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Per “falso” nesso

Giancarlo Calciolari
(3.04.2012)

La via associativa della contiguità di Freud (Sui ricordi di copertura) si precisa come la via della metonimia di Lacan. È anche la via della gezera chava del Midrash letto da Haddad. L’emozione, più che la sensazione, è quel che resta integro per falso nesso, apparentemente, nella copertura. Ma anche l’emozione ha la sua algebra e la sua geometria, la sua dinamica e non solo termodinamica. Per questo è stata creata la psicodinamica, la psicologia degli psicopompi, che insegue la casistica dell’emozione.

La negazione del nome e la negazione del significante comportano l’onnipotenza (di dio) o la megapotenza (del padre) e la potenza implosiva del figlio, nelle sue varianti: ipopotenza del fantasma ossessivo o di costrizione, megapotenza del fantasma schizofrenico, che arriva al suicidio come contrappasso e non suo passo, e onnipotenza del figlio di dio che assume su di sé tutti i peccati del mondo e si lascia massacrare per rinascere come corpo glorioso. Tali questioni ci sono ancora al lumicino, per falso nesso, nelle sensazioni della vita quotidiana, che è l’altro nome della psicotizzazione corrente. La forza erotica, magica e ipnotica, di un elemento linguistico è aumentata dalla negazione. L’accesso di ciascun elemento linguistico diviene possibile idealmente e realmente impossibile. La forza negante dell’aumento del capitale, nella sua potenzialità di violenza criminale e di violenza sessuale, non raggiunge mai per minaccia di morte e sua amministrazione alla compravendita del corpo più bello e desiderabile, canonicamente o meno, al godimento assoluto, originario.

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Opera di Hiko Yoshitaka, "senza titolo", 2012, cifratipo, olio su carta Artem di Fabriano

La negazione della negazione deve accontentarsi del godimento sostitutivo. Il possesso di tutti i mezzi di stampa, tradizionali o digitali, non favorisce in nulla la scrittura di un rigo di poesia.

L’appetenza e l’inappetenza sociali non sono ancora l’anoressia intellettuale, sono sempre la bulimia e l’anoressia mentale o nervosa. La loro forza è immensa. L’enigma del feticismo della merce in Marx è anche l’enigma di questa forza per falso nesso. L’appetenza erotica della merce richiede a Marx la figura di una ballerina gambe all’aria. La pubblicità erotica della merce è ancora all’ordine del giorno, inattaccabile oggi dalle nuove forme di femminismo. Pare fragilissima la non accettazione intellettuale degli uomini e delle donne mercificati. L’uomo che non accetta una raccomandazione per avere un posto fisso, sicuro, garantito e blindato è un fesso per i più, e così la donna che non si prostituisce per lavorare o per sposarsi.

La forza suasiva delle droghe e degli psicofarmaci richiede questa lettura priva di ogni comfort. Il sex-appel euforico delle droghe e il sex-appel disforico degli psicofarmaci (per convenzione: poiché non c’è argine per distinguere tra i due) non risiedono nella sostanza, altrimenti non si capisce il caso, non così raro, di chi non appetisce la tentazione inintellettuale.

Perché è così e non in un altro modo? Non lo sappiamo. Constatiamo che chi non sgarra rispetto alla legge s’imbatte nel godimento originario, chi non sgarra rispetto all’etica s’imbatte nel desiderio originario, chi non sgarra rispetto alla clinica (la piega della parola) s’imbatte nel piacere originario. Non ha bisogno di droghe né di psicofarmaci. L’imprenditore può riuscire di giorno senza perdere la testa di notte per l’alcool e per le bambole materne (se invece perde la testa di giorno non può nemmeno riuscire). Una donna può riuscire in un dispositivo di lavoro senza dare il suo corpo e la sua anima come supporto dell’ordine fallico.

Il non dell’avere e il non dell’essere sono intoglibili. Nessun modo per un uomo di avere una donna. In nessun modo una donna può essere la droga di un uomo. Nessun uomo può essere il fallo di una donna presunta castrata. Nessuna donna può avere un uomo come fallo. Tali esempi algebrici e geometrici sono infiniti, potenziali. E possono ridursi a quello che sono: fantasmi, inoperanti. Il pensiero opera nel linguaggio. L’idea opera nella sembianza. Il fantasma, la copia non opera e tanto meno agisce.

Il padre, il nome, lo zero scrive: è la scrittura sintattica. Il figlio, il significante, l’uno scrive: è la scrittura frastica. Lo spirito, l’Altro, l’intervallo scrive: è la scrittura pragmatica. E non c’è padronanza e controllo sulla vita che sospendano la scrittura nel viaggio di ciascuno. Il corpo immortale e la scena incorruttibile si popolano di sentinelle della scrittura negata. Allora il corpo e la scena divengono strumenti di scrittura, per falso nesso. Ci resta un balbettio, un lucore sulla punta del naso, le spalle troppo in avanti, la pancia troppo in fuori, il grasso, il magro, il dolore ignoto e il lutto per un niente da vedere: fiore reciso, sasso spostato o animale macellato per mangiare, per non parlare nel codice impossibile della psicopatologia.

Sintomo, impasse, schizi sono aspetti della parola originaria. Il modo stesso della scrittura della vita. Metodo, esodo e sinodo della parola non sono termini filosofici o biblici o teologici: sono cifremi del viaggio, della parola. La via sintattica, la via frastica e la via pragmatica.

Certo, questa via che pare fragile e inconsistente per i mercanti di sostanza e di morte e i suoi fans è indistruttibile, innegabile, la base di quel che resta. Non restano gli imperi. Restano le opere artistiche, culturali, scientifiche. Resta la cosa intellettuale. La “cosa mentale” di Leonardo. Infatti tra le cose che restano, alcune sono sue. Dalla via associativa per contiguità di Freud alla cosa di Leonardo si può intendere che il “falso” nesso è il filo di Arianna, l’unico nesso che abbiamo a disposizione.


3 aprile 2012


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