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Nobiltà e grazia in Virgilio Carmignani

Silvano Salvadori
(9.01.2012)

Nobiltà d’animo e grazia! Ecco le qualità di Virgilio, nobiltà e grazia così strettamente in connubio con le cose del mondo che lui appuntava.

“....la mia natura è orientata verso la grazia, il nitore e la semplicità, la chiarezza di espressione, così in pittura come nelle altre cose della vita.”

Visioni le sue di francescana povertà, rapite alla fugacità del tempo dal tratto sicuro di quel lapis che portava con sè, come fosse un socratico compagno con cui tessere dialoghi di varia umanità.
Povertà come scelta di non ricorrere ad abilità di maniera, a soggetti paludati; una nobile povertà che faccia risaltare il diamante più prezioso come quello dell’amore di una madre per il figlio.
Maestà che ogni giorno si posson trovare per le strade, in cui le madri stesse son trono per i figli, aggrappati a loro, affacciati al mondo con lo stupore dell’innocenza.

Architetture umane costruite sulle ossa, a cui la carne aderisce senza orpelli, memore di quella lacera umanità dei campi di prigionia che mai si è staccata dal suo cuore; clessidre di teste di madri su pentagoni di braccia in cui il seme dell’uomo fanciullo germoglia, come un germoglio è il rosso delle loro labbra; reminescenze di pose antiche devote nei gesti al lavoro; monumentalità di frati avvolti nel loro saio in silenzioso dialogo col sacro.

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Carnevale

E accanto a questa forza morale che abita l’uomo, Virgilio affianca, in altri abbozzi, un’ironia bonaria che stempera in gioiosa festa le drammatiche mascherate di un Ensor, che certamente egli ama: solide vecchie di un mondo contadino a cui si affiancano le esili siluette di fanciulle; ritratti presi al volo con una forte connotazione di goffa opulenza o di scarna fame.

Ed i suoi paesaggi! Durante una gita in Ormicello, per scegliere delle foto che illustrassero un libro commissionatogli dal Comune su Empoli, disse all’amico Cecchi:

“Sai, se sono vivo lo devo proprio a questo paesaggio. Quando ero isolato in prigionia faceva un gran freddo ed io mi rannicchiavo, mi tappavo gli occhi, diventavo una pallina e mi abbandonavo alla visione di questi campi di grano di Ormicello ed essa mi dava un calore, mi dava vita!”

Un paesaggio portato nell’anima può essere come un focolare; un paesaggio brucia nella memoria senza consumarsi, come il roveto ardente della parola di Dio: “Levati i calzari, perché quella su cui cammini è terra benedetta”. Su ogni terra bisognerebbe camminar nudi, come ciechi che hanno solo i piedi per conoscerla; piedi da bagnare nel verde tenero dei prati, da imbiancare di polvere afosa, da far crepitare fra gli spunzoni del grano appena mietuto; piedi con cui presentarsi, come i santi di Caravaggio, al cospetto di Dio. E se Virgilio vi è giunto potremmo immaginare questa risposta a Lui che gli chiede: “Quali meriti hai tu dunque accumulato?”

“Ho pestato il tuo giardino in lungo e in largo, gioendo; lui ha segnato me coi suoi roseti selvatici, con i cardi spinosi, con le fatte del bestiame; non vi ho lasciato nemmeno un’orma da conquistatore, ma i sentieri si sono incisi sulle piante dei miei piedi.

Ho costruito poi piccoli recinti dove ho messo a pascolare i suoi colori; e quando è inverno da loro mungo stille di sole, vendemmio con gli occhi, macino con le parole. Occorre così poco per sfamare l’anima e Tu mi hai dato merce in sovrabbondanza.”

Un paesaggio è solo saggezza, saggezza di una pace fra le immense forze della natura e le caparbie piccole forze dell’uomo: un paesaggio è una carezza che il lavoro ha saputo dare al mondo, è un sorriso di risposta alla fame.

Ecco, forse Virgilio si riposa all’ombra di qualche albero del paradiso o getta ancora chicchi di grano alla curiosa ingordigia dei galletti per qualche aia del cielo, sotto gli occhi vigili di un cane fedele. I suoi disegni sono come un pigolio di quella vita “celeste” di un tempo ormai perduto che scende a noi come ultimo regalo di quella notte di San Lorenzo che lo vide in ascensione per ammirare con un più vasto sguardo i colli e i campi della nostra campagna che tanto amava.




Silvano Salvadori

21-09-11


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26.04.2017