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Charles Sanders Peirce. On a New List of Categories

Giancarlo Calciolari

Quali sono i criteri della lista di Peirce? Forse sono i criteri di una certa lettura della vecchia lista di Kant, ma lungo la deriva dell’elemento come significante e lungo l’erranza dell’elemento come nome l’ipotesi abdutiva, che è lo stesso Peirce a immettere nel suo dizionario, con il pretesto di Aristotele, è la via dell’invenzione.

(16.05.2011)

On a New List of Categories, Su una nuova lista di categorie è il titolo del debutto di Peirce. Il primo testo della maturità.
Formazione logica, filosofica, il padre un eccellente professore di logica all’università, il giovane Peirce si forma sin dall’età di otto anni in conversazione con il padre Benjamin che lo sollecita a discutere di logica, matematica, aritmetica e filosofia.


Su una nuova lista di categorie, del 1867, viene tradotto in italiano con Una nuova lista di categorie (nella versione delle opere a cura di Massimo A. Bonfantini, edite da Bompiani), rimane esclusa la particela “su”, semplicemente per ragioni eufoniche. Suonerebbe meglio una nuova lista di categorie rispetto a su una nuova lista di categorie. Forse “su una nuova lista di categorie” fa più filosofico, e “una nuova lista di categorie” fa più semiotico, più logica matematica, più logica.

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Christiane Apprieux, "La forza dell’elemento", 2010, bronzo

“Su una nuova lista di categorie” la particella “su” può dare l’idea di una minore precisione, di un minore approdo all’essenzialità della questione, e quindi tradotto più di cento anni dopo in una disciplina e una scienza che si è stabilità, la semiotica, può anche tradursi con “una nuova lista di categorie”.


L’ipotesi di lettura che viene dalle opere di Peirce è che quel “su” indichi non tanto una relativa imprecisione piuttosto che un’incertezza rispetto a quel che scrive, ma indichi i 20 anni di letture adulte, ben che ne abbia per l’appunto 28 di anni nel 1867. “Su una nuova lista di categorie”, ossia un accenno di un lungo lavoro. La formula è quella della brevità conclusiva di Leonardo. L’articolo infatti è breve.


Quindi “su una nuova lista di categorie” nel senso che da lungo tempo Peirce elabora la questione del segno, degli elementi linguistici ed è giunto ad alcune conclusioni che costituiscono una nuova assiomatica, una nuova lista di categorie. Così l’articolo è il primo frutto di una lunga indagine. La ricerca di una vita.


Uno sviluppo in varie opere lungo tutta la vita, sebbene la vita di Peirce non si sia prestata più di tanto alla pratica corrente di ricerca che è quella nell’ambito dell’università.


Non sulla lista, sulla nuova lista di categorie, non la lista di categorie, ma una nuova lista, quindi è sullo sfondo di una vecchia lista di categorie che Peirce prende il suo slancio. Egli si forma nel confronto con il testo di un maestro, Kant, dopo aver avuto per compagno di strada il padre, il padre come maestro e anche come compagno di lettura. Citiamo il dispositivo di lettura ebraico del Libro ed è quello che il giovane legge con un compagno e con un maestro; non legge da solo, non legge esclusivamente con il compagno, non legge esclusivamente con un maestro. Non risulta troppo interessante nemmeno la struttura allievo maestro. Occorre la trialità o la terzità, cara appunto a Peirce, il tre: allievo maestro compagno.


Poi c’è il compagno che incontra al circolo metafisico. Compagno e circolo che andrebbero “letti” in modo logico e semiotico, non in modo psicologico, personalistico, sociologico o in altri strati minori di pseudo lettura.


Charles Sanders Peirce: William James come compagno e come maestro un testo, quello di Kant. Una nuova lista di categorie perché la vecchia lista è quella di Kant. La chiama una teoria da lungo tempo stabilità, stabile, e ci interrogheremo nel caso sulla questione di questa stabilità, questo ausiliario del verbo essere integrato nel verbo.


La nuova di categorie (per cominciare: primità, secondità e terzità) è quindi una nuova lista. Se si tratta di una nuova lista non è pertanto la lista uno che dovrebbe unificare le altre liste di coloro che neanche arrivavo a porsi la questione e le utilizzano da bravi geometristi, ossia esecutori di un algebrista preso come meta geometra. È una lista perché non c’è la lista zero, dal quale succede l’uno: c’è un varco incolmabile tra lo zero e l’uno, zero è la posizione impossibile che occupa Peirce, l’autore, di una nuova lista.


Quindi si tratta dell’assiomatica (ciò che vale) e della teorematica (ciò che non vale più perché non è mai esistito se non come fantasma) di Peirce. Assiomatica della lista originaria di Peirce, della sua scienza singolare e triale, che proprio in quanto non unificante, non universalizzabile come ha cercato di fare, fallendo, la semiologia, ciascuno può acquisire per confrontarsi con l’esperienza e giungere alla sua nuova lista di categorie. Una nuova lista di categorie è l’altro nome della scienza singolare di Peirce, la semiotica, che è l’attacco intellettuale tra i più forti portato alla stabilità delle categorie, rispetto alla libertà di ciascun elemento linguistico, che resta nella sua logica e nella sua struttura: in categoriale. Il sintomo, l’impasse e la schisi sono l’incategorialità originaria del segno.


Peirce ci permette di leggere il suo maestro, Kant, in un altro modo. Kant richiede oggi una lettura non più filosofica (Peirce inventa la semiotica sul tramonto della filosofia), una lettura attenta alle novità introdotte da altre logiche particolari, come quella di Armando Verdiglione, che chiama cifrematica, oppure coloro che sono stati tra i maestri di Armando Verdiglione (nato nel 1944), e anche che sono i nostri, ovvero la scienza particolare di Freud (Peirce nasce nel 1839 e Freud nasce nel 1856) che chiama psicanalisi e la scienza singolare di Jacques Lacan (che nasce nel 1901) che non l’ha apostrofata con un nuovo nome, e questo tra l’altro interroga proprio il nodo che stiamo elaborando.


Tecnicamente, teoricamente, occorre dire che la psicanalisi è la scienza inventata da Freud e nessun altro può essere psicanalista. A ciascuno spetta l’invenzione di un’altra cosa. Questa è, per qualche filosofo, il grado massimo dell’inesistente che diventa evento in una nuova scienza particolare a qualcuno.


Chi è freudiano, lacaniano, e tutte le invenzioni che possiamo fare di questa terminologia: verdiglionano, godeliano, cantoriano, aristotelico, ecc., si condanna a non inventare, precisando che l’invenzione non è del soggetto, il soggetto non è inventore. Il verbo “inventare” non riguarda il soggetto, non è estendibile al soggetto e non è estendibile al predicato insegna Peirce. Eppure “invenzione” è un elemento linguistico che può o meno intervenire in una vita. Quindi non diciamo che non esistono freudiani, lacaniani, tuttavia non è in quanto freudiani, lacaniani… che qualcuno inventa.


L’invenzione avverrà sul bordo impossibile della pratica che definita psicanalitica non permetterebbe invenzione. Un esempio semplice è quello delle invenzioni nell’ambito universitario. Malgrado l’inesistenza dell’invenzione nel discorso universitario, alcuni inventano. È l’esempio di Kurt Gödel, dello stesso Peirce. E rispetto al discorso universitario sono casi anomali, ma il caso è anomalo, è non simile.


La lista è una serie originaria: è il numero nella sua innumerazione. Cresce il glossario e il dizionario lungo l’esperienza, questa è la nostra ipotesi. La sua negazione è una serializzazione di alcuni postulati.


Quali sono i criteri della lista di Peirce? Forse sono i criteri di una certa lettura della vecchia lista di Kant, ma lungo la deriva dell’elemento come significante e lungo l’erranza dell’elemento come nome l’ipotesi abdutiva, che è lo stesso Peirce a immettere nel suo dizionario, con il pretesto di Aristotele, è la via dell’invenzione.


Gli elementi originari della vita, della parola, perché la vita senza parola è la vita dell’animale, che per altro è per un tentativo di padronanza e di controllo sulla vita degli animali che l’animale stesso non può dirsi fuori dalla parola. L’esempio di Lacan sul destino degli elefanti per l’impiego del significante “elefante” in un’aula di conferenze dove si parla degli elefanti rispetto alla vita degli elefanti a migliaia di kilometri altrove. Eppure la loro vita è gravida di quel impiego dell’elemento linguistico “elefante” in quel luogo tra quelle persone che possono deciderne la caccia per utilizzare l’avorio. L’assiomatica della lista o il principio della lista? L’elemento non entra in nessuna lista: entra nella tripartizione del segno.


Il principio della lista è l’impossibile serializzazione, per altro è impossibile anche la categorizzazione dell’elemento, dell’elemento che entra nella parola, che occupa una posizione, e questo è l’elemento come posizione, come forma, come formatore, l’altra faccia dell’elemento come formatore è il tempo e qui l’elemento come trasformatore, non l’elemento temporale, soggetto alla temporalizzazione, che sarebbe un altro nome della lista.


L’etimo di lista è quello di bordo, bordura, banda, cimosa, lisiera, anche margine, confine. Lista nel tredicesimo secolo indica una serie di nomi o di cose inscritte le une al seguito delle altre: dal germanico lista, striscia, frangia. Dal dizionario Zingarelli: striscia lunga e stretta di carta, stoffa o anche di materiale solido. In quest’ultimo caso si avvicina al bastone, all’asta, ossia Schaft: manico, asta, manganello, scettro, il bastone della sovranità e anche dell’autorità in tedesco. Herrschaft: dominio, dominazione. Lista, listarella, bastone che non è estraneo alla nostra lettura di Kant. La nozione di significante primordiale o significante padrone, come quello di enunciato primordiale o principale in Jacques-Alain Miller, pone la stessa questione della categoria e della sua essenza, il fallo, sulla cui significazione ha scritto Jacques Lacan.


L’elemento è incategorizzabile, inserializzabile, incatenabile (per rispondere alla catena significante di Lacan)la serie in cui è preso l’elemento come significante o come nome è la serie originaria, la serie in cui ciascun elemento differisce da sé e si divide da sé, mentre nella serializzazione, di tutti i sogni filosofici, gli elementi sarebbero identici a sé e spalancherebbero la loro via alla logica formale e al formalismo matematico o ma tematizzazione del reale, che varrebbe anche nella versione topologica di Lacan. Non ha torto Galileo a dire che il mondo è scritto in lettere matematiche, ma per l’appunto l’elemento nella sua originarietà dissolve in ciascun istante qualsiasi ipotesi di mondo. Nessuna mondatura, nessun terzo escluso per creare il mondo. Secondo il terrorismo intellettuale basterebbe fare assaggiare agli inclusi per un attimo la vita degli esclusi per intendere che quello che stiamo dicendo è quanto di più reale nella vita di ciascuno.


Noi non abbiamo bisogno del terrorismo intellettuale, già cogliamo nella fantasmatica dell’inclusione, in tutti i suoi paradossi, le questioni irrisolte e che fanno sì che non c’è nessuna genealogia dei predestinati al bene o dei predestinati al male, poiché non c’è la lista degli inclusi e non c’è la lista degli esclusi.


L’elemento non si include né si esclude, non entra nel cerchio e non esce dal cerchio, ciò che entra nel cerchio e esce dal cerchio è il cannibalismo sociale, gli inclusi sono i cannibali dominanti e gli esclusi sono i cannibali candidati alla dominazione, questi sono i mondi e le loro logiche e quindi non è solo il mondo dei dominanti che va dissolto ma anche il presunto mondo dei dominati.


La stabilità di una teoria (Peirce è affascinato per la stabilità dell’edificio di Aristotele e per quella dell’edificio di Kant e intende costruire un edificio più stabile e abitabile di quello di Hegel)), è ottenuta relazionando, ossia connotando un elemento a un altro elemento, sebbene l’introduzione di un terzo elemento, l’interpretante, spalanca il sistema ben oltre l’incompletezza intuita da Gödel.


Per Peirce ciascun elemento linguistico entra nelle varie tripartizioni della parola oppure è sollecitato da un’analisi singolare, com’è il caso del termine “sostanza” e del verbo “essere”, che sono per l’inventore della semiotica il principio e la fine di ogni concetto, che riduce a unità le impressioni. Forse solo “concetto” resta fuori dalla tripartizione del segno di Peirce, che insegue la logica della distinzione con tre modalità della separazione: la prescissione, la discriminazione e la dissociazione.


Riprenderemo in altri scritti tali questioni.

Questa breve nota di lettura potrebbe chiamarsi con il bel titolo di un opera di Christiane Apprieux ed è “ La forza dell’elemento”.


Giancarlo Calciolari

20 febbraio 2010 – 7 maggio 2011

Grazie all’amico Rafael Meyer Pirone per avermi permesso di leggere il testo di Peirce in lingua originale.


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