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L’inconscio di Freud e il proto-self di Allen

Giancarlo Calciolari
(19.09.2011)

La mente di Allen si allena. Il mondo onirico di Allen è una sorta di realtà virtuale in cui la mente umana si allena dormendo. Forse nella veglia Allen non si allena? E come questo allenamento non sarebbe linguistico? Ci sarebbe almeno un elemento linguistico che farebbe eccezione alla parola, ossia se ne starebbe fuori dall’arca? Elemento sostanziale e mentale quale allenamento di Allen che crede così di non dover rispondere della sua vita, della sua professione di psichiatra volta verso le neuroscienze, nella completa elusione di Freud. Quasi. Quasi quasi. Intanto, questione di allenamento, Allen è definito l’anti-Freud, a meno che non sia una sua stessa proposta. A meno che anche questa non sia inscritta nel suo Dna.

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Opera di Alessandro Taglioni, 2011

Che cosa dice Allen in un allenamento di molti anni e molti notti di studio in laboratorio su topi e umani? Studia apparentemente (tutta una carriera di apparenza, sino alla carica di professore emerito di psichiatria, ma avrebbe potuto esserlo anche di economia) la corteccia cerebrale durante la fase Rem, in realtà abbraccia il totemismo degli uomini-topi, l’antropologismo, il canone occidentale, il discorso della morte, insomma somarizza e somatizza e tabuizza. Il tabù è Freud. Non può leggerlo, non può affrontarlo, non può capirlo e meno che meno intenderlo. Non può far altro che attaccarlo, sul suo terreno privilegiato: il sogno. Ma tutto quello che dice non appartiene a Freud ma al figlio Allen, che così attacca la sua idea di babbo, che ha nel suo nome del padre il significante “figlio”.


Quando fa il ritratto di Freud in effetti fa il suo pessimo autoritratto, come in una recente intervista in uno dei più diffusi quotidiani italiani. Dice Allen: “Penso che la psicanalisi di Freud sia quasi al cento per cento sbagliata, un fallimento. Il sogno non nasce da desideri infantili repressi, come sosteneva lui. Non c’è alcuna prova scientifica di questo. Freud è il passato, ormai siamo migliaia di chilometri oltre il suo pensiero.” Prendiamo questa proiezione di Allen e per involuzione significante, oppure per sferificazione inversa, ne diamo la traduzione nei termini originali dell’autoritratto: la ricerca di Allen è quasi al cento per cento sbagliata, un fallimento. Occorre precisare che possiamo togliere il “quasi”: la ricerca di Allen, nonostante il suo allenamento e forse a causa di questo allenamento inintellettuale, è al cento per cento sbagliata. Il sogno di Allen nasce dal desiderio represso e poi esploso nella sua forma piena estensiva e dilagante di far fuori “lui”. Certo è “lui” che sostiene Allen, ma si tratta di un “lui” fatto a immagine e somiglianza di Allen. Non c’è alcuna prova scientifica di questo, ossia del pensiero di Allen. Distinguere tra scienza e discorso scientifico non è alla portata di Allen e neanche di Popper. La prova scientifica è senza scienza e conferma il canone occidentale che non ha bisogno di nessuna esperienza per sparare i suoi pistolotti logico-deduttivi.


Nessuna linguistica, nessuna semiotica, nessuna analisi degli elementi linguistici della sua narrazione. Al posto del segno tripartito ci sono segnali energetici casuali. E quindi Allen è il segno del suo Dna. Mica roba da scherzi: un Dna non ne vale un altro. C’è chi è nato tra gli inclusi al sistema e chi è nato tra gli esclusi. La vita umana pre-scritta di Allen? Come chiamarla: un fantasma, un’illusione, una chimera, un’ipotesi deduttiva che sviluppa le sue premesse logiche sino a trovarsele come altrettante conclusioni e verità logiche? Allen è il passato che non si riconosce proprio in quanto si presume nell’avvenire radioso della gnosi scientifica, in cui dio è sempre parlabile, nominabile, dicibile… “E non c’è dietro [al sonno e al sogno] nulla di misterioso, ma “solo” il nostro Dna.” È il Dna misterioso? Sarebbe così in avanti sui tempi il “nostro” Allen con il suo innatismo? Eppure avevamo già letto questi pseudo dibattiti su Skinner e i topi-uomini. E perché no il cane di Pavlov, tanto si troverà sempre nella mediotatasia un posto dove strombettare, secondo la profezia di Dante, che ovviamente non era scientifico.


Sicuramente Allen è a mille miglia da Freud, non oltre, ante. Inoltre, direbbe lo psicanalista e giurista Pierre Legendre, Allen mette nel posto della Referenza assoluta il Dna. Dove altri mettono dio lui mette il dna. In questo caso il Dna è una fantasia di predestinazione come tante altre.


L’anti-Freud mette l’inventore della psicanalisi nel posto del topo espiatorio, purificando ogni cosa affinché ritorni l’origine del buon ordinamento fallico del “due pesi e due misure”: una per Freud e una per Allen; una per l’inconscio e un’altra per l’allenamento cerebrale. L’animalismo è salvo. A chi il trionfo del totem e a chi la disfatta detumescente di un simil-pisello figlio di un dio minore, che quando riesce si sente figlio del dio maggiore. Ciclicamente. Ontologicamente. Genealogicamente. Totem e tabù.


Tra i negatori dell’invenzione freudiana c’è anche Yeshayahou Leibowitz, neuro scienziato oltre che intellettuale dell’istanza ebraica. Allen, e non c’è allenamento che tenga, dista anni luce anche dal rigore logico dell’indagine di Leibowitz sul corpo e sullo spirito, irriducibile alla corpologia, alla mentologia che richiama di più l’epigonismo religioso della scientologia economico e finanziaria che la scienza. Tra l’altro il figlio di Leibowitz, psichiatra e psicanalista (tale e quale il paradosso gnostico del topo-uomo) ha cercato di riconciliare il pensiero del padre con quello di Freud e non sappiamo con quali risultati.


L’allenamento di Allen, quello diurno che doppia quello notturno, provoca stupore, come s’accorge la sua intervistatrice. L’Allen mostro performer può dire ciò che vuole nei giornali che vuole senza provocare nessuno scandalo della verità. Nulla della società spettacolare lo frena, anzi lo sprona. Quasi l’intervistatrice, sott’altra luce errando, potesse con ogni domanda fornirgli l’occasione per sparare pistolotti fallici e scatologici. Il sogno è uno stato precosciente della mente.


Allen non ne vuole sapere dell’interpretazione, della rimozione e dell’inconscio. Nessuna interferenza con la coscienza. E allora come legge i sintomi, le sbadataggini, i sogni a occhi aperti, le illusioni, i miti, i riti? Il sonno sarebbe un allenamento inintellettuale dello stato di proto-coscienza quale modello di realtà virtuale del mondo? Il sonno è in presa diretta col mondo di Allen. La mondificazione, ossia il luogo comune esteso all’intero pianeta, Allen ce l’ha già inscritto nel Dna e per questo sgranella luoghi comuni con infinita generosità.


Il soggetto, costruito a strati di coscienza come una cipolla, è suddito del mondo. E nasce con il suo doppio, l’alias! “In ogni individuo c’è un proto-self. Un alias che esiste ben prima della nascita. Esiste già in utero ed è scritto nel proprio Dna.” E questa gnosi da quattro soldi, così placcata oro che va nei grandi simposi internazionali, sponsorizzata dall’oligarchia, ovviamente per niente impensierita da cotanto pensiero rivoluzionario, ebbene questa gnosi sarebbe scienza? Questo è scientismo, come l’astrologia.


L’inconscio di Freud deve essere dimostrato e il proto-self di Allen sarebbe dimostrato con la vivisezione del cervello senza arte né parte? D’accordo, il sé di Allen è virtuale, anche se non si sa bene di quale virtù si tratti. Forse è la somiglianza: “Più osservi gli individui più ti accorgi di quanto essi siano simili l’uno con l’altro”. Non ha tutti i torti Allen quando si allena: egli stesso assomiglia a tantissimi altri che sopravvivono benissimo nella società canonica occidentale con una briciola di gnosi. E assomiglia agli altri per una questione di innatismo. Del resto anche noi gli assomigliamo: abbiamo scritto questa nota perché era già inscritta nel nostro Dna.



16 settembre 2011


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