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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Burger King

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L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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"Tutti i racconti" di Oskar Wilde

Monica Cito
(24.10.2011)

Oscar Wilde sfrutta al massimo il proverbiale “umorismo” inglese per consegnarci storie piene di principi etico-poltico-social-religiosi.

L’irriverenza, la parodia della realtà giocata su ruoli rivestiti ora dall’uomo, ora dagli elementi della natura e del mito, ora dai segni di una new economy che a quel suo tempo andava formandosi, ci consegna una terra dai plurimi tracciati antropologici e dalle immense possibilità di analisi artistiche.

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Hiko Yoshitaka, "Dopo Pandora", 2001, cifratipo, olio su carta

Così, in disaccordo coi canoni classici, il Poeta gioca tutte le carte della propria conoscenza e conoscibilità, al fine di creare studi lapidari di caratteri, situazioni e credenze, lasciandoci invariata la nozione del precetto; impartitoci da religiosi e conoscitori d’ogni materia e sorta.

Lapidari appunti, diventati opera dell’osservazione attenta del nobile, del povero, del potente e di quel mancato saggio-santo-giusto che sempre rimane nel sottofondo, quale unica immagine dell’ultrasensibile. Ove nel sensibile si ritroverà persino la morte, come più esplicitamente si può notare nei racconti “Il Pescatore e la sua Anima” ed “Il Principe Felice”.

Le parodie sono struggenti tensioni per l’animo e la fantasia. In molti tratti essa è assoluta, veste panni di realtà così parallela al conoscibile da rendere quest’ultimo mera eventualità.

Il paradosso alberga, perché ultra-dorsale diventa il punto fermo dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sui propri studi e conoscenze. Nel particolare, si nota un’infinità di sfruttamento allegorico delle più svariate realtà umane: temi che all’epoca (età vittoriana), e in buona parte anche oggi, dovevano senz’altro inerire all’attualità. Temi quali: la scienza, la fede, l’arte.

In materia scientifica, notiamo il piano esistenziale procedere di pari passo con quello psicologico; entrambi occupanti soggetti di studio assai critico, degni della nota dell’arte poetica, del pathos d’ineluttabilità. Pregni di tale e tanta “ignoranza”, capace di far saltare in loro il benché minimo concetto di realtà.

La fede, con la propria ritualità non adamantina e pregiudiziale, fa sbocciare gli stessi dubbi ed errori della scienza.

L’arte è la summadel tutto. È caotica come ogni conoscenza, e forse anche di più, soprattutto quando si pretenda di porle canoni di certa operatività e razionalità:
«[…] ti assicuro che ci sono momenti in cui l’Arte raggiunge quasi la dignità del lavoro manuale» (pag. 80).

«Oggi, ogni autore di successo incomincia dalla fine, poi seguita col principio e conclude con la parte di mezzo. Questa è la nuova moda. L’ho sentito dire con molta precisione da un critico che l’altro giorno passeggiava intorno allo stagno in compagnia di un giovanotto. Egli trattò a lungo questo argomento, e sono certo che aveva conoscenze assai profonde, perché portava degli occhiali blu ed era completamente calvo; ogni volta che il giovanotto gli faceva qualche osservazione, gli rispondeva “Bah!”» (pag. 102).

Ciò che più preme considerare, utilizzando quale stilema ancora l’ultimo frammento riportato, è la capacità indefessa dell’autore di parodiare attraverso infinite e concatenate allegorie: Autore di successo-moda-stagno-critico… bah!

Nello stesso periodo e nei seguenti, ed in ogni storiella, si ripete il concetto, sviluppato a gradini ascendenti sino al risultato – non sempre ben riuscito – di una caduta parabolica.

Esempio non ben compiuto in tal senso, pare essere la favola “Il Bimbo-Stella”. Che più d’altre dà l’idea di essere stata congegnata per dei bambini, e poi adattata ai lettori-spettatori maturi. Ipotizzo: per l’enorme disadattamento formativo che ai più piccoli essa avrebbe potuto arrecare.

Lo sforzo scrittorio-adattivo si palesa nel finale favolistico classico:

«E non permetteva che alcuno si comportasse in modo crudele con gli uccelli e le altre bestie, ma insegnava l’amore e l’affetto e la carità, e ai poveri dava pane e abbondanza» (pag. 182); al quale volutamente aggiunge un doppio finale-forzatura, che cambia tutto il senso e l’andamento del narrato: «ma egli non regnò a lungo: tanto grande era stata la sua pena, e tanto amaro il fuoco della sua esperienza, che in capo a tre anni morì. E quello che regnò dopo di lui fu un re malvagio» (ibidem).

Scompare la lotta consueta (rectius, desueta) tra il bene e il male, e quest’ultimo regna e vince grazie alla suprema ignoranza (non va esente da questa nemmeno lo studente-scrittore), unica padrona del globo e della storia dell’umanità.

Molti spunti d’interessante riflessione e studio sono – à chacun son métier – dati dall’introduzione all’edizione qui esaminata, curata dal professor Masolino D’Amico, soprattutto laddove ci fa soffermare su concetti ed idee quali l’etica cristiana ed il socialismo.

«Avevano un bel dire: << Siete tutti ugualmente importanti>>. Sandro si chiedeva se i capi avessero mai sentito la parola “alienazione”» (Da Attrazioni e distrazioni di Cesarina Bo, ExCogita editrice, Milano, 2004; pag. 89).


TUTTI I RACCONTI, di OSCAR WILDE

Newton & Compton editori, Roma, 1994


Ottobre 2011

Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972 e vive a Ceglie Messapica (Brindisi).

Avvocato, si è laureata all’Università di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile (pubblicata come e-book su www.kultvirtualpress.com); articolista sin dai tempi della pratica forense della rivista giuridica on line www.diritto.it diretta dal dott. Francesco Brugaletta, referendario TAR. Collabora inoltre con portali letterari, anche di rilevanza internazionale.

Suoi interventi, sollecitati dal circolo politico di Alleanza Nazionale “Pinuccio Tatarella” della sua città, si rinvengono nell’organo di partito Cegliedestra in qualità di Responsabile Cultura.

Compare su Book and the others sorrows, blog della scrittrice Francesca Mazzucato su Kataweb, nel numero d’esordio della rivista letteraria Il Cavallo di Cavalcanti, Azimut edizioni, Roma, e su periodici altri.

Presiede il premio letterario Storie a Mezzogiorno – di cui ha curato omonima collettanea per i tipi Edizioni Simple, Macerata, 2009 – organizzato annualmente in partnership con la più originale editoria.

Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore, Roma.

Presente in antologie poetiche, curatrice d’introduzioni e postfazioni, editor di esordienti.

Le è dedicata una voce, a cura del professor Ettore Catalano (ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Bari) nel tomo Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit editore, Bari, 2009.

Essere gluten sensitive e socio collaboratore dell’Associazione Italiana Celiachia sono per lei entità soggettivo-sociali inscindibili.


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30.07.2017