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La memoria e l’oblio

Antonella Iurilli Duhamel
(24.11.2011)

Troverai a sinistra delle case di Ade una fonte, e presso di essa piantato un bianco cipresso: a questa fonte non ti accostare. Ne troverai un altra, dal lago di Mnemosine fresca acqua sgorgante; dinnanzi vi sono custodi. Dirai: "Sono figlia della Terra e di Urano splendente di astri, splendente la mia stirpe questo sapete anche voi; brucio di sete e muoio; ma voi datemi subito la fresca acqua che sgorga dal lago Mnemosine". Quindi ti daranno da bere dalla fonte divina, e allora tu regnerai con tutti gli altri eroi.



Trascrizione di Laminetta aurea

L’oblio è solo una forma della memoria, il suo luogo sotterraneo “su vago sòtano”.


Jorge Louis Borges



La Memoria e l’Oblio sono misteriosamente intrecciati quanto lo sono Mnemosine e Lete. Mnemosine, la madre di tutte le Muse, è la generosa dispensatrice di quella sensibilità che ci consente di impressionarci per accogliere, dar spazio e trattenere il ricordo e la conoscenza.

Lete, secondo la magnifica rappresentazione tramandataci dagli antichi greci, è una naiade nata nella famiglia della notte: Nyx.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Nyx"

Lete è anche il fiume sotterraneo dell’Ade il fiume dove ricordi e coscienza devono lasciarsi sommergere per portare alla luce una nuova vita; chi beve dalle sue acque perde completamente la capacità di ricordare.

Gli antichi greci lo avevano collocato in prossimità dei campi Elisi, e per coloro che non riuscivano ad arrivarci e dissetarsi il tormento eterno era una sicura garanzia.

La memoria è una funzione di accoglienza, una sorta di grande utero che preserva i valori fondamentali della vita e per la vita. Sin dall’antichità è stata considerata una funzione importantissima; per gli antichi Greci la topoi era l’arte di associare luoghi a parole immagini e rappresentazioni.

La Memoria è l’Oblio concorrono a creare un campo unificato; ne erano profondamente consapevoli gli iniziati dei misteri orfici i quali sottolineavano costantemente la strettissima interdipendenza utilizzando rituali specifici. Le due funzioni sono simili al flusso del mare dove l’onda in avanti è sempre seguita da un’altra di arretramento.

La memoria è anche un fatto fisico: è sempre il corpo a ricordare. Marcel Proust ne La ricerca del tempo perduto ci parla di esperienze olfattive e sonore che riportano a galla gli antichi vissuti.

La memoria non solo come esercizio della mente, ma come funzione totale dell’essere.

Anche Nietzsche riteneva che la capacità di dimenticare fosse un prerequisito fondamentale per il raggiungimento della felicità; in questo modo poneva l’accento sulla forza propulsiva della vita che deve necessariamente lasciare andare i suoi carichi quando si spinge in avanti.

La memoria come tutti gli organismi viventi è soggetta a disfunzione. La memoria si ammala, si inceppa. Aleksandr Romanovich Lurija e Oliver Sacks hanno trattato in profondità i meccanismi difensivi della perdita di memoria a seguito di eventi traumatici e tutte le relative problematiche di identità o come conseguenza della degenerazione senile.

Nelle culture moderne la memoria purtroppo ha perso in popolarità. Una volta essa era ritenuta fondamentale per coloro che dovevano imparare; oggi il discredito nei confronti del nozionismo ha inflitto un duro colpo a questa vitale funzione; così insieme all’acqua sporca si è buttato via anche il bambino. Ci preoccupiamo seriamente solo quando siamo di fronte a principi di Alzheimer.

La soppressione della memoria è anche un’arma micidiale nei confronti del nemico, un’arma a cui hanno fatto largamente ricorso i regimi totalitari per ben installarsi e indebolire le masse. Grazie ad un colpo di spugna tutto il passato viene cancellato. Gli antichi romani erano maestri nell’eliminare ogni traccia di esistenza presente e passata di coloro erano considerati nemici della patria.

La vita si basa sugli equilibri e anche la funzione della memoria ha bisogno di preservare il proprio per mantenersi in buona salute il più a lungo possibile; essa ha bisogno di essere coltivata come una tenera pianta, ha necessità di essere custodita e preservata; vivono in simbiosi le sue fasi di attività che di inattività per meglio esplicare le sue fondamentali funzioni di accoglienza e di resa per lasciar spazio al nuovo, ma senza mai negare del tutto il passato.

Proprio come l’Angelus Novus di Paul Klee dove un angelo sta per prendere il volo, mentre al contempo è ancorato nel fissare lo sguardo nel presente:

Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi.”

“Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.” (1)


La memoria come la vita è un cerchio il cui centro è ovunque; ad un movimento in avanti corrisponde un puntuale movimento di ritorno. La memoria come la vita è forte e fragile al contempo, essa ha bisogno di tutela e di nutrimento.

In occasione della mostra “La Memoria e l’Oblio ,” presenterò delle grandi tele dove il luogo e il tempo della memoria è affidato a figure femminili che indicano come ricerca, reminiscenza, amore, libertà, conoscenza ed oblio sono tutte funzioni ugualmente importanti, insieme concorrono a mantenere intatto il tessuto della vita sul quale le singole esperienze di memoria concorrono a creare il grande serbatoio della memoria collettiva.

Come accorte vestali queste figure custodiscono gelosamente il segreto degli intimi nessi della natura e delle sue inevitabili leggi: guardiane dell’armonia e della verità, come fasi di luna, testimoniano la necessità di dimenticare per far spazio al ricordo e di perdonare per tornare a vivere.


(1) Walter Benjamin


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19.05.2017