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Lettura del libro di Gérard Haddad, Les Folies millénaristes

Gérard Haddad. Non c’è più escatologia

Giancarlo Calciolari

Qual è il messaggio ebraico che persiste e che non è stato integrato dal cristianesimo? Qual è la forza che viene dalla lettura di Maimonide, al quale Haddad ha dedicato un libro,rispetto alla lettura della corrente cabalistica?

(2.05.2011)

Lettura del libro di Gérard Haddad, Les Folies millénaristes (Grasset, 1990).

Gérard Haddad indaga la questione del come emergono i movimenti messianici, i movimenti apocalittici, i movimenti escatologici. La narrazione parte dall’esperienza del suo trasloco a Gerusalemme. Esperienza che dura più di qualche anno. In quel periodo, siamo nei primi atti ottanta, c’era l’emergenza di un messianismo che faceva capo a un vecchio rabbino di New York. La leggerezza e il modo in cui molti, indifferentemente dalla formazione culturale, hanno creduto all’arrivo del Messia, ha portato Gérard Haddad non ad abbracciare la cosa, per via dell’esperienza psicanalitica, svolta con Jacques Lacan, e al posto di abboccare legge, analizza la trama del messianismo. Approda per via della clinica a intendere che il tempo che resta, la parusia, l’apparizione del Messia, che verrebbe per regnare per mille anni, da qui il termine millenarismo, non esistono se non come un fantasma di padronanza e di controllo della vita, in particolare del tempo.

Il tempo che resta è una fantasia e per via clinica, quella della piega della parola, si dissolve, non pacificamente, perché il tempo irrompe come schisi, come taglio, come terremoto rispetto alle certezze del presunto soggetto. E così Haddad non ha interesse a trovarsi nella posizione dell’esecutore di questa idea algebrica intorno al tempo, cosa che invece fanno in molti.

Il testo di Gérard Haddad dà per letto, per digerito, l’itinerario culturale e scientifico di Jacob Taubes, che proprio negli anni del suo viaggio a Gerusalemme stava giungendo al termine della sua vita. Nel 1987 terrà la sua lettura delle Lettere ai romani di Paolo.

Perché parliamo di Taubes e di Haddad, che non pare si siano letti? Perché risalta ancor più la forza di Haddad sulla quale non ha presa il rapporto tra Dio e il mondo. Dio opera nella scrittura delle cose, ma non interviene nella storia degli umani. Non è agente, ossia delegato superiore al desiderio degli uomini. Mentre l’ipotesi del Dio agente comporta nel testo di Taubes di porre sullo stesso piano il testo della gnosi (in particolare Marcione) e quello dell’istanza monoteista dell’ebraismo.

Gérard Haddad non prende in considerazione la lettura che nel dibattito è data dall’approccio di Carl Schmitt a quello di Walter Benjamin, sino a giungere appunto a Jacob Taubes e poi a Giorgio Agamben.

Tutta la struttura teorica di Carl Schmitt si mantiene sull’ipotesi del tempo che resta, che resta prima di cosa? Prima della parusia, la seconda venuta di Cristo, che tra altro logicamente è una terza, essendo tornato una seconda volta per quaranta giorni. E non c’è questo tempo che resta che sarebbe quello della lettura nel registro del reale e non in quello del simbolico dell’avvento di Cristo. Sia per Schmitt che per Taubes noi viviamo nell’eone di tempo inaugurato dalla venuta di Cristo; ed è l’applicazione, l’esecuzione di questa fantasmatica o ideologia dell’azione che ha portato ai massacri del ventesimo secolo.

Nel senso che l’eliminazione attuata con il principio del terzo escluso, rappresentato dagli ebrei, come dagli zingari, come dai malati mentali, come dagli omosessuali, segue anche alla famosa coppia amico/nemico che tiene tutti i razzismi in pugno teorico, che c’è nella Repubblica di Platone. Che cosa implica la coppia amico/nemico? Comporta che contro l’avvento del nemico quale figura mercenaria dell’Anti-Cristo, prima dell’avvento della parusia, ogni ritardante è buono, per gli amici. In questo caso ecco la presunta bontà del nazismo per frenare il comunismo, socialismo nazionalistico che oggi fa orrore, ma che allora era digerito bene dalle moltitudini, come è digerita oggi la guerra in Afganistan o in Libia o qualsiasi altra guerra.



Anche Agamben ha poco tempo a disposizione per l’infinito della ricerca: ha scritto per l’appunto un libro dal titolo Il tempo che resta. Agamben, che fu allievo di Heidegger, traduttore dell’opera di Benjamin, è all’origine delle traduzioni in italiano di Jacob Taubes. Solo di recente è stata tradotta in francese la opera principale del rabbino filosofo, l’unica cosa che ha scritto e che non risulti da una trascrizione o da una somma di articoli ed è la sua tesi di laurea, Escatologia occidentale.

Non cedendo all’escatologia, non ha nessuna centralità per Gérard Haddad l’opera di Martin Heidegger, che è particolarmente appetita persino da poeti ed architetti, che non si chiedono che cosa nella teoria del “più grande filosofo della prima metà del ventesimo secolo” abbia favorito la sua adesione al nazismo.

È per via della clinica psicanalitica quindi che viene svolta l’analisi dei testi nel libro “le follie millenarie”. La tesi principale è quella di un rapporto, di una connessione, di una relazione molto stretta tra il libro e il nome del padre. La clinica di Jacques Lacan nell’insegnamento di Gérard Haddad fa il ponte con le sue letture bibliche, talmudiche, di vari testi della tradizione ebraica, proprio per essersi accorto di come l’analisi di Freud, la sua invenzione, l’inconscio, la sua lettura della vita, sia stata possibile dalla lettura dell’istanza ebraica, in particolare relativa alla legge e al padre. È Freud che a proposito dell’ebraismo e del cristianesimo distingue tra la religione del padre e la religione del figlio, e quindi indica la via per leggere il padre e il figlio senza più religione, senza più il cerchio magico e ipnotico.

Gérard Haddad ha dedicato due libri a questo argomento: da Lacan et le judaïsme (1981) a Le péché originel de la psychanalyse (2007).

L’analisi degli autodafé, degli incendi delle biblioteche, trova un ritornello in ciascuno caso dove viene stabilito questo legame e nel caso degli autodafé viene data come possibile la sua distruzione. Gli autodafé sono per Haddad la negazione del libro, la negazione della cultura dell’altro popolo, dell’altro gruppo, e quindi trova non una radice biologia, o l’aggressività a livello immaginario tra simili, ma una scansione simbolica a cui è attaccata l’umanità dell’altro come quella cosa che procede dall’istanza del libro e della scrittura, che non ha nessuna mimesi da enunciare rispetto alla natura, mentre invece, e sono gli esempi di Haddad, sia la musica con i suoni sia la pittura con l’immagine della natura avrebbero questa possibilità di essere lette a livello di mimesi, che poi è diventata arte, fino all’enunciazione che è la natura che imita l’arte.

L’analisi di Gérard Haddad comincia con l’ipotesi della distruzione dei Vangeli scritti in ebraico, dei tentativi di bruciare i libri della tradizione ebraica fatti dagli stessi ebrei, sino a uno dei movimenti hassidici più importanti, quello di Rabbi Nachman di Bratislava, in cui si intende che il libro sarebbe una falsificazione del libro, e quindi tutti i libri andrebbero bruciati per cancellare anche la falsificazione, “anche” per lasciare l’unico libro di cui ci sarebbe bisogno, quello scritto dal vero riscrittore; tale è anche la motivazione della traduzione della Bibbia in tedesco di Lutero.

Al termine del libro, che spesso si rifà all’analisi di un altro libro di qualche anno precedente, Mangiare il libro (1984), in cui c’è l’analisi di alcuni casi di alcolismo, la chiusa del libro Le follie millenaristiche è attorno all’alcool, accorgendosi come il tentativo di negare l’istanza della legge, il tentativo di liquidare il nome del padre si chiami per l’appunto alcoolismo.

Come terminano le avventure millenaristiche, storicamente i suicidi collettivi, i massacri? Terminano senza realizzarsi pienamente, ossia mancano il loro bersaglio. Non resta nulla. E questo può riscontrarlo Haddad che s’interroga sull’originario e non sulla pseudo vita degli umani. Che cosa resta se non la lettura che non è mai stata fatta prima di queste avventure?

Gérard Haddad con questo libro, che da troppi anni non viene tradotto in italiano, opera una restituzione del testo, del Libro. Noi abbiamo il libro, anche i popoli presunti senza libro, quelli che l’antropologia ha chiamato primitivi, e a ciascuna generazione, a ciascuno, nell’impossibilità teorica di stabilire la connessione tra il singolo e il gruppo, che l’autore chiama enigma, è dato di leggere il libro e di restituirlo con un’altra lettura. Che altro è il Talmud, il Midrash, se non modi di restituzione del libro.



Non analizziamo qui la questione dello studio (studium), ma della restituzione, ovvero di qualche cosa che va oltre lo studio e che richiede appunto un’altra cifra, come questo libro di Gérard Haddad. Notiamo come lo studium applicato alla word literature comporta il bricolage, che sorge sull’elusione del testo, certamente anche nel bricolage immenso, da Shakespeare presunto autore dei drammi di Shakespeare a Dan Brown, autore certificato dei suoi libelli.

Gérard Haddad pur dicendosi bricoleur nel libro su Le donne e l’alcool (2009), facendo quindi opera di bricolage, ma in effetti si tratta di restituzione del libro, legge la notissima frase “Pietro su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Tale lettura non è bricolage ma è una restituzione in altra cifra della questione di come sia sorta la Chiesa cristiana, su una frase ebraica della quale si è smarrito il senso e la costruzione poetica. Haddad legge con Maimonide questa frase che risulta un’interpretazione midrashica dell’attribuzione del nome Pietro a Simone, Simon ben Yona, da parte di Gesù.

Forse la Chiesa non è altro che quel compromesso delle oligarchie ecclesiastiche che riscrivono la storia distruggendo i testi originali, per meglio governare gli umani, senza intendere di essere autodiretti dalla loro stessa acefalia, ovviamente nel nome del nome, nel nome di Dio, che invece è innominabile. Lo stesso Paolo è un’invenzione degli eresiarchi cristiani che giungono sino a (questo è il compromesso) stabilire i quattro vangeli canonici, a stabilire la quaternità, minando la nascente trinità.



Qual è il messaggio ebraico che persiste e che non è stato integrato dal cristianesimo? Qual è la forza che viene dalla lettura di Maimonide, al quale Haddad ha dedicato un libro,rispetto alla lettura della corrente cabalistica?

Nel libro di Gérard Haddad ci sono vari strati e vie di analisi, ma appunto noi abbiamo “letto” appena un fiore del prato.





Giancarlo Calciolari

mercoledì 16 dicembre 2009 – giovedì 28 aprile 2011


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