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"La materia intellettuale, l’impresa, la fiscalità" di Paolo Duranti

Giancarlo Calciolari
(12.10.2011)

Paolo Duranti, La materia intellettuale, l’impresa, la fiscalità : un libro tecnico che tratta di fisco, contabilità, diritto, nel catalogo di una casa editrice come Spirali che è l’eccellenza intellettuale in materia di editoria. Perché? Per rispondere alla verifica fiscale in corso, condotta dalla Guardia di Finanza milanese, delle attività di Armando Verdiglione e ancor più per l’impossibile accettazione della violentissima campagna mediatica nei confronti dell’inventore della cifrematica scatenatasi dal 7 giugno 2011 quando la GF emette un comunicato stampa.

Il volume raccoglie la posizione assunta dalla giurisprudenza con riferimento ai singoli rilievi sollevati dall’Amministrazione: dall’ammortizzabilità delle opere d’arte strumentali per una struttura ricettiva congressuale di extra, all’irrilevanza ai fini probatori dello scritto di un consulente rinvenuto nel proprio personal computer, all’assenza di danni per gli interessi erariali, all’ammissibilità delle cessioni di crediti, ecc.

Umili considerazioni quelle di Paolo Duranti che si limitano a ricostruire il percorso logico effettuato da autorevoli studiosi della materia fiscale, condividendo le conclusioni alle quali sono approdati.

Certo c’è un equivoco di fondo dal quale nasce la contrapposizione con i verificatori, si manifesta poi in tutta la sua evidenza laddove si consideri che ciascuna operazione
avente riflessi di ordine societario o organizzativo effettuata in quasi quarant’anni di attività è da valutare secondo un unico filo conduttore: che nessuno, nemmeno il suo fondatore ha mai sgarrato rispetto ai fini culturali della Fondazione di cultura internazionale Armando Verdiglione. In altri termini, se nessuno ha mai sottratto un solo centesimo alle finalità culturali per le quali l’Ente fu preposto, dov’è il danno? Quale il crimine?

Ufficialmente si tratta di una verifica fiscale. Ma il controllo sociale e poliziesco (diretto dal luogo comune e non da qualcuno in particolare) intorno a Armando Verdiglione e alle sue attività non è mai cessato. È questo un ben altro “equivoco di fondo”. Lo affrontiamo narrando un aspetto importante della vicenda di Yi Mong, protagonista del romanzo di Shen Dali, Gli amanti del lago. Sotto il sole di Mao, pubblicato dalla casa editrice Spirali nel 2005. L’accusa di attività sovversiva, vent’anni di campo di rieducazione a badare ai porci, la vita stravolta, l’impossibile vita dopo l’incredibile accusa, tutto si basava sull’aver dato un centesimo per un giornalino universitario, che tra l’altro elogiava la proposta di Mao di denunciare i mandarini controrivoluzionari, ovviamente per togliere di torno gli scomodi denuncianti. L’ingenuo che fece il giornalino fu distrutto, anche fisicamente. Quando Yi Mong lo rincontra vent’anni dopo non riconosce il vecchio che ha di fronte. Ebbene il protagonista del romanzo è stato attaccato dal capetto della sezione locale del partito perché voleva la bella sorella del protagonista e l’appartamento della madre, ex primario d’ospedale, piegata a pulire le latrine. Ma Yi Mong non capisce che l’accusa è pretestuale e pensa di dover chiarire le cause della sua innocenza. E quando non ce la fa più e assume uno dei capi d’accusa, quello d’aver offeso Mao, il sole della rivoluzione culturale, per l’aver parlato dell’esistenza delle macchie solari (sic), è l’aguzzino di turno a deriderlo: “e tu avresti avuto il coraggio di parlare male di Mao?!”


Anche Verdiglione, che è innocente assoluto di fronte al carosello delle accuse, verrebbe deriso se ammettesse di avere commesso tutto quello che non ha commesso. Il gerarca di turno gli potrebbe dire, fuori dalla funzione spettacolare dell’accusa: “è da quando hai incominciato la tua attività culturale nel 1973 che ti teniamo sotto controllo: non ti saresti appropriato indebitamente neanche di un centesimo!”


Come intervenire rispetto ai capi d’accusa? Il libro di Paolo Duranti lo fa in modo semplice, ripercorrendo il cammino della giurisprudenza rispetto a ogni capo d’imputazione, chiarendo ciascun dettaglio delle professioni e dei servizi intellettuali nei loro aspetti amministrativi e fiscali. Per questo il libro è importante per ciascun intellettuale che non trascuri la questione amministrativa. Questione intellettuale. Basterà? C’è qualche volta che il giusto non paga per l’empio?


A margine del libro di Paolo Duranti, cogliamo per annotare come l’indagine fiscale tolga il contesto culturale, artistico e scientifico delle attività di Armando Verdiglione e della sua fondazione di cultura internazionale è poi interroghi la sostanza delle proprie premesse logiche per trovarvi l’ovvia conclusione che la cultura è una mascherata e gli affari sono illegali e condotti per il proprio tornaconto. Per il discorso canonico occidentale, per la società italiana, per la mentalità del fiscalismo di stato il guadagno intellettuale è illegale. Solo accettando il guadagno come inintellettuale, tale anche quello della classe insegnante universitaria e non solo quello dei media, entrambe al colmo del conformismo e del mimetismo della divisione delle carriere e degli spazi, allora si sarebbe esenti dal rischio del colpo di coda del Leviatano. In realtà dall’eclatante caso di Tortora ai non spettacolari molteplici casi di “mobbing” all’università (da Cantor che non ha mai insegnato a Berlino alle peregrinazioni per “piccole” sedi universitarie di uno dei più interessanti filosofi italiani attuali), il sistema cannibale divora anche i suoi figli migliori e non solo quelli degli svantaggiati.


La creazione del personaggio, ricalcato sull’abito e sui pregiudizi del luogo comune che permea anche i commentatori, pare uno dei postulati che guida l’azione del controllo fiscale. Senza neanche il bisogno di un’ipotesi di pilotaggio e meno che meno di un complotto. Le operazioni, come già accennato, sarebbero inesistenti. Le vendite sarebbero vere mentre gli acquisti sarebbero falsi, per evadere le tasse. Veri i ricavi, fasulli i costi…


Le opere d’arte sarebbero sopravvalutate dai sodali della Fondazione? Tutta l’economia e tutta la finanza sarebbero in stato d’accusa per la “sopravvalutazione”, per il plus valore; per non far l’esempio privo di etica che tra gli artisti viaggia persino il tariffario per farsi scrivere a pagamento una recensione da uno dei critici d’arte più noti… Ma l’attacco non è rivolto a chi prospera senza la dissidenza dell’inconscio, ma all’intellettuale, allo psicanalista.


Il profitto intellettuale dunque sarebbe illecito, illegale. Dovrebbe essere sostanziale e mentale. Profitto acefalo. Che è sempre una presunzione. Coltivare e vendere patate per miliardi di euro è esente o no dall’intellettualità? Ma la presunzione che sia esente serve per colpire l’intellettuale. Certo, il professore universitario non disturba nessuno. Anche Verdiglione avrebbe potuto fare il professore a Bâle, come voleva ironicamente Nietzsche, piuttosto che vivere in stato d’assedio.


Chi pagherà i danni per l’effetto negativo di immagine degli attacchi a Armando Verdiglione, anche quello del comunicato stampa emesso dalla guardia di Finanza in data 7 giugno 2011?


Il libro di Paolo Duranti dice che nel caso di Verdiglione non c’è neanche il “centesimo” che è servito di pretesto per incriminare l’intellettuale cinese Yi Mong, che non è solo una finzione letteraria di Shen Dali. Ogni dettaglio del libro di Paolo Duranti è scritto anche al fine di evitare una azione e una controversia alla ricerca di supposti illeciti profitti che sono del tutto inesistenti. Per fortuna, l’Italia non provinciale esiste, e non è gravata nemmeno dall’ombra della stella estinta di Mao.



Paolo Duranti, La materia intellettuale, l’impresa, la fiscalità, Milano, Spirali, 2011, pp. 252 , euro 12,00. Con Interventi di Vladimir Bukovskij, Cristina Frua De Angeli, Ruggero Guarini, Armando Verdiglione.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana


Giancarlo Calciolari, direttore di Transfinito


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19.05.2017