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La notte dei prodigi, di Alice Hoffman

Monica Cito
(29.05.2012)

L’angelo di Verity

L’essere umano è insospettabilmente buono ed insospettabilmente malvagio, immemore, solo. Ogni umano, persino i bambini – essenziali primi protagonisti, e non in senso classico, ma primigenio –, è monade. Una strana monade, mini-universo a se stante (come da antica filosofia) e semireagente (come per teoria biologica del brodo caldo primitivo).

L’essere può aprirsi e guardare, scappare e nascondersi, parlare o ammutolire, ma mai capirsi fino in fondo e mai unirsi al paesaggio; qualunque sia il dolore o la gioia che “esso” sia capace di produrre.

Accanto all’esilarante e al trascendente si situa sempre la disillusione. Non è poi tanto un divorzio (anzi una società di divorziate), il problema, né il rapporto sessuale occasionale, che rischia di principiare una neo storia d’amore, né una foto di una donna morta, né il bambino deviante (per la società americana, criminale quasi incallito) e la di lui madre, “scrittrice” di necrologi… Qual è dunque il problema?

Il problema è tutto quest’insieme, la chiave di lettura che al tutto danno gli esseri umani. È facile esserci sulla terra, ma cambia la prospettiva, dalla Florida a New York.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Non mi piace, questo romanzo, e mi assumo la responsabilità dell’asserzione dato che è diventato un best seller (da piccola pensavo significasse SELLA DA BESTIA).

Non mi piace perché è troppo lineare. Perché, pur essendo buona l’idea di creare un coro di personaggi quasi tutti centrali, in realtà manca della forte presenza capace e pregnante. Tale presenza, dato che pare un noir, potremmo aspettarci sia quella di un poliziotto, ma così non è. Certo, potrebbe essere anche rivoluzionario, non mettere sempre fra i piedi del lettore di genere il poliziotto (o succedanee figure quali il criminologo o lo psichiatra), ma chi guida gli eventi, chi funge da scopritor-risolutore del caso ci deve pur essere. O no?

Potrebbe essere una madre disperata che vuole salvare il proprio bambino? Anche questa non è nuova, ma potrebbe comunque essere un’eccellente intuizione strumentale, ma allora perché il bambino è duro intelligentissimo preservatore della “sua” pelle?

Qualcosina stona, insomma, e non poco…!

Un’ottima capacità emozionante rivestono scene quasi shakespeariane; peccato che altrove una cattiva ombra ovidiana renda uno stacco profondo nel piano orizzontale dell’opera; come se un pittore avesse deciso d’imprimere struttura ed evidenziare contenuti diversissimi su una tela non trattata. Precipita il colore, in un bianco indefinito su uno sfondo lento.

Ciò che in parte salva il libro, che lo risolleva dalla ordinata (troppo) confusione che l’alberga, è la fantasia sconfinata dell’autrice. Qui è maestra d’eccedenza, così da farci perdere in un barocchismo per nulla di cattivo gusto.


Butta sulla pagina un angelo e il suo amore terreno, la donna che con la bambina parte, lasciandosi alle spalle la violenza, il bimbo blu e la signora mangiata dalle api, il coccodrilletto “nutrito” con la lattuga.

Tranne però che in spazzi-pezzi precettivi, in esilaranti battute, simili ma più intelligenti a quelle dei telefilm americani, in commoventi adolescenziali e fanciulleschi, atroci punizioni da crescita (in bilico sul poetico filo d’amor e morte), non c’è da pensare che si sia in presenza d’un vero e proprio romanzo, ma, al più, di sceneggiatura, e forse in questo la Hoffman si è fatta appunto condizionare dal marito sceneggiatore.

Bisognerebbe leggere dell’altro, per capire se è struttura consueta o tentativo isolato.

Audace, ma non del tutto efficace. Fa pensare ai film né belli né brutti, visti con mamma e papà in TV in serate noiosissime, e dei quali spesso non rimane traccia nella mente.

Peccato però, davvero, che alcuni lavori attraggano come arachidi e poi ci lascino col guscio vuoto.

Ma soffermatevi sulle pagine che descrivono l’Angelo di Verity, prima d’ingozzarvi di dolcissimo burro d’arachidi. Soffermatevi su quelle pagine d’infinita poesia.

Mi sono chiesta: l’Alice (dalla foto in retrosovra copertina si capisce che è magra) ha inserito dell’arte? È questa, la nuova frontiera, peraltro da tempo agognata dalla Sperling and Kupfer?

Un po’ di feuilleton e tre pagine, o poco più, di vera letteratura. È certo che foreste tropicali abbattute e carta sprecata non saranno del tutto, ma… che tristezza scoprire certi libri! E pensare alle foreste, a tutti gli animaletti simpatici che il libro cita a profusione, non risolve un progetto stilistico bello che fallito.

Ci saranno sempre, credo, certe selle-da-bestia…

«Stasera son contento di quel che ho scritto in quest’albo. Son discorsi sconnessi e incomprensibili, quasi citrulli nell’apparenza. Io solo posso capirli, e ne son felice, perché vuol dire che su quest’albo comincio a scrivere per me solo». (da: Confessioni a Giulia, di Giosué Borsi, edizioni Paoline, Milano, 1965. Opera inserita nella collana “Le vele. Riflessioni per i giovani”, al numero 10; introduzione di Nello Vian).

La notte dei prodigi è apparso in Italia nel 1993 per i tipi della Sperling&Kupfer editori; traduzione dall’originale Turtle Moon a cura di Marcella Dallatorre.

Alice Hoffman, ci dice l’editore italiano, vive nei pressi di Boston ed è sposata con uno sceneggiatore.


Maggio 2012, Monica Cito
Nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972, vive a Ceglie Messapica (Brindisi).

Avvocato, si è laureata all’Università di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile (pubblicata come e-book su www.kultvirtualpress.com); articolista sin dai tempi della pratica forense della rivista giuridica on line www.diritto.it diretta dal dott. Francesco Brugaletta, referendario TAR, collabora inoltre con Filodiritto, di Antonio Zama, e portali letterari, anche di rilevanza internazionale.

Compare su Book and the others sorrows, blog della scrittrice Francesca Mazzucato su Kataweb, nel numero d’esordio della rivista letteraria Il Cavallo di Cavalcanti, Azimut edizioni, Roma, e su periodici altri.

Grazie al suo impegno, il premio letterario Storie a Mezzogiorno è, nel 2009, diventato collettanea, tutta con uno sguardo a SUD.

Presente in antologie poetiche, curatrice d’introduzioni e postfazioni, nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore, Roma. Per il quale le è dedicata una voce, a cura del professor Ettore Catalano (ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Bari) nel dizionario Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit editore, Bari, 2009.

È autrice e conduttrice di una rubrica di deontologia forense, in onda nel 2012, all’interno del programma di attualità e problematiche del territorio “Oblò” trasmesso su TBM secondo il palinsesto previsto dall’emittente.

Essere gluten sensitive, portavoce dell’omonimo comitato e socio collaboratore dell’Associazione Italiana Celiachia, sono per lei entità soggettivo-sociali inscindibili.


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14.02.2017