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Differenza, genere, specie...

Giancarlo Calciolari
(2.05.2012)

Le scienze del corpo, in opposizione agli argomenti teologici e filosofici, sono utilizzate per confermare il ruolo degli uomini e delle donne nella società. Questo detto da Thomas Laqueur, Solitary Sex (2003), autore anche di Making Sex (1990), storico all’università di Berkeley. Quando le leggi della natura sostituiscono quelle divine, la cosa si svolge come secolarizzazione. Ovvero si tratta ancora di teologia politica. Infatti le scienze del corpo sono una propaggine di teologia politica, quello che per Foucault, altro storico della sessualità e del sesso, è il biopotere, che per altro è un tanatopotere, che si presenta con il volto umano del biopotere.

L’autorità del corpo. Il corpo avrebbe fatto autorità per spiegare i differenti ruoli degli umani, sino all’assenza di ruolo della transessualità, che ovviamente è un ruolo.

La differenza sessuale, spacciata per differenza tra i sessi, avrebbe spiegato le differenze di genere, nello stesso modo in cui s’invocano le differenze razziali o di specie per spiegare le forme della dominazione politica e economica che non si possono più giustificare per l’ordine delle cose.

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Christiane Apprieux, "L’onda e la tessistura", 2011, tecnica mista

Specismo e antispecismo sono due aspetti del biopotere, e ancora sarà un aspetto di gestione teologico politica del corpo se nascesse il transpecismo, come via d’uscita dalle impasse delle due mentalità rispetto alla specie, un sofisma per razza. L’algebra della specie non porta all’intellettualità. La differenza dei sessi non porta alla differenza sessuale, che è linguistica ancora prima che intellettuale. Differenza assoluta che sola sospende, se non articola e dissipa, i protocolli sociali di assunzione sessuale. Le geometrie del potere: l’obbligo all’esecuzione dei protocolli sociali, oggi velati dalla forma dell’antiprotocollo sociale.

Monosessualismo e transessualismo si ribellano al bisessualismo standard che massimo arriva al trisessualismo. Solo un letterato, che molto ha letto di algebra e di geometria della sessualità, si è spinto a teorizzare il quadrisessualismo. La necessità di avere almeno tre amanti per non incappare nei problemi di polisessualismo pagano, nella versione neopagana di bisessualismo (con sostituzione del partner) e nella versione cristiana di trisessualismo, non esente da una dislettura della Trinità. Poi nessuno dei soggetti ovvero dei portatori della teologia politica è bravo a far di conto o si attiene alle identificazioni in gioco e inventa le sue varianti, i suoi tentativi di interrogazione della macchina del biopotere. La casistica è infinita. E il sessualismo appena indicato è un fantasma: il tentativo di duplicare un pensiero rispetto alla sessualità, che come ciascuna cosa è impensabile.
Nel monosessualismo possiamo intendere sia l’onania che il sesso unico, che dal pensiero greco, che accoglie il mito dell’androgino dall’oriente, arriva sino alla funzione fallica in Lacan, che a sua volta integra e non analizza la libido unica maschile teorizzata da Freud.

La sessualità non è umana: non è etero, non è omo, non è trans. La sessualità non appartiene alla specie uomo. E non è l’emanazione di una specie divina. Chi teorizza questo? Lacan, quando ritiene che il godimento non fallico della donna abbia un rapporto con l’Altro, con Dio come aspetto dell’Altro. Mentre l’uomo avrebbe a che fare con oggetti parziali, tra l’oralità e l’analità.
La sessualità è l’altro nome del pragma, del fare, secondo un progetto e un programma di vita, non secondo un fantasma portato all’azione.



2 maggio 2012


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