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"Mezzogiorno dell’animo" di Enrico Pietrangeli

Marina Monego
(24.01.2012)

“Del dolore scelsi il percorso/ e non più di sopire il cuore/ d’incompiuto sentire svanire”. (Incipit)

L’ultima raccolta poetica di Enrico Pietrangeli – che esce quattro anni dopo “Ad Istanbul tra pubbliche intimità” – è breve e intensa.

Raccoglie sia testi composti in concomitanza di un tour ciclistico, il CicloInVersoRoMagna 2011, di cui l’Autore è stato uno dei protagonisti, sia testi precedenti rielaborati.

Ci si muove quindi all’insegna della continuità e, nello stesso tempo, della progressione, o meglio, dell’approfondimento di un tema centrale che scandisce tutte le dodici sezioni del libro: il dolore.

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Hiko Yoshitaka, "Créanciers du réel", 2008, acrilico su carta

Il titolo, così solare, non parrebbe collegarsi a un sentimento che di solito associamo ad immagini di buio e desolazione. Scopriamo però – per dichiarazione dell’Autore stesso – che l’animo rappresenta il coraggio (animus era anche sinonimo di uomo leale nella Roma antica) e dunque il mezzogiorno dell’animo è un momento difficile e alto nello stesso tempo, in cui è necessario sfoderare tutte le proprie forze per superare il dolore e dargli un senso, senza perdere la dignità in una fase di malattia sia spirituale che fisica, come testimonia il ricorso a termini clinici e la presenza d’immagini ospedaliere.

Come in un’opera classica si inizia da un prologo e si prosegue con l’agnosticismo del dolore, la metamorfosi, il contrappunto, l’anamnesi, le fobie, il prosimetro, gli scherzi, gli epitaffi, l’esegesi, l’epilogo e infine la traduzione, che consiste in una poesia di Francisco De Icaza con traduzione di Pietrangeli del 2003, comparsa nella rivista Controluce del settembre 2005, annoXVI, n.9.

L’impressione è quella di un’autopsia dell’anima, che vive in pieno tutte queste tappe dolorose – una sorta di via crucis – e vuole affrontarle per dar loro un senso e superarle, non anestetizzarle. È una piccola monografia del dolore, con il poeta “cristo di cartone”, solo – “Di me non resta che inaridito deserto” (io qui colgo eco ungarettiano, non nuovo in Pietrangeli), orfano di patria e d’affetti, disincantato, ma non disperato.

Il dolore tende ad esaurire, a svuotare, a lasciare dell’uomo solo un vuoto involucro scuro:

“Il dolore è una malandata/ pentola lasciata sul fuoco,/ distrattamente, mentre ero/ fuori, a rifornirmi di sigarette./ Quel che ne resta/ è un’annerita marmitta/ svuotata del suo ribollire/ per un affannoso vivere.”

Il poeta non si lascia però annullare, cerca una metamorfosi del dolore, che possa approdare a un senso e superare il male. I riferimenti vanno allora a Cristo, al dolore offerto per amore e rasentano i toni di una preghiera:

“Fammi sentire, o Signore,/ non importa che sia dolore./ Temprami e dammi coraggio/ che son pronto e lieto/ per essere sacrificato,/ ma non lasciarmi solo,/ non abbandonarmi mai/ tra l’inedia di un nulla/ dove sprofonda l’animo./ Dammi un tuo paterno castigo,/ fammi piangere di commozione,/appendimi sulla Tua croce!/ Ma non separarmi dal cuore,/donami speranza nel tormento/ e troverò coraggio di resurrezione”.

È l’amore che supera il dolore: “l’amore è il fine e non l’astrazione/ compierlo è un’epopea interiore/ d’indagine, intelletto, iniziazione”. Il segreto è tutto qui.

Allora avranno un senso e una conclusione anche le innumerevoli notti insonni, le ansie, la solitudine devastante, tutte le componenti di una via dolorosa, che qui viene scandita e analizzata.

A volte la poesia sembra non bastare a dire tutto ed ecco intervenire la prosa, cui è dedicata una sezione con due racconti brevi, che personalmente non trovo essenziali per la raccolta.

Alla fine una sorta di ciclo si compie e, sulla scia di Kavafis, il poeta torna alla sua Itaca:

“Compiuto è un ciclo e attendo,/ di virtù nel senno, altri frutti,/ la sintonia di un moto perfetto./

Itaca non è utopia del sogno/ bensì origine per un ritorno./ Poco importa cosa m’aspetta,/ dell’isola riprenderò possesso/ con chi, nell’attesa, l’opera/ accoglie preservando amore”.





EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Enrico Pietrangeli (Roma 1961) poeta, narratore, traduttore italiano.

Enrico Pietrangeli, Mezzogiorno dell’animo, Padova, Cleup 2011.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale dell’artista

Pietrangeli in lankelot.eu:

http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?P/Pietrangeli+Enrico

Marina Monego, gennaio 2012


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19.05.2017