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"Il mondo sospeso di VikramLall", di M. G. Vassanji

Elisabetta Blasi
(19.09.2011)

Nessun libro di storia universale evidenzia a dovere cosa veramente abbia combinato il colonialismo, in tutte le latitudini e secoli; figuriamoci se si sofferma sul post-colonialismo…

E smorzata giunge costì, in Occidente, l’eco dei genocidi in terra d’Africa; e quand’anche s’imponga all’attenzione mediatica (penso al caso di Ilaria Alpi ed il suo assistente reporter, massacrati in Somalia), nessun peritus peritorum si degna mai di renderci edotti sulle scaturigini reali di tali efferatezze.

Questo romanzo, assieme ad un saggio sulla storia del Sudafrica, ha avuto il merito di colmare parecchie di queste mie lacune. Spero che colmi anche le vostre se lo leggerete.

L’autore, keniota di Nairobi, nato nel tempo giusto (1950) per esser testimone del percorso della sua terra verso l’indipendenza dall’onnipossente Gran Bretagna, e poi diversamente colonizzata dai capitali occidentali in funzione antisovietica (la guerra fredda, sissignori, arrivò anche laggiù) fino alla caduta del muro di Berlino, dopodiché eccola abbandonata alla stura dei massacri interetnici, in un groviglio senza pace né fine.

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Hiko Yoshitaka, "Les amours et l’oeuvre", 2011, cifratipo, olio su carta

Tutto questo viene narrato dal vissuto di Vikram Lall: un protagonista perfetto, emblema del tertium genus di popolazione che fu immessa dalla madrepatria britannica in terra d’Africa: gli asiatici, indiani nella fattispecie (anche se in Africa orientale, avverte l’autore, i termini finiscono per essere interscambiabili).

Indiani in Africa: una middle class, perciò stesso un tessuto connettivo, formatasi nel corso di una generazione, dai figli dei coolies, “operai” emigrati dall’India tra fine Ottocento ed indipendenza di quest’ultima.

Un microcosmo, la comunità indù in terra d’Africa pre-indipendenza, con un senso di filiale gratitudine nei confronti dell’artefice della loro piccola tranquillità familiare di commercianti operosi. Che importava se la segregazione razziale, ancor più becera se si pensa che non fu imposta dall’alto, ma nacque nell’ambito della quotidianità di un melting pot forzoso e forzato, colpiva anche loro? Del resto, li colpiva in maniera tollerata; i paria erano gl’indigeni, i negri, i domestici degli asiatici (una sorta di camera di compensazione tra loro ed i bianchi). Negri-e-basta, anche se i decenni successivi, fino ai nostri giorni, ci rendono drammaticamente edotti della differenza tra masai, luo, kikuyu, swahili… Una differenza assertiva, una lotta per la supremazia interetnica a colpi di guerriglie, stupri, soldati bambini.

Vikram Lall è dunque il nipote di un coolie: un emigrato indù, anzi punjabi (ed i punjabi si vivevano superiori ai conterranei gujarati: come a dire un leghista nei confronti dei terùn), figlio di un bottegaio, che doveva la sua pagnotta quotidiana al potere d’acquisto dei coloni bianchi, e di un’indiana doc, il cui fratello Mahesh finisce coll’abbracciare l’ortodossia marxista poiché privato delle sue radici (era nato e vissuto in quella parte d’India, dall’indipendenza scissa e denominata Pakistan, dove gl’indù dall’oggi al domani si trovarono enclave minoritaria in uno stato musulmano).

Da bambino, Vikram vive sulla propria pelle la brutalità dei guerriglieri Mau Mau, resisi protagonisti di efferati omicidi d’interi nuclei familiari di coloni britannici, senza risparmiare né bimbi né cani. Infatti, da un giorno all’altro si vede deprivato dei compagnucci di giochi Bill ed Annie, e del nero Njoroge, il cui nonno venne accusato di essere una sorta di basista di quegli orribili raid del terrore, e tratto e torturato a morte nelle patrie galere assieme al giardiniere dei Lall. Inutile dire che la brutalità della repressione britannica era sommaria e cieca, con tanti saluti allo stato di diritto. Del resto, si era nelle colonie, o no?

Da giovane e poi da adulto, eccolo ascendere al massimo che la sua condizione di doppio discriminato (dai bianchi prima, dai neri poi) gli poteva consentire: white collar di governanti corrottissimi, a cominciare dal vecchio Jomo Mzee (Padre) Kenyatta, il padre della patria appunto.

Njoroge, invece, cade vittima, nei tardi anni Settanta, di un omicidio politico, artatamente impunito, poiché, disilluso, si schiera dalla parte di J.M. Kariuki, una sorta di politico-Robin Hood, intriso d’istanze di giustizia sociale, minaccioso candidato a succedere a Kenyatta alla presidenza-trono di questa monarchia-repubblica keniota. Una specie di Giacomo Matteotti, mutatis mutandis.

L’epilogo è una sorta di babele, un inferno di fuoco nel quartiere somalo, già indiano, di Nairobi. L’autore lascia dei puntini di sospensione al finale, perché non ci è dato sapere se Vikram si salverà da quell’inferno in terra, portando seco il fardello di una vita che tanto somiglia a quella di certuni di noi “sudici”.

Il fardello di chi vive in una condizione esistenziale di mezzo: né zuppa né pan bagnato: un interstiziale, direbbero i teorici della scuola criminologia di Chicago. Uno che fa fortuna appunto tra gl’interstizi di un sistema sociopolitico che erge la tangente a regola e la giostra dei fondi neri a prima voce del verace PIL nazionale.

Ripeto: quanto somiglia, questo Kenya, al Sud Italia ed al “sistema” della criminalità organizzata, in grado di generare macroeconomie parallele, a prova di crisi e di spread e di agenzie di rating! Unica differenza: laggiù è come se le mafie regnassero direttamente, quaggiù c’è un’entità statuale che media, collude e talvolta collide.


Agosto 2011


IL MONDO SOSPESO DI VIKRAM LALL, di M. G. VASSANJI
Frassinelli editore, 2005

Elisabetta Blasi è nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968.

Laureata cum laude in Scienze Politiche (indirizzo storico-politico) con una tesi sul femminismo americano negli anni Settanta del Novecento, ha curato vari studi sull’applicazione della pari opportunità fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell’istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia).

Ha collaborato colla rivista web www.lankelot.com come critica letteraria ed opinionista.

Attualmente collabora con le riviste web www.kultunderground.org, www.kultvirtualpress.com, www.transfinito.eu , www.lucidamente.com e con vari periodici locali, dove cura la pagina culturale.
Riveste l’incarico di Responsabile Cultura nel circolo del Partito Democratico della sua città.
Igor, Angelo Mio, mamma ti ha sempre nel cuore.


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