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L’ipotesi Daniel Kahneman

Giancarlo Calciolari
(26.12.2011)

Daniel Kahneman studia da mezzo secolo i meccanismi cognitivi decisionali della mente umana, ma non pretende di sapere spiegare alla gente come fare delle scelte migliori. Intanto pretende che esistano i “meccanismi decisionali” della mente umana, come si fosse anche la mente inumana. Forse la mente animale. E intanto passa anche la “mente”. L’apparato psichico di Freud non è lontano, ma qui siamo nel campo del discorso scientifico, della ripetibilità dell’esperienza.

Poi “capacità di prendere decisioni”, mentre è la decisione che ci prende, che era già lì, bisognava solo tenerne conto. “I meccanismi dell’intuito”. Tutto è meccanismo?

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Fotografia di Enrica Di Dea

Il consiglio è di rallentare, analizzare di più invece che agire d’impulso. L’agire d’impulso come passaggio all’atto del fantasma?

Nel 2002 Kahneman ha vinto il premio Nobel per l’economia. La sua attenzione e la sua ricerca psicologica si è rivolta all’economia, dimostrando con i suoi esperimenti scientifici che non esiste l’homo oeconomicus. Quale sarebbe? L’uomo dai comportamenti perfettamente razionali, che è alla base della teoria economica classica. Il suo intervistatore, Massimo Gaggi, del Corriere della Sera, gli accredita d’aver aperto la strada alla nuova economia comportamentale. Che economia è quella comportamentale? Qual è lo statuto del comportamento? Perché il comportamentismo, che risultava liquidato dal cognitivismo, è ancora vivo e vegeto? C’è ancora in gioco la metafora del topo di laboratorio?

Tolta la parola, l’umano si qualifica dal suo comportamento, ovviamente corretto o scorretto, buono o cattivo…

“Il decisionismo provoca guai, bisogna tornare a riflettere”. Sotteso è l’albero della conoscenza del bene e del male posto dinanzi a sé. Decisionismo negativo contro riflessionismo positivo. Ovviamente valgono – nella vita parallela - anche tutte le altre algebre della decisione e della riflessione. Dopo anni di riflessione paralizzante assembleare ripartiranno gli anni decisionisti di Cardoso e di Schmitt. Eccetera. Questo è un Nobel? Sì.

Una scuola di pensiero divenuta mainstream con la crisi finanziaria del 2008, esplosa, secondo il lettore di Kahneman, per le mosse irrazionali di una miriade di soggetti economici: banche, finanziarie di Wall Street e anche singoli individui che si sono caricati sulle spalle mutui immobiliari insostenibili. Qui tutto ciò che non si capisce diviene irrazionale, come se quello che si capisce e che significa nel termine razionale fosse tale. La distinzione convenzionale tra razionalismo e irrazionalismo evita la ratio intellettuale, il cui balbettio sorge a Vienna con Freud e non a Atene. La finanza fantastica richiede un’altre lettura. Ormai chiamarla speculazione finanziaria ne impedisce quasi il discernimento.


Gli elementi questa conversazione seguono alla pubblicazione dell’ultimo libro di Daniel Kahneman, Thinking, fast and slow. Successo garantito anche per Cooking, fast and slow. Oppure, Philosophy, fast and slow. Discrete vendite anche per Psychanalysys, fast and slow… in cui la questione c’è, eccome: a partire dalla terapia attiva di Ferenczi, attraversando le fast terapies, ossia le psicoterapie. Molti recensori, e di bocca in bocca l’effetto si amplifica, hanno giudicato il libro come l’opera straordinaria del più grande psicologo vivente. Le oligarchie con i suoi oligomani sbandierano una nuova concezione della razionalità, meno idealizzata, senza illusioni, ma più aderente alle nostre capacità, al punto da conoscere i propri limiti per evitare di diventare vittima di chi sfrutta le nostre vulnerabilità. Invece questa micro teoria, un pidocchio rispetto allo scarafaggio di Kafka e ancora più micro rispetto all’animaleria fantastica analizzata da Freud, è dotata della mano prensile per prendere le vittime al laccio del loro idiotismo così coltivato. Questa teoria è scritta con l’illusione di essere aderente alle nostre capacità, con l’illusione di conoscere i propri limiti, con l’illusione di evitare di essere vittima. La propagandistica parallela è stata scritta nello stesso modo, sino a giungere sui cancelli della fabbrica per gli schiavi assoluti.



Il New York Times ha inserito il saggio di Kahneman nell’elenco dei dieci libri più importanti del 2011. Non per ciascuno ma per l’oligarchia, che secondo i parametri dello psicologo Kahneman è proprio costituita da chi vuole sfruttare le nostre vulnerabilità. Vulnerabilissima è la teoria di Kahneman: i decisionisti staranno promuovendo già i nuovi antikahneman del futuro. E così circolarmente, sono in gestazione i neokahneman.

“Uno dei dieci libri più importanti del 2011”. È questa frase che ha ritenuto il nostro interesse per i libri. Altrimenti pensiero lento e pensiero rapido, pensiero debole e pensiero forte, sistema 1 e sistema 2, non ci avrebbero stimolato alla lettura, sebbene proseguiamo a leggere talvolta anche queste pseudo teorie.
All’intervistatore che lo questiona sull’importanza del suo libro, l’autore gli risponde che è solo un tentativo di dimostrare di avere ancora qualcosa da dire a settantasette anni. In particolare gli dice: “Sa, è il libro di un vecchio. E, man mano che si invecchia, si impara a vedere la foresta, ma solo perché si perde la capacità di vedere i singoli alberi”. Siamo nell’antropologia fantastica della foresta e del deserto, con la sua necessaria botanica altrettanto fantastica. Siamo nella pura visibilità, nella faneroscopia che in filosofia si chiama fenomenologia. Forse noi leggiamo i singoli alberi? Ciascun elemento linguistico che emerge dalla conversazione tra Daniel Kahneman e Massino Gaggi? Intendiamo qualcosa della strategia delle oligarchie che spronano e premiano questi ricercatori piuttosto che altri anomali?

Kahneman avrebbe distinto due modi di pensare e di prendere decisioni: il sistema 1 e il sistema 2, il primo intuitivi e rapido e il secondo riflessivo e lento. E perché così poca matematica? Perché non tre, quattro, cinque… modi di pensare e di decidere. Perché non giungere alla logica singolare dell’inconscio per la quale ciascuno pensa e decide?

Che cosa dice Kahneman del primo sistema. Non lo butta e tenta una trasversalità tra i due sistemi. Siamo comunque in un’algebra superiore a quella di Aristotele in cui il due è negato e al suo posto s’installa il sistema. Kahneman ne ha due di sistemi, che sono “finzioni ben fondate”, ma che non corrispondono a nulla nel cervello. Dice in un’altra intervista, fatta da Matteo Motterlini, su Il Sole 24 Ore: che i due sistemi “non esistono né nel cervello né da nessun’altra parte”.

Parla della overconfidence, l’eccesso di fiducia, che è “una nostra caratteristica innata”. Psicologismo, comportamentismo, innatismo, cognitivismo… quanti paralogismi rispetto alla vera vita, che ovviamente non risulta tra le pagine dei dieci libri più importanti dell’anno americano in corso. Quanti retaggi e quanti piccoli alberi da leggere. L’eccesso di fiducia, dice Kahneman, ci fa sbagliare, ma ci fa anche evitare la paralisi. La mente umana fatica a distinguere tra rischi limitati e rischi di eventi estremamente rari. Mentre la mente inumana, la mens intellettuale sì. Intellettualità che viene da Freud e che è elusa dall’insegnamento e dal business inintellettuale. La “peste” non solo non è arrivata negli States ma nemmeno in Israele, che oggi è una rocca delle scienze cognitive e comportamentali. Nobel oblige.

“Se dovessimo pensare al rischio di essere uccisi da un’auto ogni volta che attraversiamo la strada, resteremmo tappati in casa per tutta la vita”. Invece è quello che accade. Chi crede alle scienze cognitive, alle discipline sperimentali che non portano nessun risultato se non banale, vive tappato in casa. La psiche tappata da simili teorie, il corpo tappato esecutivamente da farmaci applicativi desunti da cotanti teorie. Inoltre la fantasia di Kahneman è una riedizione dell’invito di Platone a immaginarsi gli umani vittime, che appunto se ci credono sopravvivono nella caverna.

Kahneman si è interessato e si interessa alla leadership, ai leader. Sono i suoi consigli inessenziali alla formazione dei leader che fanno il suo successo tra i media dei leader. Al suo debutto lavorativo, Kahneman è psicologo istruttore nell’esercito israeliano e si occupa con un test di cercare d’intuire le capacità di leadership dei cadetti. Con sorpresa troverà che non saranno leader i più responsabili, assertivi, equilibrati. “Fu un grosso shock. Ma ci fu una cosa che mi colpì ancora di più – dice Kahneman – a proposito di razionalità: pur consapevole dell’inefficacia di quel metodo, l’esercito decise di andare avanti, come se niente fosse, con quel tipo di test. Fu allora che decisi di dedicarmi allo studio della razionalità dei comportamenti umani”.

Poi, nei primi anni Settanta, Kahneman s’imbatte in un pilastro dell’economia classica: la teoria della razionalità dell’uomo economico. Cita a memoria il testo che gli capitò sotto gli occhi: “L’agente della teoria economica è razionale”. Che cosa gli sarebbe successo se si fosse imbattuto nel testo di Freud?



L’inconsistenza teorica per guadagnarsi il premio Nobel è pari a quella di un altro anomalo che ha preso un Nobel sempre in economia, partendo però dalla matematica. John Nash. La sua analisi dei giochi cooperativi e non cooperativi, la sua stessa nozione di equilibrio, non portano nessun elemento di direzione nelle strategie dei conflitti internazionali, che apparentemente gli hanno valso il premio.

Lo statuto intellettuale della decisione richiede ben altra lettura che i balbettii delle “scienze umane”. È ancora da leggere la scienza inumana, la psicanalisi, che rimane inaccettabile dai totalitarismi, che non sono solo dittatoriali ma anche pseudo democratici.


ATTIVITA’ FOTOGRAFICA ENRICA DI DEA



LGBTE International Arts 2011, Torino dal 29 Aprile al 15 Giugno 2011, dall’ Associazione Koinè in collaborazione con la Fondazione Artèvision in collaborazione col 26° Torino GLBT Film Festival e AV Art Gallerie, con il patrocinio della Regione Piemonte, Provincia Torino, del Comune di Torino, di “Gai” Associazione per il circuito dei giovani artisti italiani e dell’Associazione Arcigay Nazionale. Tra le varie opere, tre foto mie scattate nella città di Shanghai, per la tematica dell’Internazionale d’Arte di quest’anno: “La leggerezza dell’ESSERE”. (www.associazionekoine.it)


Ospite della trasmissione di carattere di cultura generale “Mattina Tu” dell’emittente locale Teleuniverso, presentato da Silvia Autuori, per parlare del mio concetto di fotografia, delle mie mostre e delle mie passioni. 04 Maggio 2011.

Mostra fotografica personale “Tokyo Street Love”, reportage per le strade di Tokyo, ponendo l’attenzione sui piccoli gesti e i dettagli che fanno parte della vita quotidiana di un altro popolo. Presso l’Art Lounge Gallery “Dodici Pose”, Via Casilina 117, Roma. Marzo 2011

Mostra fotografica bi-personale in occasione del concerto “Dal Barocco ai Contemporanei” organizzato dall’ Associazione Fabbricanti d’Arte presso l’Auditorium di San Giorgio a Liri (FR). Novembre 2010

Mostra fotografica personale in bianco e nero “Mein Herz Brennt – Il mio cuore brucia” ispirata alla omonima canzone del gruppo tedesco rock Rammstein. Presso il music store “Crash” a Cassino. Ottobre 2010

Mostra fotografica personale “A.A.A.A.”: percorso fotografico in bianco e nero attraverso Alienazioni, Assenze, Acquattiva, A-mare-ggiate. Presso il Satyricon Caffè Letterario, Frosinone. Aprile 2010

Mostra fotografica personale “Catai: ricordi d’Oriente”, reportage sulla città di Shanghai. Presso il Castello dei Conti d’Aquino, Piedimonte San Germano (FR). Agosto 2009

Cofondatrice dell’associazione culturale di fotografi “Nightdream” e fotografa in discoteche, pub, eventi teatrali e manifestazioni. Settembre 2008 - Dicembre 2009. (www.nightdream.it)

Componente della giuria di quattro fotografi nel concorso di fotografia abbinato all’evento “In un mondo di maschere”, organizzato presso la cascina San Pasquale (Exodus ) di Cassino, in occasione dei festeggiamenti del carnevale 2011, marzo.

Traduttrice di articoli fotografici dall’italiano all’inglese, nel blog fotografico di Marco Cupri (http://marcocrupifoto.blogspot.com/). Inzio Dicembre 2010.

Fotografa presso il Queen Sharm Village, villaggio turistico a Sharm El Sheikh (Egitto), per Art Swiss Entertainment. Giugno, Luglio, Agosto 2010

Partecipazione al workshop di fotografia naturalistica in Sardegna, organizzato e diretto dall’Associazione “Pulchra Lab”. Aprile 2010

Attestato di partecipazione con le proprie foto al concorso fotografico “Il Gatto” rilasciato da “La Pergamena” di Fulga Emanuel, P.za Restagno, 4 – 03043 Cassino (FR).

SITO WEB: www.wix.com/enricadd/photography


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