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Come leggere la società dello spettacolo

Marco Mancassola, "Non saremo confusi per sempre"

Giancarlo Calciolari

Quella di Marco Mancassola è una scrittura civile, nel senso che nessuno è esente dalla questione etica sollevata da ciascun caso.

(17.08.2011)

Noi viviamo distratti nella provincia Italia, da sopravvissuti? Non abbiamo interesse per la provincia e per i suoi fatti spettacolari che cercano inutilmente di distrarre dalla vera vita. Vita che è quasi la stessa di tanta gente ma con una virgola in più, con un accento differente. Questa altra puntazione appartiene a una logica puntuale singolare, che nessuna pulsione gregaria può svellere dalle parola. In queste condizioni, cioè quando il punto è condizione del viaggio, nei suoi tre aspetti di specchio, di sguardo e di voce, allora possiamo imbatterci in qualche altra pista originaria e in opere che entrano nella biblioteca della nostra stanza rinascimentale. La stanza della parola: senza più la sostanza e la sua altra faccia la mentalità. La stanza intellettuale. In questa stanza abbiamo incontrato a Parigi La vita sessuale dei supereroi, un romanzo di Marco Mancassola. La traduzione in francese per noi che leggiamo più in francese che in italiano alimenta l’ipotesi che il libro abbia un qualche interesse. E così annotiamo il nome di Marco Mancassola nelle pagine del quaderno dove scriviamo i libri da comprare.

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Hiko Yoshitaka, "La marotte de notre temps", 2011, cifratipo, olio su carta

Non saremo confusi per sempre è il più recente libro pubblicato da Marco Mancassola: è quello che abbiamo comperato, e non letto subito, perché volevamo finire di leggere gli scritti logici di Peirce che da anni non affrontavamo. Per quanto non ci sia una connessione tra il semiotico, il primo, l’inventore della semiotica, e lo scrittore, noi la troviamo, quasi ci fossimo esercitati da anni nella lettura midrashica, allenati a trovare connessioni là dove c’è solo una contiguità di parole. Peirce ha scritto, più di cent’anni fa, un articolo su come rendere le proprie idee chiare e distinte, che per altro è un tentativo impossibile, nel senso che la distinzione viene prima della chiarezza… ma sarebbe troppo lungo fornire i passi di questa elaborazione.


Marco Mancassola legge cinque casi della società dello spettacolo integrale, la cui significazione è fissata da una colata immensa di senso comune, di buon senso e di consenso tali da dissuadere chiunque dal provarsi a darne un’altra lettura. Marco Mancassola non è chiunque. Non accetta i protocolli della sopravvivenza, ovviamente non accetta nemmeno quelli della società letteraria, e allora può permettersi primo tra i suoi lettori, perché Marco Mancassola è in condizione di leggersi, cosa rara tra gli scrittori, di non essere confuso per sempre.


Peirce non accetta la confusione filosofica e logica dei più, e Mancassola non accetta la confusione pseudo letteraria alla quale sono condannate alcune storie che impropriamente vengono chiamate “fatti”.


Dalla lista sociale dei fatti di cronaca italiana, cinque casi vengono tolti dalla liturgia e dalla cerimonia dei media, ossia vengono distolti dalla loro significazione comune, e portati alla restituzione in modo letterario. La storia del giovane ucciso dal principe euforico, la storia infinita del bambino caduto nel pozzo, la storia della giovane donna che entra nel coma senza mai uscirne, la storia dell’adolescente ucciso e dissolto nell’acido, e la storia del diciottenne pestato ordinariamente dalla polizia si rimettono in moto. Divengono cinque movimenti. Cinque partizioni di vita originaria.


Non solo rievochiamo qui la forza e la chiarezza dei cinque casi clinici di Freud, ma ancora più importante s’instaura una connessione con il titolo del libro di Mancassola: anche noi potremmo non essere confusi per sempre. Anche noi potremmo come lo scrittore di Kafka balzare fuori dalla fila degli assassini.


Quella di Marco Mancassola è una scrittura civile, nel senso che nessuno è esente dalla questione etica sollevata da ciascun caso. Non è una scrittura impegnata nel senso che ne dava Sartre e che implicava lo schieramento di partito. Il palinsesto di ciascun caso e la sua rimessa in tensione alludono all’altra vita e non alla vita ideale che vale solo a confermare la vita reale.


Quanto alle cinque storie occorre appunto che ciascuno le legga per trarne quella verità che solo è la sua. Una nota di lettura non è una premessa logica che permetta a chi non legge di passare alla conclusione.


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19.05.2017