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Ad amicos

Luciano Troisio
(5.09.2011)

(non ho cancellato la nota sul giardino:)



Il giardino è di un fascino ineffabile. Tenuto alla perfezione dal personale composto da cinque ragazze e dieci ragazzi. Svogliati, malpagati. Ma il padrone per quanto riguarda il giardino è molto severo; è la sua mania, altri direbbe il suo giocattolo. Non credo che tenga molto all’opinione dei clienti, peraltro in maggioranza ammirati dalla clamorosa bellezza. Egli si misura soltanto con i titolari di altri giardini dell’isola. Alcuni non si possono vedere perché sono in ville private, godibili soltanto dai miliardari che le possiedono o le affittano. Ma sappiamo che ha vinto vari concorsi quindi è la sua acribia che viene solleticata e quasi soddisfatta.
Il giardino è una sottile manifestazione di cultura, lo è sempre stato. Dovunque. Se si conosce appena appena il luogo, si può immediatamente capire che non è stato creato dal nulla: infatti la parte fondamentale del tessuto preesistente all’intervento di modifica è facilmente riconoscibile da chi abbia passeggiato nei sentieri che attraversano la foresta (abitata dai contadini e tenuta nel più degradante abbandono di rami secchi, sacchetti di plastica già policromi, a mucchi)…

To be continued


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Hiko Yoshitaka, "L’indicible de l’amour", 2011, cifratipo, olio su carta

Cari amici,

scusate se vi ho trascurato negli ultimi tempi:
troppo da fare e depressione sono un melange terribile in direzione del non fare nulla (assai diverso dal “non agire” cinese). Sono arrivato a Bali, dopo un mese mi sono trasferito a Timor Leste, paese cattolico che è stato per 450 anni colonia portoghese, ora indipendente da pochi anni, dopo aver subito l’occupazione indonesiana per 24 anni: 200.000 morti su una popolazione di circa 900.000 persone. Il paese più costoso del mondo dopo gli USA. Rispetto a Bali minimo tre volte. Poverissimo, pieno di truppe ONU, ragazzi ben vestiti che sembrano attori, nullafacenti, annoiati, con stipendi da attori, mentre la popolazione ha un reddito pro capite di $ 0,50 al giorno, 180 all’anno. Mantenuti dall’assistenza internazionale. (Ma non sarebbe meglio dare a loro direttamente gli stipendi delle truppe nullafacenti?)

Dovevo stare un mese, ho tagliato la corda dopo dieci giorni. Sono stato ospite (dozzinante!!!) delle suore canossiane, in un collegio femminile di 84 liceali. Le suore, giovanissime, indigene, mi sono sembrate delle persone adorabili e quasi perfette, anche le ragazze, specie quelle meno brutte: educatissime e rispettosissime.

Ho mangiato con le suore nel loro refettorio. Il loro riso era sempre scotto e colloso. Davvero immangiabile. Credo che siano molto povere. Per me preparavano un ricco menu a parte, in un vassoio rotondo con sei contenitori più uno centrale (uso cinese). Pollo, maiale, pesce, verdure cotte di molte specie. Ma facevano anche ottime minestre con fagioli e porco, salsicce ecc. più frutta e anche due panini. Io mi servivo e poi passavo gran parte del mio cibo alle suore, che invece prelevavano da una serie di vassoi coperti, sistemati a buffet. Si notava qualche influenza di cucina portoghese (che io conosco attraverso quella di Macao e soprattutto di Goa). Quando c’erano ospiti preparavano anche la sangria. La superiora suor Guglielmina è un personaggio assai eminente nello stato, grande patriota oltre a essere professore ordinario di portoghese e inglese, e presidente del consiglio universitario, più altre decine di ruoli.

Mi sono sobbarcato l’incarico di fare l’editing di un suo libro (che lei si è sforzata di scrivere in un pessimo italiano), narra la storia di due suore -una italiana di Vimercate- assassinate dai filo-indonesiani, assieme ad altri 5 religiosi.

Sono state proclamate dall’ONU: Servitores Pacis.

Un lavoro faticoso e complesso.

Tornato a Bali ho partecipato il 18 agosto alla incredibile cremazione reale della sposa del principe Tiokorda Sukavati (morto nel 1978, alla cui cremazione fui presente). Solito sfarzo, folla strabocchevole, emozioni intensissime, TV di mezzo mondo. I miei ticoscopici reportages (sulle quattro cremazioni reali cui ho assistito) non interessano a nessun editore non rapace.

Facilitato dalla Wi Fi in camera, ho lavorato abbastanza. Ma soprattutto riordinato molto materiale. In prosa non ho scritto quasi nulla, sebbene dovrei, almeno su Timor. Cercherò di farlo in questi ultimi giorni.

Ho scritto una serie di versi che intitolerò Elegie Sundanesi.
Mi trovo a Candidasa, deserto posto per vecchi. Ho un bel bungalow in uno splendido giardino silenzioso, in cui mi gingillo, nonostante il divieto di Ferdinando Camon, mio assistente ideologico.

Nel giardino vive da 12 anni una suora buddista svizzera, un donnone sessantenne rapato dall’imponente lato B dureriano, molto antipatica. Mi piacerebbe molto parlare con lei. Sapere se considera conoscibile il mondo. Forse lo farò prima di andarmene.

Cari amici, ditemi di voi, rendetevi conto della mia situazione monodirezionale.

Un abbraccio



L.

PS.: chi vuole venire a vedere la Biennale con me?


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14.02.2017