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Nair Kamala, "Una casa di petali rossi"

Marina Monego

Il rapporto madre-figlia qui si delinea nella sua conflittualità e nel suo disperato amore, con momenti emotivamente forti.

(18.06.2012)

Rakhee è una giovane ragazza cresciuta in America, nel Minnesota, da genitori indiani. Sta per laurearsi in Architettura e ha davanti a sé un brillante avvenire e molti progetti, ha un fidanzato che la ama e desidera sposarla.


Apparentemente non le manca nulla e ha tutti i presupposti per diventare una donna felice e realizzata, ma cela un segreto antico, legato al suo passato e a un viaggio in India, compiuto a undici anni insieme alla madre, Amma. Per risolverlo, Rakhee deve partire da sola, ritornare nella terra dei suoi antenati, il Kerala, e raccontare tutto, attraverso una lunga lettera, al suo futuro sposo, che sarà poi libero di decidere se continuare a stare con lei.

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Paolo Pianigiani, Labirinto armonico rosso, elaborazione al computer

Rakhee è consapevole di non dover ripetere gli errori di sua madre, vuole spezzare un circolo vizioso di silenzi e di rapporti irrisolti, così da poter iniziare una nuova vita senza ombre. Dunque ricorda….


A undici anni Rakhee è una ragazzina timida, occhialuta, magra e con le lentiggini, si sente diversa dalle compagne bionde con gli occhi azzurri, che la emarginano. Appartiene agli immigrati di seconda generazione, nati e cresciuti in un paese diverso da quello dei loro genitori, situati tra due culture, senza appartenere pienamente a nessuna.


In India, la giovane Rakhee scopre un mondo totalmente diverso, dai colori, dagli odori e dai sapori forti, incontra parenti che non aveva mai conosciuto e di cui talvolta diffida, diventa donna. Sua madre, la bellissima ed eterea Amma, donna misteriosa con qualcosa di ultraterreno –“era come se non fosse una donna di carne e sangue, bensì un sogno evocato dal nostro amore” – cambia, rivela aspetti finora rimasti latenti della sua personalità e si mostra ancora legata a quel mondo famigliare impastato di superstizione, di religione, di misteri. Amma non si era mai integrata in America e aveva continuato a conservare la sua lingua, le sue abitudini alimentari, la religione dei suoi avi (anche se Rakhee è stata allevata in ambiente aconfessionale per volontà del padre). Sua passione era coltivare un magnifico giardino.


Proprio il giardino – un vero angolo di paradiso posto sulla terra – costituisce un elemento importante del romanzo, che ha il suo riferimento letterario principale ne “Il giardino segreto” di F.H.Burnett.


Dietro la casa dei parenti indiani, oltre la foresta e protetto da un alto muro, esiste un meraviglioso giardino con al centro un piccolo edificio, dove vive una creatura misteriosa….Alle ragazze è proibito recarsi lì, viene loro raccontato che vi dimora una spirito malvagio, ma la piccola e curiosa Rahkee non si ferma, sente di dover oltrepassare quella soglia e violare il divieto. Come in una fiaba, quel che scopre sarà bello e terribile nello stesso tempo.


Il giardino è affascinante:


“Il giardino che avevo davanti era di una bellezza abbagliante. Sentieri acciottolati si snodavano tra ibisco color salmone, malvarosa dall’aspetto regale, balsamine delicate, orchidee selvatiche, roseti spinosi e arbusti curati punteggiati di gelsomini. Mazzi di bugainvillee scendevano a cascata lungo i lati del muro, simili a scialli stravaganti. Magnolie dai fiori rosa confetto si alternavano alle palme da cocco, che lasciavano penetrare raggi di luce violacea attraverso le grandi foglie a ventaglio. Un po’ discosto, scintillava un laghetto: era circondato da rocce e, sulla sua superficie, fluttuavano dischi verdi sormontati da fiori di loto. Un uccello bianco come la neve, simile a un pavone, entrava e usciva da un boschetto di melograni, accesi da grappoli di fiori dalle intense sfumature arancione.” (pp.93-94)


Un albero ashoka sembra stare di guardia alla porta: è un albero dai petali rossi, che dà il nome anche alla casa della famiglia di Amma. È un albero dedicato al dio dell’amore e pare abbia il potere di esaudire i desideri, il suo nome significa “senza dolore”, ma invece quella casa cela numerosi dolori e misteri, che il lettore scoprirà nel succedersi avvincente degli eventi.


“Una casa di petali rossi” è un romanzo di formazione e iniziazione, un romanzo molto femminile, che apre orizzonti su diverse tematiche. Oltre a evidenziare la delicata posizione culturale degli immigrati di seconda generazione, come l’autrice, nata in Inghilterra da genitori indiani e vissuta in USA, descrive l’esotico mondo indiano, coloratissimo, ma di non facile comprensione per gli occidentali.


La stessa Rahkee osserva un diverso approccio a molti aspetti della vita umana. La sua famiglia gestisce da sempre un ospedale ayurvedico, dove la medicina si basa su principi totalmente diversi rispetto a quelli che le ha insegnato il padre Aba, cardiologo.


Difficile, in India, la condizione della donna, soggetta ancora a pregiudizi, a matrimoni combinati, all’autorità paterna. Apparentemente sottomesse, in realtà – secondo le affermazioni della stessa autrice – le donne gestiscono e controllano molti aspetti della vita quotidiana in India, ma lo fanno sottotraccia.


Per Rahkee accade in quel paese lontano tutto ciò che in America sarebbe illogico e impensabile. I diversi caratteri femminili che la circondano sono figure forti, ben più incisive dei personaggi maschili. C’è un folto gruppo di zie e cugine, oltre alla madre, che la influenzano e delineano dinamiche famigliari a volte perverse, basate sul nascondimento della verità, una verità che invece Rahkee vuole scoprire e condividere, proprio per non ripetere gli errori di sua madre. Il rapporto madre-figlia qui si delinea nella sua conflittualità e nel suo disperato amore, con momenti emotivamente forti.


La scrittura è accattivante e sciolta, ricca di sentimenti, con belle descrizioni dei luoghi e scene di tensione, che invitano a proseguire la lettura per cogliere lo sviluppo della trama. È un buon libro per l’estate, ben confezionato e gradevole.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE


Kamala Nair, scrittrice americana. Nata a Londra da genitori indiani, ha vissuto sin da piccolissima negli Stati Uniti. Laureatasi al Wellsley College, è tornata in Europa per proseguire gli studi, prima a Oxford e poi al Trinity College di Dublino, dove ha conseguito un master in scrittura creativa. Vive a New York.


Kamala Nair, Una casa di petali rossi, Milano, Nord 2012. Traduzione di Chiara Brovelli. Titolo originale The girl in the garden.


Link: http://www.unacasadipetalirossi.it/

Marina Monego, giugno 2012


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