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Pittura teatro moda fotografia, le affinità eccellenti nel quadro prestigioso dell’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro

Cesare Tallone

Gigliola Tallone

È stato scritto che La Borelli, attratta dalla fama del pittore, che aveva ritratto circa cinque anni prima Lina Cavalieri “la donna più bella del mondo”, potrebbe aver richiesto un ritratto per celebrare la fama raggiunta, proprio col suo ruolo nella “Salomè” di Oscar Wilde.

(25.07.2011)

L’esposizione Internazionale di Torino del 1911, tenuta per la ricorrenza del cinquantenario dell’unità d’Italia, ebbe una straordinaria risonanza internazionale, ed é tuttora considerata come la più importante organizzata a Torino. Numerose mostre di arte e mestieri vennero allestite in padiglioni distribuiti in un enorme spazio espositivo, sulle due sponde del Po. Consiglio di dare un’occhiata alla recente pagina web dell’Archivio Storico di Torino, mentre all’epoca in cui feci ricerche -2000/2005- ebbi la fortuna di trovare soltanto, nella biblioteca dell’informatissimo Marco Albera, storico e presidente dell’Accademia Albertina di Torino, come unico e raro documento d’epoca, una copia del “Giornale Ufficiale Illustrato dell’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro 1911”.

In questa sede ho appurato che Cesare Tallone era presidente della commissione dell’Esposizione Internazionale della Fotografia Artistica, allestita nel padiglione della fotografia al Valentino di Torino, mostra in cui il Palazzo della Moda contribuì al prestigio e alla diffusione dell’Immagine della Moda Italiana.

Cesare Tallone dal 1899 dirigeva la cattedra di pittura e del nudo di Brera, ed era riconosciuto come uno dei massimi ritrattisti italiani. Nell’epoca fastosa inizio ‘900, ricordata come Belle Epoque, come mai prima e dopo, la bellezza femminile era l’icona di un momento storico dorato favoloso opulento e forse insieme anche presagio della eccezionalità e fragilità di quel momento. Il ritratto era al tempo ricercato per immortalare la propria bellezza e il proprio status sociale. Tallone, che eseguiva gratuitamente anche ritratti di popolane e di chi avesse nel volto quella particolare luce che lo attraeva, e tanti soggetti famigliari, era ricercatissimo dalla committenza milanese e no. Il fatto che avesse eseguito tre ritratti alla Regina Margherita, lo rendeva importante agli occhi di chi inseguiva il prestigio, per così dire, riflesso.

Tallone, osservatore acuto degli aspetti del suo tempo, non era insensibile alla moda.
La rivista romana “La Casa” del 1º luglio 1909, intervista Tallone, allora cinquantaseienne, e il costumista Luigi Sapelli, noto con lo pseudonimo Caramba, a proposito dell’appoggio all’iniziativa di Rosa Genoni che aveva fondato proprio quell’anno il “Comitato per una moda di pura arte italiana”. Tallone in quella sede risponde: “Mi conforta il pensiero che non vi sarà artista che non faccia altrettanto né bella donna italiana che non senta tutta la nobiltà della causa”.

La presidenza di Tallone a Torino e la presenza nella mostra della foto di Emilio Sommariva intitolata “nello studio del pittore”, eseguita l’aprile del 1911- l’esposizione torinese viene inaugurata il 29 aprile 1911- mi stimola a ricercare alcune connessioni finora rimaste sfumate. E qui voglio dedicare a questo singolo caso qualche parola in più di quanto abbia già pubblicato sia nella monografia di Cesare Tallone del 2005, sia nel libro dedicato alla cognata di Cesare Virginia Tango Piatti, del 2010.

Emilio Sommariva espone una foto in cui Lyda Borelli posa col costume di scena della “Salomè”, pièce teatrale che la conferma come attrice di talento e le conquista la fama internazionale. Lyda posa accanto al quadro terminato, mentre Tallone, in basso a destra, per chi guarda, tiene in mano il pennello, come se avesse appena dato l’ultimo tocco.

La foto è eseguita nello studio di Tallone di Corso Garibaldi 89, studio chiaramente riconoscibile da altre fotografie. Non solo la data della fotografia, documentata dell’aprile 1911, ma anche la presenza della Borelli accanto al suo ritratto, permettono di datare con certezza il quadro, per lo meno la sua conclusione, l’aprile del 1911.

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“Nello studio del pittore”. Foto scattata da Emilio Sommariva, 1911. Biblioteca Braidense Milano. Da sinistra, ritratto di Lina Cavalieri e dell’editore Ettore Baldini. Pubblicata in Cesare Tallone, Electa 2005.

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Cesare Tallone nel suo studio di Corso Garibaldi, con Alessandro Pirovano che posa vicino al suo ritratto, 1911, foto inedita, Archivio Tallone Milano.

Insieme alla foto “Nello studio del pittore”, il Sommariva presenta a Torino altre 20 opere, tra le quali 5 ritratti della Borelli, sempre col costume di “Salomé” e alcune splendide fotografie della figlia del pittore Teresa Tallone, sempre scattate all’interno dello studio di C.so Garibaldi.

Vale la pena sottolineare che il costume era stato disegnato da Caramba, intervistato insieme a Tallone il 1909. La casa Caramba, da lui fondata, realizzava costumi per i più importanti teatri italiani ed esteri, compresa la Scala di Milano, per la quale, dal 1921 alla sua morte, ricoprirà il ruolo di direttore degli allestimenti scenici. (Luigi Sapelli “Caramba” Pinerolo 25 febbraio 1865- Milano 10 nov 1936).
Anche il fotografo fiorentino Nunes Wais scattò fotografie della Borelli con lo stesso costume.

E qui cominciano le mie speculazioni.

Caramba era piemontese come Tallone, che era nato casualmente a Savona quando il padre militare Pietro Tallone, nato a Pinerolo come il Caramba, si era trasferito nella città ligustre dal 1852 al 1859, per poi stabilirsi a Parma con la famiglia. La madre di Tallone era piemontese di Alessandria e Tallone si considerava a tutti gli effetti piemontese di nascita e milanese per elezione. Niente di più facile che fossero amici, in quell’ambiente milanese che vide Tallone protagonista dell’ambiente artistico.

È stato scritto che La Borelli, attratta dalla fama del pittore, che aveva ritratto circa cinque anni prima Lina Cavalieri “la donna più bella del mondo”, potrebbe aver richiesto un ritratto per celebrare la fama raggiunta, proprio col suo ruolo nella “Salomè” di Oscar Wilde.

IL 1909 Lyda Borelli debutta al teatro Valle di Roma nella Salomè di Oscar Wilde, il successo prosegue nei teatri di Rio de Janeiro, Buenos Aires, L’Avana e in Messico, fino alla primavera del 1910, quando la Salomè era tornata a Milano, rappresentata in diverse repliche fino al luglio 1911, e altri teatri italiani fino al 1913.

La Borelli, che il 1911 aveva 24 anni, era idolatrata da tutta la mondanità, arte e politica italiana, ma era anche una giovane riservatissima, protetta “a vista” dalla madre e sorella Ada, anche lei attrice. Io non credo che l’idea del ritratto sia partita dalla Borelli. Del resto, il quadro è rimasto sempre nello studio di Tallone, fino a guerra inoltrata, e venduto dal pittore per necessità, in quei difficili momenti economici per la devastante guerra, pochi anni prima della morte (1919).

Credo piuttosto che Tallone volesse far seguire i fatti alla promessa pubblicata nella rivista “La casa”, pensando già allora alla combinazione del ritratto della giovane attrice e lo splendido costume realizzato dal Caramba, come testimonianza e omaggio alla moda italiana.

Penso che l’intenzione prima fosse di esporre il ritratto in una mostra, mentre, quando fu incaricato alla presidenza della commissione dell’esposizione internazionale della fotografia artistica, forse con breve anticipo, pensò di aver la perfetta occasione di manifestare la sua adesione al successo della moda italiana, cercando un fotografo che lo riprendesse nello studio col quadro e la prestigiosa modella accanto.

Così come non resta alcun documento che attesti una mostra in cui compaia il ritratto di Lyda Borelli, prima della mostra del Ritratto femminile contemporaneo di Monza nel 1924, è anche ovvio che Tallone non abbia dipinto quel ritratto solo per farlo fotografare dal Sommariva…

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Ritratto di Lyda Borelli, olio su tela, cm. 242 x 112, firmato b/d C.Tallone, 1911. Pubblicato in Cesare Tallone, Electa 2005.

La sua scelta cadde sul Sommariva, che aveva frequentato Brera l’anno 1899, e forse ancora per breve tempo seguito gli insegnamenti di Tallone, probabilmente come allievo privato all’interno dell’Accademia, o come suo allievo alla scuola del nudo serale. Rimane poi affezionato al maestro come tutti i suoi allievi, e ancora vicino a Tallone anche quando lascia gli studi di pittura, essendo socio della famiglia Artistica, di cui Tallone era esponente prestigioso, iscritto fin dalla fondazione il 1873.

O direttamente Tallone ha chiesto la sua prestazione o il Sommariva, sapendo del ritratto alla Borelli, si è offerto volontario.

La conseguenza fu felicissima per Emilio Sommariva, che grazie a quelle foto esposte, entrerà nel giro dei fotografi alla moda, ricercato da artisti e privati, decretando il suo ingresso nel circuito internazionale della fotografia.

E qui vedo ancora una spiegazione logica, poiché fu tanta la fama del ritratto proveniente da quella mostra fotografica, che Tallone non avrà sentito la necessità di esporlo, ma sì di conservarlo gelosamente.

Dalle pose della Borelli scattate da Sommariva vennero stampate almeno 5 cartoline postali che la raffigurano in vesti di Salomè. In Archivio conservo una cartolina da fotografia a colori del ritratto delle edizioni Alberto Traldi di Milano, “foto del ritratto proprietà artistica riservata N.562,
Cesare Tallone-Lyda Borelli”.

Si tratta di una cartolina postale scritta da un soldato al Fronte a un’amica.

È ora, forse cosa più importante, di analizzare il ritratto.




Mai Tallone nella sua opera di ritrattista ha indugiato nei particolari del vestito come in questo caso. Addirittura, avendo avuto la fortuna di vederlo l’ultima volta che fu esposto, notavo alcuni “strass” o vetrini colorati incrostati nella materia pittorica.

Tallone normalmente non indulgeva sul vestito, dando importanza quanto bastava alla soluzione chiaroscurale e luministica, evidenziando solo alcuni particolari.

Meno ancora Tallone allestiva una coreografia, mentre nel caso Borelli si tratta di una vera e propria “messa in scena”. Anche nel ritratto della Regina Margherita, conservato a Palazzo Chiablese di Torino, se pur il vestito è più particolareggiato di altri casi, la sfondo è risolto con semplicità, per dare luce e contrasto con la figura.

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Ritratto di Sua Maestà la Regina Margherita, 1890, cm. 267 x 145, olio su tela, firmato e datato Tallone Roma 1890, Torino, Palazzo Chiablese. Pubblicato in Cesare Tallone, Electa 2005.

Vediamo invece, nel ritratto dell’attrice, e ancor meglio dalle foto del Sommariva “ nello studio del pittore” e altre in cui Lyda è ritratta sola, una colonna ornamentale scura e leggermente venata, probabilmente di finto marmo, un apparato che Tallone usa in questo caso per creare, nel centro di un pannello più chiaro, l’illusione di un’apertura, con l’effetto dell’uscita da una quinta di teatro dalla quale la Borelli appare in posa languida, col piede sinistro avanzato mentre scende uno scalino, che non è altro che una pedana su cui spesso Tallone faceva posare. Il tappeto che sta per calcare, le braccia nivee a sollevare la veste impalpabile, semitrasparente, d’oro brunito; il bel volto ispirato, il collo leggermente piegato all’indietro con la sciolta capigliatura tizianesca agitata dal movimento, da cui cadono lentamente dei petali dello stesso tocco acceso di colore delle rose gettate a terra: tutto l’impianto del ritratto è teatrale, e Lyda sembra avanzare verso il pubblico per un ultimo applauso.

Ecco perché a me pare logico che Tallone abbia, per così dire, infranto per una volta la semplicità formale che gli era propria, lo ha fatto in virtù del suo omaggio alla moda italiana, esaltando il connubio della moda e dell’arte del teatro, e lo fa nel modo più intelligente, unendo molte eccellenze: quella del pittore famoso, dell’attrice famosa, del costumista famoso e del fotografo che è a un passo dalla fama.

Una ipotesi possibile del contatto con l’attrice, potrebbe essere stata la conoscenza con Rosa Genoni, sarta e insegnante all’Umanitaria di Milano, stilista di successo, di cui Lyda Borelli era amica intima e, come si direbbe oggi, la “testimonial”. La Genoni, di fede socialista, a un certo punto della sua carriera dedicherà tutte le sue forze alla causa del pacifismo femminile internazionale, fondando la sede milanese il 1915 (WILPF).

La cognata di Cesare Virginia Tango, introdotta nell’ambiente artistico milanese, scultrice e giornalista, diventerà amica intima della Genoni, unendosi alla causa della pace e fondando lei stessa a Firenze il 1920 la sede fiorentina della WILPF. Il suo primo articolo che parla di Rosa Genoni è del 1914, ma pure mancando documenti precedenti, niente impedisce pensare che avessero stretto amicizia negli anni precedenti.
Non chiudo senza accennare alla Regina Margherita, che ebbe per Tallone “particolare benevolenza” parole sue nel telegramma di condoglianze alla famiglia alla morte del pittore. Fu la vera prima promotrice della moda e dell’arte dell’Italia unita.

Donna intelligente e sensibile, era attivissima patrocinatrice di occasioni culturali. Aveva studiato pittura con Massimo d’Azeglio, possedeva passione e buona conoscenza della musica, ed era provetta alpinista ed amante dell’archeologia.

Lidia Borelli in arte Lyda nasce a Rivarolo Ligure il 22 marzo 1887 dall’attore Napoleone Borelli e da Cesira Banti, anche la sorella Ada è attrice. Lyda debutta il 1901, dopo una breve carriera di successo, anche al cinema, il 1918 sposa il conte Cini e si ritira dalle scene.


Tutte le fonti sono menzionate in:

Gigliola Tallone, Cesare Tallone, Electa 2005.

Gigliola Tallone, Virginia Tango Piatti. Una vita per la pace, Transfinito ed., Soave, 2010.

Alcuni tra i testi consultati:

DIVINE, Emilio Sommariva fotografo, opere scelte 1910-1930. Biblioteca nazionale braidense, a cura di Giovanna Ginex 2004.

Ivo Blom, Lyda Borelli e la nascita del glamour. Dal teatro, via pittura e fotografia, al cinema, 2005, University of Salerno.

Gigliola Tallone 11 luglio 2011


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