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Francesco Bellomo, "Manuale di diritto amministrativo vol. 1"

Monica Cito

La norma conquista il piano, copre la lavagna dell’editore e pone la stura all’inerpicarsi per schede legislative, che dettano persino quelle antiche nozioni che credevamo frutto di laboriosi studi, e sono invece elaborato di comunemente disattenti legislatori con l’idea buona sempre nel cassetto.

(7.11.2011)

Figure nuove capitolano nel testo un costrutto unitario e fatto, dato dal tempo che governa impegno teorico ed esperenzialità dell’Autore, capace di unire uffici privati e pubblici in simbiosi sempre latente; commento a margine necessario all’omogeneità di Sistema giuridico fissato per tramite di nozioni allargate al pensiero dottrinale e giurisprudenziale per trafiggere la norma, scavarla, smussarla e ripeterla col nesso di un sapere pertinente al fluire d’un compito di scuola – la IQ dell’Autore stesso – che, accanto al magistero suo canonico, aggiunge la volontà di trasmetterlo.
Il tramite è lo scritto giuridico, filato come amore primigenio che spunta e smussa le criticità col sol fatto di complessi fuorionda della letteratura giuridica filmata dal lato domestico. Pronta sulla penna, diviene coloritura degli istituti che s’intersecano al punto da poter considerare superflua, seppur tecnicamente necessaria, la paragrafatura, se non fosse per il diritto stesso, che anela manualisticamente al pintore suo una teleologia compiuta, una dinamica classica da scienze giuridiche, che al cogitare qui concede l’assoluta novità della pazienza in letteratura dei concetti ripetitivi, attimi infiniti dell’apprendimento nozionistico, e vieppiù dell’analisi del potersi ripetere dei concetti e del loro come, per raggiungere la meta sottesa al testo: permettere (credo), o almeno fornire puro lo schema mentale, per il quale il Consigliere Estensore ha superato l’esame in magistratura per più volte.

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Hiko Yoshitaka, "Dessin secret", 2011, cifratipo, olio su carta



La dinamica di pensiero sfugge e a tratti confonde e svia, eppure alla fine del primo tomo si ha l’idea del cerchio chiuso, dell’armonia interiore raggiunta dal tecnico, che ha percorso il suo foglio con il miglior compasso, ed ha tracciato più di un cerchio concentrico. Le onde, così sfumate dal suo sapere, propalano nel campo del diritto amministrativo, così padre e figlio di tanti e troppi saperi, da fare da scuola al fascino “quasi” filosofico che può colpire il lettore stanco.

È meraviglioso accorgersi che il diritto “della cosa pubblica” è strumento per avvocati, più di quanto gli avvocati stessi vogliano accettarne l’idea; e strumento per magistrati in tanto che imparino a non sentirsi orfani del penale e del civile.

Madama Serietà ha intessuto le fila dell’unitario fondamento sistemico sul quale necessita poggiare la democrazia tutta: fatta di enti/uffici/funzioni e giurisdizioni, passando per l’autotutela della P. A. infine “padrona” dei propri beni, “regina incontrastata” dei pasti artusici dei quali ci nutriamo, come novelli cuochi all’assaggio della novità edittale. Consci del tempo carsico della narrazione, stupiamo del risultato compiuto e globale; dinamica di un sapere incorporato.

Padrone della propria lingua che corre, il Bellomo c’insegna a non trovare triangoli sulla via, e ciclare le aiuole della metafisica per addentrarsi nella ratio, persino politica, degli istituti; al solo scopo di compitare pagine capaci di aiutare, col senso precipuo, le molecole cosmiche dell’infinitamente sociale-quotidiano giuridico, senza il quale i metasistemi di protezione civilistica e penalistica non avrebbero patria.

Soltanto leggendo un buon manuale di diritto amministrativo si può comprendere come questo sia il diritto del formarsi di un corpo sociale, sempre in movimento tantrico con le proprie mutanti e mutuanti regole. Soltanto leggendo un buon manuale si può ripercorrere uno studio universitario, al solo fine di rivederlo con un pensiero e un’ottica che ci rende troppo adulti ormai, ma anche coscienti che, come per le matematiche anche per il diritto, partire da un postulato è d’obbligo, e che ogni postulato avrà il suo teorema, ma quest’ultimo non potrà chiudersi con un C. V. D. (Come Volevasi Dimostrare) e nemmeno con un C. P. D. (Come Potevasi Dimostrare), ma solo e soltanto con un C. D. D. (Come Dovevasi Dimostrare); e per ragioni opposte a quelle di logica scientifica pura, in ossequio alla sempre ricercata e tentata certezza del diritto. Un diritto-giurisprudenza, come a dirlo «interpretato»… Un diritto-dottrina, «meditato» e proposto nelle aule. E un diritto-potere, politica, essenza di se stesso, fluido che attraversa i corpi delle Istituzioni e permane nella loro più intima essenza.

La norma conquista il piano, copre la lavagna dell’editore e pone la stura all’inerpicarsi per schede legislative, che dettano persino quelle antiche nozioni che credevamo frutto di laboriosi studi, e sono invece elaborato di comunemente disattenti legislatori con l’idea buona sempre nel cassetto.
Tutto parte e ritorna alla norma: il karma della conoscenza giuridica base è compiuto. Adesso, in un suono ovattato, possiamo continuare a porci domande all’infinito, senza risposta ove la regola cede alla controdenunzia di un sistema in filigrane possibili.

La moneta dei diritti “sistemici” (civile, penale e amministrativo in primis) non è mai falsa, è soltanto bagnata dal lume che gira e crea intorno alle sue rifrangenze e persino… il futuro della vita sociale umana.

Lo scorrere storico delle norme ne è la loro comprensione, quello giurisprudenziale la loro rimembranza; mentre la dottrina ci fa un futuro possibile, lo fabbrica «mai solo» e pieno d’attimi causali.



FRANCESCO BELLOMO

Manuale di diritto amministrativo vol. 1

Edizioni Cedam, Padova, 2008






Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972 e vive a Ceglie Messapica (Brindisi).

Avvocato, si è laureata all’Università di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile (pubblicata come e-book su www.kultvirtualpress.com); articolista sin dai tempi della pratica forense della rivista giuridica on line www.diritto.it diretta dal dott. Francesco Brugaletta, referendario TAR. Collabora inoltre con portali letterari, anche di rilevanza internazionale.

Suoi interventi, sollecitati dal circolo politico di Alleanza Nazionale “Pinuccio Tatarella” della sua città, si rinvengono nell’organo di partito Cegliedestra in qualità di Responsabile Cultura.

Compare su Book and the others sorrows, blog della scrittrice Francesca Mazzucato su Kataweb, nel numero d’esordio della rivista letteraria Il Cavallo di Cavalcanti, Azimut edizioni, Roma, e su periodici altri.

Presiede il premio letterario Storie a Mezzogiorno – di cui ha curato omonima collettanea per i tipi Edizioni Simple, Macerata, 2009 – organizzato annualmente in partnership con la più originale editoria.

Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore, Roma.

Presente in antologie poetiche, curatrice d’introduzioni e postfazioni, editor di esordienti.

Le è dedicata una voce, a cura del professor Ettore Catalano (ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Bari) nel tomo Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit editore, Bari, 2009.

Essere gluten sensitive e socio collaboratore dell’Associazione Italiana Celiachia sono per lei entità soggettivo-sociali inscindibili.


monica.cito_2007@libero.it


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