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Ernesto Ferrero, "Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del capitano Salgari

Giancarlo Calciolari
(28.08.2011)

Ernesto Ferrero, “Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del capitano Salgari”, Einaudi, 2011, pp. 188, € 19,50.

Bel romanzo, eccellente costruzione letteraria del caso Emilio Salgari, che non evita lo scoglio del suicidio, anzi ne è il confronto più lucido. Si tratta del viaggio di vita di Salgari più che dell’ultimo viaggio, nel senso che il romanzo per quanto cominci dal ritrovamento delle spoglie di Salgari non legge la sua vita a partire dalla fine. E non indugia sulla fine. Nessuna fascinazione per la fine, com’è invece il caso del romanzo di Henri-Bernard Lévy sugli ultimi giorni di Baudelaire. Il libro è bello anche perché non si sente nessuna adesione ideologica a una tesi di lettura del caso di Salgari. C’è persino da chiedersi come riesca Ernesto Ferrero a sospendere il peso dei suoi ruoli sociali, è anche presidente del festival del libro di Torino dal 1998, per offrirci un libro così libero e leggero pur trattandosi di un caso anche di lutto e di dolore.


Ernesto Ferrero si è confrontato anche con il fatto di vivere nel luogo in cui Emilio Salgari ha vissuto parte della sua vita a Torino. È per un aspetto analogo che nel nostro viaggio di vita interviene Salgari: è nato e vissuto a Verona come Cesare Lombroso, come noi. E ciascuno si confronta anche con i miti della sua città. Ma non lo sapevamo da bambini, quando abbiamo letto tutti i libri di Salgari che c’erano nella biblioteca della scuola media che frequentavamo in collegio. È stato proprio per una serie di articoli del giornalista Silvino Gonzato pubblicati sull’Arena di Verona che parlavano di Salgari e anche del suo suicidio e delle sue disavventure con gli editori che il suo caso ha cominciato e porci interrogativi, come altri casi estremi dei quali ci siamo occupati per via della nostra formazione di psicanalisi. Intendiamo i casi di Georg Cantor, di Louis Althusser, di Kurt Gödel, di Antonin Artaud e anche il caso di un altro veronese non illustre, il poeta Giuseppe Piccoli, omicida e suicida.

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Hiko Yoshitaka, "L’assioma d’oro", 2011, cifratipo, olio su carta Artem di Fabriano

Tra l’altro Silvino Gonzato è citato come una delle due fonti più importanti di Ernesto Ferrero per la scrittura del suo romanzo.

Disegnare il vento è per Ernesto Ferrero il sogno di Emilio Salgari e la sua di Salgari è la scrittura di questo sogno, molto più importante dell’essere andato per davvero per mare. E non si può togliere il sogno a Salgari mettendolo a confronto con il realismo della sua assenza di esperienza di quello che scrive. Ernesto Ferrero non abbocca a questa tentazione che è quella dei più. Nessuno può togliere la menzogna tra burla e verità del nostro Peer Gynt di Verona. E per questo Ferrero scrive lo “sfumato” del filo del crepuscolo di Emilio Salgari, senza cercare di restituire il caso in pieno sole, tra luci e ombre nette. Persino i viaggi per mare che Salgari dice d’aver fatto, talvolta l’artificio letterario di Ferrero li rende più veri e forti della nostra presunzione di inesistenza perché abbiamo capito già tutto della nostra macchietta di marinaio.


Conta il testo di Emilio Salgari, la narrazione, le storie, senza evitare di “leggere” tutti i suoi “errori tecnici”, umani troppo umani, nella Torino, che pochi decenni prima era anche quella di Nietzsche.


Ecco, l’affresco della vita di Salgari fatto da Ernesto Ferrero è scritto con la dignità di restituire il suo testo e il suo sogno. L’operazione è riuscita. A noi spetta un’altra lettura di Salgari, certamente anche dei suoi errori tecnici, in particolare l’arte di aggravare il proprio caso, che sarà anche quella di Céline, a partire dal lavoro di Ernesto Ferrero.



Ernesto Ferrero, Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del capitano Salgari” Einaudi, 2011, pp. 188, € 19,50.


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30.07.2017