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Gianfranco Franchi, "L’arte del Piano B. Un libro strategico"

Marina Monego
(24.11.2011)

Ogni volta che leggo un libro di Franchi mi sento migliore, perché mi sembra che ancora qualcosa di bello e di positivo sia realizzabile e che l’Italia, imbarbaritasi in questi lunghi anni, non abbia ancora fatto fuggire tutte le sue
intelligenze. Sì, una speranza esiste, un altro mondo è possibile – mi dico insieme all’Autore - se non sarà per me, sarà per i miei figli, che appartengono alle generazioni successive a quella di Franchi e magari un giorno vedranno in lui un geniale interprete dello spirito del tempo.

I libri di Franchi – come è noto – mi sorprendono sempre, mi spiazzano a volte e, per una che inizia a sentire il disincanto, non è poco.

Questo nuovo lavoro , “L’arte del piano B2, edito dalla Piano B, è un saggio brillante e atipico, che sembra un manuale di sopravvivenza, ma contiene in realtà analisi accurate e osservazioni profonde, non certo un insieme di buoni consigli soltanto.

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Hiko Yoshitaka, "Invitation au réel", 2011, cifratipo, olio su carta

È la risposta generazionale a una situazione, a un contesto sociale e politico che ha impedito la realizzazione di molti piani A e ha reso quindi necessaria l’idealzione del piano B, che a questo punto viene perfettamente nobilitato, spiegato, organizzato e dotato di un illustre antesignano: addirittura Noè.

Noè è stato un uomo del piano B: “la trovata dell’arca – quando nessuno pensava al diluvio – è qualcosa che si avvicina davvero molto a essere l’esempio perfetto”. (p.12)

Il piano B è uno stato mentale, è un’inversione di rotta, un cambiamento pensato, documentato, organizzato della propria insoddisfacente vita.

Niente d’improvvisato o casuale – sia chiaro – l’uomo del piano B è preciso, intelligente, attento e prende alla lettera la nota frase di Appio Claudio Cieco “Faber est suae quisquae fortunae”.

Il piano B nasce da una crisi, da un desiderio profondo di cambiamento e per attuarsi richiede professionalità e fantasia, richiede tempo, pazienza, segretezza.

Il libro vuol essere una guida al piano B in tutti i suoi aspetti e una teorizzazione dei motivi profondi, che animano un piano B. L’organizzazione dei capitoli è sistematica: i principi del piano B, le applicazioni, gli esempi, ma nel mezzo ci sono tre interludi e un epilogo che costituiscono delle vere chicche narrative: un dialogo col disfattista, il nemico del piano B; un dialogo tra Vecchio Maestro e Non Più Giovane Allievo per illustrare la lucidità, necessaria al piano, infine un iter onirico e l’epilogo con il sorprendente piano C, nuova risorsa in caso di stallo. Come a dire che è sempre possibile risorgere e togliersi dai guai, basta volerlo.

Con grande garbo e ironia, Franchi compie analisi sociale e antropologica della nostra realtà e ripropone alcuni suoi grandi leit-motivs che, per chi lo conosce e segue i suoi scritti, lo accompagnano da anni: il sostegno all’editoria media e piccola di qualità, la critica ai social network, veri perditempo, il richiamo all’essenzialità nei consumi, la passione per il calcio.

Disseminati sono i richiami alle sue vastissime letture, ascolti musicali, visioni cinematografiche, frutto di anni d’intenso impegno per lo studio e l’interiorizzazione.

Personalmente ho apprezzato molto tutta la prima parte, che è ricca di riflessioni su argomenti impegnativi senza risultare mai pesante, è un invito alla fantasia, alla speranza, al poter fare ed essere diversamente pur mantenendo alcuni punti fermi.

“… Ciò significa che bisogna comportarsi con onestà e con gentilezza, per quanto possibile, e improntare i propri Piano B a questa onestà e a questa gentilezza. Non bisogna mai esulare dal bene, per quanto possibile. Non bisogna mai smettere di sedare l’aggressività, la prepotenza, l’egoismo e la violenza che vivono dentro di noi: sedare, e trasformare. Trasformare in altro”. (p.45)

Fantastici e veri i capitoli dedicati alla cucina e ai gatti, maestri del piano B.
Infine c’è una parola antica, oggi negletta, che sento di dover sottolineare insieme a Gianfranco: onestà.

Mi è stata sempre insegnata dalla mia famiglia, ho cercato di trasmetterla ai miei figli, mi fa piacere ritrovarla ancora viva in un giovane scrittore.

“Senza onestà, e senza etica, non ha senso credere nel Piano B. Figuriamoci scriverlo. Il Piano B non è una scorciatoia per i furbi, o un mezzuccio per i tanti paraculi che coesistono con noi, in questo benedetto assurdo belpaese. Il Piano B è uno stato mentale: è una disposizione spirituale: è una visione del mondo. È il principio di un sacco di cose”. (p.145)


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Gianfranco Franchi, (Trieste, 1978) è uno scrittore italiano. Fondatore di Lankelot, ha pubblicato in narrativa Monteverde (Castelvecchi, 2009), Disorder e Pagano (Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, Radiohead. A Kid (Arcana, 2009); in poesia, L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008).



Gianfranco Franchi, “L’arte del Piano B. Un libro strategico”, Piano B Edizioni, Prato, 2011. Copertina e inserti di Maurizio Ceccato.

Franchi su Lankelot

Piano B su Lankelot

Approfondimenti in rete: Piano B

Marina Monego, 21 novembre 2011


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19.05.2017