Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Per le vie del Borgo

Via Zeffi

Paolo Pianigiani
(4.07.2011)

Intanto pago subito i debiti: tutto quello che segue lo devo alla cortesia e al sapere di Giulia Grazi Bracci, che io, come del resto tutti i suoi amici, chiamo in simpatia “Maciò”.

E’ lei che ha approfondito la storia della famiglia Zeffi, fino a cercare ogni possibile e immaginabile riferimento, negli archivi e per ogni dove.

E quello che più colpisce, nei suoi scritti, è quando dice che non è una esperta: in fondo lei di professione fa l’ingegnere, e quindi quello che trova lo mette a disposizione di altri.

E’ proprio un bel tipo la Maciò, nata ad Asina Lunga (Sinalunga) nel contado senese, e venuta a stare qui dalle nostre parti, in quel di Monteboro!



Cominciamo quindi col dire che gli Zeffi, di cui si parla nell’intitolazione della via empolese sono due: Francesco e Giovan Francesco, che furono probabilmente biscugini. Spesso si sono confusi in uno solo per la comunanza di mestiere: furono infatti tutti e due religiosi, letterati, studiosi di lingue antiche ed ebbero a impiegarsi come istitutori in importanti famiglie fiorentine: Francesco presso gli Strozzi e Giovanni Francesco presso i Medici.

Francesco nacque a Empoli il 30 Dicembre 1491, fu prete e canonico prima nella Collegiata empolese e poi nella chiesa medicea di S. Lorenzo, a Firenze. Fu precettore dei figli di Filippo Strozzi e appartenne alla esclusiva Accademia degli Umidi. Tradusse dai classici latini e pubblicò parecchi volumi di carattere religioso. Se ne andò da questo mondo il 17 Gennaio 1546.

Quello che ebbe vita più avventurosa fu Giovanni Francesco, che fu assunto dalla famiglia di Pier Francesco de’ Medici, di cui fu agente e segretario, dal 1523 al 1536. Seguì negli studi il famoso Lorenzino che, fattosi grande, uccise a tradimento il duca Alessandro dei Medici, dopo averlo attirato in casa sua con la promessa di un incontro amoroso con la propria, bellissima zia, la Caterina Soderini Ginori. Il fattaccio avvenne le notte del 5 Gennaio 1537 e Lorenzino fu aiutato dal suo servo Michele del Tavolaccino, detto lo Scoronconcolo.

Fu il nostro Zeffi ad essere informato per primo della faccenda e fu lui a fornire il denaro per la fuga. Gli fu inoltre ordinato di aspettare tutta la notte, davanti alla “maledetta camera”, badando bene che non entrasse nessuno, prima di avvertire chi di dovere di quello che era accaduto.

Giovan Francesco era il Maestro di casa, e aveva la disponibilità dei cordoni della borsa. E del suo comportamento ebbe a lamentarsi Lorenzino nella sua “Apologia”, giudicandolo eccessivamente prudente. Ne disse male anche il Varchi, definendolo, in una lettera, così: “pedante, sterile e inutile”. Pur avendo ubbidito solo agli ordini, fu sospettato di tradimento e connivenza da Cosimo I, che subentrò ad Alessandro, e ritenuto quindi colpevole del reato di lesa maestà. Per lui fu la rovina.
Gli furono sequestrati tutti i beni e fu allontanato, pena la morte, dal ducato di Toscana.

Il beneficiato di turno, familiare di Cosimo, fu un barbiere, chiamato di soprannome e appunto “Barbetta”, che si ritrovò in mano la ricca biblioteca di Giovanni, composta da manoscritti e volumi rarissimi. Pensò bene di vendere tutto, e tutto fu disperso.

Di questo ebbe a lamentarsi nelle lettere spedite agli amici fiorentini il nostro incolpevole Giovan Francesco, che finì i suoi giorni di esule non si sa dove, e morì non si sa quando, ma comunque prima del 1562, quando fu pubblicato postumo il suo libro più importante, la versione in volgare delle Lettere di San Gerolamo.

Peggio sorte toccò a Lorenzino, ammazzato in campo San Polo a Venezia, nel 1548 da due sicari, inviati, sembra, dalla vedova di Alessandro, Margherita d’Austria. Ma qui si va fuori dal nostro seminato.



Gli altri articoli della rubrica Storia :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

14.02.2017