico agente ha lo sguardo di Pannwitz, che tanto sollecita l’analisi di Primo Levi in Se questo è un uomo. Il discorso occidentale agente. Il discorso tecno-manageriale agente di Pierre Legendre, eretto sulle vestigia del diritto romano canonico. La burocrazia è il management nell’analisi di Legendre.


L’idea sorregge, alimenta e forgia la mentalità agente. Quindi nell’agenzia c’è l’idea, che per Verdiglione è un fantasma. Il fantasma non è l’impossibile copia dell’idea. L’idea non è il pensiero nella sembianza: l’operatore nella sembianza, ma la sembianza avrebbe ancora qualcosa di fantasmatico. Curiosamente Verdiglione obiettava questo alla nozione di immaginario di Lacan. Infatti nella teoria di Verdiglione non c’è un immaginario che possa dirsi originario, strutturale.


No, neanche la mentalità burocratica è agente. E questo detto tenendo conto della lezione di Armando Verdiglione.


“Una vera e propria mentalità”. Già la mentalità è la presunzione dell’agenzia e degli agenti, con i loro meta-agenti, fatti a loro immagine, quando non è più falsa e impropria ma vera e propria allora è “demonologica, sostanzialista e terroristica, enormemente presuntuosa, infinitamente arrogante. Ciò che non capisce, che non intende, che non ascolta, ciò che non risponde alla visione è finto, demoniaco, criminale. La realtà intellettuale è fittizia e criminale”. I golem burocratici che vanno a spasso con questa mentalità si assomigliano come i doppi nel Sosia di Dostoevskij, che si moltiplicano secondo l’immagine che il presunto originale aveva di sé, per intendere quello che non sarebbe mai entrato nella sinagoga edificata all’uopo.


Certamente, la realtà di Armando Verdiglione è intellettuale, non per questo il fittizio è escluso dall’analisi. E’ solo in quanto inelaborato che può ritornare come accusa di fittizio, di fattizio, di feticcio. La villa come feticcio? Il cognome della moglie come feticcio? L’associazione come feticcio? La sua teoria come feticcio?


Le obiezioni degli ex collaboratori di Armando Verdiglione riguardano esclusivamente il fattizio, non la teoria, come accadde anche nel caso di Lacan. Sono per lo più obiezioni fantasmatiche e non teoriche, ma talvolta, come nel delirio schreberiano, c’è un nucleo di verità. Per riprendere il caso Perrier: qual era l’obiezione teorica coperta dalla fantasmatica alchimistica che avrebbe dovuto leggere altrimenti Lacan? Il gruppo ordinale. Pleonasmo: il gruppo viene da gregge, quindi è già l’ordinalità animale. Il proliferare oggi dei gruppi industriali risponde a un’araldica poco fantastica. Non ipotiposi ma anfibologia animale circolare. Le greggi, i gruppi, i clan, le caste, le bande… istituzioni-destituzioni senza restituzioni. L’incetta. L’altra faccia della ricetta algebrica. La destituzione del gruppo s’incarna animalmente nell’araldo, in un träger, portatore, particolare della nuova scienza. Il miracolo richiede l’a-sociazione in atto, non l’associazione fittizia. E’ il feticismo delle merci, ancora prima che il fittizio delle fatture, a prestare il fianco all’accusa incredibile di associazione a delinquere. Non è solo questione che “la realtà è fittizia e criminale” per la mentalità burocratica.


In ciascun caso l’obiezione, quasi illeggibile di primo acchito come le rappresentazioni dei sintomi, punta in direzione di quel che resta delle istituzioni-destituzioni divine nel caso di quelle fondate da Verdiglione. Teologia politica? Magari anche solo a proposito della trasmissione della psicanalisi. Perché non dire che l’idea opprimente, schiacciante e devastante è l’idea della trasmissione, da Freud a Lacan a Verdiglione? Malgrado la lezione intellettuale di Freud, di Lacan, di Verdiglione.


La persistenza della teologia politica nelle istituzioni psicanalitiche è della stessa natura di quella del sintomo, insistenza di Lacan, che qualificava come proprietà dell’immaginario la consistenza. La questione è come la circostanza, che non è mai di fronte come positiva o negativa, qualifica la stanza della parola. Quando lo stato diviene una proprietà di ciò che è più mobile e irrelato: l’oggetto della pulsione. Qual è lo stare che non sia più immobile? Quello che riguarda il viaggio. Qual è lo stato della burocrazia? La burocrazia di stato? Lo stato burocratico? Chi governa? I capi di stato? Qual è la direzione del pianeta? Qual è la mentalità di chi governa l’attuale colpo di stato finanziario? E’ più devastante l’ultimo funzionario bancario che mi vende il prodotto tossico che manderà all’aria i risparmi di una vita o è ancora più devastante la mentalità del gregge ristretto di banchieri che ha progettato e programmato i prodotti tossici, ovviamente proposti come rimedio e non come veleno, mentre sono la stessa cosa? Entrambe sono questioni fittizie. Se divengono rappresentazioni dell’Altro autorizzano ogni forma di razzismo. La caccia agli untori nella loro ordinalità gruppale, dal primo all’ultimo, dalla monorazzialità alla polirazzialità.


La materia e la realtà intellettuali provocano uno sdegno che non incrimina. È questione di lettura. Se parzialmente è disinnescata la teologia politica cristiana è per via di lettura e non per l’anticlericalismo. Rari sono i contributi per un’altra lettura della finanza, come rari sono i contributi per un’altra lettura del caso Verdiglione.


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24.01.2017