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Eterni fanciulli

Antonella Iurilli Duhamel
(25.06.2012)

Spesso nella nostra società è facile assistere ad un fenomeno assai paradossale: bambini che agiscono come fossero adulti e adulti che pensano ed agiscono da eterni fanciulli.

Sembrerebbe una condizione di bambini parziali e adulti parziali, lì dove gli adulti stentano ad assumersi le loro responsabilità (inclusa quella di crescere) ci sono bambini abbandonati emotivamente e spesso fisicamente; forzati a crescere prematuramente per sostenere l’immagine ideale dei loro insicuri genitori.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Pause"

In natura il fiume scorre verso il basso partendo dalla montagna; ma nella situazione paradossale sopradescritta si ha piuttosto la sensazione che il fiume sia forzato a scorrere al contrario; risalire dunque, verso l’alto sfidando le leggi di gravità per sostenere e alimentare la montagna, piuttosto che correre verso il mare.

In natura questo è praticamente impossibile, il fiume non torna verso la montagna, deve seguire un suo proprio percorso di discesa e se la montagna non lo alimenta diventa stagno che alla fine evapora scollegandosi dal suo progetto di raggiungere la vastità del mare, e infine muore.

Come un fiume alienato dal processo vitale, alla fine diventa acqua morta e evapora, così queste situazioni di crescita impossibile finiscono col produrre uno spostamento energetico verso l’alto, verso l’ideale dell’Io.

Un bambino non è nelle condizioni energetiche di sostenere i bisogni di suo padre o di sua madre; non ha la forza di trasformarsi nel loro partner, né può divenire il contenitore o il teatro della conflittualità genitoriale.

Quando ciò accade (e purtroppo accade sempre più spesso, a causa della carenza di genitori ed educatori che fungano da nutrimento e guida reale), egli è costretto a rinunciare alla percezione di sé, all’ascolto e al riconoscimento dei suoi intimi bisogni.

La grave perdita viene bilanciata da una illusione di onnipotenza che seduce la sua anima, anche se la triste realtà è che la potenza del suo corso d’acqua diverrà sempre più esigua ed incapace di giungere alla foce; allora intorno a lui la carenza di modelli da seguire creeranno giorno per giorno vuoto e caos.

Non c’è da stupirsi, poi, se questi giovani finiscono con l’assomigliare a degli aridi capitalisti che non tollerano nessuno sopra la loro testa e neanche si curano di chi sta sotto di loro. Sono stati spinti ad idolatrare il senso della verticalità dei valori e delle esperienze, a discapito di quel senso di orizzontalità che consentirebbe loro di sentirsi parte della natura, parte di qualcosa più grande di loro che accomuna tutti, vale a dire il senso del Sé.

E’ dolorosamente evidente, quanto sempre più spesso la gioventù non è propensa ad alzare lo sguardo verso quella montagna che avrebbe dovuto nutrirli; si sentono profondamente traditi nel loro progetto di base energetico ed umano ; rispondono al tradimento con la chiusura del cuore, rifugiandosi esclusivamente nelle loro gang, nei loro giochi, nelle loro molteplici forme di evasione.

Senza poter contare sul contributo di chi ci ha preceduti, ci si arrende ad uno stato di appiattimento dei valori e della cultura; quando questo prezioso cibo spirituale viene a mancare, la crescita e la maturazione sono irrimediabilmente compromesse, mentre l’eterno giovanilismo diviene una costante di base.

Quando la spasmodica ricerca di sensazioni a buon mercato prende il posto dell’approfondimento dei sentimenti, la strada del cuore diviene sbarrata. La parola d’ordine è: eccitazione. La costante ricerca di una via verso l’alto ha bisogno di sostanze e di stimoli che promuovano un perenne stato di esaltazione. Non è prevista la discesa, anzi ogni movimento verso il basso viene enormemente temuto, salvo il sentirsi vittime di quel pauroso senso di vuoto e disperazione che ci assale all’indomani di una qualunque forma di ubriacatura.

Come il fiume non può lasciarsi andare fiduciosamente alla vita, quando la montagna non elargisce abbastanza acqua, l’essere umano non può arrendersi alla sua vulnerabilità di base, ai suoi fallimenti, all’amore.

Dal momento che le personalità più fragili non possono contare su una valida autorità esterna per quanto concerne la loro lotta con gli istinti più bassi, esse si trovano da sole a combattere con le loro parti più primitive e meno evolute. Questo conflitto è ravvisabile nella ricca proliferazione di grunge rock, di film d’azione e di violenza, dalla voglia sempre più diffusa di diventare famosi anche se sprovvisti di esperienza e talento.

Purtroppo grazie all’inconsistenza educativa e allo strapotere dei media, questi valori privi di umanità stanno raggiungendo gli angoli più remoti della terra, appiattiscono le coscienze e deprivano gli esseri umani della possibilità di raggiungere quella che è la maggiore aspirazione di tutto quanto è vivo: la pienezza e la maturità.

Questa società che mira alla creazione di individui deboli e mezzo cresciuti, si basa sull’esaltazione dei tratti narcisistici, piuttosto che sulla valorizzazione della genuinità e dell’umanità.

Il senso della propria importanza, la preoccupazione costante del successo, del potere, della bellezza della forma e dell’amore ideale, l’incapacità di lasciarsi andare a sé stessi e all’altro, l’impossibilità di imparare dai propri errori, minano costantemente il tessuto umano e la sua creatività, creando cinismo, arroganza e panico.

Ad un’arte piena di simbolismo e profondità spirituale è stato sostituito un edonismo surreale; al desiderio ed alla lotta per la realizzazione di una società giusta basata sul rispetto dei valori umani, si sostituisce il sogno della ricchezza a tutti i costi che ci impone di sbarazzarci di ogni limite e debolezza. Il mondo oramai è sempre più spesso influenzato da prodotti vuoti, le celebrità, la musica scadente, i film superficiali, diventano giorno dopo giorno i maggiori trasmettitori di valori.

Perché la consapevolezza verticale si è sviluppata a scapito totale di quella orizzontale? Perché si è perso il senso della misura e dell’equilibrio tra la spinta in avanti che porta al superamento delle conoscenze dei padri: al progresso, e la spinta all’indietro che include il rispetto delle tradizioni e la guida di chi ha più esperienza di noi?

Questa umanità i cui i bimbi sono deprivati della loro infanzia perché nati già grandi, e gli adulti della possibilità di raggiungere pienezza e maturazione perché impossibilitati a crescere dalla carenza di cibo e guide idonee, rappresenta una reazione nei confronti di un sistema religioso patriarcale oppressivo che poi è sfociato nei vari movimenti di liberazione apparente. Purtroppo questa ribellione, questa uccisione del padre, non sembra aver prodotto nuovi profondi e duraturi valori, ma una popolazione di eterni fanciulli costantemente affamati di autogratificazione.

La supremazia dei valori verticali, ha prodotto un allontanamento dalla natura, dalla sua conoscenza e dal rispetto delle sue leggi, ha promosso un processo di astrazione, una dissociazione dalle nostre capacità percettive, dai nostri sentimenti viscerali e ci ha inevitabilmente condotto alla identificazione con ideali dell’Io che non hanno molto a che fare con chi siamo veramente.

Questo squilibrio alimenta perniciosamente uno stato di cecità, ignoranza e carenza di cuore che spesso da luogo a scelte dettate da un tornaconto esclusivamente personale o dalla ricerca di gratificazione immediata : costi quel che costi.

Ma la nostra umanità e la vita del pianeta sono sempre più minacciati, da questa assenza di percezione e sensibilità, che in ultima analisi si traduce in una azione autodistruttiva e distruttiva.

Come animali storditi che non possono contare più sui loro sensi, la strada verso il burrone rischia di essere sempre più vicina.


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6.02.2017