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Leggere "L’affaire fiscale" di Armando Verdiglione. Ipotesi di qualità. 0

Giancarlo Calciolari
(14.08.2012)

Ipotesi di qualità. 0




Armando Verdiglione, L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo, Spirali, 2012, pp. 840, € 45.


Questa cosa è un’altra cosa. X era Y. E’ il modo del ragionamento di Paolo, chiamato tipologia. in Se A allora B. Lo pseudo sillogismo, anche nella forma di se non A allora B. Non è un santo, quindi anche lui predica bene e razzola male. “Razzola” il pollo. Fare la fine del pollo. Fine che è contenuta nelle premesse logiche del pollo. Lo spennatore spennato. L’animale anfibologico circolare. X era prefigurazione di Y. Y crea il suo X, a sua immagine e somiglianza. Cristo è prefigurato da Adamo, non per Cristo ma per Paolo, il prete assoluto, l’impossibilitato a essere Cristo si crea come il primo cristiano, infatti il primo, Pietro, gli risulta secondo.


Y nega X, lo rende fossile, come dice Freud della religione ebraica rispetto alla religione cristiana. X e Y sono incognite al colmo dello gnosticismo. Dato X, dato Y: ogni cosa è data e sta, immobile e fratta, divisa non dal tempo ma dalla dicotomia sociale e politica. Istituita tagliata in due. Due pesi e due misure. X era Y è teologia politica.


“Dove sei Adamo?” Questione aperta. Immaginiamo la vita prigioniera in una caverna: questione chiusa. La vita (X)? era una prefigurazione della prigione (Y). La prefigurazione è la negazione della negazione. Assenza di rimozione e di resistenza e quindi assenza di pragma. L’edificio non è della parola (Davar e devarim i suoi mattoni o parole chiuse) ma del discorso. La vita procede dall’apertura e non dalla caverna platonica; procede dall’ombra, tale è la caverna di Leonardo come ipotiposi, figura dell’apertura, senza più prefigurazione. Non c’è nulla né prima né dopo la figura. La figura è l’infigurabile.


La prefigurazione si realizza sempre! Sia come ipotesi positiva che come ipotesi negativa, in modo diametralmente opposto. Accetto il compromesso con la fattualità fiscale e la fiscalità non l’accetta. L’intera macchina fiscale si mette in moto, in tutta la sua acefalia. Inquisizione? Senza regia. Il plotto è senza insieme. Nessun complotto. Il ritorno del rimosso. La fattura procede dalla questione chiusa o dalla questione aperta? La fattura non è mai fatta, è procedurale. Se è fatta è posta dinanzi, come fattura positiva o fattura negativa, e quella positiva è il colmo di quella negativa. Così la fattura di governo attuale. Le fatture positive, il sistema di fatturazione sociale, non solo italiano, è in gran parte falso. Il buco nero della criminalità fiscale è più importante del paniere bianco, pulito. Le mani che lo sollevano pare che non siano mai pulite. Le mani sporche per pulirsi ritualmente creano la vittima, da sbiancare sino all’ultimo. Poi riparte il ciclo. L’acefalia spara colpi a caso, raramente lo si nota, come con Tortora.


Anche per il governo: diametralmente opposto alla normatività dichiarata: mette i conti a posto? No, strapaga i prodotti finanziari tossici che li hanno fatti andare, i conti, fuori posto.


Verdiglione ha eretto un giro di false fatturazioni? E’ questo l’affaire fiscale? L’accusa dice che questo non può che essere frutto di una associazione a delinquere. Ipotesi deduttiva, nella circolarità fantastica, diametralmente opposta alla pratica di Verdiglione e dei suoi collaboratori che è intellettuale. Verdiglione scrive mille pagine sull’affaire fiscale, ma a parte l’avvertenza editoriale in cui si parla di tre anni d’inquisizione sotto il pretesto fiscale, la questione dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti non è mai affrontato. Perché? Perché Verdiglione da psicanalista non entra nel fantasma degli inquisitori? Verdiglione che ha fatto tradurre quarant’anni fa il testo base dell’inquisizione, Il martello delle streghe, aveva analizzato il transfert degli inquisitori. Lo farà nel processo alla parola, per l’affaire del 1986. Oggi, no. Analizza la burocrazia? Solo nella quarta di copertina. L’inquisizione fiscale (X) era l’affaire fiscale (Y).


Verdiglione ellenizzato come Paolo? Ebreo cattolico, come talvolta si è definito? Aveva ben notato Jacob Taubes che la “grecità” dell’Occidente è dovuta alla formazione liceale. La dislettura della filosofia non basta?


Più volte è affermato nel testo di non poter permettersi nulla. Nessun errore tecnico. Chi si permette? Chi si fa soggetto alla parola, sia padrone che schiavo. Il soggetto della logica si permette appunto l’errore di logica, per non imbattersi nell’errore di calcolo. Y era X? Se Armando Verdiglione, scienziato della parola, si è permesso qualcosa, ovvero se sia incappato in qualche errore tecnico, la materia non è penale. La materia intellettuale diviene penale (in effetti non lo diviene mai), ovvero diametralmente opposta, per il discorso della pena, il discorso della prigione, della valle di lacrime, dell’immagine fatta, della tipologia dei tre monoteismi, sino alla tipologia dell’ateismo, apoteosi del teismo. Anche la tipologia junghiana si legge lungo questa via di ricerca e di approdo.

In ogni caso la tipologia è senza tipografia: è dogmatica, ossia senza dogma. Quando noi leggiamo la testimonianza (da leggere in modo diametralmente opposto, ossia come falsa testimonianza) di chi parla di Armando Verdiglione senza mai aver letto un rigo delle sue opere ci accorgiamo che la cosa rientra nella tipologia, nella cancellazione della memoria col metodo che Paolo trova nell’ellenismo, X era Y, questa cosa prefigura questa altra cosa. Quindi X è tolto e assunto nell’ipostasi di Y. Istituzione che nella sua essenza è destituzione. L’istituzione divina è circolare, chiusa, senza aria: il tunnel degli umani, che nella lingua di Platone è la caverna.


Che cosa prefigura Verdiglione? L’immagine del padre. E che cos’è l’immagine del padre se l’immagine è l’inimmaginabile, come insegna Nomi? Il ricordo di copertura. L’immagine fatta, la pre-figura, il proto-tipo. Il proprio pessimo autoritratto, la caricatura di qualche tratto parentale. Ecco perché chi non legge è ancora più rapido di chi legge a fare gli autoritratti, per lo più nella forma dell’eteroritratto. Questo permette di saltare la ricerca e l’approdo, la lettura nel labirinto e la lettura nel paradiso. E la world literature è pura espressione e impressione tipologica: la tipografia senza alcuna intellettualità.


Paolo realizza la profezia di Nathan? Verrà un messia come David? Paolo intende ellenicamente il procedimento e lo radicalizza: il nuovo Adamo. Dall’imperfetto al perfetto. L’Adamo senza errori tecnici. Verdiglione è Freud senza errori tecnici? Sarebbe questo l’interesse di Freud per Roma? Il metodo di lettura paolino è un midrash senza ironia, senza questione aperta. Istituire destituendo, intanto l’ebraismo: questo e altro ancora è Paolo.


Perché tanta insistenza su Paolo? Perché una lettura di Paolo con Armando non sarebbe priva d’interesse. Quel che resta della teologia politica nella pratica di Armando Verdiglione, che spinge alcuni collaboratori di Verdiglione a parlare a proposito della Villa san Carlo Borromeo di villa principesca, di bunker, di mausoleo, di collegio, insomma di addobbi differenti della caverna platonica, dalla gabbia dorata ai piombi (e qui i sospiri sono atti dovuti), è dovuto alla non lettura del testo di Paolo. Solo negli ultimi libri e in particolare in questo L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo c’è qualche dislettura del testo paolino, e dei vangeli.


La tipologia è senza la catacresi, senza l’abuso linguistico, senza l’abduzione e la sua ipotesi di qualità. Solo così X era Y. Y come compimento logico (tetragono al pragma) di X, contenuto in X che sarebbe la sua premessa logica. Questo pseudo sillogismo, così chiamato da Peirce, grande erudito della sillogistica di Aristotele, è il corrispettivo “logico” della brutta lingua greca di Paolo, come tanti filologi hanno rilevato, tra gli altri Michelet. Per altro il sillogismo è un modo della tipologia, che comincia con un elemento dato, istituito (destituito), già scritto. Una prolessi tipografica, ossia cancellazione della scrittura dell’esperienza e attesa della realizzazione deltupos. La parusia: il ratage di Paolo. L’attesa disattesa. I mattoni dell’edificio paolino sono le parole aperte o le parole chiuse, come nel caso della torre di Babele? La casa di Paolo è una torre di Babele o una torre di parole? Noi leggiamo entrambe le ipotesi di ricerca.


L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo di Armando Verdiglione è una costruzione di parole, non una costruzione di parole sostanziali e mentali. Ciascun elemento linguistico è in viaggio e può riprendersi, leggersi ancora. Non è una verifica sostanziale dell’affaire fiscale, e neanche mentale. “Verifica sostanziale”, leggiamo nel testo, è la verifica fiscale in corso delle attività imprenditoriali di Armando Verdiglione e dei suoi collaboratori, verifica approdata alla fase processuale. Ecco allora la lettura del verificazionismo, del falsificazionismo, ossia dei vari modi dell’epistemologia di sovrastare la parola, o starci sotto, secondo l’etimo di sostanza. Non a caso la nostra lettura dell’affaire fiscale ha cominciato a scriversi leggendo, in una passeggiata nel bosco, il testo della conferenza “Quale direzione?”, pubblicato una prima volta nella rivista “La cifrematica” e poi ripubblicato nella serie dei testi che compongono L’affaire fiscale, che sono la trascrizione non rivista dall’autore delle conferenze del sabato dal 4 ottobre 2008 al 19 novembre 2011. C’è la lettura dell’episteme come ciò che sta sopra e della substantia come ciò che sta sotto: le conseguenze per la filosofia e la teologia e per il loro insegnamento sono infinite. E così per il discorso scientifico, che è epistemologico in quanto branca dell’ontologia, che ha nell’habeologia il risvolto dei finanziamenti alla ricerca, anche quella del viaggio nel tempo, mentre la verifica fiscale è pilotata contro la ricerca intellettuale che permette d’intendere la “bufala” del viaggio nel tempo, come quella del big bang o dell’universo, dell’aids o degli psicofarmaci.


Ecco, lo scrittore di questi testi non può essere il personaggio creato dall’inquisizione fiscale oggi, come dall’inquisizione dei doganieri culturali ieri. L’ipotesi di qualità è che sull’essenziale Verdiglione non ha torto. Nemmeno sui casi di coloro che hanno intrapreso altre strade dopo avere a vario titolo collaborato con lui. Verdiglione non ha impedito a nessuno di fare la sua strada, neanche nel mio caso. E così Lacan. Y era X? Verdiglione come Lacan? Non sfugga il “come”. Anche. Un esempio è dato dal caso François Perrier. Lacan non ha impedito a François Perrier di fare la sua strada e la sua testimonianza e la sua analisi dell’alcolismo è preziosa e ancora da leggere. Eppure l’enunciato di Perrier di voler liquidare il transfert con Lacan è e resta problematico. È un errore tecnico: la realizzazione impossibile di un fantasma. Il liquido di fuoco, che il cognome come quello di un’acqua minerale non ha spento, è rimasto l’errore tecnico di Perrier, che altri non esista a qualificare di alcolista cronico. L’alchimista, il deus ex machina dell’alcolismo secondo Perrier, era ancora sostanziale, ossia paterno, e la liquidazione lo avrebbe liberato da lui permettendogli di circolare liberamente nella caverna. L’euforia liberatoria è la mano invisibile che lo spingeva inesorabilmente all’alcool al singolare. Messa a morte (liquidazione) del padre e matricidio, sino alla nozione di amatride, senza matria, come patria. Senza il regno della madre.


Senza interesse per noi perché etichettato? Alcolista? Eppure Verdiglione ha pubblicato due testi importanti di Perrier, e noi proseguiamo a leggerlo, da più di trent’anni.


I migliori si occupano dei paradossi, di quel che fa ingrippare la macchina occidentale, la logica aristotelica, il discorso della morte, la questione chiusa, la teologia politica… da Dante a Ariosto, da Cantor a Godel, da Freud a Lacan. E sono quelle che chiamiamo le brecce. Anche da Varrone a Vico. Anche da Pitagora a Nietzsche, il filodofo che ha scritto che “anche i migliori hanno da essere superati”. Non nel senso di una corsa antropomorfa, ossia animale, nonché diabolica e divina. L’allusione è a un’altra logica e a un’altra pragmatica. I migliori ne avvertono la necessità. Ecco in Armando Verdiglione questa necessità è progetto e programma di vita, questa scienza dell’esperienza e non del discorso la chiama cifrematica. Il “Preambolo”, il testo della conferenza di apertura dell’Affaire fiscale, e l’analisi della questione aperta e della questione chiusa è già un libro che sollecita economisti, filosofi, teologi, imprenditori, artisti, politici, sino alle fanciulle in fiore e ai giovani di belle speranze. Intendere il “Preambolo” o un’altra delle 160 lezioni del libro, che raccoglie in un’unica edizione cinque libri (La virtù e il valore, La direzione, La clinica, La parola originaria, La cosa intellettuale) permette a ciascuno di vivere senza chiedere più permessi, sfatando la demonologia, la gnosi, la questione chiusa. L’anfibologia animale circolare, anche quello dell’uomo divino/animale sofferente, che ha portato Nietzsche all’abbraccio del cavallo a Torino. Anche questo è un errore tecnico e il prezzo è stato la contenzione ospedaliera di dieci anni, ma non è materia da tribunale, come non lo è nel caso di Armando Verdiglione. L’errore tecnico, ovvero il pretesto che Verdiglione può aver prestato all’inquisizione, richiede la lettura. Nient’altro che la lettura. E qui prosegue il bello. Per altri, infiniti altri, è il caso che cominci.




12 agosto 2012


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