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Lacan e la porta

Giancarlo Calciolari

Come Freud ha inventato la psicanalisi e Lacan l’ha reinventata

(17.01.2011)

Jacques Lacan, seminario del 15 gennaio 1964, Les Quatre concepts fondamentaux de la psychanalyse : “

Que ce rapport du désir au langage comme tel ne lui soit pas resté voilé est justement là un trait de son génie, mais ce n’est pas encore dire qu’il ait été pleinement élucidé même et surtout pas par la question mas¬sive de transfert.

Que pour guérir l’hystérique de tous ses symptômes, la meilleure façon soit de satisfaire à son désir d’hystérique, qui est, pour nous, à nos regards, elle l’hystérique, de peser son désir comme désir insatisfait, lais¬se entièrement hors du champ la question spécifique de ce pourquoi elle ne peut soutenir son désir que comme désir insatisfait, de sorte que l’hystérie, dirais-je, nous met sur la trace d’un certain péché originel de l’analyse. Il faut bien qu’il y en ait un. Le vrai n’est peut-être qu’une seule chose, c’est le désir de Freud lui-même, à savoir le fait que quelque chose, dans Freud, n’a jamais été analysé.

C’est exactement là que j’en étais au moment où, par une singulière coïncidence, j’ai été mis en position de devoir me démettre de mon sémi¬naire, car ce que j’avais à dire sur les Noms-du-Père ne visait à rien d’autre qu’à mettre en question l’origine, à savoir par quel privilège le désir de Freud avait pu trouver, dans le champ de l’expérience qu’il désigne comme l’inconscient, la porte d’entrée.


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Hiko Yoshitaka, cifratipo, olio su carta

Il desiderio. Il desiderio dell’Altro, e i fraintendimenti sull’Altro, luogo del tesoro dei significanti (altro nome dell’inconscio) o coltre e copertura del soggetto con una stratificazione dei desideri delle persone che hanno contato nella vita.

L’isteria anticipa il desiderio dell’altro per realizzare l’insoddisfazione del desiderio. Viene lasciato insoddisfatto il desiderio fallico, genealogico, conforme o antiforme all’immagine del padre.

Gèrard Haddad mi pare che non annoti nel suo libro Le péché originel de la psychanalyse la questione introduttiva dell’isterica. Haddad esplora la psicanalisi come il bambino illegittimo del Midrash. E la pista è feconda.


Freud desiderava le isteriche? Desiderava le donne d’altri? Desiderava l’ordine genealogico delle donne. L’albo delle donne, del supporto e della supplenza. L’albero della tentazione erotica?

Freud lavorava nello scarto tra il dire di una donna e la credenza nella società.
Chi crede nella società non ricerca nulla. Il ricercatore sospende sin dall’avvio della sua ricerca la credenza nella genealogia, in altri termini nella predestinazione. Sospende i “fata”, anche nell’aggiornamento antropologico dogmatico di Pierre Legendre.


Quel qualcosa che in Freud non è mai stato analizzato riguarda certo il Midrash come padre che non riconosce la psicanalisi come suo figlio. Non ha torto Haddad. Resta da leggere il Midrash, la cabala, la ghematria… Che cosa verrebbe ritrovato attraverso le tecniche d’interpretazione ebraica (date come insensate per la costruzione del monumento giuridico romano canonico)? La logica di Dio. E quindi Dio come agente nella Storia, e non come operatore nell’atto di parola.

Questa logica di Dio è una genealogica, sempre bipolare, biforcuta, biiettiva, dio maggiore e dio minore, dio del bene e dio del male, due pesi e due misure. Gnoseologia oltre che genealogia.


Nelle isteriche, Freud cerca quel tratto della struttura genealogica che gli confermi la sua partecipazione all’ordine laico, infero (“Acheronta Movebo”) mutuato su quello divino. Ecco perché c’è la roccia basilare della protesta virile e del penis-neid. È quella dell’ordine fallico, dei succubi e degli incubi.
Dissolvere la predestinazione, la circolarità, il fantasma di fantasma è compito del colloquio preliminare, in cui si sospendono le credenze, quello in cui ciascuno si pone la questione dell’originario, della vita autentica. Anche la credenza nel Nome del Padre? Sì, giacché si tratta, secondo Lacan, del padre morto, ossia dell’immagine genealogica che assicurerebbe il défilé dei posti al sole e di quelli in ombra, di chi è nato con la camicia e di chi è nato “nudo”.
Tutt’oggi c’è chi si chiede come Lacan sia diventato Lacan, quale sia stata la sua porta d’entrata, il suo privilegio, senza mai avere risposto (mai letto qualcosa sull’argomento) al quesito di Lacan sulla porta d’entrata di Freud. C’era già prima la porta d’entrata in Kafka, nel racconto Davanti alla legge.
La porta è la rimozione (mentre la forclusione di Lacan duplica la porta), il nome, il padre, lo zero, preso nella sua funzione. Mentre la porta d’entrata non è la porta aperta, quella della ginecologia fantastica, del continente nero di Freud e del buco nero di Lacan. La porta procede dall’apertura, e il suo spazio (invisibile e intopologico) è la stanza della parola, l’altro nome dell’arca.
Dalla porta al porto, il trasporto, il transfert, non tra soggetti, ma delle cose.
Gesù nasce in una stalla e non alla corte di un re. E non ha fatto l’università e non ha scritto nessun libro.


L’inconscio? L’originario, e la sua porta e la sua stanza, non senza la sua finestra spalancata sull’infinito. E nel giardino: l’albero della vita.

11 gennaio 2011

Giancarlo Calciolari


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